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il Castello WeBlog

 

 

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Forse non tutti sanno che.... di R.D.

Forse non tutti sanno che…. L’idea, è evidente, la copio dalla settimana enigmistica.

Ho raccolto in una serie di punti alcuni concetti che mi pare non vengano spesso ricordati. Nessuno di essi è decisivo per spiegare l’economia e la sua attuale situazione, spesso possono sembrare marginali, ma tutti sono, in diversa misura, rilevanti. Siccome, però, siamo in un mondo in cui la verità si deve raccontare in 20 secondi davanti ad una telecamera di “Porta a Porta” vengono spesso dimenticati a favore di concetti, magari meno veri o rilevanti, ma meglio recepibili in poco tempo.

Vi prego di leggerli tutti e pensarci un po’.

la definizione “Zucchine d’Oro” nasce nell’inverno 2001 – 2002. C’era stato un incremento dei prezzi motivato con una siccità seguita da un inverno molto rigido. E c’era la lira. Quando si confrontano i prezzi prima dell’euro lo si fa con l’ultimo periodo della lira, e si dimostra così, a ragione, che non è stata colpa dell’euro, ma si pretende anche di dire, a torto, che l’aumento non c’è stato.

Prima dell’euro, in diversi paese, e non parlo solo di ex comunisti come Croazia Slovenia o Slovacchia, ma anche in paesi “occidentali”, come l’Austria, il marco era comunemente accettato al posto della valuta locale. Personalmente ricordo i doppi prezzi in Austria. In Croazia, addirittura, i prezzi non erano calcolati nella valuta locale ma in marchi, per saperli in kune dovevi fare il cambio. Siccome non vedo come sarebbe stato possibile impedire a chicchessia di accettare marchi in pagamento la valuta unica sarebbe stata comunque una realtà, con la differenza che uno dei competitori, la Germania, appunto, avrebbe potuto finanziare il suo deficit stampando moneta, che tanto sarebbe stata esportata e non avrebbe creato inflazione. Inflazione che sarebbe stata, invece, scaricata negli altri stati. L’euro è stato anche una difesa contro una possibile valuta egemone.

Io, al mese, spendo una ventina d’euro per le telefonate fatte col cellulare. Sky costa pochissimo, solo 20 euro al mese, e fa 40. Per 12 mesi fa 480, che in lire sono, circa, 930.000. E parliamo solo di due delle mille altre cose che potremmo mettere e che solo pochi anni fa non esistevano (internet, ad esempio). Io non so chi possa dire che i nuovi consumi non influiscano sul reddito. O compri una cosa o ne compri un'altra. È banale.

L’anno scorso, più o meno in questo periodo, era uscito un dato sull’export estremamente positivo, poi la tendenza si è invertita, ma non è detto che non possa farlo nuovamente.

Sempre l’anno scorso si diceva che la ripresa era arrivata, ma anche che era debole e che avrebbe potuto essere minata da un prezzo troppo alto del petrolio. Il prezzo del petrolio è salito e la ripresa morta. Più che prevedibile era stato previsto

Se nell’economia mondiale si affaccia una nuova superpotenza e questa inizia a comprare quello che le serve i prezzi delle materie prime non possono che salire.

Gli economisti non hanno una visione aggiornata della realtà, i loro studi si basano su rilevazioni effettuate almeno due o tre mesi prima della loro pubblicazione, e che debbono essere elaborate. La situazione dell’economia attuale è, sicuramente, diversa da quella descritta di recente. Non dico migliore, dico diversa.

La moda, in teoria, cambia ogni anno. a fine stagione si fanno i saldi, periodo in cui si vendono a prezzi inferiori i prodotti che l’anno dopo non sarebbero più attuali. Quest’anno la moda, nelle vetrine, non è cambiata. Se non ci credete provate a ricordare la moda dell’anno scorso (colori pastello, turchese, rosa, magari fuxia, e un po’ di verde ma chiaro e brillante, poi provate e dare un’occhiata alle vetrine). I motivi sono ovviamente figli della crisi: vendite meno, molto meno del previsto e magazzini pieni con conseguente voglia di vendere quello che si aveva in casa prima di ricomprare. Ma gli effetti sono stati moltiplicati.

I cinesi hanno bisogno di molto tempo per organizzare la produzione. Diciamo che un prodotto di design viene copiato ed offerto in tempi molto brevi, ma prima che sia realmente disponibile per essere offerto nei negozi dovrebbe diventare obsoleto. Siccome, però quest’anno, non è cambiata la moda, la liberazione dell’import è avvenuta in un momento in cui eravamo particolarmente vulnerabili.

Zara è un’azienda spagnola specializzata in capi molto simili a quelli firmati dai grandi stilisti, ma dal prezzo molto più basso. Siccome i suoi prezzi sono, inevitabilmente, più alti di quelli dei cinesi, se ce la fa lei non è colpa dei cinesi se non ce la facciamo anche noi.

Va di moda dire che da noi le cose vanno peggio che altrove, questo è magari anche vero, ma non è una regola. In passato siamo andati meglio.

La spesa pubblica è una componente del pil, il deficit è, invece, dipendente dal pil e quindi anche dalla spesa pubblica. Per diminuire il deficit bisogna aumentare il gettito fiscale, ma se diminuiamo il pil il gettito diminuisce pure lui.

La spesa per interessi è una parte della spesa pubblica, ma non genera ricchezza, in primis perché il debito pubblico è, i buona parte in mani straniere, e quindi va all’estero, in secondo luogo perché non genera servizi che possano facilitare qualcosa o qualcuno.

Altri paesi possono sfruttare il disavanzo per spese più produttive, noi abbiamo un fardello che ci impedisce una qualsiasi politica di investimenti nel pubblico

Se costruisco una autostrada in un tratto in cui esista la reale richiesta di un’infrastruttura di questo tipo posso immaginare che una certa quantità di traffico la percorrerà e potrò quindi ripagarla con il ricavato dei pedaggi. Quindi una spesa simile va a debito nel bilancio pubblico, ma potrebbe essere messa a parte perché creerebbe una ferita destinata a rimarginarsi da sola. Viceversa molte infrastrutture, penso, ma solo per fare un esempio, certe strade del sud, sono state create sperando che la loro esistenza facesse da stimolo ad una economia ancora destinata a nascere. Queste opere andrebbero messe nel debito pubblico assieme alla spesa normale.

In Veneto ci sono delle strade statali in cui viaggia un traffico da autostrada, penso alla Pontebbana ma non solo. La loro mancanza fa si che ci voglia lo stesso tempo per spostare un prodotto da Conegliano a Venezia piuttosto che da… faccio un esempio, Sesana, che è il primo paese della Slovenia.

La costiere romagnola stà facendo concorrenza sul prezzo alla costa croata, nel senso che costa di meno. Eppure la tv pubblica fa spesso delle trasmissioni dalla costa croata e se ne decantano i prezzi bassi.


Si dice che le aziende italiane siano poco tecnologiche, e per dimostrarlo si dice che solo le aziende straniere usano internet. Le nostre aziende internet lo conoscono, magari chi parla ha ragione, ma non conosce le aziende italiane.

Nei centri commerciali i prezzi dei negozi (quelli che gli imprenditori pagano per usare gli spazi, affitti) sono più alti che nella maggior parte delle città. Solo grandi catene di negozi possono permetterseli, le grandi catene non hanno bisogno di grossisti, si riforniscono direttamente alla fonte. Siccome nei centri commerciali ci sono i supermercati che vendono a prezzi irrisori, i negozi debbono puntare a fasce di prezzo basse, questo vuole dire comprare cose cinesi e venderle ad un prezzo abbastanza alto da coprire le spese. Siccome poi le cose cinesi sono brutte non vengono vendute, i negozi non ricomprano e l’economia si ferma.

Se sono abbastanza forte mi posso fare finanziare dai fornitori: compro una cosa, e la pago dopo 30 giorni, in teoria potrei pagarla coi soldi ricavati dalla sua vendita, ma se non riesco a venderla posso sempre farla pagare meno di quanto l’ho pagata io. Poi dico ai fornitori che, se vogliono vendermi, devono farmi pagare tra 2 mesi, cosi posso pagare il primo ordine coi soldi ricavati dalla vendita sua e di una parte di quello dopo. In seguito posso pagare a 3, 6 o 12 mesi. La speranza è quella di fare saltare tutti i concorrenti della zona e poi alzare i prezzi. Se non ce la faccio salto anche io.

Conseguenza della precedente: siccome quando importo pago in anticipo (tipicamente 30% all’ordine e 70 prima della spedizione) quelli che saltano sono i fornitori italiani.

Se trovo in un negozio un prodotto, magari made in Cina, il cui prezzo in vetrina è inferiore al prezzo sul mercato internazionale dei componenti che lo compongono dovrebbe venire il dubbio che il prodotto goda di ricche sovvenzioni statali.

Se io in una città che aveva 10 negozi ne metto altri 10 (magari in un centro commerciale) non è che la gente compri di più. Le vendite si ripartiranno tra i diversi esercizi. Vendendo di meno, i negozi dovranno alzare i prezzi per coprire le spese che, invece, saranno, nella migliore ma irrealistica possibilità, rimasti invariati.

Se la Cina smettesse di esistere i prodotti che oggi importiamo da quel paese non sarebbero fatti in Italia ma in paesi, ad esempio il Brasile o l’ Ucraina dove converrebbe di più farli.

Se un anche operaio cinese costa un ventesimo di un operaio italiano cambia poco, perché io non sostituirei un magazziniere esperto e forte lavoratore con venti ex braccianti che fino al giorno prima coltivavano il riso trainando buoi e che non sanno neppure leggere le scritte “on” e “off” su di un interruttore perché sono analfabeti. Chi lo ha fatto (un importante azienda di trasporti) l’ha pagata cara. E l’aveva fatto in Italia.

Per conquistare lo sconto del 10% i clienti trattano giorni. Ed hanno ragione, perché se non lo faccio io, lo stesso sconto lo fa un mio concorrente. Se però il mio concorrente lavora (ed ha quindi i prezzi, ma anche i costi) in un’altra valuta che si svaluta, anche di poco, l’affare lo prende lui, perché può offrire un prezzo migliore. Io non dico che il valore d’apertura dell’euro non fosse sottostimato, ma rispetto a qualche anno fa è aumentato del 30 ed oltre per cento. In un mondo in cui gli affari si trattano su decimi di percentuale in più o in meno non vedo come una simile variazione di valore possa essere ininfluente.

Le aziende non diventano grandi per decreto. Se guardiamo la geografia italiana vediamo che, almeno al nord, le aziende diventano sempre più recenti andando da ovest verso est. Troviamo aziende grandi e strutturate in Piemonte, appena un po’ di meno in lambardia, ma cèe Milano che fa storia a se, poi, via via verso il Veneto ed oltre diventano sempre più recenti, più grandi e strutturate al confine con la Lombardia, più piccole ed incasinate a Treviso, per finire poi in Friuli. Questo perché i tempi dell’industrializzazione sono stati diversi, più “antica nell’ovest, più recente ad est fino ad arrivare a Treviso, dove l’industrializzazione è datata anni settanta e Friuli dove è ancora più recente, dopo il terremoto.

Per crescere le aziende lo fanno per crescita graduale e per grandi balzi, questi però arrivano quando il vecchio titolare cede l’azienda, ed è una cosa che capita più spesso al cambio di generazione. Lamentarci del fatto che le nostre aziende siano piccole è inutile, cresceranno lentamente. L’alternativa è puntare alla crescita parastatale, ma sappiamo che non è economicamente vantaggiosa.

Una azienda grande lavora con margini di miglioramento o di peggioramento che sono nell’ordine dei decimali percentuali all’anno. tutto può, in questa sostanziale costanza, essere organizzato e codificato. È quindi facile automatizzare i processi. Una piccola azienda ha marcini di miglioramento, o di peggioramento, molto più ampli. Deve cioè inseguire il mercato se non il singolo cliente. Non pesenterà quindi 10, ma 100 referenze contando che almeno una di esse incontri il favore del cliente. Non è possibile sapere in anticipo cosa si venderà. Non è possibile fare una programmazione veramente seria.

Le aziende italiane, e non solo, nel 2000 hanno aggiornat i loro gestionali per il baco del millennio, e nel 2001 per i decimali dell’euro. Un gestionale costa, in lire, centinaia di milioni, dire che vada cambiato ogni 5 anni equivale a dire che non è un prodotto valido. Non solo. Le aziende sono una diversa dall’altra. Non si compra un gestionale già pronto. Di solito deve essere sviluppato o quasi. Ad un mio carissimo amico è capitato di comprare un gestionale in costruzione salvo poi accorgersi, dopo parecchio tempo, che lo aveva comprato solo lui e che la software house non lo stava più sviluppando perché ci avrebbe rimesso. Poteva chiedere di vedere un’ azienda che già lo usasse. Ma se la tua azienda non ha altre aziende simili (ed è una cosa che capita spesso) come fai?

Per cambiare un gestionale ci vuole tempo ed impegno. Devi avere una persona che ne capisce e che segua per te la cosa, devi mettere in conto almeno 6 mesi dal momento in cui decidi di comprarlo, poi lo provi e si impianta. Devi sperare che tutti i reparti abbiano fatto il giro completo per fare la prova prima di renderlo realmente operativo, ma la ragazzina dell’ufficio ordini potrebbe non esserci riuscita, e tutto ti si impianta. Poi mettici un mese di lavoro per ogni caporeparto per spostare i database da un sistema all’altro. E quando parte ti accorgi che ci sono molte funzioni che usavi raramente nel vecchio sistema ma che ti servono che nessuno si è ricordato di riportare. E quindi qualcosa ti si blocca. Siccome le aziende funzionano se il “giro” funziona bene (per “giro” intendo l’insieme di procedure che iniziano dall’arrivo dell’ordine, passano per l’acquisto dei componenti e la produzione dei beni, arrivano alla spedizione e terminano, salvo resi, alla fatturazione). Se uno dei passaggi si intoppa tutti devono fermarsi ad aspettarlo, oppure superarlo, rischiando però che ala fine manchi un pezzo. Il cambio di gestionale crea proprio questi problemi. Chi lo ha fatto un paio di volte cerca di non rifarlo spesso.

I dirigenti più importanti delle aziende sono spesso persone non giovanissime. Pretendere che imparino un sistema è legittimo, che cambino spesso però è più difficile.

La scuola italiana non vale molto. E chi studia materie improduttive ma belle dovrebbe pagare più cara l’università. Perché a me sarebbe piaciuto fare storia, ma non avevo nessuno che in futuro avrebbe potuto mantenermi. E a chi rispondo che gli insegnanti di storia sono importanti rispondo che lo sono, ma solo se hanno un posto dove insegnarla, non in un call center.

Le aziende italiane sono quelle che sono. Dire che sarebbe meglio fossero diverse è inutile. Una squadra gioca con i giocatori che ha, lamentarsi di non avere 11 Maradona o Pelè non porta da nessuna parte.

La flessibilità dei lavoratori è fondamentale, ma non si attua facilitando i licenziamenti, non solo, almeno. Si attua facilitando i dipendenti nella ricerca di altri lavori. Il dipendente che possa trovare un lavoro migliore, per retribuzione o per qualità della vita, cambierà. In Italia il lavoro si cerca con annunci sul giornale e per amicizie e conoscenze. Non va bene.

È molto difficile trovare lavoro in un’altra città. E quando ci arrivi non trovi dove alloggiare. Inoltre le confezioni del cibo per single non sono facilmente trovabili sugli scaffali. La ricerca di lavoro al di fuori della propria provincia di origine non è certo facilitata.

Le automobili che circolano sulle strade sono tante, ma generalmente appartengono ad aziende o a rappresentanti. Chi ha un imponibile alto cerca di diminuirlo con delle spese, e si compra l’auto, oppure l’affitta a lungo termine, oppure fa un leasing. In tutti questi casi il suo imponibile diminuisce. Come dire che le tante auto costose sulle autostrade siano un sicuro indice dell’evasione fiscale è una falsità. Tra l’altro è una cosa facilissima da controllare da parte della finanza.

Le tasse si pagano sugli utili, non sul fatturato. E gli utili si calcolano sottraendo le spese dagli incassi. Siccome le aziende controllano le spese tendono a calibrarle in modo da pagare meno tasse possibile. è ovvio infatti che un imprenditore veda come cosa sua non solo la casa ed i gioielli della moglie, ma anche e soprattutto l’azienda stessa. Preferisce quindi investire nel suo “giocattolo”, ne è anzi felice, piuttosto che pagare lo stato.

In America le tasse si pagano, generalmente, sui consumi. Per questo tutti dicono il loro reddito. Non è una questione di correttezza, è una questione di indifferenza. (è una spiegazione grossolana ed imprecisa, lo so, ma meno rispetto all’opinione che confuta).


R.D.

:: posted by il Castello @ 16:01


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