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il Castello WeBlog

 

 

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sulla situazione economica

La situazione economica è, tra i molti problemi che abbiamo, forse quello più stringente.

Quale che sia infatti l’ottica di un governo, i suoi obiettivi devono essere resi raggiungibili attraverso la disponibilità di mezzi. E questa disponibilità nasce solo dall’economia. Attualmente, credo che lo sappiano tutti, l’economia è in crisi e questo rende tutto difficile. Qella economica è una materia complessa e studiosi molto ma molto più preparati di me passano la vita a studiarla ed a descriverla. Penso che, però, alcuni e considerazioni posso farle anche io, non foss’altro che per un po’ di conoscenza pratica delle cose contrapposta ad una conoscenza mediata che è quella degli studiosi. Si tratta di un punto di vista, è evidente, ma le difficoltà che incontro le conosco bene, e parlo con altri operatori scoprendo che sono spesso le stesse. E, lo so, un punto di vista parziale ed incompleto, ma spero solo di far notare un paio di cose che spesso non vengono dette.

Lasciamo per un attimo perdere, per un attimo, quali possano essere le motivazioni della situazione attuale e di i possibili rimedi. Quello che ritengo una verità assoluta e condivisibile da tutti è che chiunque riesca a vincere il prossimo anno si troverà di fronte a problemi piuttosto gravi ed a scelte da prendere in maniera decisa. In pratica quindi un governo debole, una coalizione che si trovasse a dover fare i conti con la propria tenuta, con la necessità di accontentare questa o quella fazione nella scelta della direzione da prendere, rischierebbe di trovarsi nell’impossibilità di attuare una politica di lungo periodo efficace e coerente.
La destra ha le sue idee ed i suoi modi di fare. Può vantare un campionario piuttosto esteso di operazioni compiute sulle quali si può essere più o meno d’accordo ma che non rappresentano un incognita. Bisogna vedere se la sinistra si appresti ad attuare una politica diversa e quale essa possa essere. In seguito dobbiamo decidere se questa possa essere più o meno efficace.
Senza pretendere di conoscere l’inconoscibile cercherò di riassumere. Per cominciare la “patrimoniale”. È un punto forte di bertinotti. L’idea è semplice: tassiamo i patrimoni dei ricchi. La cosa può avere pure un senso: io ho dei soldi investiti da qualche parte, questi mi rendono un tot oppure rappresenterebbero un’opportunità di guadagno non sfruttata e quindi non meritevole di tutela. Io quindi sono colpevole di non creare ricchezza tassabile e vengo quindi tassato comunque. In più potrebbe anche portare ad un aumento degli investimenti reali, quelli cioè che poi producono ricchezza reale e non finanziaria. Oppure patrimonio può essere considerato la casa: è una fonte di benessere (quantificabile con l’affitto che magari potrei ricavare) e quindi posso essere tassato. Solo che siamo in un mercato aperto ed appena io sento parlare di patrimoniale io prendo i miei soldi e li porto in Francia, non dico in svizzera, dico in Francia per parlare di un posto in cui posso liberamente esportare il mio denaro. Oppure sottoscrivo buoni del tesoro inglesi o altro. Mi vai a tassare su redditi ottenuti in paesi diversi dall’ Italia? Beh, allora trovo il modo per non farlo. E non è che sia poi così difficile, basta avere un computer ed una connessione internet per movimentare qualunque capitale. E se per farlo devo fare una piccola infrazione, beh, i capitali italiani sono stati esportati all'estero per decenni, immagino che il modo per farla franca ci sia e sia ben conosciuto.
La casa poi, in linea di massima un principio giusto dovrebbe essere questo: io compro una casa, i soldi che spendo li ammortizzo in un certo numero di anni, sommo i costi di migliorie e manutenzione, sottraggo la quota annua di questi valori dall’importo (comunque sia questo calcolato) del reddito previsto per l’immobile e sul guadagno pago un imposta. Non mi piace, ma ho un reddito e può avere senso tassarlo. Solo che non è detto che il reddito ci sia, in più mote delle abitazioni appartengono o a grosse aziende (tipico le assicurazioni) che li usano come serbatoio di ricchezza e che hanno utili in tutt’altro settore. In più sono grandi aziende che hanno fior fior di commercialisti pagati per pensare giorno e notte a come si possa evitare di pagare tasse e che, comunque, scaricherebbero i mancati guadagni sugli affittuari. Altre case appartengono a persone che, temendo di non avere una pensione sicura, hanno acquistato una casa o mantenuto la proprietà di case di genitori per poter contare, affittandole, su un reddito supplementare. Anche questi scaricherebbero i mancati guadagni sugli inquilini. Questo comporta che l’ipotetico gettito, qualora ve ne fosse, si scaricherebbe sugli affitti che sono tra le poche voci immutabili del paniere istat per l’inflazione. Ed hanno pure un peso piuttosto importante. Per finire esistono dubbi sul fatto che sia morale tassare le case dei privati. Perché io i soldi li guadagno e sul mio reddito ci pago le tasse, poi li spendo come voglio. Perché se compro ghiaccio da sciogliere non pago più nulla mentre se tengo un comportamento più virtuoso, come quello di comprare una casa, in futuro dovrei trovarmi a pagare nuovamente dei soldi?
C’è poi una affermazione ricorrente che dice di come i redditi da colpirsi sarebbero quelli dei capitali elevati. A parte il fatto che chi ha i capitali elevati ha pure i soldi e la convenienza per chiedere al commercialista le istruzioni eludere le tasse (eludere, non evadere, perché i grandi gruppi evitano sì di pagare le tasse, ma lo fanno legalmente). Credo che ricordare cosa abbia fatto la sinistra al governo sia importante per capirne la mentalità. Perché si suppone che una cosa ritenuta giusta nel 96 possa essere ritenuta legittima anche oggi: la tassazione dei redditi da capitale è stato uno dei “successi” di Bertinotti. Avete presente quella tassa che colpisce i rendimenti delle rendite finanziarie di azioni, titoli di stato e conti correnti bancari? In che modo è stata strutturata per colpire solo i ricchi? Immagino che molti ne siano rimasti scottati, ma riassumo per i meno attenti: tu hai un conto corrente, hai dei giorni in cui sei in attivo, questi fanno montare un interesse sul quale paghi le tasse, poi hai dei giorni i passivo, da questi derivano gli interessi passivi che poi devi dare alla banca. Quale è la stortura? Che la logica dovrebbe essere: a fine anno hai un interesse attivo di tot, se invece la somma è negativa magari lo puoi detrarre dal reddito, oppure, almeno, ignori la cosa.
Invece no, le tasse le paghi sui guadagni al lordo dalle spese. In più la tassazione viene prelevata dal conto corrente aumentandone l’eventuale rosso e quindi gli interessi passivi. Non solo, a questo si aggiunge il dalemiano decreto “salve banche” che ha permesso di continuare a far pagare gli interessi passivi ogni trimestre e quelli attivi ogni anno. Se qualcuno sapesse spiegarmi quali possano essere state le compensazioni a vantaggio dei redditi più bassi che ci siano state in questo contesto sarei lieto di conoscerle.

Esiste poi il problema dell’evasione fiscale. Combatterla è una cosa sacrosanta, ma non perché qualcuno trovi ingiusto che un dipendente paghi tutto mentre un imprenditore no, in fondo chiunque abbia un minimo d’accortezza, nel normale esercizio di impresa, calibra investimenti e ricavi in modo da pagare meno tasse possibile. Ed è anche giusto, un commerciante, in periodo di vacche grasse, ingrandirà il negozio o lo renderà più bello, il trasportatore comprerà un nuovo camion, magari a rate, l’industriale aprirà una nuova linea produttiva. Alla fine questi saranno considerati costi e detratti dal reddito, in compenso produrranno assunzioni e un generale miglioramento dell’economia. in più un imprenditore sa che ci sono periodi buoni ma anche pessimi (il presente ne è l’esempio)e che è quindi indispensabile poter accumulare una riserva che gli permetta di sopravvivere quando l’abituale fonte di reddito sparisce.
Ma esistono anche tasse che è impossibile eludere, ad esempio le indirette, che non sono uno scherzo rappresentando il 20% di quasi tutto quello che viene venduto. Chi non le paga guadagna il 20% in più o può fare uno sconto del 20%. Aggiungiamo il fatto che spesso che evade non vende merce prodotta in Italia ed ecco che merci scadenti costano non un 15 – 30 % in meno di quelle buone, ma costano meno di un terzo. Se un cliente deve scegliere se comprare una bella collana o 3 brutte generalmente compra le brutte. Quindi il produttore italiano vende di meno, e su quel poco che vende deve ripartire una quantità maggiore di costi fissi, quindi deve ancora di più abbassare i prezzi. Ma allora vende ancora meno e si incarta in un circolo vizioso.
La situazione è questa: esiste una base consolidata di negozianti che ha rappresentato, fino a pochi anni fa, lo sbocco unico e naturale della produzione nazionale. Il tramite attraverso il quale si incanalavano i consumi interni. Questo insieme di negozi e negozietti è, da sempre, regolato da regole piuttosto stringenti: registratori di cassa, regolamenti comunali per l’orario, costi fissi eccetera. Di recente si sono affacciati due diversi canali di vendita: il primo è quello dei centri commerciali. A differenza dei negozi “di quartiere” queste realtà hanno costi probabilmente maggiori e gli affitti più alti. Tuttavia vivono in regime di altissima concorrenza, non fosse altro che per il fatto di far convivere negozi piccoli con i supermercati. Inevitabilmente la morsa tra la necessità di comprimere i prezzi e l’aumento dei costi ha portato ad un peggioramento della qualità della merce. Meglio, i gestori dei negozi dei centri commerciali si sono visti spinti verso la necessità di approvvigionarsi all’estero cercando un livello di prezzo che fosse il più basso possibile. Vi è poi un secondo canalenato relativamente da poco, quello dei negozi gestiti da extracomunitari, generalmente cinesi, che vive nella più completa illegalità: gli acquisti di merce avvengono quasi sempre “al nero” (facile vedere gruppi di cinesi nei treni con sacchi enormi di vestiti comprati da qualche parte). Inoltre non conoscono regolamenti o costi in quanto, una volta comprato il negozio, tutto, dalle tasse alle utenze dell’elettricità diventano, semplicemente, non esigibili. Il meccanismo è semplice, un nuovo gestore attiva un contratto per l’erogazione dell’elettricità. Ovviamente non paga le bollette, poi, al momento in cui viene negata l’elettricità il negozio passa di mano e si va a stipulare un contratto ex novo con un nuovo intestatario. E' recente poi la notizia, non so se vera, ma certamente plausibile, che ha raccontato di una realtà fatta da commessi che, a tutti gli effetti, sono degli schiavi. Persone costrette a lavorare sempre senza essere mai pagate.
Questi due fattori portano i negozi “tradizionali” alla diminuzione delle vendite di cui ho parlato in precedenza.
Da parte loro, i produttori ed i grossisti italiani si scontrano con una realtà fatta di rivenditori di paccottiglia che di tasse non ne sanno neppure parlare. Chi si presentasse ad una fiera di bigiotteria vedrebbe infatti che buona parte delle aziende venditrici è composto da “indiani” che vendono sul pronto rigorosamente senza fattura.
C’è poi il problema della concorrenza cinese: se io vendo un prodotto in India o in un paese “emergente” devo pagare un congruo dazio (India 45%, non è poco). Viceversa l’export cinese è virtualmente libero. Non solo, riceve sostanziosi sostegni governativi. a questo si deve aggiungere il fatto che quei pochi costi di manodopera che pur sempre dovrebbe sostenere sono facilmente baipassati evitando di pagare i dipendenti (pratica peraltro diffusissima).
Non è che gli europei siano immuni da colpe, abbiamo effettuato per anni restituzioni all’esportazione e massacrato gli agricoltori di mezzo mondo con la PAC, Politica Agraria Comunitaria che è la maggior voce di spesa dell’unione e che è prevalentemente composta da sussidi.
Resta il fatto che la sfida rappresentata dell’aprirsi in modo concorrenziale e liberista ad una economia che concorrenziale e liberale non è stata una prova di orgoglio e di superiorità che, a quanto parrebbe, stiamo perdendo.
Nulla di terribile, in realtà. Sia la concorrenza cinese che la nuova forma di distribuzione sono, infatti, cose che, potenzialmente, potrebbero portare pure dei benefici. Ma unite si sono dimostrate devastanti. In un sistema fatto di piccoli negozi di quartiere, infatti, la penetrazione dei prodotti cinesi sarebbe stata rallentata. Viceversa, in una realtà fatta di catene di negozi, la merce di provenienza cinese, coi suoi prezzi e con la sua qualità, è diventata uno standard a cui fare riferimento, quasi una scelta obbligata.

Esistono poi le opere pubbliche. La teoria economica insegna che hanno due effetti: servono allo scopo per cui sono state predisposte e, nella loro costruzione, portano lavoro e quindi reddito. Un'altra caratteristica è poi che, se sono utili, rendono pure e quindi si ripagano. Questa seconda caratteristica ci dice che è ragionevole costruire una autostrada a indebitandosi se si prevede che il traffico che servirebbe pagasse dei pedaggi che ne ripagassero l’investimento in tempi ragionevoli. Uno scorcio di quello che ci aspetta lo si è visto in Puglia, luogo in cui si concentra molta della potenzialità dell’eolico nazionale e dove la nuova giunta ha bloccato la costruzione di nuove centrali eoliche. E non si tratta della solita mobilitazione di piazza dei paesi interessati che, al contrario, si sono mobilitati per riavviarne la costruzione. Si tratta di una decisione presa a livello regionale. E non si tratta solo di diminuire la produzione di energia elettrica, che pure è un obbiettivo spesso perseguito da certe parti della sinistra. L’effetto della decisione è anche quello di bloccare le rendite che ai comuni sarebbero derivate dall’avere sul loro territorio gli impianti. Rendite che potevano permettere uno sviluppo altrimenti impossibile (tramite l’eliminazione delle imposte comunali o l’erogazione di sovvenzioni finanziate non da tassazione ma da introiti). È una filosofia che abbiamo già visto nella precedente legislatura, periodo in cui opere spesso necessarie sono state bloccate ed i finanziamenti europei, che stanno arricchendo paesi come Spagna e Irlanda, sono tornati al mittente per essere ridistribuiti.
Concludendo:

il futuro governo italiano dovrà, qualunque sia il suo colore, attuare un operazione estremamente forte e mirata per rimediare a queste situazioni. Per raggiungere questo obiettivo ci saranno dei passi necessari, tra questi una regolarizzazione del lavoro e delle attività economiche degli immigrati, una limitazione dello strapotere della grande distribuzione (coop), un contenimento dei fattori che porterebbero all’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico (tassazione delle rendite finanziarie) il tutto restituendo potere d’acquisto alle famiglie ed un proseguimento della costruzione di opere pubbliche.

Francamente temo che lo spazio per una sinistra che non voglia essere “riformista” sia piuttosto ridotto. Un esempio: in Germania la Boosh ha detto ai sindacati: o lavorate di più e per meno soldi o sposto gli impianti fuori dalla Germania. Sono anche politiche come queste ha hanno fatto ripartire il paese. Si tratta delle decisioni magari impopolari richieste da Montezemolo. La sinistra è pronta ad adottarle? Vero è anche che solo in nome del popolo si può sparare sul popolo. Quindi, forse, Prodi potrebbe farlo, visto che quando berlusconi ha suggerito una cosa simile (la storia di spostare le festività alla domenica in modo da produrre un po’ di più) è sembrato che dicesse una stupidaggine.
La strada è comunque questa, lavorare e produrre di più, pensare che i sacrifici si risolvano con artifici senza lavorare è da populisti. Ma Bertinotti sarà d’accordo?
Il problema maggiore dei governi italiani è stato, storicamente, quello di durare troppo poco e, di conseguenza, di non portare a termine le operazioni intraprese. Anche ipotizzando che una maggioranza del centrosinistra sia consapevole dei compiti che la aspetta e che sia pronta ad affrontarli, la componente “idealista ed ideologica” dello schieramento non si metterà di traverso come in passato?

spero in critiche vigorose, numerose, oneste ed indulgenti anche se precise sui miei errori ed omissioni che spero crediate derivanti dalle mie convinzioni in buona fede

R.D.
:: posted by il Castello @ 09:55


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