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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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Il bandolo della madrassa

Il bandolo della madrassa.

Al momento in cui questo post viene realizzato sono stati eseguiti tre arresti a Londra e due a Roma. Praticamente sono stati presi una buona parte degli attentatori della strage nella capitale inglese.

A questo punto, tre considerazioni s'impongono.

La prima: la metodologia dell'intelligence. Le modalità di spionaggio dei servizi segreti, finora costituite a compartimenti stagni e con espansione prettamente nazionale, sta subendo una svolta. Come da tempo auspicavo in questo blog occorre un deciso lavoro di squadra di tutte le polizie del mondo allo scopo di contrastare il fenomeno terroristico. Fino a questo momento, infatti, molti servizi segreti dei vari paesi si sono rivelati inadatti per un'efficace azione di contrasto del fenomeno perché "scollegati" tra di loro. Addirittura in alcuni paesi come gli Stati Uniti d'America vi è incompatibilità tra servizi in una demenziale lotta che contrappone la CIA, l'NSA e l'FBI. Ogni compartimento d'intelligence facente capo a tali istituzioni, infatti, tende ad occultare le proprie scoperte allo scopo di gareggiare con i rispettivi "rivali" in una sorta di competizione, salvo poi dimostrare in blocco che questo isolazionismo si rivela fallimentare. Infatti, da sempre ogni servizio segreto tende a custodire gelosamente le proprie informazioni senza divulgarle e condividerle con le strutture analoghe dello stesso o di altri paesi, riducendo in questo modo drasticamente le sue possibilità di successo. Con quest'azione, invece si è rivelata l'efficacia di un cambio di rotta radicale in quanto si è dimostrato che se tali organizzazioni si strutturassero in una rete mondiale antiterroristica unificata esse potrebbero centuplicare la loro efficienza diventando molto incisive.

La seconda: il bandolo della matassa, anzi, della madrassa. Anche per mezzo di questi e di futuri clamorosissimi arresti, finalmente inizieremo a conoscere meglio l'identità del nemico, districando quell'universo di nodi e di interconnessioni che costella da sempre la galassia terroristica e le sue trame. Certo, non facciamoci illusioni, questa vittoria è assolutamente isolata nel contesto del terrorismo internazionale. Con cinque pedoni in partenza non si vince una partita a scacchi. Però, parafrasando un detto, siccome potere è sapere, più se ne sa di questi delinquenti e dei loro fiancheggiatori meglio si riesce a contrastarli. Per questo motivo ed in linea con il proverbio che chi ben inizia è a metà dell'opera, per mezzo di un percorso a ritroso si potrà nel lungo periodo arrivare ai gangli vitali del cancro che attualmete infetta il mondo intero.

La terza: l'interanzionalizzazione del fenomeno. Contariamente a quanto i sinistri affermano ed in accordo con l'ottima analisi di Magdi Allam, il terrorismo non è reattivo ma aggressivo. Un'eventuale decisione di ritirarsi dall'Iraq non significherebbe fermare gli attentati o diminuirne il pericolo ma al contrario, equivarrebbe a cedere proprio ai terroristi l'iniziativa permettendo loro di disporre di un rifugio sicuro che a sua volta costituirebbe un ponte per un attacco economico e sociale all'occidente. Lo sta a dimostrare la cittadinanza degli arrestati a Roma, entrambi somali. La Somalia, paese in odore di terrorismo, nulla ha a che fare con il Medio Oriente né con Saddam ma ha comunque ha visto molti suoi cittadini unirsi alla jihad. Perché ? La motivazione è semplice: non esiste nel paese un governo credibile ma un'accozzaglia di politicanti corrotti da bande più o meno facinorose e dove regna l'anarchia, ovviamente, mancano anche legalità e repressione ovvero tutti gli elementi fondamentali per il controllo del territorio. Territorio in cui, neanche a dirlo, il terrorismo prolifera come un micidiale virus. Da qui l'importanza di creare al più presto un governo in Iraq, in modo da rimettere il potere nelle mani di coloro i quali con leggi speciali durissime possano schiacciare i fanatici che l'infestano.
Pertanto, nel caso in cui decidessimo di seguire Zapatero scappando dall'Iraq in attesa di una fantascientifica e reiterata risoluzione ONU (che, per inciso, c'é già) alla fine dei conti ci troveremmo sempre più con un terrorismo rafforzato ed in casa nostra; perché, per quanto se ne dica, il fine ultimo dei tagliagole è quello di islamizzare il mondo con le buone o le cattive (più con le cattive, direi) e chi non accetta fa la fine dei matiri trucidati dai Talebani allo stadio. Se così non fosse, che ci farebbero due somali tra gli assassini di Londra ?

Tanto vale allora combattere e colpire questi delinquenti preventivamente e secondo l'ottima dottrina Bush.

Defendit Numerus
:: posted by Jetset - Libere Risonanze @ 09:31


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