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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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Previdenza integrativa:interessi miliardari

Il Governo ha dato il via libera alla bozza di decreto legislativo che, recependo le indicazioni della riforma delle pensioni (una delle tante riforme necessarie attuate dal Governo Berlusconi) consentirà, tra l'altro, dal 2006 di versare il proprio TFR (trattamento di fine rapporto) al fine di realizzare una pensione integrativa.
Naturalmente i sindacati non sono d'accordo e con loro neppure Confindustria.
Si oppongono al decreto riempendosi la bocca di paroloni, ma in realtà. se andiamo a guardare i motivi essenziali, difendono un interesse comune e prosaicamente economico.
Quali sono infatti i motivi principali di opposizione ?
1) L'equiparazione delle polizza assicurative ai fondi negoziali
2) La pretesa insufficienza delle "compensazioni" alle industrie.
Insomma ragioni prettamente economiche e di potere che fanno convergere l'interesse di due associazioni (dei lavoratori e degli imprenditori) nella opposizione alla bozza di decreto del Governo.
Vediamo il perchè.
Il TFR è una retribuzione differita che, sino ad ora, era gestita in un apposito fondo, con rendimento intorno all'1,5%.
Ma era (è) una appostazione contabile, il denaro rimaneva nella disponibilità delle aziende che a bilancio iscrivevano una partita specifica (Fondo accantonamento TFR).
Non sfugge all'osservatore attento come il permanere materiale di denaro dei lavoratori presso le casse aziendali (fino al licenziamento o pensionamento) significasse una disponibilità di liquidità a costo zero (o quasi) per l'azienda stessa.
Alcune aziende/categorie hanno da tempo istituito dei fondi pensione integrativi di carattere negoziale, nei quali confluiscono contributi dei singoli lavoratori, versamenti aziendali e, in taluni casì, anche il TFR o parte di esso.
Anche qui l'osservatore annoterà due aspetti: un fondo negoziale che, in quanto tale, si dota di strutture amministrative interne, con nomina di Consiglio di Amministrazione in genere paritetico tra azienda e sindacati e la gestione "in famiglia" del fondo stesso e dei suoi investimenti.
I fondi - polizze - istituite dalle assicurazioni, pur venendo gestiti in modo professionale, scontavano una tassazione superiore e una impossibilità di ricevere il contributo da parte aziendale.
La bozza del decreto governativo elimina questi limiti, aprendo alla equiparazione tra fondi negoziali e polizza assicurative.
In sostanza il singolo lavoratore potrà decidere se aderire al fondo aziendale o di categoria gestito dal datore di lavoro e dai sindacati, oppure, a parità, ad una polizza assicurativa.
Ma nel primo caso il suo denaro sarà gestito dall'azienda e dai sindacati, nel secondo da una società terza.
Al lavoratore viene offerta una maggiore libertà di scelta, che cozza contro la pretesa dei sindacati di estendere la loro sfera di intervento (e contro le ambizioni dei sindacalisti a trasformarsi - con i soldi altrui - in consiglieri di amministrazione, sindaci etc.).
Cozza anche contro l'interesse delle aziende a continuare a gestire il denaro che versano (e che comunque, essendo retribuzione differita non è loro denaro, ma dei lavoratori) e che dichiarano insufficienti le "compensazioni" promesse dal Governo.
Ci si può domandare: per quale logica si dovrebbero concedere "compensazioni" alle aziende per denaro che non è più loro ?
E ci si può anche domandare se non sarebbe meglio versare in busta paga l'intera quota spettante e che chi la riceve ne faccia l'uso che ritiene migliore: spenderla, investirla o risparmiarla.
Ma forse questo è chiedere troppa libertà in un sistema che si trascina da 35 anni (da quel 20 maggio 1970) una cappa di lacci e lacciuoli che nel rendere ipertrofica l'organizzazione sindacale (leggere sui sindacati le brillanti note in Atroce Pensiero) ha trasformato quest'ultima in una macchina da business, stravolgendone l'essenza.
M.F.
:: posted by Massimo @ 10:32


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