@
il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

"http://ilcastello1.net


IL CINESINO SEDUTO A CAPO CHINO SULL’USCIO, SENZA NEPPURE UN CALZINO DA VENDERE di R.D.

Credo che per qualche mese sentiremo parlare molto dei beni cinesi bloccati nelle dogane europee.
La storia credo sia nota: a giugno sono stati fissati dei tetti alle importazioni di 10 categorie di prodotti tessili, ad oggi, fine agosto, 6 di questi tetti sono già stati raggiunti. Morale: le nuove importazioni vengono bloccate in dogana e restano a prendere muffa nei magazzini dei porti europei.

Il comune sentire dovrebbe dare una facile e scontata conseguenza: i cinesi hanno accettato delle regole, le hanno ignorate, il problema è solo e soltanto loro. Ci hanno provato, gli è andata male, la prossima volta saranno più furbi. Questa impostazione mi piace abbastanza, tanto più che il concetto di “regola”, in Cina, è diverso da quello presente nel mondo in cui il diritto romano ha avuto delle influenze: nella Cina la giustizia era infatti gestita dai mandarini i quali potevano decidere a loro insindacabile giudizio, senza nessun obbligo di equità. Leggi, regolamenti, regole, sono tutti concetti che a noi sembrano normali mentre a loro appaiono difficilmente comprensibili. Ma sono furbi e quindi potrebbero imparare dai loro errori. Peccato che, però, per pagare un errore serva percepirlo come qualcosa di dannoso, altrimenti perché badarci. Ora, come è possibile che le merci cinesi, bloccate nei porti, non siano un problema?
Il primo indizio che così non sia lo troviamo nella nutrita… e presumibilmente pasciuta… delegazione europea a Pechino che discute non si sa bene di cosa.
Premesso il fatto che il dialogo, qualunque sia l’argomento, può essere anche una buona cosa, una domanda sorge comunque spontanea: ma non eravamo noi italiani che facevamo le regole e poi cercavamo di scavalcarle? Perché Bruxelles, che dovrebbe essere una cosa seria, attua uno di quei comportamenti che tanto hanno contribuito all’europeismo degli italiani? Perché, credo che sia piuttosto evidente, l’europeismo tanto diffuso nel nostro paese è stato almeno in parte generato dalla speranza di essere governati da una classe politica migliore di quella “nostrana”.

Tra qualche giorno, se la storia continua, aspettiamoci le vibranti proteste di qualche politico che lamenterà la mancanza di rispetto per gli interessi delle nostre aziende a favore di quelle cinesi, descritte, se non come un nemico, certo come una minaccia. Il problema però non è così semplice: il nodo, se le cose sono come le conosco io, è che quelle merci ferme in dogana, non sono cinesi, meglio, non appartengono a cinesi.

L’inghippo è questo: l’immagine che viene pensando al blocco delle merci cinesi è quella del negozietto di quartiere cinese, con la sua brava lampada rossa accesa, e gli scaffali desolatamente vuoti perché la merce che aspettava è ferma nei magazzini del porto di Napoli. È un immagine romantica, viene da pensare al cinesino coi capelli tagliati “a scodella” seduto tristemente sullo scalino della porta e nessuno dentro che gli compra la merce.
È… sarebbe, un immagine pure soddisfacente, perché si vedrebbe colui che si dice abbia rovinato i commerci italiani triste e sconsolato. E’ una immagine che verrà a molti.
Ma è un immagine falsa. I negozietti cinesi sono, e credo resteranno, pieni fino al soffitto di merce e, sebbene tutti dicano di comprare dai cinesi, in realtà non è che ci sia la fila fuori. Ogni tanto, se qualcuno ha bisogno di qualcosa a poco prezzo, la compra.
I negozietti cinesi, poi, non hanno rovinato i commerci più di quanto i ristoranti cinesi non abbiano rovinato la cucina italiana: si sono collocati nella fascia bassa, quella dei negozi da poco. solo che lo hanno fatto nei quartieri in cui i negozi già lavoravano poco. che percentuale del commercio potranno aver assorbito? Non ho i dati, la sparo, il 3%? Esageriamo, il 10? Ok, ci sono, sono dei concorrenti, ma non sono la nostra rovina.

Ma allora, perché l’Europa si è scomodata a mandare qualcuno a Pechino? E non avrebbe dovuto essere Pechino a mandare qualcuno?

Il problema, e non ditemi di essere fissato, è la grande distribuzione: gli ordini delle merci sono stati fatti diversi mesi fa, se conosco i cinesi, le collezioni per questo autunno sono state ordinate almeno a febbraio, forse già lo scorso anno. Al momento dell’ordine deve essere stato, presumibilmente, pure versato un congruo anticipo, diciamo un 30%. Come dire che le aziende della grande distribuzione hanno iniziato a spendere ed a programmare in funzione dell’arrivo delle merci invece bloccate in dogana già da diversi mesi prima della decisione sul contingentamento delle importazioni.
Poi sono iniziati i ritardi fino a che, qualche settimana fa, i responsabili acquisti dalle varie catene hanno avuto la conferma: la merce è pronta, mandateci i soldi, oppure fateci una lettera di credito, e vi spediamo la merce. Così i negozi hanno pagato e la merce è stata spedita.

Nel frattempo le quote sono finite.

La situazione è questa: siamo a fine agosto: finiti i saldi si cambia la merce esposta nei negozi, oggi come oggi è difficile pensare che la si faccia arrivare con troppo anticipo, anzi, un responsabile della logistica appena decente cercherebbe di farla stare in magazzino il minor tempo possibile. Solo che, in mezzo, c’è stato l’accordo, ed ora, dove trovano la merce da vendere in autunno?

Prima o poi i vari correfour o coop la spunteranno. Le merci, magari in parte, magari in ritardo, ma verranno fatte entrare.

Ora la partita si gioca però sul quando: se si riesce ad aspettare ancora qualche tempo i negozianti avranno dei danni, questo magari vorrà dire qualche zerovirgola in meno di pil per il 2005, ma il prossimo anno ci staranno più attenti. Diversificheranno le fonti di approvvigionamento in modo da non rischiare più una cosa simile, forse, dico solo forse, compreranno qualcosina in Italia.

A lungo termine cosa ne verrà fuori?

Un po’ d’ossigeno per il commercio esterno ai centri commerciali ed alla grande distribuzione, quello che io considero migliore e più sano. Non credo che faranno perdere troppi soldi ai colossi, ma un problema dovrebbero darglielo. I cinesi? Impareranno ad aggirare l’embargo, ma i passaggi in più ridurranno la convenienza che si trova a comprare in un paese che vende prodotti finiti a prezzi inferiori a quelli della materia prima ( e se qualcuno non crede al dumping, beh, faccia pure, ma non sono con lui)
Altri paesi, come la Turchia, avranno qualche ordinativo in più, e questo mi va bene, perché dividendo gli ordini si spartisce meglio la ricchezza.

Solo una cosa: se la cosa sparisse dai giornali, se l’argomento fosse dimenticato, se, tra qualche settimana, ci fosse qualche cambiamento nella politica doganale europea, non prendetela coi paesi iperliberisti del nord Europa di cui tanto si blatera. Se vorrete vedere chi ha avuto la meglio, beh, andate alla coop più vicina. Immagino saranno felici. Non solo loro, ma non meno di altri.
Perché il commercio lo si fa tra diversi soggetti: non c’è solo la Cina che vende, c’è anche chi compra fregandosene di tutto pur di pagare due lire di meno. Le prossima volta che entrate in un centro commerciale e trovate una camicia a 5 euro, beh, considerate il fatto che il problema “Cina” è li, non nel negozietto che vende brutte magliette di fianco a pessime canne da pesca, telescopi dalla dubbia messa a fuoco e lucette per l’albero di natale.

Saluti
R.D.

:: posted by R.D. @ 10:21


Links

Italy
TocqueVille


Security Tools

MS Safety Live
Antidialer
Antivirus
Antispyware

Feed

Atom 1.5
RSS 2.0

Il Castello si rinnova

Blogger