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il Castello WeBlog

 

 

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Selezionare l'immigrazione

Prendendo spunto da un intervento (linkato al titolo e di cui consiglio attenta lettura) del Cardinale Giacomo Biffi, già Arcivescovo di Bologna, di alcuni anni fa e dopo il quale il porporato fu messo a tacere dalle gerarchie ecclesiastiche, affrontiamo il problema dell’immigrazione.

Il problema ha colto di sorpresa e la prima risposta fu quella di aprire indiscriminatamente le porte.
Le leggi Martelli e Turco-Napolitano hanno solo reso lecito l’ingresso, ma non l’hanno regolato.
Questo è il risultato di un duplice perverso ragionamento sinistro.
Da un lato un residuato del comunismo leninista, per cui si vedevano negli immigrati del terzo mondo dei diseredati, resi miserabili dal Colonialismo (che loro vedono in termini negativi) e dal Capitalismo (una sorta di demone che ha avuto il torto di sopravvivere e sconfiggere il comunismo).

Dall’altro l’intendimento fraudolento di creare un nuovo proletariato da plasmare e da utilizzare nella battaglia politica interna.

Con la miopia che è propria della grande impresa italiana, anche industriali hanno accolto con piacere questa nuova mano d’opera a bassissimo prezzo, guardando all’utile immediato, senza considerare gli squilibri che avrebbe creato.

Solo con il Governo Berlusconi e la legge Bossi-Fini si è invertita la marcia.
Non che la Bossi-Fini sia risolutiva, ma si è cominciato a far rispettare le quote di ingresso e adottare provvedimenti per l’ immediata espulsione degli illegali, anche se con pesanti ostruzionismi da parte di una magistratura schierata sulle posizioni sinistre.

Il terrorismo musulmano ha aggravato il problema degli illegali e anche dei legalizzati, soprattutto dopo il 7 luglio 2005, quando a Londra un gruppo di cittadini britannici di origini pakistane e religione musulmana, si sono suicidati pur di portare terrore e morte.

Le politiche dell’accoglienza, le politiche della multiculturalità, multietnicità, hanno così evidenziato i loro limiti, anzi la loro dannosità.

L’Italia, la Gran Bretagna, le altre nazioni d’europa non sono territorio vergine e libero, come potevano essere l’America e l’Australia, tali da poter accogliere nuove popolazioni.

Chi arriva deve, ha l’obbligo, di integrarsi nel tessuto millenario di una Civiltà che è riuscita ad emergere come la Civiltà, dando più benessere di ogni altro modello di sviluppo, al maggior numero di persone.

E qui che si innesta l’intervento, attualissimo, ancorché scritto 5 anni fa, del cardinal Biffi.

Se noi abbiamo (o riteniamo di avere) bisogno degli immigrati, ne abbiamo però bisogno in numero limitato, diffuso sul territorio nazionale, su un territorio che è già densamente popolato e con le sue tradizioni, usi e costumi.

Un territorio ed una popolazione che ha ogni diritto a sentirsi sicuri e a mantenere le proprie abitudini.

Quindi l’immigrato deve essere quanto più assimilabile alla popolazione locale.

E’ quel che diceva il Cardinale Biffi:
Una consistente immissione di stranieri nella nostra penisola è accettabile e può riuscire anche benefica, purché ci si preoccupi seriamente di salvaguardare la fisionomia propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto.”

Ma il Cardinale non si fermava qui. Aggiungeva:

A questo fine, le concrete condizioni di partenza degli immigrati non sono ugualmente propizie; e le autorità non dovrebbero trascurare questo dato della questione. In una prospettiva realistica, andrebbero preferite (a parità di condizioni, soprattutto per quel che si riferisce all'onestà delle intenzioni e al corretto comportamento) le popolazioni cattoliche o almeno cristiane, alle quali l'inserimento risulta enormemente agevolato (per esempio i latino-americani, i filippini, gli eritrei, i provenienti da molti paesi dell'Est Europa, eccetera); poi gli asiatici (come i cinesi e i coreani), che hanno dimostrato di sapersi integrare con buona facilità, pur conservando i tratti distintivi della loro cultura. Questa linea di condotta - essendo "laicamente" motivata - non dovrebbe lasciarsi condizionare o disanimare nemmeno dalle possibili critiche sollevate dall'ambiente ecclesiastico o dalle organizzazioni cattoliche. Come si vede, si propone qui semplicemente il "criterio dell'inserimento più agevole e meno costoso": un criterio totalmente ed esplicitamente "laico", a proposito del quale evocare gli spettri del razzismo, della xenofobìa, della discriminazione religiosa, dell'ingerenza clericale e perfino della violazione della Costituzione, sarebbe un malinteso davvero mirabile e singolare; il quale, se effettivamente si verificasse, ci insinuerebbe qualche dubbio sulla perspicacia degli opinionisti e dei politici italiani."

E già 5 anni fa il Cardinale Biffi aveva lanciato un sicuro avvertimento sui musulmani, perché:
Gli islamici - nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione - vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra "umanità", individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più "laicamente" irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente "diversi", in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.”

E parlava anche del “principio di reciprocità”, spesso deriso dalle anime belle della sinistra:
Per quanto possa apparire estraneo alla nostra mentalità e persino paradossale, il solo modo efficace e non velleitario di promuovere il "principio di reciprocità" da parte di uno Stato davvero "laico" e davvero interessato alla diffusione delle libertà umane, sarebbe quello di consentire in Italia per i musulmani, sul piano delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente consentito per gli altri.”

Le persone assennate, già 5 anni fa erano in grado di individuare il problema e fornire una soluzione che, sicuramente “politicamente scorretta” secondo i parametri sinistri, è, invece, la più rispettosa dei canoni di democrazia e libertà e delle nostre radici culturali e storiche.

Selezionare l’immigrazione, quindi, in modo preciso e senza lasciarsi prendere da ingiustificati masochismi.

Affermando il nostro diritto a sviluppare al meglio la nostra Civiltà, che è diventata la Civiltà, in continuità ideale e sostanziale con la nostra Storia, di cui non c’è nulla di cui chiedere scusa, anzi !, la nostra Tradizione e la nostra Cultura.

Le quote vanno bene, ma vanno ancora meglio se si applicano ad esse i principi enunciati dal cardinale Biffi, compilando le liste con immigrati a noi simili o assimilabili, che possano meglio e vogliano integrarsi nella nostra comunità nazionale.

Nel contempo il controllo su chi già è legalmente sul nostro territorio dovrà coniugarsi con una politica di espulsione che non preveda alcun passaggio burocratico: rimandato a casa per il solo fatto di essere entrato illegalmente ed espulsione immediata dei legalizzati che delinquono.
E possibilmente anche con un respingimento attivo all’australiana dei barconi di illegali.


Ricordando, a chi finge di scandalizzarsi per tali provvedimenti, che il medico pietoso uccide il malato.
:: posted by Massimo @ 06:18


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