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Onu:60 anni e ne dimostra il doppio

In questi giorni a New York sono riuniti i rappresentanti, anche al massimo livello, di circa 170 paesi per festeggiare i 60 anni dell'onu e mettere mano ad una riforma di tale organismo che possa permettergli di affrontare le sfide che lo attendono.


Detta così sembra che nei precedenti 60 anni l'onu abbia funzionato come un orologio svizzero: non è così.

A memoria non ricordo alcun evento nel quale la posizione dell'onu sia stata determinante.

Sempre a rimorchio degli Stati Uniti, unica nazione che abbia una capacità positiva e propulsiva, oppure bloccato dalle divisioni (altre nazioni questo sanno fare: ostacolare, non proporre).

Anche in tempi recenti l'onu è arrivato "dopo": dopo l'azione militare della Nato in Kossovo, dopo la liberazione dell'Iraq da parte degli AngloAmericani (salvo poi scapparsene al primo attentato e limitarsi ad una risoluzione che invitava i paesi a partecipare alla ricostruzione del nuovo Iraq libero).

Ma la cosa più grave è la dettagliata denuncia che la Commissione di indagine presieduta da Paul Volcker ha diffuso nei giorni scorsi e nella quale si evidenzia come la burocrazia onu oltre ad essere inefficiente sia anche fondamentalmente corrotta.

E il caso "oil for food" ne è solo la punta dell'iceberg.

I paesi democratici spendono miliardi per finanziare una struttura che, con le sue agenzie, utilizza tali fondi più per mantenere i propri burocrati che per incidere nelle situazioni di disagio mondiali.

Ma gli stessi paesi sono spesso messi sul banco degli imputati da una pletora di stati e staterelli che neppure sanno cosa sia la democrazia.

E se la situazione mondiale, soprattutto grazie al crollo del comunismo - non certo per merito dell'onu - e ad azioni che hanno portato a liberare paesi come Afghanistan e Iraq è complessivamente migliorata, non lo si deve all'azione ... rectius, inazione dell'onu, ma ad iniziative guidate degli Stati Uniti e dai suoi Alleati.

Allora urgerebbe non una riforma tecnica del Consiglio di Sicurezza (dove peraltro dovrebbero sedere almeno i primi dieci paesi contrbutori) ma una rivisitazione completa della struttura.

Intanto dando ai paesi un "peso" differenziato in base ai contributi versati e alla popolazione residente e ammetendo al voto deliberativo solo quelli che hanno introdotto democrazia nel sistema politico e libertà nei rapporti sociali ed economici.

Quindi rivedendo tutta la pletora di funzionari e di agenzie, conferendo incarichi non in base ad un manuale Cencelli geografico, ma in base alle competenze dei singoli.

Insomma un altro onu, completamente diverso dal confuso assemblerismo terzomondista attuale.

Personalmente non credo che ciò potrà accadere.

Ci sarà qualche ritocchino, qualche contentino per alcuni paesi, ma nulla di veramente decisivo.

E allora la domanda che si pone è: ma vale ancora la pena spendere miliardi per una struttura fondamentalmente inutile, quando la politica internazionale ancora si basa e si sviluppa su accordi bilaterali e alleanze tra stati sovrani ?
:: posted by Massimo @ 06:20


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