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Siniscalco come Ruggiero

I ministri che sono pappa e ciccia con i poteri forti non portano bene a Berlusconi.

Ma, soprattutto, non portano bene all’Italia.

I “tecnici” sono una pagina buia della nostra storia politica e non.

Invocati come panacea per i mali della politica, si sono rivelati dei ligi servitori di strutture non elettive.

Questo è accaduto con Ciampi, Dini, Ruggiero e, adesso, Siniscalco.

Tra quelli l’unico che ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio elettorale fu Dini.

Un bel successo (4%) quando poteva contare sul traino della presidenza del consiglio, per poi scomparire nel mare magnum dell’anonimato.

Non piangeremo certo per le dimissioni di Siniscalco (tuttaltro !), anche perché la soluzione è già nel governo: l’attribuzione della delega a Giulio Tremonti il miglior ministro dell’Economia dai tempi di un altro Giulio, Einaudi, che fu anche uno dei migliori Presidenti della Repubblica (ma visto lo spessore dei successori e, soprattutto degli ultimi due, ci vuole poco, direte voi !).

La ripresa dell’economia, sancita sia dai risultati di borsa che dall’aumento dell’occupazione, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, avrebbe dovuto spingere il Governo (e il suo ministro dell’Economia) ad accentuare una politica di liberalizzazione.

Invece Siniscalco, ignorando i suggerimenti dei partiti della maggioranza, cioè di chi ha preso i voti, ha dimostrato di rispondere a logiche di potere esterno a quello popolare.

Il pretesto delle sue dimissioni (Fazio e critiche alla bozza della sua finanziaria) vuole solo ammantare la rinuncia di Siniscalco con l’alone romantico del bel gesto disinteressato (vedremo in futuro se rispunterà il suo nome in qualche nomina oppure se si limiterà ad insegnare come ha affermato …), ma non corrisponde ad una realtà, dove le pressioni dei poteri forti cozzano contro una Maggioranza che non sembra ancora disponibile ad abdicare all’esercizio del suo diritto come una sinistra qualsiasi, delegando a chi non si presenta agli elettori la gestione delle importanti scelte economiche.

Enrico Cuccia, che dei poteri forti era un demiurgo, soleva dire che “le azioni si pesano, non si contano”.

Un principio che se non va bene nelle società, va ancora peggio in politica, dove la democrazia è conteggio dei voti, anche se qualche correttivo, vista l’ignoranza diffusa anche a causa della disinformazione operata da una stampa faziosa, andrebbe portato … ma questo è altro discorso.

I cosiddetti tecnici dovrebbero rappresentare il “governo dei migliori”, ma visti i risultati che hanno portato negli anni e la supponenza con la quale trattano gli eletti popolari, non possono essere governo di una democrazia e, soprattutto, sono tutt’altro che dei “migliori”.

Siniscalco dunque come Ruggiero.

E per chi ha buona memoria, il periodo successivo alle dimissione di Ruggiero dal ministero degli esteri fu quello più proficuo di risultati e che ha consentito all’Italia di ergersi fino alla prima fila della politica internazionale.

Le dimissioni di Siniscalco sono l’occasione perché la buona politica riprenda in mano le redini dell’economia e predisponga una finanziaria che acceleri sul caposaldo di questo governo: la riduzione delle tasse, il ritiro dello stato dalla nostra vita e dalla nostra economia.

E per fare questo chi meglio di Giulio Tremonti ?
:: posted by Massimo @ 13:40


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