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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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tutto il mondo é paese, ovvero, l'Islam é un problema di tutti

Tratto da Musulmani in Ticino
Blog di fatti e avvenimenti di cui siamo all'oscuro.
Come si vede, anche lì il cancro Islamocomunista é in metastasi ma esistono
libere intelligenze


Fatti: Primo. Colpiscono dovunque, da Bali a Sharm el Sheik, da New York a Londra, da Madrid a Casablanca, da Baghdad a Beslan, da Gerusalemme a Mosca ad Amsterdam.

Secondo. Colpiscono civili inconsapevoli, nella loro vita ordinaria, diffondendo terrore, stordimento, incomprensione, divisione, paura in tutto l'occidente.

Terzo. Colpiscono sacrificando anche la loro vita, il che li rende martiri del dio in cui credono, che è il dio dei musulmani con le sue promesse di riscatto e di felicità ultraterrena. Non uomini e donne in armi, ma armi dalle sembianze umane o concetti teologici militarizzati.

Quarto. Sono tutti musulmani, i maestri e seguaci del terrore globale. Le vittime sono multiculturali, i carnefici no. I carnefici hanno le loro televisioni globali, il loro sistema di diritto alimentato dalle fatwa, la loro giustificazione per fede e attraverso le opere.

Quinto. Hanno cominciato molto prima dell'Iraq. Vivono in un altro mondo morale esplicitamente nemico del nostro mondo, combattono gli infedeli cristiani ed ebrei in quanto tali e con ogni mezzo. Non sono una spectre né pochi fanatici: sono un popolo, molti popoli, sono una predicazione che forma generazioni attraverso le frontiere.

Sesto. Non sono figli di un qualche nazionalismo, il loro retroterra è la umma islamica, una comunità globale di credenti, una nozione che si identifica con la civiltà fondata da Maometto nel VII secolo. E che si estende all'islam europeo, il luogo in cui si sono insediati a milioni e in cui sono stati progettati e realizzati i colpi più clamorosi, come quello dell'11 settembre del 2001. La demografia è dalla loro parte, il tempo è dalla loro parte.

Settimo. La loro guerra è altamente ritualizzata, liturgica: se ti sgozzano, prima ti sottopongono a un giusto processo islamico, Corano alla mano. Non rispettano distinzioni accettate anche in tempo di guerra dagli occidentali: non esistono ambasciatori, per loro, né bambini da rispettare, ma solo fedeli e infedeli.

Ottavo. I loro capi sono teologi, poeti e profeti, sceicchi, mullah e imam che assommano potere civile e potere religioso, il dettato della parola divina e della sharia, la legge islamica. La loro è una sporca guerra culturale dichiarata in nome di valori tremendi, ispirati alla sottomissione, cioè al contrario della parola che fonda il nostro mondo moderno, libertà. Theo van Gogh non è morto per l'Iraq, ma per avere esercitato la libertà di espressione. Ayan Hirsi Ali, la sua compagna di lavoro musulmana e coautrice di un corto sulla condizione schiavistica della donna islamica, non è bandita dalla vita civile e braccata per l'Iraq, ma per apostasia e per femminismo. Noi abbiamo finto di non vedere e lasciamo soli combattenti culturali ed apostati dell'islam non per ritegno multiculti, ma per paura di ritorsioni.

Nono. Le radici di questo fenomeno sono antiche, ultramillenarie, quanto lo sono le radici del cristianesimo e del giudaismo; ma sono più robuste, nessuno le ha recise. Il carburante è ingente, non c'è paragone con il terrorismo classista o separatista che abbiamo conosciuto in Europa negli anni Settanta. Il wahabismo e le madrasse non sono paragonabili con l'attivismo marxista, coda di cometa del dio che è fallito. Il loro dio non è fallito, vive nella loro testa e nei loro cuori.

Decima. Gli stati opulenti e nostri alleati politici e finanziari, nonché quelli falliti e che noi consideriamo canaglie, le culture di riferimento, la moralità diffusa che sorregge il jiliadismo si esprimono anche nella lapidazione delle adultere, nel divieto per le donne di guidare, nell'impiccagione degli omosessuali, nel disprezzo aperto e consapevole dei fondamenti del diritto liberale.

Esaminati brevemente questi fatti, direi che chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq è un cretino. Chi dice che ce la siamo cercata è un cretino. Chi idolatra l'impassibilità e la difesa passiva del nostro modo di vita è un cretino. Chi nega l'esistenza di una guerra di civiltà a sfondo religioso è un cretino. Chi pensa che il problema sia Guantanamo è un cretino e anche un ipocrita. Non ho altro da aggiungere.
:: posted by bebe @ 11:43


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