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Una proposta di legge getta la sinistra nel panico

Sgombriamo subito il campo dalle sciocchezze: cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni non solo è legittimo, ma è anche la scelta più logica.

Se, infatti, si cambiasse il sistema in qualunque altro momento della legislatura, oltre a creare un “tappo” sull’attività legislativa a causa del naturale ostruzionismo di quanti si riterrebbero – a torto o a ragione – danneggiati dalla riforma, si otterrebbe l’effetto di scatenare la rincorsa alle elezioni anticipate, asserendo una (discutibile) delegittimazione di un parlamento eletto con regole vecchie e che, in base alle nuove, avrebbe una composizione diversa.
Come poi è accaduto dopo il referendum del 1992.

E’ quindi legittimo e opportuno cambiare la legge elettorale in fine legislatura, non violando affatto alcuna “par condicio” (tutti i partiti si confronteranno con una legge nuova per tutti) e avendo anche la possibilità di delineare i collegi in base ai più recenti dati sulla popolazione residente.

Che la sinistra centri la sua opposizione sulla modifica in fine legislatura, la dice lunga sullo spessore politico e morale di chi muove simile obiezione, oltre tutto con toni inutilmente apocalittici: ma la sinistra non sembra conoscerne altri.

E’ invece da valutare l’impatto che un ritorno al proporzionale potrà avere sul futuro dell’Italia, perché se il proporzionale consentirebbe un più ampio spettro di formazioni politiche, tali da ampliare la rappresentanza anche a situazioni poco più di nicchia, una tale frammentazione provocherebbe un ritorno a una ingestibile ingovernabilità.

In un’epoca come l’attuale, in cui i cambiamenti viaggiano a velocità inimmaginabili, è necessario avere una guida certa, solida, che abbia la possibilità di svolgere un programma coerente, ma anche rapidità di decisioni che poggino su una maggioranza compatta e non soggetta a ribaltoni per il venir meno di un partito.

Tutto questo il proporzionale puro non lo permetterebbe, mentre lo si otterrebbe con una bella combinazione di maggioritario e sistema presidenziale.

Ci possono però essere dei correttivi al proporzionale puro: dallo sbarramento, al premierato.

Sono tutti palliativi: la strada maestra è una applicazione del maggioritario secco, senza quote proporzionali e integrato dalla elezione diretta i un presidente con ampi poteri esecutivi, meglio se assommasse sia il ruolo di Capo dello Stato che di Capo del Governo.

Ma questa strada non è stata imboccata da nessuno.

Allora siamo realisti.

Il sistema attuale ha consentito una maggiore stabilizzazione del nostro sistema politico, ma ha mantenuto il potere di ricatto delle formazioni minori, anche molto minori.

Andava rivisto e la proposta che proviene dalla Maggioranza sembra garantire, sia pur con macchinose ingegnerie elettorali, stabilità e semplificazione dello spettro politico.

In particolare il sistema del premio di maggioranza sembrerebbe poter favorire una semplificazione del quadro politico, infatti la esclusione dal computo dei voti di coalizione delle formazioni che non raggiungono la quota sbarramento del 4% imporrebbe una reale unificazione che verrebbe resa più cogente se si penalizzasse (azzerando ad esempio ogni contributo economico statale) eventuali scissioni in corso di legislatura: è l'aspetto più rilevante - e che migliorerebbe anche l'attuale sistema misto - della proposta che impedirebbe la frammentazione e il potere di interdizione dei partitini.

Anche il ritorno al sistema delle preferenze sarebbe da salutare con piacere, anche se è, pure questo, un surrogato di quel che sarebbe nel maggioritario l’introduzione di primarie serie, basate su regole legislativamente sancite (anche per quanto riguarda i finanziamenti).

Appare quindi strumentale e rozza la sinistra che si oppone, con atteggiamenti e dichiarazioni da tarantolati, alla proposta di modifica elettorale, basandosi sulla conservazione del sistema vigente solo perché pensa di poter essere avvantaggiata.

Se invece la sinistra rilanciasse per passare ad un maggioritario secco integrato in un sistema Presidenziale, avrebbe sicuramente consensi anche da altri settori politici, perché sarebbe una proposta intelligente, seria e finalizzata al bene della nazione.

Ma sappiamo bene che sarebbe chiedere troppo a questa sinistra italiana, massimalista e clientelare.
:: posted by Massimo @ 06:21


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