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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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A difesa della legge biagi



Riformare il mercato del lavoro
è la condizione per conseguire l'obbiettivo
di aumentare l'occupazione
accrescendone la qualità
- Marco Biagi -


E' stata una legge da più parti criticata, con motivazioni spesso ideologiche, ma è stata una legge che, in un modo o nell'altro, segnerà uno spartiacque fondamentale nel modo di ntendere il sistema di collocamento in Italia.
Tutto ebbe inizio con il "Libro Bianco sul Mercato del Lavoro" redatto principalmente dal prof. Marco Biagi e dal sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi.
Il lavoro (forse l'analisi più organica e completa mai redatta) è suddiviso in tre parti fondamentali:

- L'analisi della sistuazione esistente (siamo nell'ottobre 2001);
- Le proposte innovative;
- Le relazioni industriali.

Inutile soffermarci sull'ultimo punto, ciò che ci interessa sono i primi due.
Uno sguardo, anche con occhio distratto, al nostro "Mercato del Lavoro" ci fa subito cogliere tendenze e particolarità che caratterizzano il sistema italiano:

- Solo il 55% dei cittadini tra i 15 e i 65 anni contribuisce attivamente al sistema previdenziale (ossia lavora con forme contrattuali che prevedano contribuzioni INPS). La media europea è del 63%, Giappone e Usa superano il 70.
- L'occupazione giovanile e femminile è la più bassa tra tutti i sistemi industrializzati moderni. Nonostante ciò i contratti a contenuto formativo hanno pochissimo "appeal" e vengono spesso usati in maniera fraudolenta per eludere le normative sul lavoro a tempo indeterminato.
- Esistono altissimi differenziali territoriali: zone del paese in cui,spesso, si è sfiorata la "piena occupazione" e zone depresse in cui perseverano fenomeni "cronici" di mancanza di offerta lavorativa.
- Esiste una fetta di mercato occupata stabilmente da forme di lavoro irregolare. Questa fetta rappresenta un unicum tutto italiano; in alcune zone del paese raggiunge percentuali altissime, quasi il 35% dell'intero mercato.

Marco Biagi e chi proseguì il suo prezioso lavoro, colsero questi dati strutturali e si proposero strategie non più rimandabili.Alle stesse conclusioni giunse, per la verità, il ministro Tiziano Treu a cui fu imposto un diktat singolare: "fai costare meno il lavoro in Italia".
Singolare perchè l'abbattimento dei costi doveva essere una conseguenza e non una politica, ma ancor più singolare perchè larghissima parte di quella maggioranza si oppose al tentativo (blando, molto blando) di ri-modulare le tutele dei lavoratori.
Ne uscì quel mostro giuridico chiamato Co.Co.Co.
Questo breve aneddoto va tenuto a memoria, perchè farà dire a Marco Biagi, sulle colonne de "Il Sole 24 Ore":

"E' responsabilità di qualunque Governo adottare misure appropriate anche a costo di impopolarità".

Questo per dire che, quando era consulente del Ministro Treu, si scontrò con le posizioni ideologiche di una certa sinistra massimalista con la sindrome del "piede in due staffe".Da una parte si fecero belli di fronte a Confindustria per l'abbassamento del costo del lavoro e per l'introduzione di criteri di (presunta) flessibilità, dall'altra accontentarono sindacati e frage estreme. Evitando, ovviamente, di toccare i problemi reali del nostro sistema che è stato, per inciso, considerato il peggiore in Europa.

La Riforma del Mercato del Lavoro proposta dall'attuale Governo cerca, in modo coerente e sistematico, di porre rimedio ad alcune patologie del "modello" italiano, tenendo ben presente che, come accade per i bilanci dello Stato e i vincoli di Maastricht, anche qui ci sono precisi impegni comunitari da rispettare e,nel nostro caso, prendono il nome di "Strategia Europea per l'occupazione".
Le politiche comunitarie si basano su quattro pilastri fondamentali:

- Occupabilità
- Imprenditorialità
- Adattabilità
- Pari Opportunità.

Alla luce delle prime considerazioni (patologie del sistema) e delle seconde (Strategia Europea) vanno interpretate le norme della Legge 30/2003.
Ne esce un quadro organico e veramente riformista. Questa non è una legge nè di destra nè di sinistra, è una legge necessaria al paese.
Chiunque fosse stato al governo in questi anni avrebbe dovuto operare in questo senso, le sfumature avrebbero potuto essere diverse, ma il senso del discorso non cambia.Il nostro mercato del lavoro necessitava di un'iniezione di flessibilità, perchè non era più sostenibile un impianto giuridico pensato per un altro modello economico.
La necessità di accaparrarsi grandi masse di lavoratori e di fidelizzarli all'interno di un'impresa ha fatto si che il modello di contratto a tempo indeterminato rispondesse al meglio alle esigenze economico-sociali di un paese in pieno boom economico.
Non è più così ed è insostenibile il contrario.Chi si richiama a modelli diversi finisce per fermarsi alla polemica politica sterile e commette l'errore, tipico dei nostri politici, di cercare soluzioni economiche con gli occhi dell'ideologia.Non è possibile, non più.
La situazione ereditata ci ha chiesto un atto di responsabilità, ci ha chiesto di riformare con coraggio un ramo importante del nostro sistema sociale.Quel coraggio che in altri frangenti è mancato, qui si è visto. E' per questo che difendo questa legge.


Considerazioni marginali:
- Questo post nasce in risposta a queste considerazioni fatte da Simone Spiga.- I dati sull'occupazione danno pienamente ragione a chi ha proposto e sostenuto con forza questa riforma. (non venite qui a dire che si accentua la precarietà con il 72% di nuovi contratti a tempo indeterminato perchè "una risata vi seppellirà")
- Ottimo Galileo.

&
:: posted by Simone Bressan @ 17:48


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