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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

"http://ilcastello1.net


Professione gionalista

(In foto Lilli Gruber,eletta deputato europeo grazie all'uso politico del servizio pubblico)


Per la giurisprudenza si ha attività giornalistica qualora un soggetto svolga una prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento o all'elaborazione di notizie destinate ad informare l'opinione pubblica. L'esercizio della professione è disciplinato dalla legge 67/87 e dal relativo Contratto collettivo nazionale del 1995, che subordinano la qualificazione soggettiva di giornalista all'appartenenza al relativo Ordine Professionale.

Condizione per potersi iscrivere all'ordine è l'esercizio continuativo ed esclusivo della pratica professionale da effettuarsi presso un giornale o una emittente di qualsiasi natura.
Pertanto nessuno può stipulare un contratto con un editore se non in virtù dell'iscrizione all'albo.
Caratteristica del lavoro giornalistico è che il vincolo di subordinazione si presenta più attenuato rispetto alle altre attività lavorative, potendosi rintracciare nell'impegno del giornalista a porre la propria opera a disposizione dell'editore-datore di lavoro.

A ciò si aggiunga che - sempre secondo il contratto collettivo nazionale - l'orario di lavoro è fissato in linea di massima in 36 ore settimanali, suddiviso in 5 giorni.

Fatta questa premessa, vediamo di capire - sempre che vi sia - quale sia la ratio che ha portato a 2 giorni di sciopero i giornalisti italiani.
Oggetto della protesta è stato il rinnovo del contratto collettivo del 1995 dovendosi esso adeguare alle disposizioni contenute nella legge Biagi (30/2003) e nel suo decreto attuativo il 276 che hanno modificato radicalmente il mercato del lavoro.
Secondo l'Usigrai (unione sindacale giornalisti Rai) ,infatti, la legge 30 - si riprende dal loro sito http://www.usigrai.it/ - minerebbe la professionalità e l'indipendenza dei giornalisti; inoltre porterebbe gli stessi ad una situazione di precarietà e di intollerabile dipendenza nei confronti dei loro editori.
Ora, in virtù di quello che si è scritto prima, secondo cui per assumere la qualificazione di giornalista bisogna essere iscritti al relativo Ordine e il vincolo di subordinazione nella fattispecie risulta più attenuato rispetto ad altri rapporti di lav. di natura subordinata, non si capisce dove verrebbe ad essere limitata l'autonomia e la discrezionalità del giornalista nel prestare la propria opera e nella scelta delle notizie. Anzi, lo stesso fatto che l'esercizio di attività giornalistica sia filtrata attraverso l'Ordine, è un chiaro limite a quella libertà di informazione che gli stessi giornalisti non declinano mai di citare e una implicita violazione del principio costituzionale riconosciuto all'articolo 21 secondo cui "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Inoltre il rifiuto pregiudiziale verso l'introduzione delle disposizioni contenute nella legge 30 non sembra altro se non una pretesa per distinguersi dalle altre categorie contrattuali. La legge 30 si è rivolta a tutti i rapporti di lavoro subordinato, introducendo - tra l'altro - tipologie di lavoro flessibile che cercano di rinnovare il mercato del lavoro e, allo stesso tempo, di tracciare una netta linea di demarcazione tra queste ultime e le classiche categorie cui l'attività giornalistica appartiene. Pertanto non si capisce perchè il CN dei giornalisti dovrebbe essere trattato quale rapporto speciale.
Altro punto di discussione è la retribuzione minima garantita per un redattore che è, sempre secondo l'Usigrai, di "soli" 1.800 euro mensili. Ci si chiede a questo punto quale sarebbe per i giornalisti la retribuzione proporzionata e sufficiente, riconosciuta all'art.36 della cost, in virtù della prestazione svolta dai giornalisti. I professori non vanno molto al di là dei 1.000 euro mensili, eppure per prestare la loro opera di insegnamento necessitano obbligatoriamente di una laurea, cosa che non è - invece - indispensabile per essere iscritti all'ordine dei giornalisti.
Ci si chiede: c'è sempre professionalità nei giornalisti? E ancora: la vera forma di dipendenza è verso gli editori-datori o verso politici e affini che, sempre più spesso, divengono protettori o,meglio, rimanendo nel linguaggio lavoristico, somministratori presso gli editori?

Su http://antibassolino.blogspot.com/ è stato ultimamente documentato che, per nascondere una contestazione nei confronti di Bassolino, sono state montate dai giornalisti del tg3Campania immagini appartenenti ad un altro servizio. Questo è solo un esempio a titolo esemplificativo che ci permette, tuttavia, di porre una domanda: secondo voi quale significato credono di attribuire i giornalisti ai concetti di autonomia e indipendenza?
:: posted by CampaniArrabbiata @ 14:51


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