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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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Il solito ricatto della Fiat

La vicenda delle scalate bancarie, sta facendo passare sotto silenzio il solito ricatto della Fiat al governo.

La società degli Agnelli ora in Montezemolo ha infatti ricominciato a chiedere sovvenzioni pubbliche, minacciando, altrimenti, licenziamenti collettivi a far data dal febbraio 2006 (due mesi prima delle elezioni !).

Il Ministro Maroni ha dato una risposta esemplare: se vogliono la mobilità lunga se la paghino le aziende, non lo stato.

La Fiat infatti richiede che sia lo stato a pagare i mesi in cui vuole mettere gli operai in cassa integrazione.

Il ricatto è evidente.

Se il Governo Berlusconi non utilizzerà fondi pubblici per gli interessi privati della Fiat, a ridosso delle elezioni migliaia di operai verranno licenziati, con le conseguenti, facilmente immaginabili, tensioni sociali.

La risposta del Ministro Maroni è però il segnale che qualcosa è cambiato nella politica italiana dagli anni della rottamazione facile ad oggi.

L’Italia di Berlusconi non è più la mucca da mungere.

Non lo è per i guitti da quattro soldi che ottenevano facili finanziamenti per filmetti a spettatori zero.

Non lo è per le clientele politico-elettorali rappresentate dagli interessi corporativi e statalisti di talune grosse categorie del pubblico impiego.

Non lo è per i grandi gruppi industriali, incapaci di rinnovarsi e di fornire un contributo produttivo all’azienda Italia da cui invece pretenderebbero solo e soltanto sovvenzioni a fondo perduto.

Allora diciamolo chiaramente: non ci sta bene finanziare i debiti dell’incapacità imprenditoriale.

Ci sta invece bene finanziare un progetto imprenditoriale che crei posti di lavoro produttivo e non parassitario e che si proietti in chiave di competizione internazionale e globale.

Se la Fiat pensa di tamponare ancora una volta i suoi problemi con i nostri soldi, allora è meglio dare un taglio secco e lasciarla fallire.

Dalle sue ceneri (come da quelle di Alitalia e degli altri colossi dai conti d’argilla) non potranno che nascere e sviluppare nuove iniziative imprenditoriali che saranno in grado di assorbire occupazione e creare nuova ricchezza.

E fu proprio in questo modo che la Thatcher riuscì a risollevare la Gran Bretagna dal declino industriale.

Ed è della Thatcher la frase per cui solo da tanti fallimenti dei vecchi e ammuffiti imprenditori, possono nascere nuove ricchezze, produttive per tutte la nazione.
:: posted by Massimo @ 15:53


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