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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

"http://ilcastello1.net


Berlusconi for President

Con un annuncio che a molti è sembrato a sorpresa, Silvio Berlusconi ha comunicato che sarà lui il leader della Coalizione del Centro Destra alle politiche del 2006 e che il partito unitario si farà dopo le elezioni stesse.
Come sempre quando esterna Berlusconi c'è un florilegio di reazioni, dietrologie, supposizioni, interpretazioni.
A dimostrazione che la politica italiana è silviocentrica (un suo sbadiglio e i TG aprono: "Berlusconi si annoia, lascia la politica !") come possiamo verificare in libreria dove il reparto "politica e attualità" è ridondante di pamphlet contro Berlusconi (e Bush) che fanno la fortuna dei loro spregiudicati autori.
Così, oggi, quotidiani e "bene informati" della politica hanno detto di tutto e di più.
E si va dal "Berlusconi si candida perchè Fini e Casini sono certi della sconfitta" al "Berlusconi si candida perchè sente odore di vittoria".
C'è la delusione di chi crede nel partito unitario e c'è la soddisfazione di chi lo ha sempre osteggiato.
Non volendo "di mille voci al sonito" unire anche la nostra, ci limitiamo in questa sede a richiamare lo splendido post odierno di The Right Nation che invita a non lasciarsi travolgere dal pessimismo.
In particolare apprezziamo, perchè da noi sempre sostenuto, quanto viene scritto circa il duplice obiettivo, quella che noi chiameremmo "la politica del doppio binario": scadenza elettorale del 2006 e progetto del partito unitario per un'altra spinta verso il bipartitismo, con un partito che abbia al suo interno tutte le Destre.
Dobbiamo avere la consapevolezza che questo nostro Governo ha rappresentato una svolta nell'approccio alla politica.
La svolta c'è stata con le varie riforme della scuola, delle comunicazioni, della giustizia, del federalismo, del mercato del lavoro, la legge sull'immigrazione, le pensioni, la politica estera, la riduzione delle tasse.
Certo, ognuno di noi, in rapporto agli argomenti cui è più sensibile, avrebbe voluto che non ci si limitasse a cambiare il registro dell'approccio riformatore, ma che si tagliasse di netto con il passato.
Anch'io vorrei, tanto per dirne una, che le imposte diventassero solo proporzionali (abrogando la progressività) e mi venisse sottratto non più del 10% del mio guadagno.
Ma la politica è l'arte del possibile e se penso al passato anche recente, alla sòla che ci hanno rifilato Prodi e Ciampi con l'euro, allora dico mille volte meglio un Berlusconi prudente che uno qualsioasi dei suoi possibili antagonisti che, messi assieme, non ne fanno neppure la metà della metà.
M.F.
:: posted by Massimo @ 17:07 | go to "Berlusconi for President" | Help |

Senso civico e diritto elettorale

Lunedì scorso a Bologna, davanti al palazzo della Regione, si è svolta una manifestazione della Coldiretti .
Centinaia di agricoltori a manifestare, compostamente con le loro bandiere, i loro cartelli, palloncini gialli (colore dell’associazione), megafoni, comizio.
Poi, tutti a lavorare.
Prima però, hanno organizzato delle squadre per raccogliere tutte le carte, i brandelli dei palloncini scoppiati, le bottigliette di acqua (faceva molto caldo).
Riempiti numerosi sacchi per l’immondizia, hanno lasciato il tutto nei o vicino ai cassonetti, in modo che altri lavoratori, la mattina dopo, non avrebbero dovuto far altro che raccogliere i sacchi.
Gli agricoltori hanno lasciato la piazzetta più pulita di come l’avevano trovata.
Quale differenza con il rave party di sabato, quando, sempre a Bologna, migliaia di ragazzotti (alcuni sin troppo stagionati) hanno occupato uno dei giardini della città, percorso strade, con un fracasso infernale, sporcando e danneggiando, per poi andarsene, come dei lanzichenecchi !
La differenza di comportamento si commenta da sola ed evidenzia la profonda differenza di senso civico che nei primi c'è, responsabili anche nei confronti del prossimo e nei secondi manca totalmente.
La provocazione viene spontanea: quando manca il senso civico, perchè viene ancora concesso il diritto elettorale ?
M.F.
:: posted by Massimo @ 06:41 | go to "Senso civico e diritto elettorale" | Help |

Petizione

Avevamo già affrontato il tema delle intimidazioni che alcuni islamici cercano di attuare contro chi scrive, manifestando liberamente il proprio pensiero, come garantisce la costituzione italiana.
Adesso ci perviene una petizione che ci segnala come la questione sia ancor più grave di quanto potessimo supporre.
Ci permettiamo quindi, in uno con l'intera comunità di Tocqueville, di sollecitare la sottoscrizione della petizione che, come ricevuta, così integralmente riportiamo.


Inoltrate la petizione ad amici e conoscenti; una volta sottoscritta inviatela, per la raccolta firme, a: libertadiopinione@hotmail.it

In favore della libertà di espressione
E’ stata costituita la I.AD.L [Islamic Anti-defamation league]: un’associazione volta a punire legalmente coloro che “diffondono odio razziale o religioso”. Dietro ai buoni propositi - tutela delle minoranze in genere - si cela, in realtà, un gruppo che ha l’obiettivo di defraudare gli italiani della libertà di espressione. Soci, amici e avvocati di tale circolo, scandagliano quotidianamente blog e siti alla ricerca di materiale “razzista” e “anti-islamico” da poter impugnare come prova per una eventuale denuncia. Secondo la visione islamica di libertà d’espressione, la I.AD.L dovrebbe decidere cosa può essere scritto o detto sul loro credo. Alcuni musulmani hanno lanciato delle petizioni contro siti e blog “anti-islamici” o “propagatori di odio” da inviare all’associazione. Altri hanno stilato una blacklist dove vengono elencati tutti i siti o blog incriminati. La I.AD.L sostiene di aver ricevuto diverse segnalazioni e i commenti stessi dei lettori, vengono archiviati come prove a carico.
La I.AD.L dichiara che gli autori verranno notificati da avvocati per far rettificare o modificare concetti considerati anti-islamici o razzisti. Se ciò non dovesse accadere, provvederanno a contattare il provider affinché si dissoci dal sito o blog in questione tramite un disclaimer che definisce tale portale come “sito che diffonde odio razziale o religioso”; se anche questa manovra non dovesse funzionare, i perpetratori verranno denunciati. In queste ultime settimane alcuni blog sono stati scandagliati e gli autori stessi offesi, intimiditi e diffamati da persone associate alla I.AD.L che, tra l’altro, si costituirà parte civile al processo contro Oriana Fallaci.
Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nell’Islam, commentata da musulmani italiani, l’articolo 12 sulla libertà d’espressione dichiara: “1) Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor. 33, 60-61).
Tenendo conto che nessuno stato islamico ha ratificato la Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani a causa dell’articolo sulla libertà religiosa, di fatto tutti i musulmani riconoscono la carta islamica: una dichiarazione che, non solo pone limiti islamici al pensiero dell’individuo ma avalla la pena di morte nei confronti di coloro che offendono la comunità islamica. Molte persone, tra cui Magdi Allam, vivono sotto scorta; il regista olandese, Theo van Gogh, è stato assassinato per aver espresso un’opinione. Ciò dimostra come sia labile, nell’islam, il concetto di libertà individuale.
La I.AD.L viola un basilare diritto degli italiani: la libertà di espressione. Noi non crediamo nella religione islamica, nel Corano e tantomeno nella Sharia. Rispettiamo unicamente le leggi dello Stato ed esercitiamo un diritto riconosciuto dalla Costituzione, la quale ci permette di esprimere liberamente le nostre opinioni su qualsiasi tema e senza intimidazioni. Trattare tematiche inerenti all’islam non è reato, come non lo è esprimere un pensiero, anche negativo, in proposito. E’ inaccettabile che in un paese democratico e laico, vengano posti dei “limiti islamici” al pensiero degli autoctoni. Come italiani e come individui che credono nelle libertà individuali, rifiutiamo qualsiasi associazione che, in base a precetti obsoleti ed oscurantisti, vincoli il nostro pensiero celandosi dietro accuse mendaci e faziose quali: discriminazione razziale, annichilimento delle minoranze, intolleranza religiosa.
Ci impegniamo, anche solo moralmente, a sostenere tutti coloro che verranno lesi dalla I.AD.L e dai musulmani ad essa legati. Inibire il libero pensiero con minacce, insulti e denunce significa oltraggiare le leggi del nostro paese e spesso mettere in pericolo la vita delle persone coinvolte.

Firma

:: posted by il Castello @ 17:10 | go to "Petizione" | Help |

ci dicano qualcosa di destra...

nessuno vuole fare demagogia da quattro soldi, ma questo governo di centro-destra ha fatto davvero qualcosa di centro-destra o si è solo limitato a continuare il pessimo lavoro dei precedenti governi?
Vanno fatte considerazioni di merito e di metodo.
Alcune riforme importanti sono state fatte:

- Mercato del Lavoro: la riforma detta "Legge Biagi" è sicuramente il primo tentativo di cambiare al prospettiva di tutela nel mercato del lavoro, passando da un tutela del lavoratore nel posto di lavoro ad una tutela del lavoratore nel mercato. Bisogna comunque dire che un primo nobile tentativo fu fatto da Tiziano Treu che, ostacolato da alcuni partiti della sua coalizione e da posizioni ideologiche difficlmente superabili, finì col partorire un sistema ricco di flessibilità in alcuni punti, privo di tutele in altri e pieno di lacci nel 90% dei rapporti regolati.

- Riforma fiscale: qualcosa è stato fatto,sopratutto tenendo conto del fatto che il sistema è in recessione (o stagnazione, che dir si voglia, in termini fiscali poco cambia). Sarebbe stato logico mettere le mani nelle tasche dei cittadini, non è stato fatto ed è un'importante inversione di tendenza.

- Riforma federale: anche qui,vale la regola del "bene,non benissimo". Si poteva fare di più,certo. Ma qualcosa si è fatto, i decreti attuattivi ci diranno i termini e la portata generale di questa riforma. rimane, anche qui, un cambio di rotta deciso e l'introduzione di politiche di distribuzione delle competenze finora sconosciute.

- Riforma della Giustizia: fatte ,o in via di completamento,alcune riforme importantissime(Diritto Societario, Diritto Fallimentare, Codice di procedura Civile, Codice Penale, Arbitrato) rimane da portare a termine con decisione l'ultima riforma: quella dell'ordinamento giudiziario.

E' un quadro sintetico che ci dice come, nel merito, qualcosa questo governo ha fatto. E ha fatto qualcosa di destra,sicuramente.
Però non basta per due motivi:

- Primo: non si è saputo comunicare quello che è stato fatto, finendo per portare il discorso laddove gli avversari volevano, ossia sullo scontro ideologico.

- Secondo: troppo spesso non si è tirato dritto per la strada indicata. All'opposizione, ai poteri presunti terzi (magistrati,sindacati,confindustria) ,agli alleati riottosi bisognava far capire con decisione che alcune cose gli italiani le avevano votate esplicitamente (riforma delle aliquote, riforma federale) e che tentennamenti e passi indietro non erano possibili. E' mancato a questo governo il decisionismo che avrebbe portato Berlusconi a dire: o così o a casa.

Larga parte dei problemi sono sorti dal fatto che il partito del presidente, Forza Italia, è senza dubbio quello peggio organzzato di quelli della coalizione.
Con un partito forte alle spalle,forse Berlusconi avrebbe giocato un'altra partita.
Ora,davanti allo sciopero fazioso dei magistrati, mettano da parte le beghe di coalizione e facciano e dicano qualcosa di destra, almeno una volta.


http://freedomland.ilcannocchiale.it/
:: posted by Simone Bressan @ 11:01 | go to "ci dicano qualcosa di destra..." | Help |

Colpo di calore

Il caldo di questi giorni comincia a provocare i primi danni.
Bondi ha, inopinatamente, aperto uno spiraglio a riforme condivise, offrendo il fianco alle richieste ultimative di Violante (“rinunciare alla riforma federale e alla riforma della giustizia") e attirandosi lazzi e scherni persino da quei devastati (per la lotta fratricida tra Rutelli e Prodi) della Margherita.
Allora, a scanso di equivoci, è bene dirlo con la massima crudezza e chiarezza.
Il Partito Unitario non può prescindere dall’essere distinto e distante (come direbbe un Presidente Emerito) dalla sinistra.
Questo significa che, come ha evidenziato l’ultimatum di Violante, noi siamo per riforme vere che loro rifiutano.
E se il consociativismo è stato il cancro politico della prima repubblica, perché riportarlo a galla ?
Quale riforma federalista verrebbe fuori se inquinata dal compromesso con la sinistra ?
E quale riforma del lavoro, pensioni, giustizia, scuola, comunicazioni se dovessimo contaminarci con la sinistra ?
Come è possibile pensare a riforme bipartisan ?
Su quali basi ?
A quale titolo Bondi ipotizza un dialogo che gli elettori degli uni e degli altri rifuggono come la peste ?
Ma Bondi si è fatto un giretto nei forum dei quotidiani e in quelli generalisti ?
Se lo faccia e capirà perché noi e la sinistra non possiamo essere che due entità impermeabili che, solo per caso, si ritrovano con una carta di identità che recita per tutti “cittadinanza italiana”.
Ma è tutto quel che ci accomuna.
Forse Bondi pensava ad una sinistra riformista e blairiana che, per il momento, è solo fantascienza, soppiantata com'è da un becero e rozzo massimalismo come è evidenziato dalle risposte di Violante e D'Alema.
A meno che … non sia un voluto assist per indirizzare l’elettorato verso la Lega ……..
M.F.
:: posted by Massimo @ 06:34 | go to "Colpo di calore" | Help |

Prima (quasi) certezza:la politica estera

Le mie domande su quali debbano essere i convincimenti convidisi da coloro che sentono di appartenere alla Destra hanno provocato commenti solo su una mia presunta scarsa atlanticità.
Quindi sappiamo che Condy Rice è l'idolo di molti di noi, e, per inciso, che nel prossimo Governo (sperando) Antonio Martino, il più atlantico di tutti, deve passare agli Esteri (peccato, io l'avrei mandato all'Economia.... o magari anche a Chigi.....).
Non l'ha scritto nessuno, ma è l'unico con le carte in regola per fare l'americano più di loro stessi.
La scelta evidente, il pensiero ricorrente è quello della coesione dell'Occidente, del rapporto transatlantico piuttosto di quello intereuropeo, ovviamente in funzione della lotta al nemico emergente, potremmo dire che la NATO del XXI secolo ha una sua funzione di essere, non più baluardo delle libertà economiche e politiche contro il Comunismo, bensì contro l'integralismo e l'intolleranza, che fanno proprie le armi del teerorismo e del fanatismo.
Così abbiamo definito la politica estera, cui unirei la necessità di aumentare la spesa militare per sviluppare Forze Armate di qualità ed anche, almeno un poco, di quantità, perchè se si vuole partecipare a quella che sarà la lunga Guerra al Terrorismo bisogno pensare ad uno strumento capace di proiettare forze consistenti e significativei n giro per il mondo, magari anche in autonomia se la missione lo consente (sulle Forze Armate mi prenoto per uno o più post specifici, ma bisogna lavorarci un pò sopra).
:: posted by il_Corsanico @ 13:45 | go to "Prima (quasi) certezza:la politica estera" | Help |

I giovani leoni

Magari “giovaninon più di tanto.
Magari neppure veri “leoni”.
Ma ci voleva qualcuno che rispondesse a tono ai Montezemolo ed ai Della Valle.
Qualcuno che ricordasse loro che imprenditore è colui che rischia in proprio, che costruisce un’azienda, che crea ricchezza, non chi”consuma ricchezza” prodotta da altri o dai suoi genitori.
Molti industriali italiani ricordano tanto i Buddenbrook, man mano che ci si allontana dal capostipite, il carattere, l’ingegno che avevano consentito la creazione di un’industria, si affievoliscono, fino ad arrivare alle ultime (in tutti i sensi) generazioni, le generazioni dei Romoli Augustoli.
E così queste generazioni le vediamo puntellate dai manager che, come gli antichi generali estranei a Roma, riescono a ritardare l’inevitabile caduta, ma che non hanno la stoffa da Imperatore (e il più delle volte neppure quella degli antichi Generali).
E non mi sembra casuale che gli “imprenditori da prima repubblica”, siano tutti o quasi sostenitori dell’area di sinistra, piattendo o in attesa di una qualche elargizione pubblica, una rottamazione, una cassa integrazione o, magari, l’assunzione nella pubblica amministrazione di qualche migliaio di operai e impiegati delle loro aziende.
Allora ben vengano i “giovani leoni” che non hanno paura a ribattere a tono alle critiche dei De Benedetti, dei Montezemolo e dei Della Valle.
Vengano e mostrino che esiste ancora una imprenditoria aggressiva e di successo in Italia.
Vengano e sfilino dalle deboli mani di chi guarda troppo agli aiuti statali, aziende che hanno fatto la storia economica d’Italia e che ora rischiano di chiudere per mancanza di genio imprenditoriale.
Il capitalismo Italiano ha bisogno di rinnovarsi e ritrovarsi.
Il vecchio sinedrio, che si è aggrappato a Montezemolo e guarda con speranza alla sinistra statalista e assistenzialista, mettendo a sua disposizione i propri organi di stampa, è corresponsabile di scelte di comodo (suo) e non è un caso che parli lo stesso linguaggio dei Prodi e dei Ciampi.
Da rottamare c’è il vecchio sinedrio dell’imprenditoria Italiana, per lasciare spazio a che ha voglia, capacità e coraggio per fare l’imprenditore rischiando in proprio e non con la rete di protezione che compiacenti amici pubblici, stendono con i soldi di tutti.
La Thatcher sosteneva che solo con tanti fallimenti si rigenera il mercato, perché aprono spazi a nuovi imprenditori, con idee nuove e innovatovi che vanno a vantaggio di tutti e tolgono dal mercato aziende che sono solo un costo per la comunità.
M.F.
:: posted by Massimo @ 06:22 | go to "I giovani leoni" | Help |

Ciò che dovrebbe fare la Destra

Quali sono le cose che una Destra che voglia seriamente porsi come soggeto politico e non solo come contenitore elettorale dovrebbe fare?
Quali sono le idee che una Destra che abbia intenzione di assumere la ledership ideologica del proprio schieramento deve sviluppare e sostenere?
Su questi punti, che sono poi i nocciolo del problema dell'esistenza vera di una Destra nel nostro Paese il dibattito tende un poco a languire, tutti noi preferiamo, male comune anche all'altra parte della politica, a combattere le battaglie del giorno per giorno, criticando le estemporanee uscite del nostro premier quando esagera o le assurdità del Prodi, del Bertinotti o del Fassino quando parlano, cioè quando esagerano.
Ci aggrappiamo ai fatti della cronaca, alle notizie della politica spiccia per commentarle con consapevole conoscenza e brillantezza di pensiero e di eloquio, immaginando, sperando, che i Valori in cui crediamo siano chiari, condivisi, espliciti.
Spesso così non è.
Chiediamoci che cosa intendiamo per dire che siamo liberisti, fino a che punto il mercato deve essere "selvaggio"? quali le regole che dobbiamo mantenere e perchè?
Chiediamoci che cosa intendiamo per dire che siamo "conservastori compassionevoli", che aiuti lo Stato deve garantire a chi non ce la fa e quali iniziative di beneficenza, di solidarietà dobbiamo lasciare alle comunità dei cittadini?
Chiediamoci che cosa intendiamo per dire che siamo degli amanti dell'ordine costituito, su quali debbano essere le linee guida che garantiscano i cittadini che bene operano e colpiscano i cittadini che delinquono.
Chiediamoci se e quanto possiamo dirci europei od europeisti, ma anche verso quale Europa vogliamo andare, perchè se sappiamo benissimo quale non ci piace; vogliamo lasciare a Blair la possibilità di indicarci da solo la strada per una nuova visione?
Chiediamoci cosa voglia dire essere cattolici, laici, laicisti e quali conseguenze questo possa avere sulle normative che afferiscono alla morale pubblica e privata ed ai suoi grandi temi
Chiediamoci cosa voglia dire sentirsi compiutamente occidentali, se si debba seguire costantemente la politica USA, come fedeli ed acritici alleati o se nella nostra fedeltà alle alleanze liberamente assunte dobbiamo farci promotori di visioni di un atlantismo forte ma autonomo.
Soltanto se ci faremo queste domande, se ci sapremo dare, dibattendole, naturalmente, le adeguate risposte allora potremo definirci un'area di pensiero, io penso anche trainante, oppure resteremo un assieme di singoli che condividono una parte delle individuali visioni del mondo, della politica, dell'Italia.
:: posted by il_Corsanico @ 13:41 | go to "Ciò che dovrebbe fare la Destra" | Help |

La scoperta dell'acqua calda

L’Italia vive da molti anni al di sopra dei propri mezzi” (dalla relazione del Presidente della Corte dei Conti del 24 giugno 2005).
Già e … dov’era la Corte dei Conti in tutti questi anni ?
E, poi, invece di unirsi al coro greco delle prefiche addolorate, perché non propongono qualcosa, invece di ripetere il solito ritornello “bambole, non c’è una lira” ?
Sì, perché se avete notato, non c’è uno, dei detrattori in servizio permanente effettivo del Governo Berlusconi, che, dopo aver fatto le solite dichiarazioni di rito (“siamo in recessione blablabla bisogna aiutare le imprese blablabla i commercianti blablabla gli artigiani blablabla gli agricoltori blablabla l’euro non si tocca blablabla dall’europa non si torna indietro – senso unico: la strada che porta all’inferno ! – bisogna stimolare la ripresa dei consumi blablabla bisogna tutelare il potere d’acquisto blablabla blablabla) non uno che faccia uno straccio di proposta.
Allora c’è da pensare che la gestione di questo governo sia la migliore possibile e che, nonostante gli attacchi reiterati (ma è un must: hanno iniziato il 13 maggio 2001, prima ancora che Berlusconi ricevesse l’incarico !) gli oppositori non abbiano l’ombra di un’ idea.
Allora, nonostante la scoperta dell’acqua calda da parte della Corte dei Conti (ma la spesa gestita dal ministero dell’economia è calata: allora dove sono gli sprechi ? Saranno mica negli enti locali che organizzano faraoniche feste in piazza – pagando fior di miliardi a cantanti politicamente schierati – o che concedono edifici pubblici a centri sociali con affitti simbolici, o che pagano viaggi di “istruzione” all’estero per i propri assessori e consiglieri, o, ancora, che finanziano opere pubbliche e “aiuti fraterni” a regimi come quello di Cuba ?) vediamo che, poi, le cose non vanno così male se, dopo il dato che abbiamo esaminato il 24 giugno circa la crescita dell’occupazione, scopriamo che la ricchezza finanziaria degli Italiani è aumentata nel 2004 dell’8,78% (inflazione al 2%) e che le retribuzioni sono aumentate del 3,1% su base annua (un terzo in più dell’inflazione).
Allora mi viene da pensare, leggendo lo stesso comunicato Ansa, che, forse, alcuni la “stanno tirando” all’Italia, visto che nel primo trimestre del 2005, rispetto allo stesso periodo del 2004, gli scioperi sono aumentati del 129% , l’80% dei quali per il contratto dei dipendenti pubblici.
Allora, scopriamo di nuovo l’acqua calda.
I critici della politica governativa sanno solo formulare belle enunciazioni di principio, ma non hanno lo straccio di una ricetta che sia una.
La spesa pubblica aumenta, ma non dove il controllo è in mano al Governo.
La ricchezza finanziaria degli Italiani è in aumento, così come lo sono le retribuzioni e l’occupazione.
Aumentano gli scioperi e cala la produttività.
Non ci vuole molto per capire che, come scriverebbe un amico :
- lo Stato che meno governa meglio governa
- più si espande lo Stato, più si contrae la Libertà
- lo Stato non deve fare per un singolo ciò che lo stesso singolo può o dovrebbe fare per se stesso.
M.F.
:: posted by Massimo @ 18:10 | go to "La scoperta dell'acqua calda" | Help |

Marcello Veneziani:autorevole avallo al Castello-blog :-)

Oggi su Libero è apparso un nuovo articolo di Marcello Veneziani.
Nella sostanza Veneziani critica i detrattori delle proposte della Lega in materia di europa, euro, immigrazione, sicurezza, ritenendole, invece, espressione del sentimento di metà o forse più degli Italiani.
Critica la superficialità con la quale, anche il Centro Destra, snobba quegli argomenti.
L'europa e l'euro di Prodi e Ciampi sono, coram populo, considerati i responsabili degli aumenti dei prezzi.
Una magistratura e una politica troppo protesa a trovare la quadra per concedere la grazia ad un condannato ipergarantito e ipertutelato come Sofri, sono visti come espressione di una casta parivilegiata estranea al Popolo.
L'eccesso di garantismo nei confronti degli immigrati illegali (e non c'è nulla di più evidentemente illegale che entrare abusivamente nel nostro paese) è visto come indifferenza verso i crimini efferati che commettono.
La stessa proposta della castrazione degli stupratori è stata criticata, quando non è altro che un sistema chimico per rendere inoffensivo un delinquente.
A volte ci sia concesso autocitarsi, soprattutto quando un autorevole Uomo di cultura della Destra, ripropone, con - ovvio ! - maggiore incisività ed efficacia quel che noi abbiamo scritto in Più Calderoli, meno Fini il 22 giugno scorso, quando abbiamo inziato con: "Non Fini, ma Calderoli sta dicendo quel “qualcosa di Destra” che invocano in tanti".
E se un Veneziani, che non è "uno qualunque", assume una simile posizione, lui che è sempre stato per il dialogo con l'opposizione, beh, non possiamo che esserne soddisfatti e pensare che la sua esperienza nel Consiglio di Amministrazione della Rai gli ha fatto riporre ogni speranza sull'evoluzione civile e democratica dei comunisti e della sinistra italiana che era e rimane massimalista, antipopolare ed antinazionale, come dimostrano le sue prese di posizioni sui temi qui affrontati.
M.F.
:: posted by il Castello @ 10:46 | go to "Marcello Veneziani:autorevole avallo al Castello-blog :-)" | Help |

L'opposizione ha solo proposte ... ombra

tratta da Il Giornale del 24 giugno 2005

:: posted by il Castello @ 18:03 | go to "L'opposizione ha solo proposte ... ombra" | Help |

E l'occupazione continua a crescere

Mi domando sempre: perché le buone notizie vengono sistematicamente ignorate per dare spazio al più parziale dei pessimismi ?
E non mi riferisco alla borsa che, dopo 4 anni di crisi iniziata nel 1999 (piena era ulivista e di sinistra) dal 2003 segna una costante crescita, nonostante le mazzate tremende di Parmalat, Giacomelli, Cirio e Bond Argentini.
Mi riferisco ai posti di lavoro che, sistematicamente, crescono (mentre in Germania e Francia calano !) come ha riportato l’ultima rilevazione Istat in riferimento nel titolo del post.
Non credo possa essere di scarso rilievo sapere che “Nel primo trimestre 2005 l’offerta di lavoro è aumentata, rispetto allo stesso periodo del 2004, dello 0,9 per cento (+219.000 unità). Rispetto al quarto trimestre 2004, al netto dei fattori stagionali, l’offerta è cresciuta dello 0,3 per cento.”.
Come non può essere insignificante sapere che “Al netto di questi effetti demografici, il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è aumentato di quattro decimi di punto rispetto a un anno prima, portandosi al 57,1 per cento.
Sapere, cioè, che la flessibilità che questo Governo è riuscito a dare al mondo del lavoro, porta ad una crescita dell’occupazione (e parallelamente ad un calo della disoccupazione) che non conoscono le altre due grandi nazione che, come noi, hanno avuto la disgrazia di aderire all’euro.
L’Istat, citata per dimostrare le tesi costruite a tavolino contro il Governo, viene ignorata (quando non accusata di parzialità) se i dati non soddisfano la voglia di critica al Governo.
Borsa in crescita, occupazione in crescita, inflazione stabile nonostante il petrolio.
Una volta c’era l’indice di povertà determinato sommando l’inflazione alla disoccupazione.
Adesso, il nostro indice, sarebbe pari al 9,8%.
Inferiore alla sola disoccupazione della Francia e della Germania.
A buon intenditor …….
M.F.
:: posted by il Castello @ 06:26 | go to "E l'occupazione continua a crescere" | Help |

oriana is back!!

"Non abbiamo più veri leader dalla fine del 20esimo secolo. Ma mi sento meno sola quando leggo i libri di Ratzinger” .
Oriana Fallaci, 23 Giugno 2005
:: posted by il Castello @ 22:52 | go to "oriana is back!!" | Help |

Perchè Helsinki ha perso l'Agenzia per l'alimentazione

Il perchè è dimostrato dalle reazioni dei finlandesi ad una semplice (e simpatica) battuta del Presidente Berlusconi in merito alla corte che sarebbe stato costretto a fare alla presidente finlandese.
Ma vi pare che un popolo che ami la buona cucina reagirebbe come hanno reagito i governanti di Heklsinki ?

M.F.
:: posted by il Castello @ 06:37 | go to "Perchè Helsinki ha perso l'Agenzia per l'alimentazione" | Help |

Il ritorno del Western: il Bene contro il Male

Deadwood sul satellitare Fox e Peacemakers su Rete4 segnano un ritorno del bel western sui teleschermi.

Non sarà che questo ritorno al western, iniziato negli Stati Uniti sull’onda lunga della Rivoluzione NeoCon significhi anche un ritorno ai Valori forti ?

Sì, perché dopo gli anni del relativismo nichilismo soffia il vento del recupero della consapevolezza che c’è un Bene contro un Male, una Civiltà contro una Barbarie e cosa meglio di un bel western può rappresentare questa eterna lotta dove i Buoni e i Cattivi sono ben delineati ?
M.F.
:: posted by il Castello @ 06:35 | go to "Il ritorno del Western: il Bene contro il Male" | Help |

Più Calderoli, meno Fini

Non Fini, ma Calderoli sta dicendo quel “qualcosa di Destra” che invocano in tanti.
Ed è la Lega a caratterizzarsi come partito “Law and Order, soppiantando una Alleanza Nazionale che si sta ancora domandando se sia o meno il caso di compiere un “parricidio”.
Sono infatti quelle della Lega le posizioni più “politicamente scorrette”, posizioni di rottura rispetto al politburo dei poteri forti, tutto europa-tasse- accoglienza.
Lo stimolo prodotto dalle posizioni della Lega (che, poi, tanto balzane non sono se, a distanza di mesi o di anni diventano patrimonio diffuso: federalismo e dazi anticinesi insegnino !) è fondamentale per liberare tutto il Centro Destra dall’ingessatura che pervade chi ha responsabilità di Governo.
Quali sono, poi, le richieste così “scandalose” della Lega ?
Che siano difesi i confini nazionali, applicando la Bossi-Fini, ignorando i diktat di una magistratura che, impedendo l’immediata espulsione degli illegali, favorisce la propaganda della sinistra (Angius al TG5 delle 20 del 21 giugno) che proclama il fallimento della politica governativa, mentre è solo l’ennesimo episodio dell’ostruzionismo di alcuni giudici contro la politica del Governo.
Del resto se uno entra di nascosto, senza documenti, senza visto, mi sembra un illegale in flagranza, meritevole di immediato imbarco verso il luogo di partenza, con le buone o con le cattive.
E con l’europa uguale.
Il “ritorno al futuro” ci riporterà al vecchio MEC, cioè ad uno spazio di libero mercato, senza pericolose fughe in avanti su impossibili unità politiche.
E per finire la castrazione degli stupratori.
E’ un sistema adottato anche in altre nazioni: dov’è lo scandalo ?
Semmai lo scandalo ci sarebbe se ci assuefacessimo alle notizie di stupro ormai quotidiane, senza agire, con provvedimenti esemplarmente punitivi e deterrenti che mettano il reo nella condizione di mai più nuocere, per difendere la nostra società dall’invasione dei barbari.
Che non sono i leghisti, ma coloro che si scandalizzano della loro popolana, schietta saggezza.
M.F.
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Primarie strumento mediatico

La sinistra ha giocato la carta migliore che ha a disposizione in vista delle elezioni del 2006: le primarie.
La scelta di indire una votazione estesa a tutti gli elettori di sinistra per individuare il leader, consente una copertura mediatica di eccellenza che servirà anche a mascherare l'inesistente programma della coalizione, tale solo per il suo odio verso Silvio Berlusconi.
Nel Centro Destra vi sono attenti osservatori della realtà mediatica e non vi è dubbio che la risposta non tarderà a venire (e potrebbe essere un rilancio verso il Partito Unitario), ma intanto le primarie della sinistra fanno già notizia.
Che se parli bene o male, comunque se ne parla.
Che siano una farsa è evidente dalla mancanza di un candidato che rappresenti il partito di maggioranza relativa della coalizione (DS) e di un candidato che rappresenti la stragrande maggioranza del secondo partito della coalizione (Margherita) a tutto beneficio di una sicure elezione per Prodi che deve confrontarsi solo con dei concorrenti pro forma (a parte forse Bertinotti - con il quale Prodi peraltro va d'amore e d'accordo - ma che solo degli illusi possono vedere come un "nuovo Vendola").
Le primarie sono però anche uno strumento che consentirebbe, se organizzate e gestite in modo serio e realmente competitivo, di togliere agli apparati di partito una parte del loro potere di influenza nelle scelte delle candidature e, in ultima analisi, nelle scelte politiche.
La miglior risposta alle primarie della sinistra, sarebbe la realizzazione del Partito Unitario entro l'estate, per poter proporre agli Italiani non patti conclusi davanti al notaio per la reciproca sfiducia della ventina di partiti che compongono la sinistra, ma un progetto solido per il rinnovamento del sistema della politica, recuperando anche il principio delle primarie nella sua forma originaria e non contaminata dalla farsa di sinistra, ma basato sulla "registrazione" preventiva degli elettori.
M.F.
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Non sottovalutiamo le Primarie

In questi giorni, prendendo spunto dalla decisione della sinistra di conservare l’unità della Margherita in cambio delle Primarie necessarie per “rafforzare” la leadership di Prodi (ma che leader è uno che ha bisogno di avere quotidiane attestazioni di esserlo ?) ho letto commenti critici, a volta sarcastici, su tale scelta.
Credo invece che nella più completa oscurità del programma della sinistra, questa scelta delle Primarie sia uno stimolo positivo che debba essere colto dal Centro Destra che sta costruendo il suo Partito Unitario.
Certo, le Primarie della sinistra sono una farsa.
Certo, non c’è gara.
Certo, il risultato è scritto per volontà della nomenklatura e degli apparati di partito (soprattutto DS).
Ma la novità deve essere colta, elaborata e rilanciata.
Come ?
Con una proposta di legge che introduca le Primarie in modo serio, sottraendole agli apparati dei partiti per porle sotto una Authorithy indipendente.
Presso tale Authorithy ogni elettore dovrebbe effettuare la Registrazione gratuita ad un partito (o ad una delle due Coalizioni) oppure dichiararsi “indipendente”.
Gli elenchi di tali elettori registrati servirebbero per individuare gli elettori delle Primarie nei due schieramenti. Non sussisterebbe alcun obbligo in capo al cittadino: può votare nelle Primarie cui partecipa il suo partito o la sua coalizione, ma non in quelle di altri partiti/coalizioni.
Non avrebbe obbligo alcuno di partecipare alla vita del partito/coalizione scelta e neppure di votarla, sarebbe solo una registrazione di carattere ideale e con valore pratico solo per avere elenchi aggiornati e non basati su scelte momentanee (che a volte potrebbero essere sospette).
La Casa delle Libertà potrebbe proporre una simile legge che non dovrebbe suscitare opposizioni da parte di chi volesse realmente Primarie serie e il tutto potrebbe essere operativo nel giro di pochi mesi, in tempo per la sfida elettorale del 2006.
Le Primarie, svolte con serietà, possono rappresentare quella spinta decisiva alla trasformazione del nostro sistema politico ed allontanare definitivamente il rischio di un ritorno al passato.
M.F.

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Ripensaci Umberto

La legittima soddisfazione per il ritorno di Umberto Bossi sul prato di Pontida, è sminuita dal rinnovato rifiuto di aderire al Partito Unitario proposto da Silvio Berlusconi.
E’ comprensibile la volontà di rafforzare l’identità del partito, soprattutto in un momento in cui la Lega si propone come interprete del sentimento popolare più profondo in tema di europa, sicurezza contro la criminalità, l’immigrazione illegale, il finto buonismo di chi vorrebbe scarcerare criminali condannati con sentenze passate in giudicato solo perché appartenenti alla propria area politica.
E sarebbe, tutto sommato, anche accettabile per il Partito Unitario, mantenere alcuni “satelliti” (absit iniuria verbis!) di “nicchia”, caratterizzati da un forte richiamo identitario.
Ma un progetto politico come è quello del Partito Unitario deve trascendere dai calcoli immediati di carattere esclusivamente elettorale, per proporre ai cittadini una prospettiva di ampio e profondo respiro, che valga a stabilizzare la lotta politica in Italia, mettendo a frutto esperienze e creando i presupposti per una vera alternanza tra il Centro Destra e una Sinistra depurata dai massimalisti.
E per ottenere ciò l’apporto di quella Destra Federalista che è rappresentata dalla Lega è necessaria all’interno del Partito Unitario.
Con Bossi, Castelli, Calderoli, Maroni all’interno del Partito Unitario le istanze federaliste troverebbero maggiore ascolto e le posizioni su europa, immigrazione, criminalità, giustizia avrebbero il supporto “trasversale” alle altre anime delle Destre.
Quindi, Umberto, fai un favore a te stesso, alle idee per le quali ti sei battuto e hai creato la Lega: ripensa il tuo “no” al Partito Unitario.
M.F.
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GRAZIE MAGGIE, GRAZIE TONY

Stamattina ascoltavo il Gr1 delle 8 e una breve intervista all’Ambasciatore Sergio Romano che, commentando il fallimento del vertice europeo, cantava nel coro e puntava il ditino accusatore contro la Gran Bretagna di Tony Blair che, a suo dire, aveva rifiutato ogni soluzione di compromesso che passava attraverso un aumento del contributo britannico e concludeva con l’affermazione che, sostanzialmente, l’europa poteva riprendere il suo cammino solo se ne fosse stata esclusa la Gran Bretagna,
Abbiamo un paio di osservazioni da fare.
Se è vero che Blair ha rifiutato di aumentare il contributo britannico, è anche vero che ciò è accaduto anche perché Chirac ha rifiutato di vedersi ridotti i sussidi per i suoi agricoltori che, come si legge oggi sulla stampa, spesso sono erogati per NON lavorare la terra o per NON far uscire i pescherecci dai porti.
Allora sorge spontanea una domanda: perché mai gli Inglesi dovrebbero sovvenzionare i francesi ?
Perché è Blair ad aver fatto fallire il vertice e non Chirac con i suoi NON a veder ridotti i sussidi all’agricoltura francese ?
Sì, perché anche il nostro Premier Berlusconi ha denunciato la stortura per cui gran parte dei contributi vengono erogati per la sussistenza di attività agricole, penalizzando l’innovazione, lo sviluppo, l’istruzione, la tecnologia.
E’ questa l’europa che ci propongono ?
Un’europa chiusa nei privilegi esistenti di una burocrazia autereferenziale sistematicamente bocciata dai Popoli e che punta a fare pagare i suoi costi a chi, invece, di suo innova e tecnologizza ?
Ma c’è anche un secondo aspetto che induce a respingere la diagnosi dell’Ambasciatore Romano.
Senza la Gran Bretagna, senza Margareth Thatcher e questo suo degnissimo successore Tony Blair, l’europa potrebbe chiamarsi “piccolo impero franco germanico” e tutte le nazioni sarebbero vassalle di Parigi e Berlino: è questo che vogliono gli europeisti nostrani ?
E allora dico, con forza, “Grazie Maggie, Grazie Tony” e anche “Grazie Silvio” per non essersi accodato all’asse franco-tedesco, nella speranza di dire a settembre anche un altro “grazie”: “Grazie, Angela !”.

M.F.
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Venerdì 17 giugno 2005: finis europae

Almeno: fine dell’europa dei burocrati e delle alchimie finanziarie.
Non c’è stato accordo al vertice dei 25 capi di stato e di governo.
Non c’è stato accordo sul prosieguo della presunta “costituzione”.
Non c’è stato accordo sul bilancio comunitario che, nella migliore tradizione sovietica, è impostato su faraonici piani settennali e fondato su “quanto” ogni singola nazione riesce ad incassare.
Adesso anche il vicepresidente della BCE dichiara che l’euro ha affossato l’economia europea e hanno sempre più spazio gli economisti ed i politologi che hanno criticato l’introduzione dell’unità monetaria prima del raggiungimento di una (improbabile) unità politica.
E allora ?
Allora si dovrebbe avere il coraggio di rivedere tutto, cominciando dallo smantellare l’ipertrofica e tanto costosa, quanto inutile macchina burocratica di Bruxelles e abolendo tutti i vincoli di Maastricht, per consentire ai Governi Nazionali di ripartire senza la zavorra delle scelte sbagliate del passato.
Ritornare allo spirito iniziale del vecchio MEC, cioè quello di un’area di libero mercatoma libero davvero ! – in cui la burocrazia non sia ostacolo allo sviluppo, ma supporto a chi produce, a chi innova, a chi crea ricchezza.
Sì, in sostanza, agli investimenti produttivi, no ai sussidi.
E l’euro ?
Nel Castello il mio è ancora un parere minoritario, ma credo che anche se l’uscita dall’euro della sola Italia potrebbema non è affatto certo – rappresentare un rischio, se però tale scelta di ritornare alle monete nazionale fosse assunta almeno da altre nazioni ora penalizzate come noi dalla moneta unica, si potrebbe buttare a mare anche la più pesante delle zavorre che affondano l’economia europea.
E con una prospettiva molto più ambiziosa: un libero mercato comune mondiale con gli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone e tutte le nazioni che appartengono all’area della democrazia, le cui merci ed i cui cittadini possano liberamente circolare, senza dazi, senza sussidi, senza furto delle idee e senza dumping.

M.F.
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Audiofisiognomica dei sinistri

Sapete chi è stato il primo ispiratore di questo commento ? Si, lui, Carlo Azeglio asceso al Quirinale dopo una carriera senza essersi mai sottoposto al voto dei cittadini.
Ieri mattina ascoltavo il gr1 delle sette dove veniva riproposto l’ennesimo fervorino del Ciampi a difesa dell’europa che, se va male, gli è tutta colpa dei nazionalismi e dei governi nazionale, of course.
Ebbene, ascoltavo le sue parole ma, ancora di più, sentivo il suo tono: più adatto ad una orazione funebre che ad un sollecito ad essere operosi.
E’ stata, per me, l’immagine acustica (si può dire? Sì, qui sì) della sconfitta, della fine, della chiusura di un ciclo, della scena finale che il personaggio, mai protagonista, sempre comprimario vivendo di luce riflessa da Parigi, Berlino e Bruxelles, cerca di ignorare.
Eppure, inconsciamente, il suo tono esprimeva proprio il senso della fine.
Poi me ne sono dimenticato.
Si lavora, ci si interessa della propria professione e le considerazioni del primo mattino, pur avendo l’oro in bocca, passano in secondo piano e mi sono ritornate in mente al TG delle 20, quando, illustrando la ritrovata unità dell’unione, hanno fatto vedere un direttivo di qualche giorno precedente ai referendum,
Intorno al tavolo non uno che sorridesse.
Teste canute, volti flaccidi e grinzosi.
Seduti su sedie troppo alte e tutti – si riconoscevano tra gli altri Sbarbati, Borselli, Marini, Parisi, Prodi, Fassino - ricurvi con i gomiti (sic!) appoggiati al tavolo.
Unica eccezione il povero Rutelli che sembrava, fisicamente e logisticamente un pesce fuor d’acqua (ma ognuno è libero di scegliere i compagni di viaggio che preferisce …).
Quale differenza, ho pensato, con la verve del Premier Berlusconi che sprizza ottimismo da tutti pori !
Quale differenza con il sarcasmo di Fini, l’ elegante aplomb istituzionale di Pera e Casini, le battutacce da trasteverino di Storace, le provocatorie iperboli di Calderoli e i discorsi a mitraglietta (perché di cose da dire ne ha tante!) di Gasparri !
Eh sì, digiamolo !, con l’ audiofisiognomica non dovremmo neppure fare campagna elettorale.
Basterebbero dei manifesti con le loro fotografie, qualche spottino con i loro discorsi et voilà, la sinistra sarebbe cotta da sola, si, perché, a parte il livore verso Berlusconi e la volontà di eliminarlo, qualcuno ha capito cosa propongono ?
M.F.
:: posted by il Castello @ 16:48 | go to "Audiofisiognomica dei sinistri" | Help |

Imposta RAPina

La famigerata Imposta RAPina di Prodi, Ciampi e Visco, ancora una volta ha ottenuto la grazia di un rinvio.
Non ci piace l’idea, ma i numeri di bilancio, con i vincoli di Bruxelles e i ricalcoli del socialista Almunia, amico di Prodi e della sinistra italiana, non lasciano troppi margini.
E’ però da segnalare come a strillare più forte sia stato Montezemolo, noto per aver chiesto la riduzione dell’Irap per le grandi aziende.
Viene taciuto, invece, il consenso della Confcommercio che, tramite il suo Presidente Billè, ha convenuto sul fatto che l’Irap dovesse essere tolta senza aumentare Iva o altre tasse che danneggerebbero i consumi.
E’ quindi bene fare il taglio ... bene per il 2006, nell’ambito di una finanziaria organica che presenti, in primo luogo, il taglio delle tasse (Irap e nuove riduzioni delle imposte sulle persone fisiche) compensato dal taglio della spesa pubblica e non dallo spostamento di imposte su altre voci.
E, poi, se taglio deve esserci, dovrà premiare soprattutto la piccola e media industria, il commercio, gli artigiani, cioè la spina dorsale della nostra economia e non le grandi holding già di loro ampiamente beneficiate da elargizioni pubbliche negli anni passati (dalle rottamazioni alle casse integrazioni, alle assunzioni dei dipendenti in esubero presso la P.A) e che hanno corrisposto ai governanti di allora (ed aspiranti tali di domani) mediante l’appoggio fornito, allora ed ora, dalla stampa di proprietà.
Insomma: premiare chi produce, chi innova, chi costruisce e non chi si limita a gestire o ad architettare combinazioni finanziarie senza creare ricchezza ma solo spostandola dalle tasche dei più a quelle di pochi e soliti.
M.F.
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Partito Unico/Nuovo: le Destre per l’Italia

Concluso il referendum, si riaprono le discussioni sugli assetti politici che ci porteranno alle elezioni del 2006.
I commentatori politici hanno osservato come il bipolarismo che ha caratterizzato gli ultimi 11 anni di vita politica, è destinato ad evolversi: in un sostanziale bipartitismo o a subire una involuzione con il ritorno al proporzionale.
Chi scrive auspica la prima ipotesi e in tal senso porterebbe la realizzazione di quel Partito Unico/Nuovo del Centro Destra, quella Casa dei Moderati e dei Riformisti che ha in Silvio Berlusconi il suo promotore.
Per la verità, di un partito unico del Centro Destra se ne parlava sin dal 1994, con Marcello Veneziani che lo chiamava alternativamente Alleanza Italia o Forza Nazionale, e con l’ipotesi di un gruppo parlamentare unico dell’allora maggioranza, poi naufragata per il cedimento di Bossi alle sirene della sinistra e del ribaltone.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e oggi Bossi, o, meglio, la Lega, è l’alleato più affidabile del Cavaliere e si è fatta interprete di alcune importanti istanze abbandonate da Fini e dalla sua Alleanza Nazionale: la lotta all’immigrazione clandestina, i valori nazionali – pur se in chiave federale – contrapposti alla burocrazia di Bruxelles e dell’euro, il binomio “legge e ordine” ben interpretato dal Ministro leghista della Giustizia Roberto Castelli.
Paradossalmente è proprio la Lega che continua a rifiutare l’adesione al Partito Unico/Nuovo, facendo prevalere la sia voglia di identità, alla pari di quella parte di Alleanza Nazionale che si ritrova nelle posizioni della Destra Sociale e potrebbe rappresentare tutta quell’area che si colloca in una posizione particolarmente sensibile alle tematiche sociali e che è al momento frazionata in vari movimenti alla destra di AN.
Personalmente sono un sostenitore del valore aggiunto della pluralità delle Destre: Destra Sociale, Destra Federale, Destra Cattolica, Destra Nazionale, Destra Liberale (avendo cura di precisare che si scrive “destra” in un’ottica bipartitica quel che, nel panorama politico italiano, potrebbe essere definito “Centro Destra” o “Area Moderata e Riformista”), ognuna delle quali porta e mantiene la propria identità che, in una azione sinergica, ognuna svolge una funzione in uno propositiva e di riequilibrio sulle altre, la cui risultante è un’attività di governo svolta nell’interesse generale, per l’intera comunità nazionale, senza privilegiarne solo una parte.
Ciononostante è comunque auspicabile un’aggregazione che veda solo una parte di queste Destre confluire in un unico soggetto politico, mantenendo, magari per le istanze maggiormente identitarie, una separata organizzazione che, però, orbiti comunque, nell’ambito di un progetto di più ampio respiro e prospettive, attorno al nucleo maggiore.
Il progetto del Partito Unico/Nuovo ha una sua specifica valenza in chiave maggioritaria, ma la politica è l’arte del possibile e spesso le grandi riforme richiedono pazienza, tempo e una serie di piccoli passi di avvicinamento.
In questo senso si può interpretare l’ampia gamma di alternative che Berlusconi ha illustrato, ognuna delle quali può essere considerata una tappa, più o meno lunga, di avvicinamento al risultato finale e, tra queste, anche l’ipotesi, transitoria e di marketing, di un unico partito con una pluralità di simboli.
E in tale prospettiva è molto importante che il dibattito sia aperto, con iniziative specifiche come quella della Rete delle Libertà e come le discussioni aperte nei blog di Tocqueville tra i quali citiamo Freedomland e RegimeChange.
Un dibattito che sconta inevitabilmente diffidenze e schemi consolidati, voglia di realizzare in fretta e prudenza eccessiva, ma che segna un percorso irreversibile verso quella confluenza delle Destre, di tutte le Destre, in un unico soggetto, per rilanciare, sotto ogni aspetto, l’Italianità in un mondo globalizzato dal quale non si può tornare indietro e che è ormai una realtà con la quale confrontarci quotidianamente nella cultura, nel lavoro e nella politica.
M.F.
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Forse non tutti sanno che.... di R.D.

Forse non tutti sanno che…. L’idea, è evidente, la copio dalla settimana enigmistica.

Ho raccolto in una serie di punti alcuni concetti che mi pare non vengano spesso ricordati. Nessuno di essi è decisivo per spiegare l’economia e la sua attuale situazione, spesso possono sembrare marginali, ma tutti sono, in diversa misura, rilevanti. Siccome, però, siamo in un mondo in cui la verità si deve raccontare in 20 secondi davanti ad una telecamera di “Porta a Porta” vengono spesso dimenticati a favore di concetti, magari meno veri o rilevanti, ma meglio recepibili in poco tempo.

Vi prego di leggerli tutti e pensarci un po’.

la definizione “Zucchine d’Oro” nasce nell’inverno 2001 – 2002. C’era stato un incremento dei prezzi motivato con una siccità seguita da un inverno molto rigido. E c’era la lira. Quando si confrontano i prezzi prima dell’euro lo si fa con l’ultimo periodo della lira, e si dimostra così, a ragione, che non è stata colpa dell’euro, ma si pretende anche di dire, a torto, che l’aumento non c’è stato.

Prima dell’euro, in diversi paese, e non parlo solo di ex comunisti come Croazia Slovenia o Slovacchia, ma anche in paesi “occidentali”, come l’Austria, il marco era comunemente accettato al posto della valuta locale. Personalmente ricordo i doppi prezzi in Austria. In Croazia, addirittura, i prezzi non erano calcolati nella valuta locale ma in marchi, per saperli in kune dovevi fare il cambio. Siccome non vedo come sarebbe stato possibile impedire a chicchessia di accettare marchi in pagamento la valuta unica sarebbe stata comunque una realtà, con la differenza che uno dei competitori, la Germania, appunto, avrebbe potuto finanziare il suo deficit stampando moneta, che tanto sarebbe stata esportata e non avrebbe creato inflazione. Inflazione che sarebbe stata, invece, scaricata negli altri stati. L’euro è stato anche una difesa contro una possibile valuta egemone.

Io, al mese, spendo una ventina d’euro per le telefonate fatte col cellulare. Sky costa pochissimo, solo 20 euro al mese, e fa 40. Per 12 mesi fa 480, che in lire sono, circa, 930.000. E parliamo solo di due delle mille altre cose che potremmo mettere e che solo pochi anni fa non esistevano (internet, ad esempio). Io non so chi possa dire che i nuovi consumi non influiscano sul reddito. O compri una cosa o ne compri un'altra. È banale.

L’anno scorso, più o meno in questo periodo, era uscito un dato sull’export estremamente positivo, poi la tendenza si è invertita, ma non è detto che non possa farlo nuovamente.

Sempre l’anno scorso si diceva che la ripresa era arrivata, ma anche che era debole e che avrebbe potuto essere minata da un prezzo troppo alto del petrolio. Il prezzo del petrolio è salito e la ripresa morta. Più che prevedibile era stato previsto

Se nell’economia mondiale si affaccia una nuova superpotenza e questa inizia a comprare quello che le serve i prezzi delle materie prime non possono che salire.

Gli economisti non hanno una visione aggiornata della realtà, i loro studi si basano su rilevazioni effettuate almeno due o tre mesi prima della loro pubblicazione, e che debbono essere elaborate. La situazione dell’economia attuale è, sicuramente, diversa da quella descritta di recente. Non dico migliore, dico diversa.

La moda, in teoria, cambia ogni anno. a fine stagione si fanno i saldi, periodo in cui si vendono a prezzi inferiori i prodotti che l’anno dopo non sarebbero più attuali. Quest’anno la moda, nelle vetrine, non è cambiata. Se non ci credete provate a ricordare la moda dell’anno scorso (colori pastello, turchese, rosa, magari fuxia, e un po’ di verde ma chiaro e brillante, poi provate e dare un’occhiata alle vetrine). I motivi sono ovviamente figli della crisi: vendite meno, molto meno del previsto e magazzini pieni con conseguente voglia di vendere quello che si aveva in casa prima di ricomprare. Ma gli effetti sono stati moltiplicati.

I cinesi hanno bisogno di molto tempo per organizzare la produzione. Diciamo che un prodotto di design viene copiato ed offerto in tempi molto brevi, ma prima che sia realmente disponibile per essere offerto nei negozi dovrebbe diventare obsoleto. Siccome, però quest’anno, non è cambiata la moda, la liberazione dell’import è avvenuta in un momento in cui eravamo particolarmente vulnerabili.

Zara è un’azienda spagnola specializzata in capi molto simili a quelli firmati dai grandi stilisti, ma dal prezzo molto più basso. Siccome i suoi prezzi sono, inevitabilmente, più alti di quelli dei cinesi, se ce la fa lei non è colpa dei cinesi se non ce la facciamo anche noi.

Va di moda dire che da noi le cose vanno peggio che altrove, questo è magari anche vero, ma non è una regola. In passato siamo andati meglio.

La spesa pubblica è una componente del pil, il deficit è, invece, dipendente dal pil e quindi anche dalla spesa pubblica. Per diminuire il deficit bisogna aumentare il gettito fiscale, ma se diminuiamo il pil il gettito diminuisce pure lui.

La spesa per interessi è una parte della spesa pubblica, ma non genera ricchezza, in primis perché il debito pubblico è, i buona parte in mani straniere, e quindi va all’estero, in secondo luogo perché non genera servizi che possano facilitare qualcosa o qualcuno.

Altri paesi possono sfruttare il disavanzo per spese più produttive, noi abbiamo un fardello che ci impedisce una qualsiasi politica di investimenti nel pubblico

Se costruisco una autostrada in un tratto in cui esista la reale richiesta di un’infrastruttura di questo tipo posso immaginare che una certa quantità di traffico la percorrerà e potrò quindi ripagarla con il ricavato dei pedaggi. Quindi una spesa simile va a debito nel bilancio pubblico, ma potrebbe essere messa a parte perché creerebbe una ferita destinata a rimarginarsi da sola. Viceversa molte infrastrutture, penso, ma solo per fare un esempio, certe strade del sud, sono state create sperando che la loro esistenza facesse da stimolo ad una economia ancora destinata a nascere. Queste opere andrebbero messe nel debito pubblico assieme alla spesa normale.

In Veneto ci sono delle strade statali in cui viaggia un traffico da autostrada, penso alla Pontebbana ma non solo. La loro mancanza fa si che ci voglia lo stesso tempo per spostare un prodotto da Conegliano a Venezia piuttosto che da… faccio un esempio, Sesana, che è il primo paese della Slovenia.

La costiere romagnola stà facendo concorrenza sul prezzo alla costa croata, nel senso che costa di meno. Eppure la tv pubblica fa spesso delle trasmissioni dalla costa croata e se ne decantano i prezzi bassi.


Si dice che le aziende italiane siano poco tecnologiche, e per dimostrarlo si dice che solo le aziende straniere usano internet. Le nostre aziende internet lo conoscono, magari chi parla ha ragione, ma non conosce le aziende italiane.

Nei centri commerciali i prezzi dei negozi (quelli che gli imprenditori pagano per usare gli spazi, affitti) sono più alti che nella maggior parte delle città. Solo grandi catene di negozi possono permetterseli, le grandi catene non hanno bisogno di grossisti, si riforniscono direttamente alla fonte. Siccome nei centri commerciali ci sono i supermercati che vendono a prezzi irrisori, i negozi debbono puntare a fasce di prezzo basse, questo vuole dire comprare cose cinesi e venderle ad un prezzo abbastanza alto da coprire le spese. Siccome poi le cose cinesi sono brutte non vengono vendute, i negozi non ricomprano e l’economia si ferma.

Se sono abbastanza forte mi posso fare finanziare dai fornitori: compro una cosa, e la pago dopo 30 giorni, in teoria potrei pagarla coi soldi ricavati dalla sua vendita, ma se non riesco a venderla posso sempre farla pagare meno di quanto l’ho pagata io. Poi dico ai fornitori che, se vogliono vendermi, devono farmi pagare tra 2 mesi, cosi posso pagare il primo ordine coi soldi ricavati dalla vendita sua e di una parte di quello dopo. In seguito posso pagare a 3, 6 o 12 mesi. La speranza è quella di fare saltare tutti i concorrenti della zona e poi alzare i prezzi. Se non ce la faccio salto anche io.

Conseguenza della precedente: siccome quando importo pago in anticipo (tipicamente 30% all’ordine e 70 prima della spedizione) quelli che saltano sono i fornitori italiani.

Se trovo in un negozio un prodotto, magari made in Cina, il cui prezzo in vetrina è inferiore al prezzo sul mercato internazionale dei componenti che lo compongono dovrebbe venire il dubbio che il prodotto goda di ricche sovvenzioni statali.

Se io in una città che aveva 10 negozi ne metto altri 10 (magari in un centro commerciale) non è che la gente compri di più. Le vendite si ripartiranno tra i diversi esercizi. Vendendo di meno, i negozi dovranno alzare i prezzi per coprire le spese che, invece, saranno, nella migliore ma irrealistica possibilità, rimasti invariati.

Se la Cina smettesse di esistere i prodotti che oggi importiamo da quel paese non sarebbero fatti in Italia ma in paesi, ad esempio il Brasile o l’ Ucraina dove converrebbe di più farli.

Se un anche operaio cinese costa un ventesimo di un operaio italiano cambia poco, perché io non sostituirei un magazziniere esperto e forte lavoratore con venti ex braccianti che fino al giorno prima coltivavano il riso trainando buoi e che non sanno neppure leggere le scritte “on” e “off” su di un interruttore perché sono analfabeti. Chi lo ha fatto (un importante azienda di trasporti) l’ha pagata cara. E l’aveva fatto in Italia.

Per conquistare lo sconto del 10% i clienti trattano giorni. Ed hanno ragione, perché se non lo faccio io, lo stesso sconto lo fa un mio concorrente. Se però il mio concorrente lavora (ed ha quindi i prezzi, ma anche i costi) in un’altra valuta che si svaluta, anche di poco, l’affare lo prende lui, perché può offrire un prezzo migliore. Io non dico che il valore d’apertura dell’euro non fosse sottostimato, ma rispetto a qualche anno fa è aumentato del 30 ed oltre per cento. In un mondo in cui gli affari si trattano su decimi di percentuale in più o in meno non vedo come una simile variazione di valore possa essere ininfluente.

Le aziende non diventano grandi per decreto. Se guardiamo la geografia italiana vediamo che, almeno al nord, le aziende diventano sempre più recenti andando da ovest verso est. Troviamo aziende grandi e strutturate in Piemonte, appena un po’ di meno in lambardia, ma cèe Milano che fa storia a se, poi, via via verso il Veneto ed oltre diventano sempre più recenti, più grandi e strutturate al confine con la Lombardia, più piccole ed incasinate a Treviso, per finire poi in Friuli. Questo perché i tempi dell’industrializzazione sono stati diversi, più “antica nell’ovest, più recente ad est fino ad arrivare a Treviso, dove l’industrializzazione è datata anni settanta e Friuli dove è ancora più recente, dopo il terremoto.

Per crescere le aziende lo fanno per crescita graduale e per grandi balzi, questi però arrivano quando il vecchio titolare cede l’azienda, ed è una cosa che capita più spesso al cambio di generazione. Lamentarci del fatto che le nostre aziende siano piccole è inutile, cresceranno lentamente. L’alternativa è puntare alla crescita parastatale, ma sappiamo che non è economicamente vantaggiosa.

Una azienda grande lavora con margini di miglioramento o di peggioramento che sono nell’ordine dei decimali percentuali all’anno. tutto può, in questa sostanziale costanza, essere organizzato e codificato. È quindi facile automatizzare i processi. Una piccola azienda ha marcini di miglioramento, o di peggioramento, molto più ampli. Deve cioè inseguire il mercato se non il singolo cliente. Non pesenterà quindi 10, ma 100 referenze contando che almeno una di esse incontri il favore del cliente. Non è possibile sapere in anticipo cosa si venderà. Non è possibile fare una programmazione veramente seria.

Le aziende italiane, e non solo, nel 2000 hanno aggiornat i loro gestionali per il baco del millennio, e nel 2001 per i decimali dell’euro. Un gestionale costa, in lire, centinaia di milioni, dire che vada cambiato ogni 5 anni equivale a dire che non è un prodotto valido. Non solo. Le aziende sono una diversa dall’altra. Non si compra un gestionale già pronto. Di solito deve essere sviluppato o quasi. Ad un mio carissimo amico è capitato di comprare un gestionale in costruzione salvo poi accorgersi, dopo parecchio tempo, che lo aveva comprato solo lui e che la software house non lo stava più sviluppando perché ci avrebbe rimesso. Poteva chiedere di vedere un’ azienda che già lo usasse. Ma se la tua azienda non ha altre aziende simili (ed è una cosa che capita spesso) come fai?

Per cambiare un gestionale ci vuole tempo ed impegno. Devi avere una persona che ne capisce e che segua per te la cosa, devi mettere in conto almeno 6 mesi dal momento in cui decidi di comprarlo, poi lo provi e si impianta. Devi sperare che tutti i reparti abbiano fatto il giro completo per fare la prova prima di renderlo realmente operativo, ma la ragazzina dell’ufficio ordini potrebbe non esserci riuscita, e tutto ti si impianta. Poi mettici un mese di lavoro per ogni caporeparto per spostare i database da un sistema all’altro. E quando parte ti accorgi che ci sono molte funzioni che usavi raramente nel vecchio sistema ma che ti servono che nessuno si è ricordato di riportare. E quindi qualcosa ti si blocca. Siccome le aziende funzionano se il “giro” funziona bene (per “giro” intendo l’insieme di procedure che iniziano dall’arrivo dell’ordine, passano per l’acquisto dei componenti e la produzione dei beni, arrivano alla spedizione e terminano, salvo resi, alla fatturazione). Se uno dei passaggi si intoppa tutti devono fermarsi ad aspettarlo, oppure superarlo, rischiando però che ala fine manchi un pezzo. Il cambio di gestionale crea proprio questi problemi. Chi lo ha fatto un paio di volte cerca di non rifarlo spesso.

I dirigenti più importanti delle aziende sono spesso persone non giovanissime. Pretendere che imparino un sistema è legittimo, che cambino spesso però è più difficile.

La scuola italiana non vale molto. E chi studia materie improduttive ma belle dovrebbe pagare più cara l’università. Perché a me sarebbe piaciuto fare storia, ma non avevo nessuno che in futuro avrebbe potuto mantenermi. E a chi rispondo che gli insegnanti di storia sono importanti rispondo che lo sono, ma solo se hanno un posto dove insegnarla, non in un call center.

Le aziende italiane sono quelle che sono. Dire che sarebbe meglio fossero diverse è inutile. Una squadra gioca con i giocatori che ha, lamentarsi di non avere 11 Maradona o Pelè non porta da nessuna parte.

La flessibilità dei lavoratori è fondamentale, ma non si attua facilitando i licenziamenti, non solo, almeno. Si attua facilitando i dipendenti nella ricerca di altri lavori. Il dipendente che possa trovare un lavoro migliore, per retribuzione o per qualità della vita, cambierà. In Italia il lavoro si cerca con annunci sul giornale e per amicizie e conoscenze. Non va bene.

È molto difficile trovare lavoro in un’altra città. E quando ci arrivi non trovi dove alloggiare. Inoltre le confezioni del cibo per single non sono facilmente trovabili sugli scaffali. La ricerca di lavoro al di fuori della propria provincia di origine non è certo facilitata.

Le automobili che circolano sulle strade sono tante, ma generalmente appartengono ad aziende o a rappresentanti. Chi ha un imponibile alto cerca di diminuirlo con delle spese, e si compra l’auto, oppure l’affitta a lungo termine, oppure fa un leasing. In tutti questi casi il suo imponibile diminuisce. Come dire che le tante auto costose sulle autostrade siano un sicuro indice dell’evasione fiscale è una falsità. Tra l’altro è una cosa facilissima da controllare da parte della finanza.

Le tasse si pagano sugli utili, non sul fatturato. E gli utili si calcolano sottraendo le spese dagli incassi. Siccome le aziende controllano le spese tendono a calibrarle in modo da pagare meno tasse possibile. è ovvio infatti che un imprenditore veda come cosa sua non solo la casa ed i gioielli della moglie, ma anche e soprattutto l’azienda stessa. Preferisce quindi investire nel suo “giocattolo”, ne è anzi felice, piuttosto che pagare lo stato.

In America le tasse si pagano, generalmente, sui consumi. Per questo tutti dicono il loro reddito. Non è una questione di correttezza, è una questione di indifferenza. (è una spiegazione grossolana ed imprecisa, lo so, ma meno rispetto all’opinione che confuta).


R.D.

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Referendum: un istituto da cambiare ... radicalmente

La netta sconfitta delle istanze referendarie il 12 e 13 giugno, tanto più pesante in quanto questa volta si erano impegnati i partiti e i sindacati con la maggiore capacità di mobilitazione, obbliga a ripensare a questa forma di democrazia diretta.
Sopprimendola ? No, dandole delle nuove regole che possano rivalutare l'istituto referendario, svilito dall'abuso di cui è stato fatto oggetto.
Quali proposte ?
Ognuno ha, sicuramente, la sua ricetta ed unisco la mia.
1) Aumentare il numero minimo delle firme necessarie a convocare un referendum, numero che potrebbe essere indicato in cifra fissa (ad esempio 5 milioni) oppure in percentuale sugli aventi diritto al voto in base all'ultima revisione delel liste elettorali di cui si è in possesso (ad esempio 10%).
2) Abolire il quorum di validità del referendum, la cui proposta vincerebbe se ottenesse la maggioranza dei votanti.
3) Obbligo del versamente di una cauzione (anche sotto forma di fidejussione bancaria) da parte del comitato promotore pari alle spese preventivate per sostenere il referendum. Cauzione che verrebbe incassata dallo Stato qualora la proposta referendaria fosse bocciata dall'elettorato.
4) Obbligo di proporre l'abolizione di una intera legge e non solo di parti o di frasi o, addirittura, di parole di essa, per evitare surrettizie forme di ingegneria genetica legislativa.
5) Riformulazione della domanda referendaria, in modo che il "sì" significhi "sì alla legge" e il "no" sia "no alla legge".
6) Limitazione del numero dei quesiti (e, quindi, delle schede) da proporre ad ogni tornata referendaria che non potrà essere più di una all'anno (ad esempio: non più di 5 schede/quesiti scelti in base al numero di firme valide raccolte) con l'obbligo, per i restanti quesiti che avevano raccolto un numero inferiore di firma, di ripercorrere l'intero iter (quindi un onere per i promotori dei referendum che limiterebbe il ricorso a questo strumento: non più raccolte per decine di quesiti).
Quelle che precedono sono tutte modifiche possibili senza intaccare i principi costituzionali.
Più complesso sarebbe arrivare ad una revisione delle materie da sottoporre a referendum (sono escluse quelle di carattere finanziario e i trattati internazionali) e alla tipologia del referendum (attualmente solo abrogativo e confermativo per le sole modifiche costituzionali).
Revisioni che, però, anche alla luce degli sviluppi politici, dovrebbero essere prese in considerazione per consentire, almeno con referendum consultivi che abbiano un valore vincolante morale sul Governo, di sottoporre al giudizio degli elettori tematiche quali l'adesione a patti internazionali (come la costituzione europea) che limitano l'indipendenza e la sovranità nazionale o l'introduzione di novità che incidono pesantemente nella vita di tutti i giorni (come il cambio della moneta).
M.F.
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E pluribus unum

Ormai abbiamo abusato di tale titolo.
Lo abbiamo usato per presentare questo Castello-blog, frutto dell’impegno di, al momento, 21 persone e lo abbiamo utilizzato per caldeggiare il Partito Unico (o il Partito Nuovo) del Centro Destra.
Adesso lo riprendiamo perchè, oggi, inizia l’avventura dell’aggregator di Tocqueville, che unisce, nel rispetto delle varie identità, centinaia di bloggers.
E non è solo Tocqueville, perché da alcuni giorni c’è anche la Rete delle Libertà che ha mosso i primi passi, a dimostrazione del fermento creativo che anima il Popolo delle Destre (Liberale, Nazionale, Cattolica, Federalista, Sociale).
E pluribus unum, appunto.
M.F.
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Cronache musulmane

Direttamente da http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/
:: posted by il Castello @ 12:24 | go to "Cronache musulmane" | Help |

Killing Berlusconi

E quattro.
Sono ormai quattro i "romanzi" di fanta-politica che hanno come filo conduttore la morte violenta del Presidente Berlusconi, come è commentato oggi in LIBERO.
Rapimenti, dita tagliate, Berlusconi nel mirino, citazioni "colte" che sembrerebbero giustificare l'azione violenta contro il Presidente del Consiglio (Roberto Vacca che cita San Tommaso d'Aquino "E' lodato chi libera il popolo dal tiranno" !!!).
Se poi aggiungiamo il "musical" olandese-sloveno (!) originariamente intitolato Killing Berlusconi ed ora - ma solo nel titolo - moderato in Everybody for Berlusconi, se consideriamo l'odio che traspare nei commenti dei sinistri di ogni ordine e grado che leggiamo nelle lettere ai quotidiani politicamente corretti e nei forum pubblici, se annotiamo come sbavino di livore e aggressività le dichiarazioni dei politici di sinistra, soprattutto quando parlano di "Berlusconismo" e quando aspirano non a sconfiggere il Centro Destra, ma a "cacciare Berlusconi", allora possiamo solo stupirci del fatto che il nostro Premier sia ancora vivo e, con nostra soddisfazione, in grado di irridere ancora gli avvoltoi.
In un simile clima l'episodio dell'anno scorso (il lancio del cavalletto fotografico) è solo la punta di un iceberg che la sinistra continua scriteriatamente ad alimentare.
Ed emerge lo stile e la figura del Premier che avrebbe ogni legittimazione e giustificazione morale e politica se rispondesse all'aggressiva e violenta campagna indirizzata contro la sua persona con la medesima durezza e, invece, tramite case editrici che appartengono al suo gruppo, consente anche la pubblicazioni dei romanzi che auspicano la sua fine violenta.
Come reagirebbe uno dei gerarchetti della sinistra se fosse aggredito come lo è Berlusconi ?
Pensiamo solo a come reagì D'Alema alla vignetta di Forattini sul bianchetto nel dossier Mitrokin .......


M.F.
:: posted by il Castello @ 10:58 | go to "Killing Berlusconi" | Help |

Ciampi predica: basta polemiche !

Così scenda l'oblio sulle responsabilità di chi ha condotto le trattative e accettato le condizioni capestro, di cui adesso paghiamo le costose conseguenze, per l'ingresso dell'Italia nell'euro.
M.F.
:: posted by il Castello @ 17:39 | go to "Ciampi predica: basta polemiche !" | Help |

La Bandiera e il Corano

Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato starnazzamenti di ogni genere sulle presunte "offese" al Corano nel campo di prigionia di Guantanamo.
Non abbiamo però rilevato analoga indignazione, quando le offese venivano portate alla Bandiera Americana e, in alcune circostanze, a quella delle altre nazioni della Coalizione che ha liberato e garantisce la libertà e il reingresso nel mondo civile dell'Iraq e dell'Afghanistan.
E dire che, anche nei numeri, la differenza c'è ed è sostanziale.
Se, infatti, a "offendere" il Corano sono stati una percentuale piccolissima degli addetti alla sicurezza del campo di Guantanamo (e l'inchiesta è stata aperte appena a conoscenza dei fatti, per appurarli e punire i colpevoli), a bruciare e calpestare le Bandiere sono stati, ripetutamente, decine di persone, davanti alle telecamere e senza che le Autorità assumessero alcun tipo di provvedimento punitivo: nè quando simili offese erano portate in paesi musulmani, nè quando erano fatte in Occidente (ad esempio durante le manifestazioni dei pacifinti).
Da segnalare in proposito il commento di Stefania Atzori in http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/.
M.F.
:: posted by il Castello @ 17:22 | go to "La Bandiera e il Corano" | Help |

A proposito di islam

La lettera che segue è stata ricevuta da Stefania Atzori che gestisce il blog http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/ e alla quale va tutta la nostra soliderietà.
La missiva non ha bisogno di commenti, chiunque si soffermi a leggerla capirebbe qual'è la considerazione che quei signori hanno della libertà di pensiero e di poterlo esprimere e diffondere.
"Diritto di opinione

From: islamic.adl islamic.adl@gmail.com
To: stefaniaatzori@hotmail.com
Gent.ma sig.ra Atzori, assalamu alaikum:ho letto il suo post intitolato "Attento, Kafir! Il prossimo blog potrebbe essere il tuo!" e, mi dispiace dirlo, sono perplessa difronte al tono di alcune sue affermazioni.Non entro nel merito degli insulti, che giustifico con il suo penoso passato, per il quale le esprimo la mia sentita solidarietà. Il nostrogruppo di lettura ha controllato i siti che lei ha segnalato nel suoscritto, così come decine di altri, e il management della IADLdeciderà nei prossimi giorni quali siano palesi cocchieri di odio razziale in generale, ed antislamici in particolare.Una volta accertato quali siano sensibili di trasmettere un'immagine falsata o negativa dell'Islam, o di altre religioni o minoranze arischio, allora i nostri avvocati scriveranno ai gestori dei siti inquestione per chiedere loro, gentilmente, di ravvedersi e direttificare, ove possibile, informazioni incomplete, incorrette ofalsate.Se questo non avvenisse, dopo un congruo periodo che in base alla Bassanini abbiamo individuato in 30 giorni, si chiederebbe a chi fornisce spazio ai diffusori di odio un incontro per discuteredell'opportunità di far aggiungere un disclaimer che certifichi ilsito come un sito che diffonde odio razziale dal quale loro stessi si dissociano.Nessuno intende chiudere la bocca, o inibire la tastiera, di chiunque.Quello che noi desideriamo è che nessuno si nasconda dietro la pretesadi "informare" per invece gettare le basi per la disinformazione, la persecuzione e l'annichilimento di milioni di persone, ree solo diappartenere ad una minoranza etnica o religiosa.È chiaro che di fronte ad un rifiuto in tal senso saremo costretti adadire la via del Tribunale, ma non è questo il nostro intento.Ciascuno di noi deve prendersi le responsabilità di ciò che scrive edi ciò che dice.Questa mia le giunge in privato, ma se lei ne ritenesse necessaria lapubblicazione, la prego di sentirsi autorizzata a farlo.Fi aman Allah, Halima Barre."
:: posted by il Castello @ 17:44 | go to "A proposito di islam" | Help |

nasce destra italiana

Oggi a Strasburgo è prevista la presentazione di un nuovo movimento,Destra Italiana, fondato da Alessandra Mussolini, Franz Turchi, Adriana Poli Bortone e Marcello Veneziani.
Per la Mussolini e Turchi parlano i cognomi, per la Poli Bortone i voti (70% alle comunali e 100.000 alle europee) e per Marcello Veneziani l'indubbia caratura intellettuale.
Non sembra essere un movimento estemporaneo questo, non come lo fu Alternativa Sociale.
I presupposti per creare qualcosa di ben radicato nello scenario della politica italiana sembrano esserci tutti.
Avranno un'evidente vocazione meridionalista e si posizioneranno a destra di An.
Già,AN.
Sta vivendo un travaglio interiore non da poco, con il vicepremier Fini ormai completamente scollegato dal partito. Prima la divergenza sul referendum (ma non era nulla di grave), poi le più pesanti accuse sull'astensionismo (queste si gravi, perchè dirette a gran parte di an, a partire dai colonnelli La Russa e Alemanno) e ora la richiesta di Publio Fiori di fare chiarezza.
Tra An e il mezzogiorno c'è un'emoraggia di voti nella Cdl che la nuova formazione può intercettare bene, fungendo da catalizzatrice di quella Destra Sociale sempre nervosa in questa legislatura.
Il tutto va condito,poi, con la benedizione del presidente Berlusconi (che non credo lo faccia all'insaputa di Fini).
Facendo fantapolitica la situazione è questa: in un momento in cui la Margherita perde petali c'era l'esigenza di intercettare i voti in uscita dei non-prodiani moderati. Forza Italia ha scarso appeal (hanno usato toni troppo accesi contro Berlusconi per poi diventarne compagni di partito), l'Udc sembra recalcitrante, la Lega non va nemmeno considerata e allora la soluzione è stata quella che abbiamo visto.
Fini fa il riformista laico ("svolta alla fiuggi" per dirla con Capezzone), probabilmente sarà il nuovo candidato premier (se non nel 2006,alla successiva tornata) e acquista fascino politico al centro.
Quel consenso che perde a destra la Cdl lo riacquista grazie al nuovo partito.Se facciamo due conti in termini di voti ci accorgiamo anche che,ora, i due schieramenti potrebbero essere vicinissimi.
http://freedomland.ilcannocchiale.it/
:: posted by il Castello @ 17:44 | go to "nasce destra italiana" | Help |


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