Taqiya, ovvero "la falsità legittima"
Notare come funziona benissimo con i babbei dei nostri politici.
Guerra santa: il tour italiano
E' possibile che uno dei più pericolosi predicatori dell'odio islamico contro l'Occidente e Israele, dopo aver incredibilmente ottenuto un regolare visto d'ingresso, diffonda i suoi veleni in pubbliche assemblee di militanti islamici indette in ben sei città, tra il silenzio e l'indifferenza del governo, dell'opposizione, della magistratura e dei mezzi d'informazione? Sì, in Italia. E' possibile che questa sconcertante campagna di indottrinamento allo scontro di religione e di civiltà possa essere stata promossa dall'organizzazione che controlla la gran parte delle moschee e viene accreditata da taluni come rappresentante dei musulmani? Sì, in Italia.
Dobbiamo ringraziare la coraggiosa collega Cristina Giudici del Foglio, che sabato scorso si è intrufolata tra i circa 600 partecipanti all' incontro con Wagdy Ghoneim, questo il nome del «professore», svoltosi al Palasesto di Sesto San Giovanni, gli uomini davanti e le donne dietro separate da un tendone. Ci ha così riferito della sua apologia del terrorismo suicida («Morire per una causa è importante, significa andare in Paradiso»), della sua negazione del diritto di Israele all'esistenza («Un nemico che non ha patria »), dei suoi anatemi contro l'integrazione in seno alla società italiana («il destino di tutti gli uomini è essere musulmani, altrimenti si diventa come gatti o topi»), contro l'emancipazione delle donne («il compito delle mogli è restare a casa e accudire i figli»).
Queste sono le fonti spirituali e ideali a cui si abbeverano i militanti dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), che ha ufficialmente invitato in Italia Ghoneim. E' il caso di dire che predicano bene e razzolano male.
Come è possibile che l'Ucoii annunci pubblicamente a luglio la sua condanna del terrorismo, per poi ad agosto sponsorizzare un apologeta del terrorismo e, infine, indire a settembre una manifestazione nazionale contro il terrorismo? Eppure, è possibile.
Semplicemente ricorrendo all'arte della taqiya, della dissimulazione, un precetto sciita fatto proprio dai Fratelli Musulmani a cui fanno riferimento sia l'Ucoii sia il loro mentore Ghoneim.
Questa dissimulazione ideologico- religiosa è stata impiegata recentemente dall'Ucoii per occultare la loro legittimazione del jihad, inteso come guerra santa, e per relativizzare il concetto e la condanna del terrorismo. Nella versione integrale della fatwa, responso giuridico islamico, emessa all'indomani delle stragi di Londra e Sharm el Sheikh, l'Ucoii affermò la legittimità del «Jihad fi sabilillah, sforzo sulla via di Dio, inteso anche come fisico, vuoi militare». Ebbene proprio la denuncia del Corriere indusse l'Ucoii a togliere i due paragrafi legittimanti il jihad dal testo consegnato alla stampa il 31 luglio scorso.
L'altro esempio di taqiya è nel paragrafo della fatwa relativo al terrorismo che viene condannato in quanto fitna, intesa come «eversione malefica», e quindi accomunato a «ogni forma di terrorismo, guerra civile e aggressione contro le creature innocenti». E' così che l'Ucoii, da un lato, mette sullo stesso piano gli attentati terroristici suicidi di Londra, le rappresaglie israeliane e le incursioni americane contro le basi di Al Qaeda, dall'altro considera legittima resistenza gli attentati suicidi che massacrano gli israeliani o gli occidentali in Iraq. Una dissimulazione che sottintende il doppio binario etico nella valutazione dello stesso terrorismo islamico a secondo dell'identità delle vittime.
Tutto ciò avviene in Italia. Alla luce del sole. Ma i più non vedono, non sentono, non parlano. E quando vedono, sentono, parlano finiscono per schierarsi dalla parte degli apologeti del jihad e dei praticanti della taqiya.
Magdi Allam
B16 riceve Oriana!
non si sarebbe dovuto sapere nulla. Invece ieri la notizia era su tutte le agenzie di stampa.
Le infinite stagioni dell'odio
Credo sia solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in una campagna d’odio che risale al primo dopoguerra e che ha visto, immarcescibili cattivi maestri, nei comunisti e nei loro odierni tristi epigoni di una sinistra italiana che è tutt’altro che normale.
La fine della seconda guerra mondiale con la sconfitta dell’Italia e della Germania per mano degli Alleati guidati dagli Stati Uniti, è stata trasformata in una storicamente inesistente vittoria di bande definite partigiane.
Nei periodi successivi alla liberazione ad opera degli Alleati queste bande si sono scatenate in vendette su un nemico già sconfitto, al di là di ogni legittimo e legale procedimento (eventuale) giudiziario e che ha avuto nella famigerata Piazzale Loreto la sua forma di maggiore abiezione morale, civile e politica.
Così ghettizzati i Fascisti, i comunisti, con il Fronte Popolare, pensavano di avere l’Italia in pugno e Togliatti poteva dichiarare che dopo il 18 aprile (1948) avrebbe preso a calci nel fondo schiena Alcide De Gasperi, aprendo la stagione dell’odio contro i democristiani.
Le cose andarono fortunatamente in modo diverso e Togliatti, complice di Stalin nello “far sparire” decine di Italiani rifugiatisi (che ironia !) nel paradiso rosso, fu costretto a rivedere le sue strategie.
Purtroppo la DC divora i suoi uomini migliori e le speranze dell’Italia.
De Gasperi fu presto ostaggio delle correnti democristiane che prima lo esautorarono e poi, morto, lo innalzarono tra gli Dei Lari del partito.
Ma le stagioni dell’odio non finirono lì.
Tambroni e Scelba ne fecero le spese (oltre a migliaia di cittadini danneggiati degli scioperi e dalle manifestazioni di piazza) così come accadde quando in Italia sbarcò il “68” , naturalmente in ritardo e con connotazioni che presto assunsero caratteristiche ideologiche e di parte, che affossarono, unitamente ai moti sindacali strumentalizzati dalla sinistra, la nostra economia.
E venne l’inciucio e la spesa pubblica senza limiti.
L’odio si spostò, complice la guerra in Vietnam, contro gli Americani, sempre veicolato dai cattivi maestri di matrice marxista.
Ma venne anche il 1989, con la caduta del muro e la successiva fine dell’Urss.
Fine dell’odio ?
Purtroppo no.
Quelli che sbagliarono con il patto Molotov-Ribbentrop.
Quelli che sbagliarono ( e pagarono) andando nel paradiso rosso di Stalin.
Quelli che sbagliarono nell’opporsi all’ingresso dell’Italia nella Nato.
Quelli che sbagliarono nell’opporsi all’installazione dei Pershing e dei Cruise.
Quelli che sbagliarono nel trasformare l’Italia in una economia assistita e clientelare.
Quelli hanno continuato a pontificare e individuato il loro nuovo nemico da odiare in Silvio Berlusconi che, come De Gasperi nel 1948, scese in campo e nel 1994 impedì la vittoria della “gioiosa macchina da guerra” messa in piedi dal nuovo segretario comunista Achille Occhetto.
E’ una campagna d’odio che continua tuttora e che non risparmia amici ed elettori della casa delle Libertà, creazione di Berlusconi.
E se si potrebbe forse dire che il manifestarsi delle idee con lo strumento mediato di internet (forum, blog) può ridurre il rischio di un ripetersi degli anni settanta con scontri di piazza, è altrettanto vero che parole come quelle espresse da un tal Gallo (che alcuni continuano ad onorare immeritatamente anteponendo al suo cognome il “don”) ad un convegno no global non fanno altro che incendiare gli animi, soprattutto di chi, vivendo ai margini della società, cerca ogni strada per sbarcare il lunario senza lavorare, ma parassitando il prossimo.
E allora la denuncia di Pseudosauro non fa che confermare la malattia italiana: una infinita stagione dell’odio promossa da chi, ideologicamente, è portatore solo di una cultura della morte e dell’oppressione, nonostante tutte le mani di vernice che si può dare.
Ed è naturale e giusto che chi è colpito dall’odio diffuso dai cattivi maestri, reagisca e si difenda, non siamo qui per interpretare la parte dell’agnello sacrificale.
Allora ci si può ragionevolmente domandare se, con questi presupposti, esista ancora quell’idem sentire che dovrebbe essere l’humus di una comunità statuale.
La sinistra è responsabile anche della disgregazione della nostra comunità nazionale, ferita a morte dalla sua predicazione d’odio, intollerante, oscurantista e razzista.
Allargare la CDL?
Il volto nudo della sinistra
Adesso possiamo, richiamandoci a Sherlock Holmes, dire: si tratta di censura rossa.
Se infatti un indizio è solo un indizio, due indizi sono solo due indizi, tre indizi sono una probabilità.
Dopo la scomparsa, nella notte tra il 24 e il 25 agosto (stessa tecnica usata da Amato nel 1992 per espropriarci dello 0,6 per mille dei nostri conti correnti) , di Blacknights e Mariniello.org , sempre nottetempo (tra il 25 e il 26 agosto) anche il blog del Castello è scomparso dagli elenchi di un aggregatore.
Liberi i gestori di blog news di scegliere i partecipanti, ma allora si chiamino blog left news, un modo più onesto per dichiarare la loro appartenenza.
E non cerchino foglie di fico, con un Centro Destra di comodo.
Ma la vicenda della scomparsa dei nostri blog assume anche una rilevanza politica.
Chi ha starnazzato contro le presunte censure di Berlusconi e la sua fantomatica occupazione dei mezzi di comunicazione di massa, adesso agisce esattamente come (nelle sue fantasie) imputa a Berlusconi di agire: censurando e tentando di frapporre ostacoli alla diffusione di idee.
Abbiamo scritto “tentando”, perché è un miserrimo tentativo destinato a fallire, è il tentativo di chi vuole vivere in un regime e in un mondo chiuso, senza avere la minima apertura mentale rispetto alle verità che opinioni diverse possono portare.
E abbiamo scritto “tentando” perché per 40 anni la sinistra ha cercato di far scomparire la Destra che ora è più forte e al Governo.
Il comportamento dei gestori di blog left news è anche una evidente autodenuncia sul reale dna della sinistra: intollerante, repressivo e oscurantista.
E sarebbe sufficiente riportare quanto comunicato in un commento nel blog di Tisbe :
“Se ti può far piacere. Se vi può far piacere. Sia il blog di mariniello che quello di monsoreau sono stati cancellati dall' aggregatore blog-news.net. Grideranno alla censura. Già lo so. Come altri già hanno fatto. Ma chi utilizza, legge blog-news.net sa che la censura non è proprio nel nostro stile. Ci si confronta, anche, sul concetto di democrazia, sui sistemi economici e sociali, sulla politica, quella vera. In modo rispettoso, intelligente, umano. Ma il rispetto delle idee ad ogni costo, per me, è un ipocrisia. Perchè si parli di rispetto è indispensabile che siano condivisi dei principi. Se qualcuno pensa di sostenere che un clandestino è un criminale, che la vita ed il diritto di un italiano vale di più di quella di un cittadino non italiano, se qualcuno intende sminuire l' orrore del concetto di colonialismo che lo faccia pure. Per quel che mi riguarda, io questi discorsi li rifiuto, sempre, da chiunque provengano. Il fascismo è stato solo merda. Punto. E su questo semplice concetto si basa la costituzione repubblicana. Se chi condivide questo censura, beh, allora si, io censuro, e sono orgoglioso di farlo.”
Uno “orgoglioso” di censurare non ha capito nulla della democrazia e della libertà, a maggior ragione se non ha neppure l’educazione di comunicarlo personalmente ai censurati.
Con siffatti individui non possiamo avere nulla a che spartire, ad eccezione, purtroppo, della comune cittadinanza Italiana.
Blog left news con la sua censura ha mostrato il volto nudo della sinistra che nessun lifting riuscirà mai a nascondere
E di questo dobbiamo ringraziarli, perché troppo spesso ci si dimentica cosa si nasconde dietro il doppio petto dei sinistri.
IL CINESINO SEDUTO A CAPO CHINO SULL’USCIO, SENZA NEPPURE UN CALZINO DA VENDERE di R.D.
Credo che per qualche mese sentiremo parlare molto dei beni cinesi bloccati nelle dogane europee.
La storia credo sia nota: a giugno sono stati fissati dei tetti alle importazioni di 10 categorie di prodotti tessili, ad oggi, fine agosto, 6 di questi tetti sono già stati raggiunti. Morale: le nuove importazioni vengono bloccate in dogana e restano a prendere muffa nei magazzini dei porti europei.
Il comune sentire dovrebbe dare una facile e scontata conseguenza: i cinesi hanno accettato delle regole, le hanno ignorate, il problema è solo e soltanto loro. Ci hanno provato, gli è andata male, la prossima volta saranno più furbi. Questa impostazione mi piace abbastanza, tanto più che il concetto di “regola”, in Cina, è diverso da quello presente nel mondo in cui il diritto romano ha avuto delle influenze: nella Cina la giustizia era infatti gestita dai mandarini i quali potevano decidere a loro insindacabile giudizio, senza nessun obbligo di equità. Leggi, regolamenti, regole, sono tutti concetti che a noi sembrano normali mentre a loro appaiono difficilmente comprensibili. Ma sono furbi e quindi potrebbero imparare dai loro errori. Peccato che, però, per pagare un errore serva percepirlo come qualcosa di dannoso, altrimenti perché badarci. Ora, come è possibile che le merci cinesi, bloccate nei porti, non siano un problema?
Il primo indizio che così non sia lo troviamo nella nutrita… e presumibilmente pasciuta… delegazione europea a Pechino che discute non si sa bene di cosa.
Premesso il fatto che il dialogo, qualunque sia l’argomento, può essere anche una buona cosa, una domanda sorge comunque spontanea: ma non eravamo noi italiani che facevamo le regole e poi cercavamo di scavalcarle? Perché Bruxelles, che dovrebbe essere una cosa seria, attua uno di quei comportamenti che tanto hanno contribuito all’europeismo degli italiani? Perché, credo che sia piuttosto evidente, l’europeismo tanto diffuso nel nostro paese è stato almeno in parte generato dalla speranza di essere governati da una classe politica migliore di quella “nostrana”.
Tra qualche giorno, se la storia continua, aspettiamoci le vibranti proteste di qualche politico che lamenterà la mancanza di rispetto per gli interessi delle nostre aziende a favore di quelle cinesi, descritte, se non come un nemico, certo come una minaccia. Il problema però non è così semplice: il nodo, se le cose sono come le conosco io, è che quelle merci ferme in dogana, non sono cinesi, meglio, non appartengono a cinesi.
L’inghippo è questo: l’immagine che viene pensando al blocco delle merci cinesi è quella del negozietto di quartiere cinese, con la sua brava lampada rossa accesa, e gli scaffali desolatamente vuoti perché la merce che aspettava è ferma nei magazzini del porto di Napoli. È un immagine romantica, viene da pensare al cinesino coi capelli tagliati “a scodella” seduto tristemente sullo scalino della porta e nessuno dentro che gli compra la merce.
È… sarebbe, un immagine pure soddisfacente, perché si vedrebbe colui che si dice abbia rovinato i commerci italiani triste e sconsolato. E’ una immagine che verrà a molti.
Ma è un immagine falsa. I negozietti cinesi sono, e credo resteranno, pieni fino al soffitto di merce e, sebbene tutti dicano di comprare dai cinesi, in realtà non è che ci sia la fila fuori. Ogni tanto, se qualcuno ha bisogno di qualcosa a poco prezzo, la compra.
I negozietti cinesi, poi, non hanno rovinato i commerci più di quanto i ristoranti cinesi non abbiano rovinato la cucina italiana: si sono collocati nella fascia bassa, quella dei negozi da poco. solo che lo hanno fatto nei quartieri in cui i negozi già lavoravano poco. che percentuale del commercio potranno aver assorbito? Non ho i dati, la sparo, il 3%? Esageriamo, il 10? Ok, ci sono, sono dei concorrenti, ma non sono la nostra rovina.
Ma allora, perché l’Europa si è scomodata a mandare qualcuno a Pechino? E non avrebbe dovuto essere Pechino a mandare qualcuno?
Il problema, e non ditemi di essere fissato, è la grande distribuzione: gli ordini delle merci sono stati fatti diversi mesi fa, se conosco i cinesi, le collezioni per questo autunno sono state ordinate almeno a febbraio, forse già lo scorso anno. Al momento dell’ordine deve essere stato, presumibilmente, pure versato un congruo anticipo, diciamo un 30%. Come dire che le aziende della grande distribuzione hanno iniziato a spendere ed a programmare in funzione dell’arrivo delle merci invece bloccate in dogana già da diversi mesi prima della decisione sul contingentamento delle importazioni.
Poi sono iniziati i ritardi fino a che, qualche settimana fa, i responsabili acquisti dalle varie catene hanno avuto la conferma: la merce è pronta, mandateci i soldi, oppure fateci una lettera di credito, e vi spediamo la merce. Così i negozi hanno pagato e la merce è stata spedita.
Nel frattempo le quote sono finite.
La situazione è questa: siamo a fine agosto: finiti i saldi si cambia la merce esposta nei negozi, oggi come oggi è difficile pensare che la si faccia arrivare con troppo anticipo, anzi, un responsabile della logistica appena decente cercherebbe di farla stare in magazzino il minor tempo possibile. Solo che, in mezzo, c’è stato l’accordo, ed ora, dove trovano la merce da vendere in autunno?
Prima o poi i vari correfour o coop la spunteranno. Le merci, magari in parte, magari in ritardo, ma verranno fatte entrare.
Ora la partita si gioca però sul quando: se si riesce ad aspettare ancora qualche tempo i negozianti avranno dei danni, questo magari vorrà dire qualche zerovirgola in meno di pil per il 2005, ma il prossimo anno ci staranno più attenti. Diversificheranno le fonti di approvvigionamento in modo da non rischiare più una cosa simile, forse, dico solo forse, compreranno qualcosina in Italia.
A lungo termine cosa ne verrà fuori?
Un po’ d’ossigeno per il commercio esterno ai centri commerciali ed alla grande distribuzione, quello che io considero migliore e più sano. Non credo che faranno perdere troppi soldi ai colossi, ma un problema dovrebbero darglielo. I cinesi? Impareranno ad aggirare l’embargo, ma i passaggi in più ridurranno la convenienza che si trova a comprare in un paese che vende prodotti finiti a prezzi inferiori a quelli della materia prima ( e se qualcuno non crede al dumping, beh, faccia pure, ma non sono con lui)
Altri paesi, come la Turchia, avranno qualche ordinativo in più, e questo mi va bene, perché dividendo gli ordini si spartisce meglio la ricchezza.
Solo una cosa: se la cosa sparisse dai giornali, se l’argomento fosse dimenticato, se, tra qualche settimana, ci fosse qualche cambiamento nella politica doganale europea, non prendetela coi paesi iperliberisti del nord Europa di cui tanto si blatera. Se vorrete vedere chi ha avuto la meglio, beh, andate alla coop più vicina. Immagino saranno felici. Non solo loro, ma non meno di altri.
Perché il commercio lo si fa tra diversi soggetti: non c’è solo la Cina che vende, c’è anche chi compra fregandosene di tutto pur di pagare due lire di meno. Le prossima volta che entrate in un centro commerciale e trovate una camicia a 5 euro, beh, considerate il fatto che il problema “Cina” è li, non nel negozietto che vende brutte magliette di fianco a pessime canne da pesca, telescopi dalla dubbia messa a fuoco e lucette per l’albero di natale.
Saluti
R.D.
Noi come i Re Magi: venimus adorare EIUM
Ho deciso di partire per Colonia il 2 aprile scorso, quando il nostro
caro >GPII, ci ha lasciati per ricongiungersi con il Signore. Questa
decisione è >stata per me come un atto dovuto ad un grande Papa, prodigatosi per noi giovani fino alla fine. Vorrei dare inizio al mio racconto partendo
>da una domanda che un sacerdote mi ha posto, durante la veglia di
sabato: >"sai difendere la tua fede?"
Spesso, infatti, ci diciamo cristiani, ma in >una società dove comunque prevale la cultura marxista e il consumismo, non lo siamo fino in fondo con coerenza. La fede è una e va difesa, contro ogni relativismo e contro TUTTI i falsi miti di questa
>società materialista. Difendere la fede significa ANCHE farlo
nell'ambito della nostra attività, con fermezza e chiarezza di idee, e il viaggio
verso Colonia, in questo senso,HA FUNTO Da testimonianza, facendo così comprendere> come noi cristiani vogliamo diffondere il messaggio evangelico NEL
MONDO, con entusiamo e con la volontà di dimostrare che la nostra fede è
sempre valida, ovunque e comunque senza se e senza ma. Il viaggio spirituale
per me è iniziato a Monaco, dove con i miei companeros, mi sono unito ad un numeroso gruppo di neocatecumenali statunitensi in un ballo tenutosi nella piazza centrale del capoluogo baverese; un ballo che ha attirato l'attenzione di un folto numero di
>curiosi. Poi; si sono avvicinati - IMPRUDENTI!!! - dei testimoni di
Geova: smontati punto per punto; sono stati costretti a scappare con la coda fra le gambe. ALL'USCITA dElla stazione di Colonia, l'atmosfera che si respirava era particolare, è il caso di dirlo: Colonia è stata colonizzata dai fedeli. Tra i vari bigliettini che mi sono stati distribuiti, uno in particolare (in Italiano!) mi ha colpito. C'era scritto: "sei un cristiano vero?" Ho subito ricollegato a quel motto
dei templari (non nobis Domine, sed nomini tuo da gloriam/ non a noi, o
Signore, ma al Tuo nome da’ gloria, che esprime l’aspirazione al retto
agire secondo la dottrina tradizionale)che invita a
testimoniare la propria fede ovunque .
Colonia è un luogo simbolico, la sua imponente cattedrale, infatti,
ospita i corpi dei re magi e capirete che partire per la GMG è stato un po'
come ripercorrere la strada che fecero a loro tempo Baldassarre, Gaspare e
Melchiorre, una strada che conduce alla verità.
Visitata velocemente Colonia, ci siamo incamminati verso MarienFeld,
l'enorme distesa dove si sarebbe svolta la gmg: 10km a piedi tra
bandiere di tutte le nazioni e canti, DI SOLITO, difficilI da sentire,
SPECIALMENTE per le strade. Arrivati e montate le tende, abbiamo atteso il Papa per
>iniziare la veglia. Il motivo conduttore del discorso del Papa sia
durante la veglia che durante la messa del 21 è stato che "le religioni fai
da te" non possono esserci e non possono essere volte ad uso
personale. ANCHE La Chiesa ha i suoi problemi, ma non si può prescindere da essa:
o si è nella Chiesa o non si è cristiani. Momento molto emozionante è stato
QUELLO IN CUI è stata benedetta la campana della cattedrale di Colonia
in onore di GiovanniPaolo. I rimandi a quest'ultimo da parte di Papa
Benedetto sono comunque stati diversi. Del resto "lui ci ha cercati, ora siamo
venuti e, per questo ci ha ringraziati". Quel giorno ho festeggiato il mio
compleanno.
Un 'ultima annotazione: l' organizzazione tedesca è stata inesistente:
treni bloccati, nessuna navetta, nessun servizio...tanto che siamo dovuti
partire con un giorno di ritardo. Penserò male, ma sembra ci sia stato
una sorta di boicottaggio da parte dei signori della SPD...quegli stessi
signori che non hanno voluto le radici cristiane nella carta
costituzionale d'Europa, una cartA che - evidentemente - non rispecchia l'idem
sentire di quei popoli d'Europa/Mondo che quel giorno sono stati lì.
Non Nobis
Domine!
Rinnovarsi o perire
Un paese in guerra evidenzia i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. La vittoria dipende dalla quantità e dalla qualità dei suoi punti di debolezza.
Nel nuovo concetto di guerra asimmetrica, le forze convenzionali hanno maggiori punti di debolezza, la sconfitta è solo una questione di tempo.
Le potenze occidentali sono rette da “REGIMI DEMOCRATICI”, con classi dirigenti formate spesso da “professionisti” della politica (senz’altra arte ne parte) che tendono a diventare oligarchie di potere che combattono tra loro usando tutti i mezzi, costituzionali e istituzionali.
Elite intellettuali decadenti e dal pensiero debole, cortigiani chiamati a difendere gli interessi delle oligarchie d’appartenenza.
Il popolo è tenuto in uno stato di assoluta ignoranza, usato unicamente per il profitto di pochi. Il cittadino trasformato in consumatore.
Questi regimi determinano una grave debolezza, e non hanno nessuna possibilità di sopravvivere ad una lunga e determinata guerra asimmetrica, verrebbero travolti ed imploderebbero, tutto andrebbe perduto.
Per affrontare e vincere le nuove sfide, le nuove guerre contro le forze del male, del terrore planetario, del capitalcomunismo (cina) e del nuovo schiavismo (cina), bisogna abbattere le oligarchie di potere, utilizzando le costituzioni e le istituzioni (basterebbe contestare il sistema fiscale per : iva, accise, ici, anticostituzionali all’art. 53 per incrinare lo stato centrale), abbandonare il feticcio del suffragio universale (oggi più del 50% degli aventi diritto non vota, annullando di fatto il concetto di maggioranza qualificata), rifondare una società democratica Ellenista costruita sulle teorie di Platone e Polibio, nello spirito di Licurgo e nel Diritto Canonico. Una società meritocratica fatta di classi sociali aperte (sistema delle corporazioni ?) che elegga un monarca a vita assoluto.
Solo così cambiando in maniera decisa il nostro sistema di vita e la nostra società si potrà sperare in una vittoria contro i nuovi barbari, altrimenti la sconfitta, la sottomissione, la scomparsa.
Pera e Tremonti:ecco il dopo Berlusconi
Celebri le ripetute ovazioni per Giulio Andreotti, ma tanti personaggi della nostra vita pubblica, ivi incluso il Premier Silvio Berlusconi, hanno avuto gli onori della ribalta.
Quasi sempre erano personaggi affermati che, dal palco di Rimini, ricevevano una sorta di consacrazione moderna.
Quest’anno gli onori della cronaca sono andati all’ex Premier spagnolo Josè Maria Aznar ma, soprattutto, a due esponenti della Maggioranza di Governo, così diversi, eppure così in sintonia: Marcello Pera, Presidente del Senato e Giulio Tremonti, Vicepresidente del Consiglio.
Uno, Marcello Pera, che ha svolto un intervento di alto profilo culturale, riprendendo temi da lui già affrontati, preoccupato di un imbastardimento della Civiltà che andrebbe di pari passo con l’oblio della nostra Storia e delle nostre Radici.
Un intervento che rappresenta il punto di collegamento tra laici (intesi nel senso di atei e agnostici) ma non laicisti (intesi nel senso di mangiapreti a prescindere) e tra credenti (intesi nel senso di Cristiani, ma anche Ebrei) ma non clericali (intesi come fondamentalisti religiosi).
L’altro, Giulio Tremonti, che, quasi in una sorta di staffetta, ha affrontato, con l’arguzia che gli è propria e con egual calore e profondità di analisi, i temi più strettamente di attualità politica, rilevando, tra l’altro, quanto sia singolare che la sinistra in Italia non riesca a proporre niente di più e di meglio di una minestra riscaldata, Prodi che già ha fallito in europa e ha servito l’Italia mollandoci quella grandissima sòla dell’euro.
Pera e Tremonti, dunque, l’afflato ideale che indica la direzione da seguire e la concretezza dell’economista in politica che ci dice come seguirla.
E in un momento in cui i “poteri forti” si affannano a riesumare il cadavere della Prima Repubblica per ritornare a privatizzare gli utili, socializzando (a carico di tutti noi) le perdite, da coprire immancabilmente con rottamazioni e clientelismi vari, inventandosi la favola del centro che sosterrebbe il libero mercato (quando furono proprio i governi consociativi con perno al centro a regalarci un debito pubblico, voragine senza fine) sfruttando le ambizioni di un ex giovane di belle speranze, salvato dall’oblio da Silvio Berlusconi, emerge nei fatti il dopo Berlusconi ideale: Marcello Pera e Giulio Tremonti.
La Cina: un concorrente sleale
Primo scenario, Ipotesi: non opporre dazi all'invasione delle merci cinesi. In tal caso l'economia europea continuerebbe nella sua fase di congiuntura, amplificata da sempre più ingenti perdite di posti di lavoro e scarsa competitività; in questo fosco quadro, solo i paesi in grado di investire le proprie risorse nel colosso asiatico potranno parzialmente beneficiare di un seppur sbilanciato rapporto di import-export. Questo schema, come ho appena affermato, è compatibile per alcuni paesi europei quali Francia, Germania ed Inghilterra che possiedono industrie multinazionali di grande spessore; a questo punto c'é però da chiedersi se gli interessi delle nazioni prive di multinazionali siano gli stessi di quelli dei paesi succitati. In particolare per il resto dell'Europa e per l'Italia le economie nazionali sono costituite in prevalenza dalla piccola-media industria avente potere di penetrazione e di impatto in quei mercati assolutamente insufficiente per una competizione equa. Risultato: Francia, Germania ed Inghilterra, seppur con grosse difficoltà, riuscirebbero a vendere le loro merci mentre gli altri 22 paesi arrancherebbero affannosamente. Ma c'é di più: poiché in Italia l'impennata dei prezzi causata dall' introduzione dell'euro si è fatta di gran lunga più consistente che altrove, i nostri consumatori nell'impietoso confronto con i rimanenti consumatori europei sarebbero portati più facilmente ad acquistare i prodotti low-cost provenienti dalla Cina, a spese, ovviamente, della nostra produzione interna. Nel meccanismo perverso facente capo a questa politica di deregulation adottata dalla Cina, si scorge però un germe pericoloso, una specie di contrappasso, una sorta di trappola "autoreferenziata" che potrebbe rappresentare per l'Europa un'ancora di salvataggio, anche se tale salvifico virus sarebbe comunque piuttosto incerto da "innestare" in termini politici e la cui efficacia potrebbe essere esizialmente distante in termini temporali. Questo freno, fatale alla forsennata espansione commerciale cinese, potrebbe cioé essere rappresentato dalla progressiva civilizzazione della Cina: nel caso in cui l'economia della Cina si potenziasse e gli operai vedessero la possibilità di migliorare il loro stato retributivo e sociale, potremmo assistere alla possibilità che essi si riuniscano in sindacati e che comincino a rivendicare uno stile di vita più "occidentale". Tale correzzione di rotta produrrebbe l'ovvio risultato di causare un incremento dei prezzi applicati ai prodotti, i quali potrebbero così risentire delle spese a favore dello stato sociale (pensioni, retribuzioni, sanità etc...). Questa ipotesi è però piuttosto aleatoria per due motivi: il primo fattore di incertezza sta nella linea politica del governo cinese. C'é da chiedersi se un governo comunista repressivo e dispotico come quello cinese sia disposto a fare concessioni e leggi ad hoc per la difesa degli operai o se magari non sia più probabile che avvenga che le ricchezze sia accumulino nelle casse statali e gli operai vengano trattati come sempre, ovvero come bestie. Attualmente è più probabile la seconda opzione, anche perché la Cina è troppo vasta per una sollevazione popolare e la casta militare è altrettanto influente quanto quella industriale. Tienanmen, d'altronde, insegna. Ammesso comunque che il governo "ceda" su diritti umani, riforme economiche, sociali, strutturali, politiche e quant'altro, il secondo fattore di dubbio è di ordine temporale. In quanto tempo la Cina sarebbe in grado di promulgare, ratificare ed attuare tali riforme ? Ricordo che la Cina è sempre stato un paese di stampo feudale e che da generazioni i suoi cittadini sono parte di un tessuto sociale piramidale che inculca nel loro stesso carattere quelle regole di sudditanza passiva contraddistinguenti le fascie medio-basse del paese, ovvero la stragrande maggioranza. Il problema allora si concretizza in un punto interrogativo di difficile prevedibilità: in quanto tempo la Cina riuscirebbe a completare quel cambio generazionale e culturale invocato dai pochi e più colti ragazzi della Tienanmen? Credo che a questa domanda si possa rispondere coniugando verbi al futuro anteriore, se non addirittura facendo abbondante uso di "se" e di "ma". Nel frattempo le grosse multinazionali evacuerebbero tutte in Cina, chiudendo il mercato asiatico alle altre aziende, radicandosi nel territorio ed escludendo a priori tutti i competitori, tra cui ovviamente le piccole e medie aziende italiane che di questo ne soffrirebbero assai. Nè si può invocare per le piccole aziende l'apertura dei mercati extracinesi lasciati vuoti dalle grandi aziende espatriate, in quanto i prodotti delle multinazionali estere "made in China" rientrerebbero dalla finestra sui nostri mercati. Certo, potremmo opporci cercando di migliorare la qualità dei nostri prodotti, ma la ricerca, lo sviluppo, la preparazione del personale e l'aggiornamento dei macchinari avrebbe un costo che si rifletterebbe direttamente sul prezzo delle nostre merci. Inoltre, ricordiamoci che nemmeno le multinazionali starebbero a guardare, perché il guadagno di cui beneficerebbero retribuendo l'operaio a due dollari giornalieri sarebbe così elevato da poter permettere ad esse margini d'investimento in ricerca ben superiori. E così saremmo al punto di partenza.
Secondo Scenario, Ipotesi: opporre dazi all'invasione delle merci cinesi. In questo caso potremmo reggere forse più a lungo ma alla distanza potremmo anche autoescluderci dal mercato futuro. La Cina senza Europa potrebbe infatti crescere benissimo, rivolgendosi ad altri partners ma specialmente potrebbe, come contromossa, applicare a sua volta dazi sulle nostre merci, escludendoci dal proprio mercato che si orienterebbe sempre di più verso competitori extraeuropei. Nel mondo, infatti, vi sono fior di paesi che non aspettano altro che l'Europa esca dai giochi economici per poter avere carta bianca. Siccome l'Europa a "25-3" non possiede né le tecnologie migliori né le aziende più solide (sono, ricordiamolo, quasi tutte statunitensi, giapponesi, canadesi, australiane e dei 3 paesi europei precedentemente citati, ovvero Inghilterra, Francia e Germania), anche in questo caso dobbiamo chiederci se i nostri interessi non siano troppo dissimili da quelli di tali nazioni. Dal momento che questi tre paesi europei non cercheranno ovviamente di autodanneggiarsi nei confronti delle esportazioni con la Cina, come tutte le nazioni industrializzate tenderanno a far prosperare le proprie industrie multinazionali (le uniche a poter reggere il confronto ed ad essere in un qualche modo "necessarie competitrici" nel paese asiatico): è lecito pertanto aspettarsi un'opposizione strenua del "fronte dei 3", che spingerebbero per mantenere lo status quo, contro gli altri 22 paesi i quali invece cercherebbero di imporre dazi. Una politica di chiusura verso la Cina mediante dazi, infatti, potrebbe dimostrarsi per la triade europea insostenibilmente perniciosa. Una multinazionale od una grande azienda, infatti, possiede maggiore forza e maggiore possibilità di penetrazione di quanta non ne abbia una piccola-media industria ma la sua fragilità intrinseca sta nel fatto che essa può prosperare fintanto che può contare su spazi di espansione e di aggressione del mercato. Un voto dei "3" favorevole ai dazi (e quindi allineato a quello dei rimanenti 22 paesi europei) rischierebbe di causare una controffensiva dei cinesi con pari dazi, facendo uscire dal mercato le multinazionali europee rispetto a quelle americane od asiatiche. La riprova del tentativo di rimanere agganciati al treno cinese a qualsiasi costo è la discussione sulla fine dell'embargo di armi. Contrariamente a quanto i sinistri affermano, l'Europa non è né virtuosa né integerrima (ricordate i carmi dedicati a Zapatero, Chirac e Schroeder che li glorificavano come difesori della legalità e della pace ?); i valori del Vecchio Continente al contrario, dipendono, come per tutti gli altri paesi del globo, dagli interessi in gioco. L'evidenza infatti mostra che i paesi europei dall'economia più prospera stanno spingendo l'Europa a ritirare l'embargo sulla vendita di armi nei confronti di un paese come Cina, che di fatto è dittatoriale e che fa pagare la pallottola alla famiglia del condannato a morte, il tutto senza che nessun pacifista si scandalizzi. In questo quadro, quindi, suonerebbe alquanto strano che la triade rischiasse una battaglia economica contro la Cina solo per un principio di fratellanza universale, tantopiù sarebbe innaturale che la stessa triade ottemperasse alla volontà di contrapporre dazi per aiutare i rimanenti paesi europei a vendere i propri prodotti. D'altronde, la contrarietà del popolo francese alla firma della costituzione europea è un sintomo evidente di tale malessere.
Soluzioni da adottare:
Innanzitutto occorre operare controlli obbligatori di qualità sulle merci provenienti dalla Cina: molte di esse sono contraffatte (e quindi sequestrabili). Poiché nessun paese ama veder copiati i copyright delle proprie aziende (nemmeno gli Usa, Francia, Germania e Giappone), la permanenza nel WTO da parte della Cina in tal caso potrebbe essere comopromessa piuttosto pesantemente.
In secondo luogo molte merci cinesi sono assemblate o costruite con materiali tossici e/o pericolosi (vernici, componenti di scarsa qualità, coloranti etc...). Occorrerebbe quindi partire dal concetto che l'importazione di tali prodotti dev'essere illegale. Nessun governo al mondo, in tal caso, potrebbe reagire con controdazi ad una esclusione dal nostro mercato di merci pericolose per la salute, nemmeno quello cinese. Inoltre nella totalità dei paesi sensibili alle più elementari norme sanitarie si creerebbe un effetto domino, per cui sempre più nazioni si uniformerebbero a questo princìpio costringendo la Cina a produrre meglio (e quindi con più costi).
Ma l'ultima e più importante azione dissuasiva potrebbe essere la promulgazione di una legge specifica come il TRADE REFORM ACT. Una tale legge certamente metterebbe ordine nel ginepraio delle importazioni dalla Cina purché attuata in tempi brevi, prima cioé che le multinazionali e le aziende asiatiche raggiungano un livello di qualità paragonabile a quello dei nostri prodotti .Il T.R.A. potrebbe prevedere infatti che "qualunque merce importata nel paese debba essere necessariamente in possesso dei requisiti di qualità vigenti nel paese stesso". Se la Cina, dopo essere stata approvata una simile legge da parte dell'Europa, reagisse applicando un analogo T.R.A. all'interno del paese nel tentativo di far andare fuori mercato le merci europee in importazione, ne uscirebbe invece con le ossa rotte in quanto le merci prodotte nel mercato interno risulterebbero di qualità inferiore a quelle extracinesi. In questo caso la standardizzazione di qualità avverrebbe quindi verso l'alto, con il pericolo per Pechino di vedere la legge ritorcersi contro la propria economia interna considerando il fatto che in base ad un'analoga legge molte delle proprie merci non potrebbero circolare nella stessa Cina in quanto prive dei requisiti di qualità posseduti invece dai prodotti d'importazione. Nel caso invece in cui la Cina decidesse di non applicare una analogo T.R.A., lasciando entrare merci di qualità inferiore, verrebbero favorite le nostre piccole aziende, le quali potrebbero vendere ugualmente tirando una boccata d'aria sulle spese per la ricerca. Ma una legge come il T.R.A. avrebbe le implicazioni maggiori nei benefici che si potrebbero ricavare dal freno alle importazioni.
Questa legge infatti, presenterebbe un duplice vantaggio: le nostre merci (quelle di tutta l'Europa a 25) potrebbero essere tranquillamente vendute in Cina: le multinazionali potrebbero comunque conquistare i mercati cinesi perché in grado di adeguarsi alle le richieste di qualità e per quanto concerne le piccole - medie imprese, invece, si potrebbe puntare al target della grande massa (quella più povera), realizzando prodotti magari di inferiore valore aggiunto rispetto a quelli delle multinazionali ma qualitativamente sufficienti per superare il filtro del T.R.A. cinese. Questa situazione potrebbe protrarsi in modo da dare il tempo alle aziende medio-piccole di reinvestire, crescere e penetrare meglio nel mercato asiatico, permettendo loro di crescere.
Ma non è tutto: bisogna considerare un terzo beneficio derivante dall'applicazione di questa legge. Una volta inibita la Cina ad esportare in Europa i suoi prodotti, essa sarebbe costretta ad indirizzarli verso altri mercati (U.S.A. e Giappone) suscitando in tali nazioni le stesse problematiche e spingendoli anch'essi verso una forma di protezionismo intelligente come il T.R.A. innescando una reazione a catena che impedirebbe alla Cina di aggredire il mercato giocando fuori dalle regole.
E questo sarebbe esattamente ciò che vogliamo ottenere.
Defendit Numerus
I riferimenti sinistri...

Segnali CHIARI dal passato prossimo
Pregasi osservare e ponderare sulla data.
Francia musulmana
di Daniel Pipes
Middle East Forum Wire
1 ottobre 1995
Pezzo in lingua originale inglese: Muslim France
Con otto attentati dinamitardi o tentativi di attentati in tre mesi, la Francia è sconvolta dai problemi del terrorismo, riguardanti l'Islam fondamentalista e l'Algeria. Nel corso di un mio recente viaggio in Francia, trascorrendo del tempo a Parigi e in Costa Azzurra, ho avuto l'opportunità di concentrare l'attenzione sull'aspetto mediorientale della vita francese. Ciò che sta accadendo in questo paese probabilmente sorprenderà la maggior parte degli americani.
I problemi. Con una popolazione composta da oltre tre milioni di musulmani, metà dei quali in possesso di cittadinanza, la Francia vantala più vasta presenza islamica rispetto a tutti i paesi dell'Europa occidentale, sia in termini assoluti che relativi. Di questa cifra,circa il 90% sono di origine nord-africana (in particolar modoprovenienti dall'Algeria, seguita dal Marocco e dalla Tunisia).Inoltre, la Francia soffre di diversi problemi particolarmente gravi.
(1)I musulmani vivono perlopiù in quelli che i francesi definiscono "i sobborghi dell'Islam". In parte, ciò riflette una differenza tipicamente europea rispetto agli Stati Uniti: se oltreoceano le classi medie e benestanti abbandonano di fatto la città per le periferie (onde disporre di più spazi), in Francia e nella maggior dell'Europa, le classi agiate risiedono in città (giacché preferiscono viaggiare meno).E così gli immigranti e i meno abbienti sono relegati a vivere nei desolati "sobborghi" alla periferia delle città.
In particolar modo nel caso francese, i musulmani tendono a vivere isolati dagli altri,creandosi una loro sottocultura e dei risentimenti.
(2) Imusulmani si dedicano in modo sproporzionato alle attività criminali e in particolar modo a quelle di natura violenta. Ad esempio, le bande formate da giovani musulmani, simili a quelle americane che imperversano nei centri delle città, come le loro controparti vanno a sbattere con una macchina rubata contro le vetrine di un negozio dilusso, spingono di lato lo sconcertato esercente e scappano con il bottino. Si è giunti al punto che gli arabi incutono timore ai francesi senza uno specifico motivo. Ad esempio, la famiglia che mi ha ospitato in Costa Azzurra ha tre giardinieri: Nabil, Ali e Mustafa. Malgrado uno dei tre sia un incompetente, i padroni di casa non osano licenziarlo,per paura di ritorsioni. In altre parole,dietro l'idilliaca apparenza della Costa Azzurra si celano delle grandi paure.
(3) Il terrorismo perpetrato dai musulmani è più frequente di qualsiasi altro luogo. Nel 1986, ebbe luogo una massiccia ondata di violenza; un'altra è avvenuta negli ultimi tre mesi cona ttacchi contro un'affollata stazione metropolitana e contro una scuola ebraica. Il terrorismo non solo ha indotto ad una imponente caccia all'uomo (che ha portato a un conflitto a fuoco e all'uccisione delpresunto perpetratore a capo dell'attacco) ma a prender e una marea di misure di sicurezza. In tutta Parigi sono stati apposti i sigilli aibidoni dell'immondizia (per evitare che siano utilizzati come contenitori di bombe) e i viaggiatori aerei devono incorrere in una sfilza di ostacoli fisici e burocratici. La polizia regola i conti all'impronta per strada, provocando problemi di traffico. Di fatto,ogni persona con cui ho parlato conviene che la popolazione francese,notoriamente irascibile all'intervento delle forze dell'ordine, abbia accettato di buon grado questi inconvenienti. Il che induce ulteriormente i francesi a pensare che il paese debba tutelarsi.
Ilfuturo del Paese. Dietro questi specifici problemi, alcuni francesi ritengono che la reale natura del loro paese sia in gioco. Un importante giornalista parigino mi ha detto che nel corso del prossimo secolo la Francia potrebbe trasformarsi in un paese arabo e musulmano. Come può succedere questo? Egli mi ha indicato due principali tendenze :una demografica e l'altra di natura politica. I francesi, come quasitutti i popoli moderni, non incrementano il loro tasso di natalità a differenza dei loro vicini nordafricani, che hanno la più alta percentuale di nascite al mondo. L'uomo asserisce che nel corso degli anni i nordafricani, colmeranno ineluttabilmente il vuoto esistente inFrancia.
In secondo luogo, c'è un problema di volontà. Da paese post-cristiano, il giornalista ritiene che i francesi non desiderino resistere alla forte volontà degli immigranti musulmani. Se questi ultimi aumenteranno di numero e si raffineranno, vi sarà una reale possibilità che la civiltà francese si prosciugherà e che il paese cambierà radicalmente il suo corso.
Ho confrontato questa stupefacente predizione con altre e ho trovato che se nessuna di esse è così dura come quella elaborata dal giornalista, non ce n'è nemmeno una che dissenta interamente da ciò. Piuttosto, sembra esistere un vasto consenso riguardo al fatto che se qualcosa non cambierà, la storica popolazione francese alla lunga non sarà in grado di controllare gli immigranti. Inutile a dirsi che questa prospettiva inquieterà molto più che qualche francese.
Gli stolti riappaiono sempre
Ma Lei, la "strimpellatrice buona.
Poi qualcuno mi spiegerà perché ogni imbecille schitarrante diviene una icona di sinista.
IRAQ: CONTRO LA GUERRA ANCHE JOAN BAEZ DAVANTI A RANCH DI BUSH
(AGI/REUTERS)- Crawford (Texas, Usa), 22 ago. -
Anche Joan Baez, la leggenda del folk, si e' unita alle famiglie dei soldati statunitensi in Iraq, accampate a ridosso della fattoria del presidenteGeorge W. Bush, aCrawford, in Texas, per dire basta alla guerra. Sono alcune centinaia i manifestanti, ma la pressione continua a crescere eJoan Baez li ha incoraggiati. "Quando partecipai alla prima marciacontro la guerra in Vietnam eravamo una decina. A confronto diquell'esperienza questa e'una manifestazione gigantesca ", ha dettol'artista incontrando un gruppo di madri che hanno perso i loro figliin Iraq o che li hanno ancora laggiu'.
Molti sono accampatisotto una grande tenda bianca su un terreno tenuto a pascolo, messo adisposizione da un latifondista locale, adiacente alla tenuta di Bush.E' il nuovo accampamento dove si sono trasferiti i sostenitori di CindySheenan, madre del soldato Casey ucciso in Iraq.
"Credo che pochisiano disposti a porsi la domanda di fondo -'mio figlio e' mortoinutilmente?', perche' la rispostasarebbe spaventosa", ha dettol'artista. (AGI) Ral (Segue) 221428 AGO05 .
221532 AGO 05
Chissà se un reduce del Vietnam le sputerà addosso come alla Fonda.
Spero vivamente che succeda.
No Comment
E' ormai regola certa "se i sinistri starnazzano siamo di fronte alla VERITA'"
Tratto dal "prono" Repubblica
31 Agosto 2004
"Non c´è nessuno scontro di civiltà ma con Bush sarà guerra infinita".
Alessandro Longo intervista Massimo Cacciari su "La Repubblica" del 31.08.2004
A Massimo Cacciari non piacciono le tesi «apocalittiche» di MarcelloPera. Nella sua intervista a"Repubblica", il presidente del Senato introduce un elemento di forte allarmismo: «I fondamentalisti vogliono distruggerel´Occidente,dobbiamo fermarli». Questo pensa Pera, ma nonè certo l´approccio di Cacciari che liquida senza sfumature: «Uno scontro tra civiltà? Tutte balle».
Cacciari allora non siamo alle Crociate?
«Guardi,trovo semplicemente ridicolo pensare che ci sia un piano elaborato per attaccare l´Occidente,una sorta di progetto di Nuovo Califfato.Pera riecheggia la tesi di Samue lHuntington sullo scontro tra civiltà mamentre Huntington è uno storico competente e si inoltra a ragionare sulle cause, il Presidente del Senato banalizza. Qual e Islam conosce? Che libri ha letto? Parla dei sunniti? E quali? O degli Sciiti ?Equali? Qui non c´entrano Dio e le civiltà, non sfioriamo la barzelletta. Dall´assedio di Vienna in poi, non è mai esistito alcun piano di una potenza islamica. Il problema vero è unaltro».
Quale?
«Ilproblema è che siamo in rotta di collisione.Questo terrorismo,che andrebbe analizzato fuori da categorie senza senso(???????), rappresenta una minaccia straordinaria. Ci sono forze in gioco poderose che mirano adestabilizzare gli equilibri mediorientali, a trascinare nelgorgo i Paesi arabi moderati e questo è un rischio che non possiamo correre"noi dell´Occidente", tanto per usare terminologie di altri. Nonpossiamo fare gli struzzi, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità perché questo terrorismo vuol fare terra bruciata,radicalizzare lo scontro».
Pera non a caso propone un patto di solidarietà occidentale.
«Pera è peggio di Lapalisse. Cosa vuol dire? Che se Bush decide di usare l´atomica dobbiamo andargli dietro?».
Quindi l´idea del patto non va bene?
«Sì,ma bisogna vedere quale politica contro il terrorismo sta dietro ilpatto.Pera è d´accordo con Bush? E´ l´occupazione che vuole? Pensa forse che Kerry o Chirac non siano contro il terrorismo solo perché non seguono Bush? La verità è che l´attuale amministrazione americana agisce in maniera controproducente,alimentando il terrorismo. E´ come un chirurgo pazzo che opera disseminando metastasi».
Il presidente del Senato richiama all´unità maggioranza e opposizione nel nostro Paese, evoca, come modello, i tempi delle Br.
«Cosa c´entrano le Br?Quelli erano fatti nostri, infraoccidentali, al cento per cento.Comunque è vero che ci vorrebbe unità ma le divisioni sono di sostanza.Bush haimpresso una trasformazione autentica,direi rivoluzionaria, ilprincipio della guerra preventiva travolge i paletti della destra di Reagan e Bush senior. Se dobbiamo fare un patto sulla base di questa politica avremo una guerra infinita. Il tempio di Giano non chiuderà maile porte. Dopo l´Iraq ci sarà la Siria, l´Iran...».
Serve l´Onu, serve l´Europa, lo afferma anche il presidente del Senato.
«Sono d´accordo.Senza le truppe Onu non si costruisce la pace, solo le Nazioni Unite, riformate, possono avere la giusta autorevolezza ed è per questo che senza Onu non possiamo restare in Iraq».
E l´Europa? Pera parla di incertezze, di furbizie di alcuni leader europei.
«Ha ragione,l´amletismo europeo non è una novità. Per ora l´Europa è ununknown political object,un oggetto politico sconosciuto. Ma vorrei domandare al presidente Pera:che cosa hanno fatto lui, Berlusconi, e tutta la destra italiana,per trasformare l´Europa in un soggetto politico? Hanno lavorato per una politica comune che veda un´Europa forte dialogante con gli amiciamericani? Non prendiamoci in giro...».
I cattolici:il presidente del Senato ne salva pochi. La gran parte del clero viene accusata di essere troppo silente o di partecipare alle marce per lapace.
«Questo è fondamentalismo laicista, pensiero unico striminzito.Cosa deve fare la Chiesa? Marciare per la guerra? Che cosa vuole la destra, che il Papa diventi laico-massone? In realtà la Chiesa difende i suoi valori, che non sono quelli di Pera. Basti pensare alla battaglia che ha fatto perché fosse introdotto nella Costituzione europea il concetto di identità cristiana. No, non si può dare lezioncine al Papa».
Mia conclusione,
Se NON é terrorismo religioso Islamico, che terrorismo é?.
Il Cacciari NON ce lo dice.
Dallo scritto deduco che la Chiesa vuole introdurre le Radici Cristiane per ribadire il concetto di Tolleranza.
Che schifosa manipolazione strumentale da chi si rifiuta di riconoscere queste radici.
Insomma, la solita aria spocchiosa fritta, senza soluzioni ma con "velati accenni" di chissà quale "complotto alla Spectre che vede i "poveri musulmanini" come "capro espiatorio sacrificale".
Il problema ha colto di sorpresa e la prima risposta fu quella di aprire indiscriminatamente le porte.
Le leggi Martelli e Turco-Napolitano hanno solo reso lecito l’ingresso, ma non l’hanno regolato.
Questo è il risultato di un duplice perverso ragionamento sinistro.
Da un lato un residuato del comunismo leninista, per cui si vedevano negli immigrati del terzo mondo dei diseredati, resi miserabili dal Colonialismo (che loro vedono in termini negativi) e dal Capitalismo (una sorta di demone che ha avuto il torto di sopravvivere e sconfiggere il comunismo).
Dall’altro l’intendimento fraudolento di creare un nuovo proletariato da plasmare e da utilizzare nella battaglia politica interna.
Con la miopia che è propria della grande impresa italiana, anche industriali hanno accolto con piacere questa nuova mano d’opera a bassissimo prezzo, guardando all’utile immediato, senza considerare gli squilibri che avrebbe creato.
Solo con il Governo Berlusconi e la legge Bossi-Fini si è invertita la marcia.
Non che la Bossi-Fini sia risolutiva, ma si è cominciato a far rispettare le quote di ingresso e adottare provvedimenti per l’ immediata espulsione degli illegali, anche se con pesanti ostruzionismi da parte di una magistratura schierata sulle posizioni sinistre.
Il terrorismo musulmano ha aggravato il problema degli illegali e anche dei legalizzati, soprattutto dopo il 7 luglio 2005, quando a Londra un gruppo di cittadini britannici di origini pakistane e religione musulmana, si sono suicidati pur di portare terrore e morte.
Le politiche dell’accoglienza, le politiche della multiculturalità, multietnicità, hanno così evidenziato i loro limiti, anzi la loro dannosità.
L’Italia, la Gran Bretagna, le altre nazioni d’europa non sono territorio vergine e libero, come potevano essere l’America e l’Australia, tali da poter accogliere nuove popolazioni.
Chi arriva deve, ha l’obbligo, di integrarsi nel tessuto millenario di una Civiltà che è riuscita ad emergere come la Civiltà, dando più benessere di ogni altro modello di sviluppo, al maggior numero di persone.
E qui che si innesta l’intervento, attualissimo, ancorché scritto 5 anni fa, del cardinal Biffi.
Se noi abbiamo (o riteniamo di avere) bisogno degli immigrati, ne abbiamo però bisogno in numero limitato, diffuso sul territorio nazionale, su un territorio che è già densamente popolato e con le sue tradizioni, usi e costumi.
Un territorio ed una popolazione che ha ogni diritto a sentirsi sicuri e a mantenere le proprie abitudini.
Quindi l’immigrato deve essere quanto più assimilabile alla popolazione locale.
E’ quel che diceva il Cardinale Biffi:
“Una consistente immissione di stranieri nella nostra penisola è accettabile e può riuscire anche benefica, purché ci si preoccupi seriamente di salvaguardare la fisionomia propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto.”
Ma il Cardinale non si fermava qui. Aggiungeva:
“A questo fine, le concrete condizioni di partenza degli immigrati non sono ugualmente propizie; e le autorità non dovrebbero trascurare questo dato della questione. In una prospettiva realistica, andrebbero preferite (a parità di condizioni, soprattutto per quel che si riferisce all'onestà delle intenzioni e al corretto comportamento) le popolazioni cattoliche o almeno cristiane, alle quali l'inserimento risulta enormemente agevolato (per esempio i latino-americani, i filippini, gli eritrei, i provenienti da molti paesi dell'Est Europa, eccetera); poi gli asiatici (come i cinesi e i coreani), che hanno dimostrato di sapersi integrare con buona facilità, pur conservando i tratti distintivi della loro cultura. Questa linea di condotta - essendo "laicamente" motivata - non dovrebbe lasciarsi condizionare o disanimare nemmeno dalle possibili critiche sollevate dall'ambiente ecclesiastico o dalle organizzazioni cattoliche. Come si vede, si propone qui semplicemente il "criterio dell'inserimento più agevole e meno costoso": un criterio totalmente ed esplicitamente "laico", a proposito del quale evocare gli spettri del razzismo, della xenofobìa, della discriminazione religiosa, dell'ingerenza clericale e perfino della violazione della Costituzione, sarebbe un malinteso davvero mirabile e singolare; il quale, se effettivamente si verificasse, ci insinuerebbe qualche dubbio sulla perspicacia degli opinionisti e dei politici italiani."
E già 5 anni fa il Cardinale Biffi aveva lanciato un sicuro avvertimento sui musulmani, perché:
“Gli islamici - nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione - vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra "umanità", individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più "laicamente" irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente "diversi", in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.”
E parlava anche del “principio di reciprocità”, spesso deriso dalle anime belle della sinistra:
“Per quanto possa apparire estraneo alla nostra mentalità e persino paradossale, il solo modo efficace e non velleitario di promuovere il "principio di reciprocità" da parte di uno Stato davvero "laico" e davvero interessato alla diffusione delle libertà umane, sarebbe quello di consentire in Italia per i musulmani, sul piano delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente consentito per gli altri.”
Le persone assennate, già 5 anni fa erano in grado di individuare il problema e fornire una soluzione che, sicuramente “politicamente scorretta” secondo i parametri sinistri, è, invece, la più rispettosa dei canoni di democrazia e libertà e delle nostre radici culturali e storiche.
Selezionare l’immigrazione, quindi, in modo preciso e senza lasciarsi prendere da ingiustificati masochismi.
Affermando il nostro diritto a sviluppare al meglio la nostra Civiltà, che è diventata la Civiltà, in continuità ideale e sostanziale con la nostra Storia, di cui non c’è nulla di cui chiedere scusa, anzi !, la nostra Tradizione e la nostra Cultura.
Le quote vanno bene, ma vanno ancora meglio se si applicano ad esse i principi enunciati dal cardinale Biffi, compilando le liste con immigrati a noi simili o assimilabili, che possano meglio e vogliano integrarsi nella nostra comunità nazionale.
Nel contempo il controllo su chi già è legalmente sul nostro territorio dovrà coniugarsi con una politica di espulsione che non preveda alcun passaggio burocratico: rimandato a casa per il solo fatto di essere entrato illegalmente ed espulsione immediata dei legalizzati che delinquono.
E possibilmente anche con un respingimento attivo all’australiana dei barconi di illegali.
Ricordando, a chi finge di scandalizzarsi per tali provvedimenti, che il medico pietoso uccide il malato.
Liberarsi dei burocrati dirigisti di Bruxelles
Con l’euro di Prodi e Ciampi ed il conseguente impoverimento dei cittadini di tutta l’europa, ma solo di quella che ha adottato l’euro, ci si è cominciati ad interrogare su questa costruzione centralista che non solo succhia risorse, ma fa anche perdere valore ai nostri risparmi ed ai nostri redditi, senza dare in cambio nient’altro che direttive, burocrazia e sovrastrutture che duplicano quelle nazionali.
La prima risposta è arrivata da Francia e Olanda, due dei paesi fondatori del vecchio MEC, con la bocciatura di una impossibile costituzione europea: un mattone di cinquecento pagine a quasi altrettanti articoli.
Poi è arrivato il terrorismo a Londra e la revoca di Schengen da parte della Francia.
Prima era venuto il dissidio sulla liberazione dell’Iraq che ha reso impossibile una politica estera comune.
In autunno si concretizzerà una spaccatura tra la Germania (sostenuta dalla Francia) da una parte e l’Italia ( e le altre nazioni d’europa) dall’altra sulla riforma onu.
Con la Germania che aspira ad un seggio in proprio nel Consiglio di Sicurezza, sostenuta dalla Francia e con la benevola astensione della Gran Bretagna: Francia e Gran Bretagna che vedono come il fumo negli occhi l’ipotesi di un seggio per l’europa che azzererebbe la loro presenza.
Insomma, l’unione europea è “unione” solo quando si affronta il problema della lunghezza dei cetrioli e l’aumento degli stipendi degli eurocrati, ma crolla miseramente quando si arriva a questioni di rilievo.
Francia e Germania che si vantano di essere gli alfieri dell’unione, la vedono esclusivamente finalizzata ai loro interessi (agricoli, sovvenzioni e di politica internazionale), cosa che non può essere accettata dalla Gran Bretagna e dall’Italia di Berlusconi che dal 2001 è riuscita a riconquistare “un posto al sole” senza dover essere caudataria di Parigi e Berlino, come l’avevano ridotta i governi di sinistra.
L’unione europea è diventata, di nome e di fatto, una tassa.
Come liberarsene ?
Almeno tre sono le strade che si possono intraprendere.
La strada “istituzionale”.
Come è stata costruita così verrà seppellita.
Una serie costante di trattative e di trattati che, modificando gradualmente Maastricht, riportino l’europa ad essere quella che doveva essere: un grande, libero mercato regionale, inquadrato in un sistema politico democratico che ha altre gambe nell’America del Nord, nel Giappone (e le tigri asiatiche) e in Oceania.
In attesa dell’America Latina e delle altre nazioni che, poco alla volta, entrano nel meccanismo della democrazia e del benessere.
Ma è una strada lunga che non ci tutela da iniziative unilaterali di stati che, come la Svezia, concedono con troppa facilità la propria cittadinanza a individui la cui estrazione culturale è profondamente contrastante con quella dello stato in cui vanno a vivere.
La strada “dirompente”.
Una votazione del parlamento italiano che riaffermi e riprenda la piena sovranità legislativa e di battere moneta.
Sarebbe una soluzione traumatica.
Foriera di profonde spaccature all’interno stesso della nazione italiana.
Avrebbe un immediato impatto negativo per le reazioni degli altri partners che potrebbe essere riassorbito solo ne tempo, quando si saranno costruiti legami solidi con nazioni extraeuropee o con quelle nazioni d’europa che seguissero il nostro esempio.
La strada “binaria”.
E’ la strada che personalmente ritengo la più opportuna.
Affiancare all’euro il corso legale della lira che la nostra zecca potrà tornare a coniare e il poligrafico a stampare.
Utilizzare tutte le opportunità concesse dai vigenti trattati internazionali per dare immediata esecuzione a provvedimenti che ci tutelino meglio dal pericolo terrorista:
- sospendere Schengen come ha fatto la Francia
- seguire Tony Blair nei provvedimenti antiterrorismo
- rendere immediata l’espulsione degli illegali trattandola come provvedimento amministrativo sottratto alla competenza della magistratura e affidato alle prefetture
- inasprire i controlli alle frontiere, oltre la revoca di Schengen
- rendere più difficile la concessione della cittadinanza italiana
- legare la concessione e la costruzione di moschee, macellerie islamiche, centri studio musulmani, alla reciprocità nei paesi musulmani per la costruzione di chiese, apertura di pub e birrerie, apertura di centri per la diffusione degli usi e costumi occidentali.
Esercitare in piena autonomia la politica finanziaria e attuare le riforme necessarie, legandole a quello che è l’interesse nazionale anche se confliggessero con le direttive europee.
E, contemporaneamente, attivare una offensiva diplomatica che tenda alla revisione dei trattati.
Sanzioni ?
Ma quali sanzioni possono infliggerci se non hanno gli strumenti per imporle ?
Ci multano ?
Prima bisogna vedere se riescono a mettersi d’accordo e poi noi non paghiamo (veggasi mancanza di sanzioni).
Il nostro esempio trascinerà, con i fatti, altre nazioni interessate ad un libero mercato regionale, ma non alla rinuncia all’ indipendenza e alla sovranità nazionale, sulla nostra stessa strada e, da subito, avremo nella Gran Bretagna un valido partner.
Potremo liberarci dell’euro di Prodi e Ciampi e dell’asfissiante dirigismo dei burocrati di Bruxelles, vivendo liberi, felici e indipendenti.
Con un tempismo encomiabile, Luca Cordero di Montezemolo, l'uomo con più presidenze in Italia, è salito sul carro degli anti Fazio, fiutando presumibilmente l'imminente fine del Governatore ferito a morte dalla diffusione delle intercettazioni telefoniche.
Dopo un silenzio durato un mese, il Presidentissimo ha dichiarato: Fazio si doveva dimettere per far riacquistare credibilità al sistema Italia.
E per la credibilità infranta da una magistratura così incontinente da non riuscire a tenere segreti, neppure i palpiti amorosi di una coppia di novelli sposi ?
Perchè non chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Carlo Azeglio Ciampi ?
E per la credibilità infranta da una opposizione che da 4 anni non fa altro che preannunciare catastrofi che allontanano investitori dall'Italia o che si esprime sulle nostre truppe in Iraq negli stessi termini con cui si esprimono i terroristi musulmani ?
Perchè non chiedere l'esilio per Prodi, Fassino & C. ?
E per la credibilità della nostra classe imprenditoriale che da un anno, invece di investire in idee e innovazione, è partita alla caccia di finanziamenti, elargizioni e rottamazioni ?
Perchè non dovrebbe dimettersi il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo ?
Ma nella patria di Maramaldo il coraggio di attaccare chi è in difficoltà lo trovano in tanti.
Casini contro Berlusconi (ma Berlusconi è tutt'altro che morto ....) e LCDM contro Fazio.
Intanto attivi imprenditori sono stati fermati, anche nelle iniziative tese a scardinare quel gruppo di potere finalizzato a perpetuare se stesso (consumando e non creando ricchezza, come ha argutamente imputato a LCDM Stefano Ricucci) , che si è raccolto attorno al patto di sindacato del Corriere della Sera.
Merita, in conclusione, ricordare la citazione di Paolo Baffi come Colui che si dimise per salvaguardare il buon nome della Banca d'Italia.
Già, ma merita anche di ricordare che dopo Baffi, venne Ciampi, con la strenua difesa della lira nello SME e la consegunte volatizzazione di migliaia di miliardi in valuta pregiata, senza peraltro raggiungere l'obiettivo (performance ripetuta con l'accettazione di Maastricht e delle condizioni capestro per entrare nel'euro) e con l'autorizzazione ad Amato di penetrare nottetempo nei nostri conti bancari per prelevare ulteriori tasse su risparmi già tassati.
E scese la notte sulla credibilità del sistema bancario.
Una battaglia che vedeva in tale Simbolo, una ingerenza della Chiesa (Cattolica) nella vita civile e che, in quanto tale, andava rimosso.
Personalmente, pur tiepido, molto tiepido, nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e con ben poca Fede nei dogmi della Chiesa, non ho mai provato alcun fastidio alla presenza del Crocefisso a scuola, come in altre strutture.
Ma adesso il Crocefisso è assurto a Simbolo anche per quelli che, come me, non possono certo essere definiti Cattolici ... praticanti, perchè l'aggressione portata dai musulmani alla Croce e che si è manifestata sia con le volgari piazzate di qualche loro capintesta che non merita neppure di essere citato, sia con quei condizionamenti (e usiamo un eufemismo !) che hanno portato la Croce Rossa ad intraprendere la pusillanime strada della rinuncia al proprio simbolo storico , non è solo un attacco alla Chiesa Cattolica, ma a tutti noi Occidentali, laici, laicisti, credenti e religiosi, santi e peccatori, tutti ricompresi nella loro definizione di "Crociati" e "infedeli".
Un attacco portato a quello che, a differenza delle Bandiere che sono simbolo nazionale, è divenuto nel tempo il Simbolo della Civiltà le cui radici non possono che essere Romane, Giudee e Cristiane.
E' pertanto da condividere l'appello del Papa Benedetto XVI a mantenere i Crocefissi anche nei luoghi dedicati ai riti laici, perchè ci ricordano chi siamo.
E una gente che rinnega la propria storia, le proprie radici è gente senza passato che non può avere alcun futuro.
Mentre noi siamo convinti che la Civiltà abbia un futuro e lo avrà poggiando sulle solide, tradizionali radici Romane, Giudee e Cristiane.
tanto chiasso e un solo reato: storie di ordinaria ingiustizia
La caporetto occidentale.
Si è cominciato con le farse delle fatwe, diventate elemento fondamentale per condannare un islamico per terrorismo nel Regno Unito; si è proseguito con le Consulte Islamiche Permanenti in Italia.
Ora siamo al paradosso: la Croce Rossa decide di cambiare il suo simbolo.
Perchè è presto detto. Ce lo dice Massimo Barra, vice-presidente della Croce Rossa:
"Siamo arrivati alla conclusione che sia giusto creare un'emblema che non sia legato ad una corrente religiosa, ideologica e politica. In molte situazioni la Croce Rossa, che pure nasce come bandiera svizzera rovesciata, appare legata simbolicamente alla religione cristiana: si e' arrivati anche a dire 'compiere un attentato alla Croce Rossa', come disse il Mullah Omar che ne dava piena legittimita'. Per lui, infatti era un contrassegno di un avamposto dell'Occidente imperialista cristiano anziche' un movimento umanitario super partes."
Allora: fateci capire bene. La bandiera della Croce Rossa non è un simbolo religioso, bensì un omaggio alla Svizzera. Però il mullah Omar dice che quella croce rossa su sfondo bianco a lui dà fastidio perchè gli ricorda da lontano la croce simbolo della cristianità.
La Croce Rossa, di tutta risposta, decide di cambiare simbolo.
La bandiera di Milano va cambiata; gli incroci stradali vanno rimossi, metteremo le rotonde e non parliamo della bandiera Inglese. A Londra gli attentati li hanno fatti per quello.
Si vergognino. Ancora una volta, non paghi di averci imposto il rispetto per persone che continuano a denigrare la nostra società pur vivendoci all'interno (decine di imam), non contenti di aver importato un altissimo tasso di terroristi che qui si organizzano per distruggerci (e guai a far cadere qualche garanzia processuale per incriminarli), non soddisfatti di aver svenduto il nostro patrimonio giuridico al mercato del diritto internazionale ora ci vengono anche a dire che se un simbolo non sta bene al Mullah Omar va rimosso.
Una cosa al Mullah Omar e a quelli come lui piace di sicuro: la Guerra. Facciamogliela.
Da noi le fanciulle si fanno ricostruire il nasino, da loro l'imene.
Orfi è la versioneegiziana del «matrimonio temporaneo», un concetto ideato - e unapratica diffusa - solo nell'Islam e ora dilagante di fronte alfondamentalismo
Il termine orfi non ha nulla ha che vedere con«orfico», anzi è quanto di più alieno dal desiderio che spinse Orfeo aseguire l'amata sposa Euridice persino nella morte, nel regno delleombre. Orfi è la versione egiziana del «matrimonio temporaneo», unconcetto ideato - e una pratica diffusa - solo nell'Islam, ma dilagantesolo da quando il fondamentalismo predomina nelle società coraniche.
Percelebrare un orfi basta firmare un contratto di matrimonio davanti adue testimoni (ma spesso, nelle classi agiate, in presenza di unavvocato).
Questo rito frugale e furtivo viene celebrato sempre piùspesso dai giovani egiziani su cui altrimenti incomberebbel'insopportabile prospettiva di lunghi decenni di celibato,omosessualità sostitutiva, masturbazione compulsiva, solitudinesentimentale e squallore sessuale. La proliferazione dell'orfi vasituata in un quadro di esplosione demografica e di disoccupazionegaloppante: la popolazione egiziana è quasi raddoppiata dal 1977 aoggi, passando da 38 a 74 milioni, mentre - secondo i dati ufficiali -nella fascia d'età 15-25 anni la disoccupazione sarebbe del 27,5%,quando per l'insieme della popolazione sarebbe del 10%; ma le stimedegli osservatori stranieri raddoppiano i dati governativi: ladisoccupazione totale è del 19%, quella giovanile supera il 50% equella dei laureati il 18%.
Per di più, è venuta meno la valvola disfogo dell'emigrazione verso i paesi del Golfo, in nera crisieconomica, e verso l'Iraq, prima sanzionato e bombardato, oggisconfitto e occupato (Baghdad un tempo attirava molti emigratiegiziani). Così, il cataclisma economico che ha colpito il Mediooriente - e di cui noi non ci rendiamo conto - rende sempre piùdifficile il matrimonio tradizionale, con la dote (obbligatoria neldiritto islamico) e con il dovere imposto al marito di mantenere lamoglie, condizioni che un giovane egiziano non potrà mai soddisfareprima dei 35-40 anni.
Il 17% della popolazione studentesca
Daqui il proliferare di matrimoni orfi che coinvolgerebbero il 17 % dellapopolazione studentesca egiziana, se si credono i dati forniti nel 2001dal ministero degli affari sociali. Secondo la legge egiziana, la«fornicazione» (cioè il sesso al di fuori del matrimonio) è punita consei mesi di prigione, mentre l'adulterio procura tre anni di reclusionee la spinta all'orfi è cresciuta mano mano che la società egizianadiventava formalmente più puritana e più repressiva.
Il«matrimonio temporaneo» ha una lunga storia nell'Islam. Per ilcontratto di matrimonio a termine, il termine giuridico è mut'a, che inarabo vuol dire «godimento, piacere, delizia», e la cui radice m-tsignifica «portare via». Nei primi decenni dell'Egira il matrimoniotemporaneo era lecito e vi fa riferimento anche il Corano. I giuristisostengono che allora era giustificato dalla rapida espansionedell'Islam, dalle spedizioni militari e le prolungate assenze da casadei soldati di Allah. In seguito, tra i sunniti il «matrimoniotemporaneo» fu condannato dal secondo califfo, Omar, ma fu anchetollerato (la punizione era solo la metà di quella imposta per lafornicazione: cento frustate). Il mut'a fu invece codificato daglisciiti. Oggi il codice civile iraniano attribuisce all'uomo iraniano ildiritto di contrattare un numero indefinito di «matrimoni temporanei»(sigheh in persiano), la cui durata può variare da qualche minuto a 99anni.
Tra i sunniti, curiosamente furono i «puritani» wahabitidell'Arabia saudita a riprendere l'uso del mut'a, col nome dimatrimonio masyar ( «ambulante»). Ed è negli emirati del Golfo che ilmasyar è largamente praticato nei mesi estivi dai ricchi vacanzieri checontraggono queste unioni, per poche ore o per poche settimane, condelle giovani vergini che i loro parenti, contadini poveri, gli mandanoin cambio di una piccola dote di petrodollari: il masyar è quindi unaprostituzione mascherata, ed è in questa forma che è giunto in Egittoinsieme alle rimesse degli emigranti nel Golfo.
Nell'Egittotradizionale l'orfi era invece un surrogato alla malvista poligamia erientrava nel diritto consuetudinario, prima che la registrazione delmatrimonio davanti a un notaio fosse imposta dal sultano Mohamed Ali(al potere tra il 1805 e il 1848).
Vedove e pensioni di guerra
Nellaseconda metà del `900 la tradizione ha poi ripreso vigore con le guerrearabo-israeliane, quando le vedove dei soldati uccisi hanno fattoricorso all'orfi per risposarsi senza perdere i benefici della pensionedi guerra: dove l'astuzia delle moderne burocrazie interagisce con ildiritto consuetudinario islamico.
Ma è con l'irrompere dellamodernità e, insieme, del fondamentalismo, che il matrimonio temporaneoha preso a proliferare come orfi in Egitto e come sigheh in Iran: essoinfatti fu incoraggiato negli anni `70 dal presidente Anouar el Sadat,in un periodo in cui al Cairo diventavano sempre più influenti gliintegralisti Fratelli musulmani, e fu legittimato dalla rivoluzionekhomeinista in Iran. In un sermone del 1990, l'allora presidenteiraniano Ali Akbar Hashemi Rafsanjani definì il desiderio sessuale comeun tratto donatoci da dio. «Non siate promiscui come gli occidentali»disse, ma usate la soluzione dataci da Dio del matrimonio temporaneo.
Datoil suo chiaro statuto legale, lo sigheh iraniano ha ricevuto molta piùattenzione sia in patria, sia all'estero, del semilegale esemiclandestino orfi egiziano. Una donna iraniana può mostrarsipubblicamente disponibile per il sigheh, mentre mai ciò evverrebbe inEgitto: infatti in Iran, scrive Nadia Pizzuti nel suo Mille e un giornocon gli ayatollah (Datanews 2002), «negli ambienti tradizionali, perrendere nota la propria disponibilità a contrarre un sigheh, le donneostentano un chador portato a rovescio e con le cuciture bene invista». In Iran le autorità religiose incoraggiano pubblicamente glistudenti a contrarre sigheh: per esempio, il rappresentante della Guidasuprema tra i miliziani (Basji), Heidar Mashlehi, ha detto nel 2000:«La discussione sul matrimonio temporaneo dovrebbe essere legittimatanelle università. Per controllare, proteggere e prevenire laperversione della giovane generazione, dobbiamo implementare ilmatrimonio temporaneo nelle università». Per la stessa ragione,studenti (e le studentesse) universitari/e, sono contrari, comedimostrò un sondaggio condotto nel 1998 dal giornale Zan ( «Donna»).
Emancipazione o conservazione?
Ladiscussione oscilla tra chi pensa che il matrimonio temporaneo sia unabbozzo, viziato per quanto si voglia, di emancipazione sessuale delladonna, e chi invece pensa che sia un modo per conservare l'assettotradizionale consentendo questa valvola di sfogo, in pratica appena uneufemismo della prostituzione: in alcuni testi giuridici islamici, alledonne che partecipano al mut'a è applicato un termine speciale:musta'jara, ovvero «donna affittata»; cioè, il mut'a è considerato l'«affitto» di una donna. Al tema del sigheh iraniano è dedicato Law ofDesire: Temporary Marriage in Shi'I Iran (prima edizione 1989,ripubblicato dalla Siracuse University Press nel 2002) di Shahla Haeri,direttrice del Women's Studies Program e assistente di antropologiaculturale all'università di Boston.
Molto più ambiguo è invecelo statuto dell'orfi nell'Egitto sunnita. Nella stragrande maggioranzaè un «matrimonio segreto», e quindi maledetto, per giovani poveri incanna o che vivono ancora coi genitori. Ma è diffuso anche comeespediente per permettere ai giovani egiziani maschi di accompagnarsicon le turiste occidentali. I siti web sono pieni di avvertimenti chele turiste lanciano alle future turiste. Se da un lato all'internodella società egiziana può quindi mascherare la prostituzionefemminile, l'orfi può però anche, nel contatto tra Islam e Occidente,legittimare la prostituzione maschile del giovane egiziano con laturista attempata: il contratto orfi permette ai due di convivere perore, giorni, settimane, nella stessa casa senza essere molestati dallapolizia. íˆ normale in una città turistica come Luxor, ma è frequenteanche a Tanta (quinta città egiziana, nel delta del Nilo).
La cantante e il produttore
L'orfiha ancora una terza valenza, questa volta per le classi agiate, come siè visto nella drammatica storia della famosissima cantante pop tunisinaZikra uccisa il 28 novembre scorso dal suo manager e marito Aiman ElSwidi nel loro ricco appartamento del quartiere di Zamalek. Nellavicenda, ricostruita da Al Ahram Weekly in lingua inglese, risulta chela cantante e il produttore avevano contratto un matrimonio orfi, maquel che colpisce è che era stata lei a rifiutare il matrimonio legalee a voler restare nell'orfi; e pare anzi che questo rifiuto sia statola ragione dell'omicidio occasionato da una scenata di gelosia. Quil'orfi diventa l'equivalente dei fulminei e transitori matrimoni dellestar hollywoodiane, espediente formale per permettere quella poligamia(e/o poliandria) diacronica con cui la modernità sembra aver sostituitola poligamia/andria sincronica delle società arcaiche.
Sotterfugiolegale per amori giovanili, patentino informale per prostituzionemaschile, permesso di coabitazione o licenza di concubinaggio perclassi agiate, il problema però sta proprio nella temporaneità checostituisce la sua attrattiva: l'orfi (e il sigheh) può essere sciolto,da parte del «marito temporaneo» con la stessa facilità con cui ècontratto, lasciando la donna rovinata, tanto più se dal matrimoniotemporaneo sono nati figli, per i quali non è previsto nessun obbligopaterno in caso di scioglimento. Così l'orfi alimenta il mercato degliaborti clandestini e quello delle ricostituzioni di imene. Una voltaabbandonata dal suo «marito temporaneo», una ragazza può solo speraredi non essere incinta e che nessuno venga a sapere che ha perso la suazina (verginità). Deve solo pregare che il proprio ex non riveli la suacondizione di sposa clandestina.
E - ha raccontato a gennaio una diqueste sfortunate a un inviato di Libération - sborsare 1000 lireegiziane (135 euro, l'equivalente di quattro mesi di salario medioegiziano) al medico che ha accettato di ricostituirle l'imene.
Ilsignificativo che il fenomeno del «matrimonio temporaneo» sia esplosonelle due società più evolute del mondo islamico, l'iraniana el'egiziana, che hanno in comune due tratti solo in apparenzacontraddittori: quello di essere le uniche con una forte societàcivile, e quello di avere la maggiore componente integralista nellavita pubblica, il potere khomeinista lì, l'egemonia dei Fratellimusulmani qui.
In questo senso il «matrimonio temporaneo», orfi osigheh che sia, sembra istituzionalizzare quel che Reinhart Koselleckchiama la «compresenza simultanea del non contemporaneo»: cerca di farconvivere la Sura delle donne e la sessualità moderna, costituisce latortuosa via burocratica con cui la libido si fa strada nei codicillidel diritto coranico.
E’ un coro, da Bersani e Letta (quello “finto”) alla triplice sindacale: “solo” uno zero virgola, non è ripresa.
Ma si vede che hanno acidità di stomaco (e molto !) perché per un paio di “zero virgola” ( –0,2% nell’ultimo trimestre 2004 e –0,5% nel primo trimestre 2005) avevano grufolato dalla gioia imputando al Governo ogni nefandezza e diffondendo pessimismo e catastrofismo a piene mani.
E nessuno che, con onestà, ricordi anche le cifre altrui del secondo trimestre 2005, da confrontare con il nostro +0,7% che è un piccolo record :
Un dato positivo che aiuta la ripresa dei consensi per la Casa delle Libertà se … non ci fosse l'incontinenza verbale di Casini (e la sua corte dei miracoli) che insiste nel parlare di sconfitta se non vi sarà “discontinuità”.
Allora, Casini, la discontinuità è questa: taci o vattene !
O ti metti a remare assieme a Silvio e ad un ritrovato Fini, oppure formalizza il tuo passaggio alla sinistra.
Meglio perdere con una coalizione compatta e che possa fare una durissima opposizione, che vincere con dei "residuati" da prima repubblica che frenano e annacquano ogni progetto di rinnovamento.
La sinistra non ha un progetto, non ha ideali , non ha un programma che si discosti dall’occupare le poltrone per arraffare il pubblico denaro: l’Udc troverebbe sicuramente la sua collocazione in quello schieramento.
Gli elettori Udc molto meno.
Tanto più che l’Udc si schiera con la sinistra a difesa dei “poteri forti” che reggono le sorti del Corriere della Sera , a dimostrazione che cattivo sangue non mente.
Scarsa considerazione per la libertà di mercato, che, in ultima analisi, premia sempre i capaci e i meritevoli e boccia assistenzialisti e clientelari che, per tale motivo, la vedono come il grande Satana dell’economia.
Se Ricucci ( o chi per lui) offre più soldi per acquistare azioni, perché gli si dovrebbe impedire di acquistare il Corriere della Sera ?
Forse in base al principio Prodi applicato all’Alfa Romeo, quando la Ford offrì più soldi ma, con lo stesso senso degli affari che ha connotato la successiva operazione di Telekom Serbia, l’Alfa fu venduta (ad un prezzo inferiore) dall’IRI di Prodi alla Fiat degli Agnelli ?
Due pesi e due misure.
Anche nelle ultime rivelazioni di quelle squallide intercettazioni telefoniche, puntualmente pubblicate dal Corriere della Sera e da Repubblica.
Fazio, in base alla sua nota ostilità all’acquisizione di banche italiane da parte di banche straniere, ha autorizzato le opa di BPI e di Unipol su Antonveneta e BNL.
In ambedue i casi è “sceso in campo”.
Ma solo le azioni della BPI sono state sequestrate, agevolando la ABN AMRO che ha installato un ex ministro di sinistra a Presidente di Antonveneta.
Unipol prosegue senza ostacoli nella sua corsa alla BNL, con il Banco di Bilbao fuori gioco.
Fazio arbitro di parte per Antonveneta e imparziale per BNL ?
Le elezioni politiche del 2006 dovranno dire anche questo: l’Italia vuole un posto da coprotagonista sul palco e navigare nell’oceano delle libertà, quindi anche libertà di mercato, o si accontenterà di un posto nelle file centrali del loggione mondiale adatto per galleggiare se gli altri galleggiano e affondare se gli altri affondano ?
E' la differenza che passa tra Berlusconi e Prodi.
Bambi, il terrorista buono
Dichiarazione dell'avvocato di Bambi: "voleva solo dimostrare che nonostante Londra fosse blindata gli attentati si potevano fare".
Ha sbagliato ed ora é pentito.
Non vuole essere instradato in Inghilterra, "TEME PER LA SUA VITA".
(mia nota)
Si é trattato quindi di un semplice atto dimostrativo a fini propedeutici.
L'intenzione era di dimostrare che la sicurezza và rafforzata.
Non abbiamo capito nulla del bravo e bello Bambi.
Come volevasi dimostrare. Islam&Democrazia
Pettegoli in toga
Da un lato Fiorani e la Banca Popolare Italiana sono costretti a ridimensionare le loro ambizioni, presumibilmente rinunciando alla Banca Popolare Antoniana Veneta (Antonveneta) che finirà, grazie a tutto questo, tra le avide mani degli olandesi della ABN AMRO, nota anche come banca socialista e che ha già mostrato riconoscenza installando alla presidenza Augusto Fantozzi, già ministro nei governi di sinistra della passata legislatura, in forza di un 30% di azioni a fronte di un 40% della BPI provvidenzialmente posto sotto sequestro.
Sull’altro lato (ma della stessa medaglia) i “figli di papà” dei salotti autodefinitesi “buoni”, hanno fermato la scalata al Corriere della Sera da parte di Stefano Ricucci, noto per aver posto a LCDM (Luca Corsero di Montezemolo) la famosa domanda, rimasta senza risposta: “ma tu che critichi tanto, cosa hai mai creato, costruito?”.
Eh, sì, bisogna avere le spalle robuste per affrontare i “poteri forti”, stabili alleati della sinistra.
E bisogna anche approfittare dalle circostanze favorevoli rappresentate da qualche “pettegolo in toga” che non riesce ad impedire la diffusione di intercettazioni telefoniche, ad hoc.
Cosa c’entrano infatti i messaggi di amore di Anna Falchi a suo marito ?
Ma, soprattutto, perché intercettazioni parte di una inchiesta vengono pubblicate e, guarda caso, proprio sui giornali (Corriere della Sera e Repubblica) che sono la punta di diamante della “santa alleanza” tra i “poteri forti” e la sinistra ?
Quello stesso Corriere della Sera che nel 1994 ebbe in anteprima (anche prima dell’interessato) copia dell’avviso di garanzia emesso dalla magistratura milanese.
Allora, giustamente, il Presidente Berlusconi dice “basta” all’uso delle intercettazioni telefoniche.
Basta con il mercimonio di informazioni riservate ad una indagine.
Basta con la pettegola violazione della privacy.
E propone una legge, chiara e condivisibile.
Le intercettazioni solo per i reati di mafia e terrorismo.
Severe punizioni – galera fino a dieci anni – per chi diffonde informazioni relative ad una inchiesta e per chi le pubblica.
E’ anche così che si ripristina la legalità, le regole del gioco violato dai “poteri forti” e ci si avvia a diventare un “paese normale”.
Bibi si è dimesso per il dissenso sul ritiro da Gaza imposto da Sharon.
Le motivazioni di Bibi sono fondate.
Non ci si può aspettare che le forze di sicurezza (?) palestinesi siano in grado di controllare il territorio e impedire aggressioni terroristiche contro Israele.
Sia perchè le forze di sicurezza (?) palestinesi sono loro stesse composte da terroristi che si son dati una ripulita, sia perché il governo (?) palestinese continua ad essere ostaggio degli estremisti assassini di Hamas che a Gaza hanno il loro nucleo più forte.
Ma questo, si dirà con crudele cinismo, riguarda Israele.
Invece no, riguarda tutti noi.
E’ di questi giorni la notizia che Al Quaeda è riuscita a costituire una prima cellula proprio a Gaza e una Gaza privata dal controllo dei militari Israeliani rischia di diventare un santuario del terrore musulmano.
Una base d’appoggio da cui partire per diffondere il verbo di morte in europa e in Occidente.
Allora Bibi non solo ha ragione, ma rappresenta la potenziale ancora di salvezza per tutti noi, qualora riuscisse (nell’ardua impresa) di tornare ad essere il leader del Likud e vincere le elezioni politiche.
Ma un beneficio potrà esserci dall’abbandono di Gaza da parte dei militari Israeliani, se l’esercito Israeliano non obbligherà con la forza i Coloni a “sloggiare” dalle loro terre.
Potremmo così vedere quale sarà il trattamento che i palestinesi riserveranno ai coloni Israeliani che non se ne andranno e che coltivano e, con il loro lavoro, hanno reso fertili anche quelle terre che i palestinesi avevano invece sfruttato senza renderle produttive.
Potremmo così vedere se i musulmani, che pretendono in Occidente di essere accolti, rispettati, tutelati, garantiti, nutriti, lasciati nella loro religione, che pretendono noi si costruisca per loro moschee e macellerie islamiche, che pretendono il venerdì di riposo (anziché la domenica, perché così prescrive il loro dio), sanno comportarsi con gli Israeliani come loro vorrebbero che noi ci si comportasse nei loro confronti.
E sarà un banco di prova di quella reciprocità che UNICA potrà dirci se la società multiculturale e multietnica può esistere e avere un futuro.
L’altro (Romano: Prodi, il Professore, sì di burocrazia applicata !) ne ha bisogno per le sue ambizioni politiche.
I fatti sono noti.
L’Ingegnere aveva accettato la partecipazione del Premier Silvio Berlusconi in una iniziativa imprenditoriale cui avrebbero partecipato anche Montezemolo e Della Valle.
Levata di scudi della sinistra: mai con Berlusconi.
E già questo la dice lunga sul tasso di democraticità e di accettazione del libero mercato dei sinistri nostrani.
De Benedetti si rimangia la parola con Berlusconi e lo esclude dall’iniziativa, non prima di aver capitalizzato i cospicui vantaggi che la sola notizia dell’alleanza imprenditoriale aveva prodotto.
Nell’altra faccia della stessa (sinistra) medaglia, abbiamo Prodi che, in un momento di evidente amnesia senile, si definisce un "politico giovane" , omettendo la sua partecipazione al Governo Andreotti (quello della famigerata, ridicola “non sfiducia") come ministro dell’Industria nel 1978 e, quindi la doppia presidenza IRI (1982 e 1991).
Per non parlare della sua presidenza del governo italiano (1996-1998) e la presidenza della commissione europea (1999-2004) con gli infausti esiti dell’euro, per l’appunto, di Prodi, dell’eurotassa e dell’Irap per l’Italia e della parcellizzazione dell’europa sia di fronte al terrorismo musulmano, che davanti a scelte ideali (la rinuncia alle nostre radici romano-giudeo-cristiane), culminate con la bocciatura della costituzione europea a pochi mesi dal termine del suo infelice mandato.
E tutto questo fa di Romano il “nonno” della politica italiana, altro che “baby politico” !
E per chi sa (e vuole) vedere, è un'altra dimostrazione dell’intreccio pasticciato tra la sinistra, l’economia e i “poteri forti”, al cui confronto il tanto conclamato “conflitto di interessi” è roba per educande di un collegio di dorotee.
E’ proprio in tale intreccio tra interessi economici e politici che la sinistra mostra il suo vero volto.
Un finanziere (più che un imprenditore) con interessi pesanti nella stampa che sostiene la sinistra e che non riesce neppure a smarcarsi per una iniziativa imprenditoriale, venendo costretto a rimangiarsi una parola già data.
E un burocrate, le cui fortune personali sono tutte dipendenti dagli incarichi politici e parapolitici o assunti grazie alla politica, senza una iniziativa personale degna di essere ricordata e che si trova nelle condizioni di fare la foglia di fico delle ambizioni governative dei comunisti, lo specchietto per le allodole (gli elettori che un comunista –post,ex,neo o vetero - non lo voterebbero mai).
E, per soprammercato, privo di memoria, personale e, presumibilmente, anche istituzionale.
Carlo e Romano rappresentano lo strazio italiano e sono il meglio di quel che può proporci una sinistra, priva di progetto per il futuro dell’Italia, divisa in politica estera, litigiosa sui rapporti privilegiati con i potentati economici.
E si prendono pure sul serio …
Il nuovo amore dei comunisti: Joerg Haider.
E’ un principio che – a quanto pare – cominciamo ad applicare nella quarta guerra mondiale contro il terrorismo musulmano.
Il Presidente Americano George W. Bush, ribaltando la teoria del contenimento, grazie alle elaborazioni dei NeoCon, ha adottato il principio della “difesa preventiva” e dopo le rinnovate minacce di Al Quaeda ha ribadito che non staremo ad aspettare, timorosi, il prossimo attacco in patria da parte dei terroristi islamici, ma li andremo a stanare nel loro territorio.
Altrettanta determinazione ha mostrato il Premier Britannico Tony Blair che non ha avuto alcun timore ad esprimere un concetto tanto ovvio, quanto ostico ai cultori del “politically correct”: le regole del gioco sono cambiate.
E sono cambiate per colpa dei terroristi musulmani che ci aggrediscono e, nel contempo, trovano comodo rifugio nelle norme di garanzie e nelle leggi sui diritti umani che noi abbiamo e a casa loro sono ignorate completamente.
Ma adesso che le regole del gioco sono cambiate, i terroristi islamici non potranno godere di tale vantaggio.
I musulmani che, chiedendo permesso e permessi, vorranno venire in Occidente per lavorare e vivere meglio, dovranno accettare il nostro sistema di vita, sennò possono tornarsene a casa loro.
Non saranno accettate predicazioni di odio e antioccidentali.
Ci auguriamo che l’esempio dei due Leaders Occidentali sia presto seguito anche in Italia, dove i Servizi Segreti hanno denunciato il pericolo proveniente da imam, moschee e illegali.
Un pericolo che si manifesta sia in predicazioni di odio che in raccolte di fondi per finanziare il terrorismo islamico.
E che l’azione repressiva, che è nel contempo preventiva perché impedisce il finanziamento di azioni o concertazioni terroristiche, colpisca in ugual modo stranieri che vengono in Italia per organizzare o perpetrare i loro crimini e i loro complici italiani.
La caccia al terrorista islamico non abbia confini e non sia sottoposta alle rigidità dei sistemi di garanzia concessi alla criminalità normale, perché il terrorista musulmano non può sfruttare a suo vantaggio i diritti di una società che vuole distruggere.
Quindi bando alle sottili distinzioni tra “terrorista” e “guerrigliero”, smettiamola di incriminare gli agenti della CIA che ci fanno il favore di liberarci di un imam, predicatore di violenza, basta rinvii alle richieste, giuste e legittime, di estradizione dei terroristi islamici che catturiamo in Italia.
Ma la politica delineata dal Presidente Bush e dal Premier Blair, sempre più “coleaders” dell’Occidente (un po’ come lo furono - con eccellenti risultati - Reagan e Thatcher) ha un significato ancor più rilevante, se si pensa che Stati Uniti e Gran Bretagna, da soggetti passivi, cioè in attesa della prossima mossa dei terroristi islamici, si sono trasformati in soggetti attivi, cioè promotori della caccia al terrorista musulmano.
E ciò senza che siano riconosciute frontiere o santuari.
Rimane da compiere un ultimo passo: la politica delle mani libere alle Forze di Sicurezza dell’Occidente (Polizia e Forze Armate) nell’uso dei mezzi e degli strumenti più idonei per raggiungere l’obiettivo.
Non è una novità.
A sinistra sono d’accordo solo sullo stare assieme per odiare Berlusconi e per spartirsi il tesoro pubblico e in questo vanno a braccetto con quei “poteri forti” che, in questi giorni, cercano di eliminare pericolosi concorrenti, considerati evidentemente parvenu dai rampolli dei Grandi Imprenditori del passato, che ricordano sempre più i Buddenbrok di Thomas Mann e che si ritrovano in quelli che, in modo autoreferenziale, definiscono “salotti buoni”.
Ma la sortita di Parisi, braccio destro (e anche qualcosa di più) di Prodi, contro i DS, maggior partito della variegata coalizione di sinistra (che neppure presentano un loro candidato alle primarie: vi pare normale ?), assume connotati ben più preoccupanti se lo confrontiamo con le analoghe prese di posizione che assumono gli omologhi di Parisi e Prodi nel Centro Destra, gli udicini.
Di là la “questione morale” (ed è la legge del contrappasso che sia un democristiano a rinfacciarla ai comunisti !), di qua una mera questione di poltrone (e qui il democristiano è nel suo ambito naturale).
In ambedue i casi il segnale che la vecchia DC cerca di ritrovarsi per scalzare gli ingombranti alleati che, stoltamente, pensando di ereditarne il patrimonio elettorale, non li hanno politicamente “ammazzati” quando avrebbero potuto e così, in ambedue gli schieramenti, hanno nutrito, protetto e consentito il recupero delle forze a chi, adesso, li vuole azzannare.
La situazione sicuramente più grave è a sinistra, dove dopo la politica estera, si trovano profondamente divisi anche sul giudizio da formulare in relazione alle vicende economiche, segno evidente che se il fronte popolare di sinistra uscisse vincitore alle prossime elezioni, l’Italia sarebbe completamente allo sbando: senza una politica estera, senza una politica economica, con provvedimenti che, nel tentativo di continuare a galleggiare (come il noto elemento organico) produrrebbe leggi inutili, costose e atte solo ad accontentare ora l’uno ora l’altro dei suoi innumerevoli componenti, con grave danno per il tesoro dello stato.
Le liti a sinistra, che riguardino la politica estera o quella che pomposamente Parisi definisce “questione morale”, sono ben più deflagranti di quelle che abbiamo nel Centro Destra, dove, in sostanza, tutto si riduce al solito referendum su Berlusconi, derivante dalle ambizioni (immotivate) di Casini (con la “C” maiuscola).
La domanda che ogni elettore dovrebbe porsi, per evitare di trovarsi davanti a spiacevoli “giochi delle tre carte” da una coalizione di sinistra che, tragicamente, dovesse vincere nel 2006, è:
qual è l’indirizzo politico della sinistra ?
E’ quello di Rutelli ?
Quello di Prodi ?
Quello di Bertinotti ?
Quello di D’Alema ?
Quello di Fassino ?
Quello di Mastella ?
Quello di … metteteci voi il nome di uno qualsiasi dei gerarchi che compongono la nomenklatura sinistra.
In questi anni difficili, con Berlusconi che ha iniziato a governare in piena crisi economica (le borse segnavano rosso sin dal 1999 e solo nel 2003 hanno ricominciato a chiudere in attivo) e con l’inizio formale della guerra al terrorismo seguito all’aggressione musulmana dell’11 settembre 2001, il bene più prezioso del Governo Italiano, quello che ci ha tenuto fuori da guai peggiori, è stato un timone saldamente nelle mani di Berlusconi.
Con tutti i compromessi e le difficoltà di una coalizione, ma con un filo conduttore che si è tradotto in una serie di riforme che non hanno precedenti, per qualità e quantità, nella storia dell’Italia repubblicana.
I casini (con la “c” minuscola) a sinistra sono l’ennesimo avviso che è esiziale scegliere la sinistra.
E dobbiamo ringraziare i Parisi, i Rutelli, i Prodi, i Bertinotti, perché ci danno motivo per rivalutare, al confronto, anche i Casini (con la “C” maiuscola) che abbiamo nel Centro Destra.
Elettore avvisato, mezzo salvato.
L’intervento di un solo magistrato ha fatto saltare una acquisizione che sembrava ormai fatta, di una grossa banca italiana da parte di un acquirente creditizio italiano e posto seri ostacoli alla marcia di avvicinamento di Ricucci al Corriere della Sera (e forse anche influito sull’andamento del mercato borsistico).
Il magistrato in questione ha applicato le norme di legge vigenti (ma c’è anche da rilevare che tutto si è compiuto in periodo feriale con dilatazione dei tempi per eventuali impugnazioni), ma la domanda che bisogna porsi è: cui prodest ?
Giova alla concorrente olandese Abn Amro che ha potuto nominare, in assenza di ben il 40% del capitale azionario posto sotto sequestro, un Consiglio di Amministrazione amico alla Antonveneta.
E l’Abn Amro è banca “contigua” ai socialisti olandesi di cui il defunto Duisenberg fu esponente e ministro delle finanze.
Giova ai “poteri forti” composti dai vecchi capitalisti italiani e con i quali Ricucci aveva polemizzato, chiedendo “che cosa avete costruito, prodotto” ?
E i “poteri forti” hanno schierato la loro stampa, in primo luogo il conteso Corriere della Sera, a favore della sinistra.
Giova a tutti quelli che vogliono impedire il rinnovamento del capitalismo e della politica italiana, perché nel vecchio intreccio l’uno aiutava l’altra e questa elargiva rottamazioni al primo.
E il vecchio capitalismo è alleato con la sinistra per liquidare l’odiato Berlusconi e le sue riforme che fanno mancare le sovvenzioni statali e li costringono a quella volgare e plebea attività che è il lavorare.
E nel frattempo “parole non odo” sulla scalata della BNL da parte di Unipol, avvenuta ugualmente con l’appoggio di Fazio (arbitro di parte per l’Antonveneta e imparzialissimo per BNL ?) ai danni del Banco di Bilbao che, è noto, è vicino all’ex premier spagnolo Jose Maria Aznar (alleato di Bush, Blair e Berlusconi e non certo della sinistra …..).
E sorgono spontanee domande quali:
Perché quando Tremonti sosteneva, da Ministro dell’Economia, una battaglia contro Fazio e la necessità di porre un limite temporale al suo mandato da Governatore a vita tutti, sinistra in testa, lo coprirono di contumelie esaltando il ruolo di Fazio ?
Perché nessuno ha nulla da ridire sul ruolo di Fazio nel difendere l’italianità della BNL tramite Unipol, mentre si contesta la sua difesa dell’italianità di Antonveneta tramite BPI ?
Perché le intercettazioni contro Ricucci e i nuovi finanzieri sono spuntate proprio su Corsera (e sul gemellino Repubblica) organo dei “poteri forti” sotto “attacco” proprio per la scalata di Ricucci ?
Perché nessuno pensa al danno per gli azionisti di Antonveneta che vedono sfumare una OPA vantaggiosa a beneficio di un prezzo per azione più basso ?
Perché si chiede al Governo di intervenire contro Fazio, quando 13 mesi fa la sinistra gli intimava di non toccarne l’autonomia ?
A pensar male si fa peccato e noi continuiamo a peccare …….
A parte la considerazione, che personalmente faccio da 25 anni, su quale significato per esponenti moderati possa avere il prestarsi alle manovre propagandistiche (ed ai fischi) del massimalismo comunista, le contestazioni liturgiche del 2 agosto quest’anno mi hanno proprio divertito.
Sì, mi hanno divertito perché i fischiatori dimostrano di non essere a conoscenza del fatto che la “pista nera”, si stia lentamente ma inesorabilmente dissolvendo.
Così come si è dissolta per Piazza Fontana, per l’Italicus, per Piazza della Loggia e per tutte quelle stragi che la sinistra ebbe e continua ad avere interesse ad attribuire alla Destra, senza alcuna volontà di ricerca della Verità che non sia una verità, piccola, piccola, di parte, pregiudiziale e ideologica.
Nonostante gli sbianchettamenti, infatti, la Commissione Mitrokin riesce a far emergere la Verità anche sulla strage della stazione di Bologna.
A Bologna era presente il famigerato “Carlos”, terrorista legato ai gruppi palestinesi, pronto a “vendicare” l’arresto del suo compare Abu Anzeh Saleh operato dalla Polizia Italiana in “spregio” agli accordi presi dai governi della prima repubblica che escludevano l’Italia dalle azioni dei terroristi palestinesi, in cambio della totale chiusura degli occhi davanti alle loro attività.
I fischiatori di Bologna continuano imperterriti a ragionare di “piste nere”, tenuti accuratamente all’oscuro della Verità, con la manipolazione informativa tipica della sinistra.
E cosa faranno quando qualcuno dovrà dir loro “contrordine compagni !” per rivolgere i loro strali forse ai "fratelli" musulmani palestinesi ?
Riempiranno ancora la piazza oppure, non essendo più una “strage fasista” meriterà solo un trafiletto in cronaca ?
Eh già, ma se lo scrive l’Unità, anche i coccodrilli volano.
Proprio nel giorno in cui, turandosi il naso e tappandosi la bocca (e sbagliando !) , il Centro Destra accetta il voto aggiuntivo e non determinante di parte della sinistra (quella più ipocrita) ai provvedimenti contro il terrorismo islamico, il capatàz di quella coalizione espone la sua opinione sulla presenza delle truppe Italiane in Iraq: per Prodi sono truppe di occupazione e, quindi, se la sinistra andrà al governo le ritirerà, fuggendo a gambe levate come uno zapatero qualunque.
Non sfugge a nessuno come il linguaggio di Prodi sia uguale a quello dell’ala estremista e massimalista della sinistra che, a sua volta, è in perfetta sintonia con le aberranti affermazioni dei terroristi islamici che, ugualmente, dicono di combattere contro truppe di occupazione.
Se così fosse, se le nostre truppe fossero di occupazione, allora aspettiamo che Prodi faccia il passo ulteriore e benedica senza più ipocriti infingimenti le bombe e gli omicidi commessi dai terroristi islamici a Londra, in Turchia, in Israele, in Egitto a Sharm.
E lo vada a dire ad Aci Trezza e a Casarano ai parenti delle sei vittime Italiane assassinate dai terroristi islamici.
Lo vada a dire che i loro cari sono stati uccisi da dei “partigiani” che hanno tutte le ragioni di questo mondo a tirare bombe contro i civili.
Credo che l’aberrante affermazione di Prodi sia stata ben “castigata” dai leaders del Centro Destra ed è un bene che il professore reggiano abbia così espresso il suo “pensiero” (?), perché abbiamo potuto vedere come la sinistra, che ha fatto quadrato attorno a lui, senza distinzioni o eccezioni, sia fatta della stessa pasta.
A questo punto ci dispiace che il Centro Destra, per un eccessivo e malriposto senso di interesse nazionale, abbia accettato i voti dell’opposizione sui provvedimenti antiterrorismo e abbia contribuito ad eleggere un comunista a Presidente della Rai.
A parti invertite la sinistra non sarebbe stata altrettanto generosa, anzi !
M.F.

Il Castello








