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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

"http://ilcastello1.net


Se primarie dovranno essere

Personalmente ritengo che le eventuali primarie nella Casa delle Libertà sarebbero una cosa seria, con candidati “veri” e non con sparring partners compiacenti come quelli che si trova di fronte Prodi dove i due maggiori partiti non hanno candidato nessuno.

Ritengo peraltro che Silvio Berlusconi non abbia concorrenza nel cuore e nella mente dell’elettorato della Casa delle Libertà e che, pertanto, avrebbe uguale significato politico una investitura solenne da parte di una conventions degli eletti.

Detto questo credo che l’eventualità delle primarie potrebbe essere colta come una grande opportunità per lanciare il partito unico del Centro Destra.

L’elettorato della Casa delle Libertà è molto più omogeneo sia di quanto non lo siano i leaders, sia di quanto non lo sia l’elettorato della sinistra.

Da noi i Valori fondanti di una comunità sono ampiamente riconosciuti: sistema democratico, libero mercato, libertà individuale, garanzie processuali, libero pensiero, alleanza occidentale.

Da loro ci sono i no global, i pacifinti, i pauperismi ecoambientalisti, gli antistema stagionati, i comunisti (ex, post, neo, vetero), i cattocomunisti di sempre e queste sono solo le categorie più rumorose.

Ma per tornare all’eventuale opportunità delle primarie del Centro Destra guardiamo alla proposta organizzativa dell’Udc.

Può andare bene chiamare tutti gli elettori della CdL che si dichiarino tali e con liberatoria per il trattamento dei dati.

Può anche essere accettato il tetto massimo di spesa per i candidati (anche se a me sembra una prevaricazione).

Non va bene l’esigua somma (due euro) che si richiede per votare.

Non va bene perché una somma così insignificante potrebbe favorire infiltrazioni interessate.

Non va bene perché una cifra così esigua non potrebbe rappresentare il pagamento di una tessera del partito unico.

E infatti l’opportunità da cogliere sarebbe proprio questa: con le votazioni primarie, creare la base degli iscritti al partito unico del Centro Destra.

Una somma che corrispondesse maggiormente al costo di una tessera annuale di partito (ad esempio 50 euro per studenti e pensionati e 100 euro per gli altri) a fronte di una regolare iscrizione, con tanto di tessera, al partito del Centro Destra.

A fine primarie avremmo già gli elenchi degli iscritti pronti per svolgere congressi locali, ed eleggere, dal basso, gli organismi direttivi locali, in tempo per gestire le elezioni e questo senza annullare, per la prossima scadenza elettorale, le singole identità dei partiti.

Ed eviteremmo infiltrazioni organizzate da parte dei sinistri.


Se proprio si vogliono fare queste primarie, almeno che non restino un fatto avulso da un progetto complessivo e la scelta migliore sarebbe quella di utilizzarle per costituire la base del partito unico del Centro Destra: ci si iscrive e si vota.


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:: posted by Massimo @ 17:00 | go to "Se primarie dovranno essere" | Help |

tutto il mondo é paese, ovvero, l'Islam é un problema di tutti

Tratto da Musulmani in Ticino
Blog di fatti e avvenimenti di cui siamo all'oscuro.
Come si vede, anche lì il cancro Islamocomunista é in metastasi ma esistono
libere intelligenze


Fatti: Primo. Colpiscono dovunque, da Bali a Sharm el Sheik, da New York a Londra, da Madrid a Casablanca, da Baghdad a Beslan, da Gerusalemme a Mosca ad Amsterdam.

Secondo. Colpiscono civili inconsapevoli, nella loro vita ordinaria, diffondendo terrore, stordimento, incomprensione, divisione, paura in tutto l'occidente.

Terzo. Colpiscono sacrificando anche la loro vita, il che li rende martiri del dio in cui credono, che è il dio dei musulmani con le sue promesse di riscatto e di felicità ultraterrena. Non uomini e donne in armi, ma armi dalle sembianze umane o concetti teologici militarizzati.

Quarto. Sono tutti musulmani, i maestri e seguaci del terrore globale. Le vittime sono multiculturali, i carnefici no. I carnefici hanno le loro televisioni globali, il loro sistema di diritto alimentato dalle fatwa, la loro giustificazione per fede e attraverso le opere.

Quinto. Hanno cominciato molto prima dell'Iraq. Vivono in un altro mondo morale esplicitamente nemico del nostro mondo, combattono gli infedeli cristiani ed ebrei in quanto tali e con ogni mezzo. Non sono una spectre né pochi fanatici: sono un popolo, molti popoli, sono una predicazione che forma generazioni attraverso le frontiere.

Sesto. Non sono figli di un qualche nazionalismo, il loro retroterra è la umma islamica, una comunità globale di credenti, una nozione che si identifica con la civiltà fondata da Maometto nel VII secolo. E che si estende all'islam europeo, il luogo in cui si sono insediati a milioni e in cui sono stati progettati e realizzati i colpi più clamorosi, come quello dell'11 settembre del 2001. La demografia è dalla loro parte, il tempo è dalla loro parte.

Settimo. La loro guerra è altamente ritualizzata, liturgica: se ti sgozzano, prima ti sottopongono a un giusto processo islamico, Corano alla mano. Non rispettano distinzioni accettate anche in tempo di guerra dagli occidentali: non esistono ambasciatori, per loro, né bambini da rispettare, ma solo fedeli e infedeli.

Ottavo. I loro capi sono teologi, poeti e profeti, sceicchi, mullah e imam che assommano potere civile e potere religioso, il dettato della parola divina e della sharia, la legge islamica. La loro è una sporca guerra culturale dichiarata in nome di valori tremendi, ispirati alla sottomissione, cioè al contrario della parola che fonda il nostro mondo moderno, libertà. Theo van Gogh non è morto per l'Iraq, ma per avere esercitato la libertà di espressione. Ayan Hirsi Ali, la sua compagna di lavoro musulmana e coautrice di un corto sulla condizione schiavistica della donna islamica, non è bandita dalla vita civile e braccata per l'Iraq, ma per apostasia e per femminismo. Noi abbiamo finto di non vedere e lasciamo soli combattenti culturali ed apostati dell'islam non per ritegno multiculti, ma per paura di ritorsioni.

Nono. Le radici di questo fenomeno sono antiche, ultramillenarie, quanto lo sono le radici del cristianesimo e del giudaismo; ma sono più robuste, nessuno le ha recise. Il carburante è ingente, non c'è paragone con il terrorismo classista o separatista che abbiamo conosciuto in Europa negli anni Settanta. Il wahabismo e le madrasse non sono paragonabili con l'attivismo marxista, coda di cometa del dio che è fallito. Il loro dio non è fallito, vive nella loro testa e nei loro cuori.

Decima. Gli stati opulenti e nostri alleati politici e finanziari, nonché quelli falliti e che noi consideriamo canaglie, le culture di riferimento, la moralità diffusa che sorregge il jiliadismo si esprimono anche nella lapidazione delle adultere, nel divieto per le donne di guidare, nell'impiccagione degli omosessuali, nel disprezzo aperto e consapevole dei fondamenti del diritto liberale.

Esaminati brevemente questi fatti, direi che chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq è un cretino. Chi dice che ce la siamo cercata è un cretino. Chi idolatra l'impassibilità e la difesa passiva del nostro modo di vita è un cretino. Chi nega l'esistenza di una guerra di civiltà a sfondo religioso è un cretino. Chi pensa che il problema sia Guantanamo è un cretino e anche un ipocrita. Non ho altro da aggiungere.
:: posted by bebe @ 11:43 | go to "tutto il mondo é paese, ovvero, l'Islam é un problema di tutti" | Help |

Buon Compleanno, Presidente !


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I politici "TENGONO FAMIGLIA" di R.D.

Vorrei segnalare un concetto, sia pur nella sua banalità, rimane piuttosto importante, e rimane anche generalmente tralasciato: i politici non vogliono far morire di fame i loro figli.

Cosa centra? Centra che se non hanno abbastanza eletti si giocano rimborsi elettorali, ma non solo, anche uffici, intesi sia come stanze che come personale che ci lavora. Perdono cioè la possibilità di dare un lavoro, e quindi reddito, alla moltitudine di persone che per loro lavora e che altro non fa se non servire il partito.

Lasciamo ogni commento sulla faccia di coloro che scelgono una carriera così utile alla crescita dell’umanità (e che pure tendono a definirla “la più nobile della carriere, quella di servire lo stato”). Resta il fatto che sono tanti e che i leader debbono, per essere riconfermati, curare i loro interessi.

Questo influenza sommamente la lotta politica italiana, soprattutto, ma non solo, quella che si svolge all’interno dei due schieramenti: in pratica: nel mondo è piuttosto normale che ci siano die gnorri partiti che si contendano la vittoria elettorale. In Italia però ce ne sono di più. Perché? Perché unendoli si ridurrebbe il numero degli impiegati che servono a mantenerli? La risposta è: non solo per questo, ma anche per questo.

Questo principio è alla base dell’avversione per le coalizioni. E non è che siano cose teoriche, abbiamo avuto degli esempi piuttosto lampanti, ad esempio le scorse europee.

La storia è nota: margherita e ds uniti in una lista unica. L’effetto è stato lampante: su 10 eletti 8 erano dei ds, due della margherita. E questo in una situazione in cui entrambi avevano avuto, più o meno, gli stessi voti. Possibile? certo, perché i ds, più radicati, avevano più preferenze.

Piccola chiosa, sulle primarie:

vale lo stesso principio, è perfettamente ragionevole pensare che vinca quello con l’organizzazione migliore piuttosto che quello col maggior seguito. Questo per dire che bertinotti gioca per vincere, non per partecipare, e che ha pure buone possibilità di farcela. Non solo, che nel polo il favorito è Fini, non Belusconi.

Comunque, tornando al discorso precedente: le azioni dei centristi si spiegano tutte in questa direzione. Non è un problema di strappi o di correttezza. È il loro lavoro, mantengono in piedi i loro mezzi di sostentamento. Ovviamente non possiamo sapere quale sia il loro progetto preciso, di sicuro però il fine ultimo è quello di evitare un lungo inverno senza cariche. E questo specialmente negli enti locali.

Tutto questo non ha poca rilevanza, direi che è il motore immobile di tutta la politica dei centristi, per fare i nomi, Mastella, Rutelli, Follini, Casini. Alle estremità il discorso è un po’ diverso, perché il rischio di non entrare in nessuna coalizione può essere remoto ma è pur sempre reale sia per i d.s. che per a.n.. questo spiega la maggior fedeltà ai leader.

I politici spesso sono tali per lavoro. nessuno farebbe andare a quel paese l'entità che gli garantisce un reddito. Questo condiziona fortemente l'Italia.

Saluti

R.D.
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Il Kamikaze

In lingua giapponese significa "Vento Divino"; nell'accezione attuale, il termine, identifica ormai quasi solo i terroristi suicidi musulmani che in lingua araba vengono detti "shah'id"; e per chi ancora non conoscesse l'arabo (lacuna da colmarsi al piu' presto), cio' significa "martire"; un po' come i nostri progenitori cristiani che, come tutti sanno, si facevano esplodere al Circo Massimo e facevano bratwuerst di tigri, leoni e romani assieme: insomma, piu' o meno la stessa cosa dato che parliamo di "religioni di pace". Ma nell'Italia "progressista" (la e', la e'...) ci sono anche i kamikaze dell'informazione, o meglio: della controinformazione, o meglio ancora: della disinformazione e dell'insulto libero, che come si sa, e' liberamente consentito solo se il destinatario e' di destra (leggi fascista), o peggio nazionalista (leggi xenofobo); il liberale non esiste ancora ed e' allo studio una nuova definizione. Infatti quando il bersaglio si trova dall'altra parte dell'emiciclo, scattano le denunce e le condanne fioccano con una velocita' perlomeno sospetta, considerati i tempi geologici della giustizia italiana. Per "stringere" diro', senza smentire la mia xenofobia, che il kamikaze, questa volta, e' di pelle nera e sangue blu, ad occhio e croce (pardon per la croce), e che i suoi obiettivi prediletti sono rispettivamente: i musulmani intelligenti (esistono, vedi alcuni Allam), gli xenofobi impenitenti (chi qui scrive e chi qui legge), tutto cio' che inizia con la lettera "B" senza alcuna distinzione, ed una Signora in particolare, sulla quale l'araba fenice, poiche' questa risorge sempre dopo ogni esplosione, rovescia missive su missive nelle quali rivela un interesse tra il lesbico ed il ninfomaniaco descrivendo minuziosamente ogni perversione che nel suo delirio presume avvenga (a meno che non abbia installato qualche microspia), nell'alcova della bersagliata. Udite, udite: ora, pure i 400 gatti di Tocque-Ville hanno destato il suo interesse; probabilmente perche' da soli sono piu' o meno il triplo della pur cospicua Ummah islamica cui la martirizzatrice & martirizzanda si erge a paladina. Infatti, su meno di 1.000.000 di cittadini italiani e stranieri, residenti in Italia, di religione islamica, almeno 600.000 sono di nazionalita' albanese o di aree limitrofe; e questi sono in altre faccende affaccendati, e non paiono molto interessati ad instaurare il Califfato in Europa; tra i restanti 400.000, meno di un migliaio frequentano le moschee, che al contario di cio' che pensiamo noi ignoranti e xenofobi, non sono affatto luoghi indispensabili al culto islamico, ma autentici centri di indottrinamento, quasi tutti nelle mani della Massoneria egiziana dei Fratelli Musulmani (l'abbiamo detto alfine) che sono i veri datori di lavoro dell'araba fenicorta sempre risorgente etcetera, etcetera... se poi andiamo scremando tra i musulmani che non hanno ancora bene capito dove si trovano e la "dirigenza" composta prevalentemente di pseudo-imam autoproclamatisi, la cui unica fonte d'istruzione e' stata il Sacro q'ran, ed i reduci del marxismo-leninismo nostrani, cui l'unica fonte d'istruzione e' stata il Capitale (ed il Manifesto per i piu' evoluti), ecco che i numeri arabi, che al contrario di cio' che crediamo noi ignoranti e xenofobi, non fanno ancora oggi parte della lingua araba e sono stati copiati (0 compreso) pari, pari, dalle civilta' persiana ed indiana, ci soccorrono, rivelandoci che il numero approssimativo e' ben al di sotto delle cento unita', tra i quali, gl'italiani saranno, si e no, una ventina. Considerato che in Italia dovrebbero contare gl'italiani e non gli stranieri, ecco dunque che meno di 50 persone sono libere di insultare i rimanenti 57.000.000, di minacciare la decapitazione dei medesimi, senza che la Magistratura, tanto lesta ad intercettare gl'italiani che copulano o defecano, mostri il minimo interesse. Chi desidera visionare il testo (si fa per dire) al quale mi sono "ispirato", lo trovera' in http://orabasta.iobloggo.com/archive.php?eid=121 Avvertenza: questi specchietti per le allodole xenofobe, sono stati disposti per acquisire il numero di IP dei visitatori, onde poterli schedare e catalogare secondo lo stile della Muttwa (la polizia islamica). La legge islamica si occupera' dunque dei miscredenti a cui appartengono. Temo che se le Istituzioni non riterranno di dover provvedere drasticamente, a qualcuno scappera' la pazienza.
:: posted by Lo PseudoSauro @ 10:32 | go to "Il Kamikaze" | Help |

Avere un blog in Cina

Nella Cina comunista, che a detta di Diliberto - uno che vota Prodi alle primarie - dovrebbe essere presa come esempio dall'Occidente, avere un blog è pericoloso.
La nuova normativa cinese relativa alla pubblicazioni di notizie su Internet ha stretto praticamente il cappio intorno al collo dei blog indipendenti, i quali devono «essere diretti verso il servizio delle persone e del socialismo e insistere sulla corretta condotta dell'opinione pubblica per mantenere l'interesse pubblico e nazionale».
I media devono avere un'autorizzazione per gestire un sito Web d'informazione e i nuovi operatori si devono registrare all'ufficio informazione del governo.
Le nuove regole proibiscono contenuti che "danneggino la sicurezza nazionale, rivelino segreti di Stato, sovvertano il potere politico (e) minino l'unità nazionale".
Trattasi di normativa che ha un'ampiezza illimitata e che mina le libertà individuali. Sono le ultime (speriamo...) resistenze versus le libertà di una dittatura comunista che non deve farci dimenticare cosa è stato e cosa è il Comunismo: negazione delle libertà e povertà!
:: posted by Mariniello @ 00:02 | go to "Avere un blog in Cina" | Help |

Ecco perchè la sinistra ha paura

E non perde occasione per chiedere le elezioni anticipate, le stesse che quando era maggioranza non volle concedere pur cambiando 3 presidenti del consiglio (e candidando alle elezioni un quarto) e 64 ministri.

IN POLONIA VINCE LA DESTRA
VARSAVIA - I risultati ufficiali delle elezioni politiche in Polonia resi noti oggi dalla Commissione elettorale nazionale confermano la vittoria del partito di destra Diritto e giustizia (Pis) anche nel nuovo senato polacco.Dei 100 senatori 48 rappresenteranno il Pis, 27 saranno di Piattaforma civica (Po) e 10 di Samoobrona (Autodifesa), mentre altri 6 senatori saranno della Lega delle famiglie polacche (Lpr). Il Partito di contadini (Psl) avrà 4 senatori e l'Alleanza della sinistra democratica (Sld) solo 1 senatore. I rimanenti quattro seggi saranno per i senatori indipendenti. (Ansa ore 13,30)

Industria. A luglio +0,6% il fatturato e + 5,6% gli ordini in un anno
L'Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di luglio 2005 l'indice del fatturato dell'industria, calcolato con base 2000=100 sul valore delle vendite espresse a prezzi correnti, è risultato pari a 115,8 segnando una variazione positiva dello 0,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il fatturato è diminuito dello 0,4 per cento sul mercato interno ed aumentato del 3,4 per cento su quello estero.L'indice degli ordinativi è risultato pari a 111,6, con un incremento tendenziale del 5,6 per cento. Gli ordinativi sono cresciuti del 2,0 per cento sul mercato interno e del 13,0 per cento sul mercato estero.Gli indici generali destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi sono risultati pari, rispettivamente, a 107,2 e 106,4, presentando, nel confronto con il mese precedente, un incremento dell’1,8 per cento, il primo, e del 3,6 per cento, il secondo. (Istat del 26/09/2005)

Commercio estero. A luglio il saldo complessivo è pari a +2.387 mln di euro
Nel mese di luglio 2005, rispetto allo stesso mese del 2004, le esportazioni verso i paesi Ue sono aumentate dell’1,5 per cento e le importazioni dell’1,8 per cento. Il saldo commerciale è risultato positivo per 1.858 milioni di euro, a fronte a un surplus di 1.884 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2004. Rispetto a giugno 2005 i dati destagionalizzati registrano in luglio un incremento dell’1 per cento delle esportazioni e del 3 per cento delle importazioni.Nei primi sette mesi del 2005, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni sono cresciute del 4,9 per cento e le importazioni del 4,1 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 486 milioni di euro, a fronte di un passivo di 264 milioni di euro nei primi sette mesi del 2004.(Istat 23/09/2005)


Lungi dall’essere precipitati nel baratro, l’economia italiana si sta riprendendo.

E questo Governo ha agito senza mai mettere le mani nelle tasche degli Italiani.

Mese dopo mese le previsioni catastrofiste dei sinistri managramo vengono smentite dai fatti reali,non da percezioni spesso eterodirette.


Ecco perché Prodi, Fassino & Co. hanno una fretta diabolica di anticipare le elezioni.

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:: posted by Massimo @ 17:41 | go to "Ecco perchè la sinistra ha paura" | Help |

La Compagnia del Castello

SETTIMANA DAL 19 SETTEMBRE AL 25 SETTEMBRE


19settembre

Il Castello
Deutschland unter alles

Il Castello
Sempre sulla Germania

Il Castello
Le femmine saranno la nostra rovina ?

Blacknights
L'ultimo repubblichino

Mariniello.org
Il fallimento tedesco del proporzionale

Mariniello.org
La differenza


20 settembre

Il Castello
Ali babà e i peripatetici di via Quaranta

Blacknights
Don Camillo e il Peppone in trentaduesimo

Freedomland
La lezione tedesca

Il re della monnezza
Un amministratore oculato ...

Mariniello.org
Intolleranza islamica

Mariniello.org
Aumenta l'occupazione !

Nella tenda del Crociato
Ricorrenza

21 settembre

Il Castello
Ciàpa qui la discontinuità

Blacknights
Porta Pia non fa più breccia

Il re della monnezza
Lacrime napoletane


22 settembre

Il Castello
Siniscalco come Ruggiero

Blacknights
8 per mille:liberi di scegliere

Freedomland
In memoria di Marco Biagi

Mariniello.org
La coerenza di Siniscalco


23 settembre


Il Castello
Ritorno al futuro

Blacknights
Unione nei fatti

Freedomland
Il primato della politica

Lo Pseudosauro
Per fortuna che c'è l'euro

Mariniello.org
Tremonti bis !

Mariniello.org
Primarie ?

24 settembre

Il Castello
Una spinta verso il partito unico

Mariniello.org
Emigranti

25 settembre
Il Castello
Il primo nemico è quello interno - 3

Blacknights
Ma l'Italia è ancora una comunità statuale ?

Il re della monnezza
Il mio Sud

Mariniello.org
Senza dignità

:: posted by il Castello @ 06:21 | go to "La Compagnia del Castello" | Help |

Il primo nemico è quello interno - 3


L’8 e il 9 luglio avevamo scritto la prima parte e seconda parte de “Il primo nemico è quello interno”, oggi siamo costretti a scriverne la terza parte.

Ieri a Washington e Londra alcune migliaia di persone si sono ritrovate per chiedere il ritiro delle truppe di liberazione dall’Iraq.

Il governo iracheno, per la prima volta espressione di una democratica votazione dei cittadini, chiede alla Coalizione di restare per garantire la sicurezza finchè il nuovo esercito indigeno non sarà pronto ad assumere il pieno controllo del territorio.

A Washington e Londra preferiscono invece tradire la memoria di chi è caduto per liberare l’Iraq, di chi è stato assassinato dai terroristi musulmani e mandare a carte quarantotto ogni prospettiva di democraticizzazione di quel paese.

Nella manifestazione di Washington, poi, sono stati inseriti altri temi che con la liberazione dell’Iraq c’entrano come il cavolo a merenda: il debito del terzo mondo, il Fondo Monetario Internazionale e gli uragani, indice di uno stato di confusione mentale da cui ancora non sono usciti dopo la batosta elettorale del 2 novembre 2004.

E’ evidente che il serpente del disfattismo, sconfitto dalle larghe vittorie di Bush e di Blair (e di Koizumi e di Howard) sta cercando comunque di rialzare la testa.

E’ altrettanto evidente che l’Occidente della Libertà, della Civiltà, del Benessere, della Sicurezza, della Democrazia, può perdere solo ed esclusivamente se darà retta a simili piazzate.

Non vengono quindi meno i motivi dell’impegno in Iraq, in Afghanistan e nella guerra totale al terrorismo, con piena solidarietà e fiducia nell’azione delle Truppe della Coalizione che stanno svolgendo un ottimo lavoro a beneficio dell’intera umanità, purtroppo anche nell’interesse di chi è ostile alla loro azione.
:: posted by Massimo @ 19:17 | go to "Il primo nemico è quello interno - 3" | Help |

Una spinta verso il partito unico

La scelta di Silvio Berlusconi di mettersi in gioco chiedendo una investitura alla base della Casa delle Libertà, rappresenta una spinta propulsiva anche nella vicenda della creazione del partito unico/unitario del Centro Destra.

Dovranno essere individuati criteri e meccanismi di questa elezione che garantiscano una scelta fondata sui reali desideri dell’elettorato del Centro Destra, un elettorato certamente più omogeneo di quanto non sia quello della sinistra e anche di quanto non siano tra loro amalgamati i leaders dello stesso Centro Destra.

Se non esistono dubbi che Silvio Berlusconi è il Leader della Casa delle Libertà, sarà interessante vedere la risposta della base del Centro Destra a questa novità.

L’importante è che non sia una farsa come le primarie sinistre, dove Prodi, anche se perdesse, sarebbe comunque il candidato premier.

L’importante è che Casini e l’Udc dopo aver preteso la messa ai voti dei leaders candidino il leader e non un personaggio di ripiego.

Solo così si potrà dire di avere posto le fondamenta di quel partito unico/unitario che vedrà la luce (per i motivi ampiamente spiegati da Berlusconi) dopo le elezioni del 2006.

Intanto prepariamoci ad avere un palco dal quale illustrare quello che abbiamo fatto e come intendiamo completarlo nella prossima legislatura.

Sì, perché a differenza della sinistra nel 2001 e a differenza della sinistra oggi, noi possiamo vantare un pedigree governativo di tutto rispetto per le riforme attuate e per il progetto che permea l’azione politica della Casa delle Libertà.


Che non è cambiato e si basa sull’ ampliamento della libertà individuale che, unica, crea ricchezza e benessere per tutti.
:: posted by Massimo @ 19:32 | go to "Una spinta verso il partito unico" | Help |

Ritorno al futuro

Chi meglio di Giulio Tremonti ?

Con quelle parole chiudevamo il post di ieri.

Siamo lieti oggi di salutare il ritorno al dicastero di via XX settembre del miglior ministro dell’Economia che l’Italia abbia avuto dai tempi di Giulio Einaudi.

E gli striduli squittii della nomenklatura sinistra dimostrano quanto azzeccata sia la scelta di rimettere in sella il Divo Giulio.

Tremonti fu il primo che evidenziò le lacune dell’azione da governatore di Fazio, difeso a spada tratta da una opposizione di sinistra che fece quadrato attorno a colui che solo oggi ha scaricato senza tanti complimenti (e questo dovrebbe essere di monito a quanti pensano di sopravvivere mettendosi all’ombra dell’ulivo: lo potranno fare solo finchè saranno utili).

Tremonti è il Ministro che per tre anni ha condotto l’economia Italiana, tenendo fermo il timone in un mare internazionale in tempesta e dovendo affrontare crisi causate anche dall’insipienza di chi lo aveva preceduto: l’euro (una grandissima sòla come dimostra la crisi in cui si dibattono – in condizioni anche peggiori delle nostre – Francia e Germania), la crisi derivante dalle obbligazioni Argentine, Cirio, Parmalat e Giacomelli, le conseguenze dell’11 settembre.

Ciononostante mai sono state messe le avide mani dello stato nelle tasche dei cittadini, anzi furono attuati due moduli di riduzione delle tasse che premiarono i redditi più bassi.

Ma che quello di Tremonti sia un autentico ritorno al futuro, è dimostrato dal nome del suo sponsor: Gianfranco Fini.

Ed è un profumato vento di primavera che soffia nella Casa delle Libertà, con l’ accordo non solo sul nome del Ministro dell’Economia, ma anche sul proseguimento della procedura di modifica costituzionale e la devolution, della riforma elettorale e per una finanziaria che, auspichiamo, vedrà un Tremonti motivato a mettere la sua firma su ulteriori riduzioni delle imposizioni fiscali,nel rispetto di una filosofia che ha in lui il principale interprete e che vuole lo stato sempre più terzo rispetto alla libertà individuale e di mercato.

Non si può poi tacere sul fatto che l’Udc è stata costretta a mettere le sue carte sul tavolo chiedendo (e ottenendo) una procedura per la designazione del leader del Centro Destra.

Che siano primarie o assemblee degli eletti, sarà comunque una scelta più seria di quella che vede impegnati a sinistra 6 individui con il risultato già scritto e dove c’è qualcuno che ha dichiarato “spero di perdere per un voto”: pensate un po’ che imbroglio, a sinistra qualcuno si candida per un incarico sperando di perdere …

Il ritorno al futuro della CdL è di buon auspicio per l’esito delle elezioni del 2006, come sono di buon auspicio le facce preoccupate, torve e sempre più iettatorie della nomenklatura sinistra.


Ritorno al futuro, ritorno di Tremonti: la discontinuità che ci piace.
:: posted by Massimo @ 13:24 | go to "Ritorno al futuro" | Help |

Siniscalco come Ruggiero

I ministri che sono pappa e ciccia con i poteri forti non portano bene a Berlusconi.

Ma, soprattutto, non portano bene all’Italia.

I “tecnici” sono una pagina buia della nostra storia politica e non.

Invocati come panacea per i mali della politica, si sono rivelati dei ligi servitori di strutture non elettive.

Questo è accaduto con Ciampi, Dini, Ruggiero e, adesso, Siniscalco.

Tra quelli l’unico che ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio elettorale fu Dini.

Un bel successo (4%) quando poteva contare sul traino della presidenza del consiglio, per poi scomparire nel mare magnum dell’anonimato.

Non piangeremo certo per le dimissioni di Siniscalco (tuttaltro !), anche perché la soluzione è già nel governo: l’attribuzione della delega a Giulio Tremonti il miglior ministro dell’Economia dai tempi di un altro Giulio, Einaudi, che fu anche uno dei migliori Presidenti della Repubblica (ma visto lo spessore dei successori e, soprattutto degli ultimi due, ci vuole poco, direte voi !).

La ripresa dell’economia, sancita sia dai risultati di borsa che dall’aumento dell’occupazione, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, avrebbe dovuto spingere il Governo (e il suo ministro dell’Economia) ad accentuare una politica di liberalizzazione.

Invece Siniscalco, ignorando i suggerimenti dei partiti della maggioranza, cioè di chi ha preso i voti, ha dimostrato di rispondere a logiche di potere esterno a quello popolare.

Il pretesto delle sue dimissioni (Fazio e critiche alla bozza della sua finanziaria) vuole solo ammantare la rinuncia di Siniscalco con l’alone romantico del bel gesto disinteressato (vedremo in futuro se rispunterà il suo nome in qualche nomina oppure se si limiterà ad insegnare come ha affermato …), ma non corrisponde ad una realtà, dove le pressioni dei poteri forti cozzano contro una Maggioranza che non sembra ancora disponibile ad abdicare all’esercizio del suo diritto come una sinistra qualsiasi, delegando a chi non si presenta agli elettori la gestione delle importanti scelte economiche.

Enrico Cuccia, che dei poteri forti era un demiurgo, soleva dire che “le azioni si pesano, non si contano”.

Un principio che se non va bene nelle società, va ancora peggio in politica, dove la democrazia è conteggio dei voti, anche se qualche correttivo, vista l’ignoranza diffusa anche a causa della disinformazione operata da una stampa faziosa, andrebbe portato … ma questo è altro discorso.

I cosiddetti tecnici dovrebbero rappresentare il “governo dei migliori”, ma visti i risultati che hanno portato negli anni e la supponenza con la quale trattano gli eletti popolari, non possono essere governo di una democrazia e, soprattutto, sono tutt’altro che dei “migliori”.

Siniscalco dunque come Ruggiero.

E per chi ha buona memoria, il periodo successivo alle dimissione di Ruggiero dal ministero degli esteri fu quello più proficuo di risultati e che ha consentito all’Italia di ergersi fino alla prima fila della politica internazionale.

Le dimissioni di Siniscalco sono l’occasione perché la buona politica riprenda in mano le redini dell’economia e predisponga una finanziaria che acceleri sul caposaldo di questo governo: la riduzione delle tasse, il ritiro dello stato dalla nostra vita e dalla nostra economia.

E per fare questo chi meglio di Giulio Tremonti ?
:: posted by Massimo @ 13:40 | go to "Siniscalco come Ruggiero" | Help |

Ciàpa qui la discontinuità



Cala ancora la disoccupazione

Ecco la vera discontinuità: governare bene.

Il dato Istat sul secondo trimestre 2005 segnala la disoccupazione in ulteriore calo, attenstandosi al 7,5%, il dato migliore dal 1992.

Quanti daranno risalto a questo importantissimo dato ?

Pensiamo in pochi.

Berlusconi ieri ha dato il preavviso all’Udc paragonato ad una metastasi.

Follini ha riciclato una battuta (neanche sua) che allora era nuova, ma oggi sa tanto di ammuffito, come i centristi: “Berlusconi si preoccupi di portare dentro elettori e non di allontanare gli alleati”.

Ma Berlusconi proprio di questo si preoccupa: gli elettori che si sono allontanati per il disgusto provocato dai … casini prodotti dall’Udc, si sentono certamente rinfrancati da un Berlusconi combattivo e decisionista.

Parliamo di contenuti, farfuglia Prodi … ma non dice quali siano le proposte dell’opposizione.

Prodi bofonchia anche sui problemi dell’Italia: ha ragione.

Il primo problema, infatti, è lui, né carne, né pesce e privo di idee.

Sulla disoccupazione, come abbiamo visto in forte calo, Berlusconi sta già provvedendo.

Così come ha provveduto sulle pensioni, sul mercato del lavoro, sulla giustizia, sulla scuola, sulla riduzione delle tasse, sul diritto societario, sul diritto fallimentare, sulla politica internazionale e su tanti altri aspetti di una Italia ereditata ingessata e bolsa, ma che ora dà dei punti alla Germania del socialista Schroeder.

A proposito di Germania. Berlino è nel caos.
Sarebbe importante evitare la Grosse Koalition, un abbraccio mortale per il Centro Destra che dovrebbe da un lato tradire l’alleato liberale e dall’altro gestire un inutile compromesso con la sinistra.
Si potrebbe titolare “Una poltrona per due”, ma non si sa bene chi possa fare la parte Murphy e chi quella di Aykroid.
Anche in questo caso l’Italia potrebbe dare dei punti: la sinistra è infarcita di comici che dettano la linea

A proposito di comici.
Torniamo a Follini.
Chiede la tassazione delle rendite finanziarie, cioè dei nostri risparmi.
Beh, almeno è più onesto del suo compagno di partito (ma buon sangue non mente …), il defunto (pace all’anima sua, ma questa è Storia) ex ministro del tesoro ed ex presidente del consiglio Giovanni Goria, che tassò i bot dopo aver giurato e spergiurato fino al giorno prima che non lo avrebbe mai fatto.
Risultando in tale particolare sport (depredare i risparmi degli Italiani) secondo solo all’ex ministro del tesoro e ex presidente del consiglio (pure lui) Giuliano Amato, purtroppo ancora in attività, che nottetempo penetro i conti correnti per espropriarci il 6 per mille dei depositi (neanche degli interessi, proprio del saldo depositato !!!!).
Follini e con lui Bertinotti e tutti quelli che propugnano di rapinare i nostri risparmi ora sono in gara per salire sul quel (non ambito) podio.

Questa è l’Italia dove l’unica discontinuità è ancora Berlusconi, che emerge da una palude di funzionarietti di partito e burocrati di stato che formano l'attuale personale politico.

(La vignetta di Krancic è tratta da Il Giornale del 21 settembre 2005)
:: posted by Massimo @ 13:06 | go to "Ciàpa qui la discontinuità" | Help |

Ali babà e i peripatetici di via Quaranta

L’arroganza che i musulmani stanno mostrando a Milano nella vicenda della loro pretesa “scuola” già di via Quaranta, spero possa aprire gli occhi a quanti credono ancora in buona fede (ma ce ne saranno ?) ad una politica di dialogo e di integrazione con soggetti che non vogliono integrarsi e che il dialogo lo ammettono solo a senso unico ed esclusivamente quando torna loro comodo.

Se un pugno di famiglie (per 500 ragazzi in tutto) assume un atteggiamento come quello di Milano, figuriamoci come potrebbero comportarsi se lasciassimo correre e consentissimo che diventino in numero ancora maggiore.

La “scuolaislamica di via Quaranta è stata chiusa per motivi igienici e perché era un esercizio abusivo dell’istruzione, in quanto non rispettava le norme previste, anche per le scuole private.

Male hanno fatto il provveditorato e il comune di Milano ad intavolare trattative con i ribelli (uso volutamente questo termine, perché tali sono: ribelli alle disposizioni delle autorità costituite e sovversivi nel senso che intendono sovvertire il nostro ordine legale) addirittura con offerte di insegnare l’arabo nelle scuole pubbliche, mettendosi nelle condizioni di essere irrisi con il rifiuto da parte dei musulmani.

Non bastasse, i ribelli hanno occupato una zona pubblica per svolgere la loro propaganda, utilizzando all’uopo anche dei minorenni, vittime di una simile situazione.

Pare che sia intenzione dei capi sovversivi reiterare questa forma di ribellione.

Adesso basta, hanno superato ogni limite !

Hanno persino avuto la visibilità grazie ai giornalisti accorsi da ogni parte e le loro arroganti dichiarazioni hanno fatto il giro d’Italia.

Pretendono di vivere in Italia secondo i LORO costumi.

Ogni emigrante, da che mondo è mondo, si è dovuto adattare alle regole ed ai costumi dei paesi in cui trovava ospitalità.

Questi qui, no.

Vengono in Italia e pretendono di comportarsi come se fossero a casa loro.

E ci sono italiani (in questo caso con la “i” minuscola) che addirittura vanno loro dietro, aiutandoli e giustificandoli.

Vorrei vedere se alcuni di noi andassero a La Mecca o Teheran pretendendo di comportarsi come ci si comporta in Italia: come minimo verrebbero espulsi dopo un qualche trattamento non proprio indolore.

Non possiamo permettere a questa gente di continuare per la strada della dissociazione dalle leggi dello stato italiano.

L’immigrazione deve essere regolata non solo per quote, ma anche con un codice di comportamento che persone civili non avrebbero bisogno di veder formalizzato, ma quando l’arroganza e la prepotenza di un gruppo approfitta del nostro eccesso di civiltà, allora si deve abbandonare la carota per usare il bastone.

1) Aprire solo all’immigrazione che sia di più facile integrazione (quindi est europei, filippini, indiani e comunque non musulmani);
2) Requisito essenziale l’accettazione completa delle regole di civile convivenza dello stato italiano, l’assoggettamento alle sue leggi e alle sue pratiche scolastiche, civili e lavorative;
3) L’obbligo di conoscenza della lingua italiana, unico strumento di comunicazione verbale;
4) Foglio di via obbligatorio per chi mostra di non intende integrarsi.


E nel caso specifico si applichino con rigore e severità le leggi esistenti: si impedisca l’occupazione di suolo pubblico (che i commercianti, quando vogliono utilizzare gli spazi esterni ai loro locali, pagano fior di quattrini) e, in caso di violazione, siano perseguiti penalmente i responsabili ai sensi dell’art. 650 del codice penale.

E i più ribelli siano rimpatriati a forza.


Questo ci aspetteremmo dalle autorità italiane e , in primis, dalla magistratura ...
:: posted by Massimo @ 12:30 | go to "Ali babà e i peripatetici di via Quaranta" | Help |

Le femmine saranno la nostra rovina?

E’ di oggi la notizia apparsa sulla Gazzetta di Reggio che
la madre coreggese a cui é stato sottratto il figlio dal
marito Islamico marocchino NON avrebbe problemi
a sposare un’altro marocchino perché la “religione”
non centra NONOSTANTE che nell’ambasciata italiana
in Marocco l’abbiano RIPRESA per la sua dabbennaggine
nello sposare un islamico.

La stolta NON crede all’ambasciata NONOSTANTE
l' esperienza passata.

Pura emiliana in piena Emilia rossa.

Questo fa il paio con la “passionaria” di Viale Quaranta.
La PALADINA del rifiuto alla scuola italiana per i suoi
figli é una ITALIANA GENOVESE convertita.

MAI la scuola italiana per i suoi figli ma la scuola EGIZIANA.

Mi sovviene che il VERO CAVALLO DI TROIA
per l’invasione islamica sia IL VENTRE delle femmine italiane
affascinate dai ferormoni mediorientali.

Le femminucce che leggeranno questa mia
sarebbero così gentili da spiegarmi il fenomeno?.

Se tanto mi da tanto hanno ragione gli islamici
a NON dare il voto alle donne.

Quando sono sotto “tempesta ormonale” da ecitazione amorosa
non capiscono più nulla e trascinano nella loro
“insana passione” tutto e tutti VOTANDO.
:: posted by bebe @ 15:56 | go to "Le femmine saranno la nostra rovina?" | Help |

sempre sulla Germania, di R.D.

quando un paese, col suo import, che generava un buon venti per cento della tua produzione, di colpo non compra più nemmeno uno spillo, tu fatturi di colpo il venti per cento di meno: matematica basilare.

Per questo ho detto spesso che, se il governo italiano avesse avuto dei soldi da investire, avrebbe dovuto farlo nella ripresa tedesca. E' un'estremizzazione, lo so, ma il senso ce l'avrebbe.
Questo è il motivo per cui le notizie delle ultime ore mi sembrano tanto brutte:

Perchè un treno senza locomotore si ferma. Ma si ferma anche senza macchinista.

chiariamo, l'economia non è che possa essere poi così tanto influenzata da un governo. ma un "non governo" di sicuro non la favorisce.

temo che un paese non governato non possa tornare ad essere una locomotiva.

e per noi italiani non è un problema da poco, non se hai da mantenere una famiglia e l'unico mezzo che hai per farlo è il tuo lavoro, lavoro che, per inciso, vuole dire dare ad un altro quello che l'altro ti chiede, il tutto in cambio di denaro.

E' ovvio che se l'altro il denaro non te lo da, tu la famiglia non la mantieni.
Ed è altrettanto ovvio che, in questo caso, l'altro è biondo, ha un cognome che finisce con una grutturale e sono anni che non viene più in vacanza a rimini

saluti
R.D.
:: posted by R.D. @ 10:39 | go to "sempre sulla Germania, di R.D." | Help |

Deutschland unter alles

I tedeschi sono i più grandi perdenti della Storia.

E queste elezioni non solo lo confermano, ma forniscono anche una nuova indicazione: hanno paura.

Il voto di ieri in Germania non rimette quel grande paese sul binario per crescere, ma lo mantiene in un binario morto.

La paura ha dominato le elezioni.

La paura del nuovo rappresentato dalle idee liberiste della Merkel e la paura del presente rappresentato da uno Schroeder tanto bravo a fare demagogia, quanto incapace a fare economia.

Così i più grandi perdenti della Storia hanno nuovamente perso (come già nel 2002) l’occasione per riprendere il cammino verso il futuro.

Una piccola soddisfazione per noi Italiani, spesso derisi in terra germanica per la nostra instabilità, che ora tocca loro e con la consapevolezza che il nuovo sistema elettorale proposto in Italia non avrebbe causato una simile situazione, ma avrebbe consentito alla coalizione vincente ai punti (CDU/CSU + FDP) la maggioranza parlamentare con il premio di maggioranza.

E adesso ? Tutti i commentatori sono orientati verso la Grosse Koalition che personalmente reputo la soluzione peggiore.

Centro Destra e sinistra non hanno nulla in comune, non possono governare assieme e personalmente ritengo anche che non ci sia alcuna base sulla quale iniziare un dialogo.

Considero la sinistra la sentina della politica.

In campo economico è arretrata e senza idee per il futuro.
Tutta la sua proposta si riduce nello “stato sociale” che si traduce nell’ interventismo pubblico in ogni aspetto della nostra vita.
Un “grande fratello” che porta ad un assistenzialismo senza prospettive, costoso senza produttività, anticamera del clientelismo per cui si incentivano i lavativi rispetto a chi lavora.
Ma, soprattutto, uno statalismo che assorbe sempre più risorse, sottraendole ai privati ed alla produzione, per destinarle al mantenimento, sempre sistematicamente al ribasso, di carrozzoni passivi e destinati ad essere le palle al piede di ogni economia.
Una economia che non crea alcuno stimolo, ma induce le persone a sedersi (“tanto ci pensa lo stato”) rammollendole e scaricando sulle generazioni future il peso della presente incapacità.

In politica internazionale la sinistra rappresenta la resa, la bandiera bianca che viene issata davanti alle aggressioni terroriste, solo mascherata dai mille colori del pacifintismo.
Rappresenta la vecchia, decrepita europa che non sembra aver più nulla da dire nello scacchiere internazionale, piegata su se stessa e pavida nell’affrontare le sfide violente dei barbari che premono ai nostri confini.
E’ una sinistra che ha sempre fatto le scelte sbagliate: per l’Urss prima, contro gli euromissili poi, contro la liberazione dell’Iraq in tempi recenti.

In campo etico e morale, la sinistra rappresenta una corte dei miracoli del permissivismo che si traduce in un relativismo nichilista con il quale si perde ogni prospettiva di ciò che è giusto, del Bene e del perché si deve combattere (metaforicamente e anche militarmente), per conservare questa società, che è il migliore dei mondi possibili, come ce l’hanno costruita i nostri Avi, per migliorarla e consegnarla ai posteri.

Continuo a pensare che in Germania la soluzione sia di nuove elezioni finchè una delle due parti non otterrà la maggioranza necessaria a governare senza compromessi con l’altra.


Una soluzione che auspico ovunque, nella netta e inconciliabile separazione tra Centro Destra e sinistra.
:: posted by Massimo @ 10:18 | go to "Deutschland unter alles" | Help |

Tornerà Deutschland uber alles ?

I tedeschi stanno votando per decidere da chi saranno governati nei prossimi 4 anni.

Elezioni anticipate: una eccezione per la Germania, una eccezione dovuta alla incapacità dei governi di sinistra guidati da Schroeder di affrontare i problemi posti dalla modernità e dalla globalizzazione.

Il bilancio della sinistra di governo è tragicamente in ... rosso, colore che le si addice (a tutte le latitudini ed in ogni circostanza).

5 milioni di disoccupati (13%) , senza la prospettiva immediata di una inversione di rotta, quando, nelle stesse condizioni internazionali, la tanto bistrattata (dalla sinistra) Italia di Berlusconi ha ridotto la nostra disoccupazione sotto l'8% (meno di due milioni).

I sondaggi prevedono un risultato al fotofinish e circola sempre più l'ipotesi di una alleanza tra i due maggiori partiti (CDU/CSU e SPD) come quella che portò alla cancelleria Willy Brandt, il socialista che si portò in casa la spia sovietica Guillaume.

Una coalizione che in Italia chiameremmo consociativa o inciucista.

Un governo, peraltro escluso dai contendenti, che non sarebbe in grado di risolvere i problemi della Germania e che, soprattutto, non darebbe un indirizzo chiaro alla sua politica internazionale, dovendo sempre misurarsi con un compromesso, fatto con il bilancino del farmacista, tanto sono distanti le ricette della sinistra e del Centro Destra.

Sarebbe anche un pessimo esempio per le altre nazioni, dove Centro Destra e sinistra sono e non possono essere altro che distinte e distanti.

Ogni soluzione mediana, ogni inciucio, ogni politica bipartisan è da respingere perchè si risolverebbe solo in una mera gestione del potere fine a se stesso.

Personalmente spero nella vittoria della Merkel e della coalizione di Centro Destra.

Non, ovviamente, per ragioni di carattere economico interno alla Germania, ma per motivi di politica internazionale.

La vittoria della Merkel significherebbe un nuovo inizio per una politica di nuove riduzioni dell'apparato statalista e assistenziale e l'esempio della Germania, di una Germania che è il più grande paese dell'europa (Russia a parte) non potrebbe non influenzare gli altri partner.

La Merkel ha, sia pur timidamente, proposto quella che viene definita la "flat tax", cioè l'aliquota unica (ad un livello sia pur alto: 25%) spazzando via la demagogia della progressività delle imposte strumento perverso che impone balzelli sempre più alti a chi più produce, togliendoli parti sempre maggiori di un suo meritato guadagno.

Ma, soprattutto, la Merkel riporterebbe la Germania nell'alveo dell'Alleanza Atlantica, restaurando buoni rapporti con Bush e gli Stati Uniti, abbandonando la follia dell'eurabia francotedesca e di una impossibile terza via tra la Libertà e il terrorismo islamico.

Ancora poche ore e sapremo se sarà di nuovo Deutschland uber alles o se i tedeschi si sono definitivamente rammolliti.
:: posted by Massimo @ 10:28 | go to "Tornerà Deutschland uber alles ?" | Help |

Ha ancora un senso questa presidenza della repubblica ?

Le ultime esternazioni di Ciampi ripropongono la questione del ruolo di una presidenza della repubblica, separata dalla guida del governo.

E’ comprensibile che chi viene eletto al Quirinale si senta da un lato gratificato dell’onore e dall’altro legato ad un ruolo che, per l’imparzialità che lo dovrebbe contraddistinguere, limita (o dovrebbe limitare) gli interventi in campo.

Ultimamente non è così.

Se abbiamo avuto Presidenti (con la “P” maiuscola) che hanno saputo interpretare il ruolo con dignità e rigore morale ( vorrei citare il “provvisorioDe Nicola, monarchico !, il liberale Einaudi e il democristiano Leone vergognosamente fatto a pezzi da una campagna di stampa falsa e invereconda) ve ne sono stati altri che sono intervenuti, a volte a “gamba tesa”, nella vita politica.

Senza approfondire la vicenda della peggior presidenza che abbiamo avuto in 60 anni (quella di Scalfaro) guardiamo a Cossiga e Ciampi.

Il primo, dopo metà mandato trascorso a svolgere funzioni notarili, fu chiamato il “picconatore” perché interpretò l’esigenza di rinnovamento e favorì, a modo suo, la desclerotizzazione della vita politica.
Ma lo fece senza schierarsi da una parte o dall’altra, avendo come unico obiettivo lo svecchiamento del nostro mondo politico.
Infatti i comunisti questo non gli perdonarono e lo aggredirono praticamente in continuazione, sino a richiederne la messa in stato d’accusa.

Ciampi invece, a differenza di Cossiga, non si è mai sottoposto al giudizio degli elettori.
Ma si è schierato senza riserve a supporto di una parte politica: la sinistra, rimandando leggi votate dal parlamento berlusconiano e, anche adesso, a pochi mesi dalle elezioni, allinenandosi alle posizioni della sinistra.
Proprio per questa sua scelta di campo non è partita la campagna di stampa per la sua destituzione.

La domanda che ci si pone, allora, accantonando in questo post la questione specifica della tracimazione di Ciampi dalle sue funzioni, è: ha ancora senso tenere distinti il ruolo del presidente della repubblica da quello del presidente del governo ?

Non sembra proprio.

Se il presidente della repubblica, che dovrebbe svolgere una funzione notarile, entra nel gioco politico, schierandosi senza riserve da una parte, allora esercita una funzione che non può rappresentare tutti gli Italiani.

E se il presidente della repubblica non rappresenta quel 50% circa degli Italiani che non è e non sarà mai di sinistra, perché dovremmo riconoscergli un ruolo super partes che non esercita ?

Non sarebbe allora meglio ripensare alla nostra forma istituzionale, per passare ad una repubblica presidenziale, dove il Presidente (con la “P” maiuscola) sia anche Capo del Governo ed eletto a suffragio universale da tutti i cittadini e non da una assemblea ristretta di notabili ?

Ciampi ha sancito la parzialità del Quirinale e l’unica eredità positiva che potrebbe lasciare all’Italia sarà l’abbandono dell’illusione di avere un presidente della repubblica che possa essere il rappresentante di tutti, una finzione che solo Uomini di un’altra epoca, di altro stampo e di altra dirittura e rigore sono riusciti a tradurre in realtà.
:: posted by Massimo @ 11:35 | go to "Ha ancora un senso questa presidenza della repubblica ?" | Help |

Poker d'assi

La kermesse dell’onu volge al termine.

Tante parole, grandi aspettative, ma tutto rinviato ad un futuro incerto nel se e nel quando.

L’onu ha mostrato la corda e ha dimostrato di essere una istituzione logora, superata e ingessata.

Spicca, però, nel mare magnum della banalità, un autentico poker d’assi.

George W Bush con una introduzione da autentico leader mondiale ha indicato la strada da seguire e gli obiettivi: lotta al terrorismo, diffusione della libertà e del benessere.

A seguire Vladimir Putin, Silvio Berlusconi e Tony Blair, sulla stessa linea maestra tracciata dal Presidente degli Stati Uniti.

Sfumature diverse per ciascuno, con Putin che ha posto l’accento sulla lotta al terrorismo ponendo in secondo piano i problemi che, inevitabilmente, ancora attanagliano la sua Russia (non si esce da una dittatura di 70 anni, preceduta da una monarchia assoluta, senza scontare un periodo di rodaggio) e Berlusconi che ha declinato, in un efficace discorso di 5 minuti, il termine Libertà, come libertà dai bisogni materiali e immateriali.

Ma l’espressione che più mi ha colpito è stata quella di Blair: è finita l’epoca degli stati canaglia.

Ed è proprio così.

La trasformazione dell’approccio Americano alle questioni internazionali dopo l’11 settembre 2001 ha anche fatto ingranare un marcia in più alle democrazie.

La liberazione dell’Afghanistan prima e dell’Iraq poi, ha portato ad un effetto domino che ha coinvolto Libia e Siria (che a sua volta, spontaneamente, si è ritirata dal Libano restituendo libertà a quel popolo).

Rimane da affrontare la certificazione formale del nuovo corso, di quello che, per riprendere una espressione di Bush padre, può diventare un “nuovo ordine mondiale”.

E questa certificazione la si potrà avere solo con una profonda riforma dell’onu che non si limiti a distribuire seggi in base a criteri cencelliani geopolitici, ma intervenga in profondità nell’organizzazione, nella struttura, nella catena di comando e di rappresentanza.

Perché è inutile che il Senegal pretenda un posto permanente nel Consiglio di Sicurezza, se poi dovessero restarne fuori nazioni importanti come Canada, Australia, Italia, Giappone, Germania e tante altre.

Così come sarebbe inutile allargare il Consiglio di Sicurezza, trasformandolo in una assemblea, litigiosa e inconcludente.

Gli obiettivi e le priorità individuate e indicate da Bush, Putin, Berlusconi e Blair potranno tanto più e tanto prima essere raggiunti, quanto più e quanto prima, l’onu verrà radicalmente trasformato, senza facili demagogie populiste, ma tenendo conto del peso che ogni stato ha nello scacchiere internazionale.
:: posted by Massimo @ 17:20 | go to "Poker d'assi" | Help |

un paese normale, di R.D.

Il concetto di paese normale era stato a suo tempo tirato fuori da Dalema. Ed a me piacerebbe vivere in un paese normale: in un paese “normale” ci sarebbe una maggioranza, in questo caso di destra ed un opposizione, in questo caso di sinistra. Entrambe si scornerebbero su questioni più o meno concrete, entrambe cercherebbero di sminuire l’altro.
Purtroppo noi siamo in Italia.

In Italia è normale che uno spilungone magro e secco nativo di torino urli come un ossesso perdendo ripetutamente il controllo nei confronti di un avvocato fiscalista di non so bene dove. E fin qui tutto ok, lo strano è che sono i rappresentanti dei due maggiori partiti italiani e che erano entrambi nella trasmissione di attualità più seguita del paese. Quella che a volte è stata chiamata la “terza camera”.

Io non so chi abbia ragione. Al pari di loro non sono infatti un costituzionalista. So per certo che tremonti, quando all’università spiegavano la legge elettorale, stava studiando attentamente e con profitto…qualcosa d’altro. So pure che Piero Fassino che si è laureato in Scienze politiche (la cosa divertente è che si è laureato a Torino, nel 1998… perché divertente? Perché mentre studiava per la laurea, a tempo perso, era sottosegretario agli Affari Esteri e alle Politiche Comunitarie europee, carica che ha lasciato per diventare ministro del commercio estero, la laurea gli è servita a qualcosa!! J). Comunque non so cosa ne sappia di costituzione Fassino. So però che il verde pecoraio Scanio ha detto le stesse cose senza urlare, gli è stato risposto in modo civile ed io ho finalmente capito di cosa si parlasse:

si parlava della base su cui calcolare il premio di maggioranza: in pratica: lo si può calcolare partendo dai voti presi o lo si può calcolare, come è stato proposto, in base ai seggi già ottenuti.

Fassino si ostinava a dire che questo avrebbe ribaltato l’esito delle votazioni… possibile che fosse vero?
La risposta è che forse sì, potrebbe cambiare:
perché è evidente che una coalizione composta da dieci partiti verrebbe penalizzata da matti. Facciamo un esempio: ci sono due partiti maggiori: uno prende il 20%, l’altro il 25%.
Il primo è però alleato con altri 61 partitini che farebbero, ciascuno, lo 0,5%. L’alrtro corre da solo.
Per amore della completezza diciamo che parte rimanente dell’elettorato è diviso tra forze minori, magari superiori allo sbarramento, ma più piccole:
se il premio di maggioranza viene ripartito in funzione dei voti tra le coalizioni il partito del 20% prende i suoi eletti più quelli dei non eletti suoi alleati. Se viene usato invece il criterio dei seggi già ottenuti il premio andrebbe al partito del 25%.

A me il proporzionale non piace, ma mi pare che ripartire il premio in base ai seggi ottenuti premierebbe coalizioni e partiti più coesi. Garantirebbe cioè una maggiore stabilità. Io lo vedo come un bene. Quindi, meglio che niente. E poi sono tutti d’accordo sullo sbarramento. Che senso ha mettere uno sbarramento se non quello di impedire il proliferare di partitini?

Comunque. Esistono diverse opposizioni: quando alemanno entro nel ministero a lui assegnato, il suo predecessore era ad aspettarlo assieme alla guardia d’onore dei forestali. Lo stesso ormai ex ministro aveva organizzato una mostra sulle bonifiche del fascismo che fatta da alemanno avrebbe fatto gridare al revisionismo. Lo stesso ex ministro passò le consegne. Lo so perché fu l’unico. Tutti gli altri si sono dati, spesso lasciando il caos.

Credo, personalmente ma intimamente credo, che la sinistra sbagli. Credo in particolare che certe sue idee siano controproducenti, nel senso che diminuirebbero, una volta applicate, il benessere del nostro paese. Un esempio tipico sono stati i patti sulla stabilità del 94, le famose lacrime e sangue promesse, e mantenute, da Prodi. Un altro sono le sue idee sulla tassazione delle rendite. E potrei andare avanti
Credo però che all’interno della sinistra certe persone vadano stimate, mi viene in mente Polito e la sua sinistra riformista. È una persona le cui idee capisco e che spesso mi fanno pensare. Se gente come lui andasse al potere mi sentirei come se la mia squadra avesse perso il campionato, ma non sarei preoccupato. Purtroppo la sinistra italiana non è così. È composta da urlatori ideologici, da gene abituata a considerarmi un “nemico”. E lo vedo ogni giorno scrivendo in internet. Mi spaventa la sinistra. La ritengo pericolosa.

Saluti
R.D.
:: posted by il Castello @ 19:09 | go to "un paese normale, di R.D." | Help |

Una proposta di legge getta la sinistra nel panico

Sgombriamo subito il campo dalle sciocchezze: cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni non solo è legittimo, ma è anche la scelta più logica.

Se, infatti, si cambiasse il sistema in qualunque altro momento della legislatura, oltre a creare un “tappo” sull’attività legislativa a causa del naturale ostruzionismo di quanti si riterrebbero – a torto o a ragione – danneggiati dalla riforma, si otterrebbe l’effetto di scatenare la rincorsa alle elezioni anticipate, asserendo una (discutibile) delegittimazione di un parlamento eletto con regole vecchie e che, in base alle nuove, avrebbe una composizione diversa.
Come poi è accaduto dopo il referendum del 1992.

E’ quindi legittimo e opportuno cambiare la legge elettorale in fine legislatura, non violando affatto alcuna “par condicio” (tutti i partiti si confronteranno con una legge nuova per tutti) e avendo anche la possibilità di delineare i collegi in base ai più recenti dati sulla popolazione residente.

Che la sinistra centri la sua opposizione sulla modifica in fine legislatura, la dice lunga sullo spessore politico e morale di chi muove simile obiezione, oltre tutto con toni inutilmente apocalittici: ma la sinistra non sembra conoscerne altri.

E’ invece da valutare l’impatto che un ritorno al proporzionale potrà avere sul futuro dell’Italia, perché se il proporzionale consentirebbe un più ampio spettro di formazioni politiche, tali da ampliare la rappresentanza anche a situazioni poco più di nicchia, una tale frammentazione provocherebbe un ritorno a una ingestibile ingovernabilità.

In un’epoca come l’attuale, in cui i cambiamenti viaggiano a velocità inimmaginabili, è necessario avere una guida certa, solida, che abbia la possibilità di svolgere un programma coerente, ma anche rapidità di decisioni che poggino su una maggioranza compatta e non soggetta a ribaltoni per il venir meno di un partito.

Tutto questo il proporzionale puro non lo permetterebbe, mentre lo si otterrebbe con una bella combinazione di maggioritario e sistema presidenziale.

Ci possono però essere dei correttivi al proporzionale puro: dallo sbarramento, al premierato.

Sono tutti palliativi: la strada maestra è una applicazione del maggioritario secco, senza quote proporzionali e integrato dalla elezione diretta i un presidente con ampi poteri esecutivi, meglio se assommasse sia il ruolo di Capo dello Stato che di Capo del Governo.

Ma questa strada non è stata imboccata da nessuno.

Allora siamo realisti.

Il sistema attuale ha consentito una maggiore stabilizzazione del nostro sistema politico, ma ha mantenuto il potere di ricatto delle formazioni minori, anche molto minori.

Andava rivisto e la proposta che proviene dalla Maggioranza sembra garantire, sia pur con macchinose ingegnerie elettorali, stabilità e semplificazione dello spettro politico.

In particolare il sistema del premio di maggioranza sembrerebbe poter favorire una semplificazione del quadro politico, infatti la esclusione dal computo dei voti di coalizione delle formazioni che non raggiungono la quota sbarramento del 4% imporrebbe una reale unificazione che verrebbe resa più cogente se si penalizzasse (azzerando ad esempio ogni contributo economico statale) eventuali scissioni in corso di legislatura: è l'aspetto più rilevante - e che migliorerebbe anche l'attuale sistema misto - della proposta che impedirebbe la frammentazione e il potere di interdizione dei partitini.

Anche il ritorno al sistema delle preferenze sarebbe da salutare con piacere, anche se è, pure questo, un surrogato di quel che sarebbe nel maggioritario l’introduzione di primarie serie, basate su regole legislativamente sancite (anche per quanto riguarda i finanziamenti).

Appare quindi strumentale e rozza la sinistra che si oppone, con atteggiamenti e dichiarazioni da tarantolati, alla proposta di modifica elettorale, basandosi sulla conservazione del sistema vigente solo perché pensa di poter essere avvantaggiata.

Se invece la sinistra rilanciasse per passare ad un maggioritario secco integrato in un sistema Presidenziale, avrebbe sicuramente consensi anche da altri settori politici, perché sarebbe una proposta intelligente, seria e finalizzata al bene della nazione.

Ma sappiamo bene che sarebbe chiedere troppo a questa sinistra italiana, massimalista e clientelare.
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Onu:60 anni e ne dimostra il doppio

In questi giorni a New York sono riuniti i rappresentanti, anche al massimo livello, di circa 170 paesi per festeggiare i 60 anni dell'onu e mettere mano ad una riforma di tale organismo che possa permettergli di affrontare le sfide che lo attendono.


Detta così sembra che nei precedenti 60 anni l'onu abbia funzionato come un orologio svizzero: non è così.

A memoria non ricordo alcun evento nel quale la posizione dell'onu sia stata determinante.

Sempre a rimorchio degli Stati Uniti, unica nazione che abbia una capacità positiva e propulsiva, oppure bloccato dalle divisioni (altre nazioni questo sanno fare: ostacolare, non proporre).

Anche in tempi recenti l'onu è arrivato "dopo": dopo l'azione militare della Nato in Kossovo, dopo la liberazione dell'Iraq da parte degli AngloAmericani (salvo poi scapparsene al primo attentato e limitarsi ad una risoluzione che invitava i paesi a partecipare alla ricostruzione del nuovo Iraq libero).

Ma la cosa più grave è la dettagliata denuncia che la Commissione di indagine presieduta da Paul Volcker ha diffuso nei giorni scorsi e nella quale si evidenzia come la burocrazia onu oltre ad essere inefficiente sia anche fondamentalmente corrotta.

E il caso "oil for food" ne è solo la punta dell'iceberg.

I paesi democratici spendono miliardi per finanziare una struttura che, con le sue agenzie, utilizza tali fondi più per mantenere i propri burocrati che per incidere nelle situazioni di disagio mondiali.

Ma gli stessi paesi sono spesso messi sul banco degli imputati da una pletora di stati e staterelli che neppure sanno cosa sia la democrazia.

E se la situazione mondiale, soprattutto grazie al crollo del comunismo - non certo per merito dell'onu - e ad azioni che hanno portato a liberare paesi come Afghanistan e Iraq è complessivamente migliorata, non lo si deve all'azione ... rectius, inazione dell'onu, ma ad iniziative guidate degli Stati Uniti e dai suoi Alleati.

Allora urgerebbe non una riforma tecnica del Consiglio di Sicurezza (dove peraltro dovrebbero sedere almeno i primi dieci paesi contrbutori) ma una rivisitazione completa della struttura.

Intanto dando ai paesi un "peso" differenziato in base ai contributi versati e alla popolazione residente e ammetendo al voto deliberativo solo quelli che hanno introdotto democrazia nel sistema politico e libertà nei rapporti sociali ed economici.

Quindi rivedendo tutta la pletora di funzionari e di agenzie, conferendo incarichi non in base ad un manuale Cencelli geografico, ma in base alle competenze dei singoli.

Insomma un altro onu, completamente diverso dal confuso assemblerismo terzomondista attuale.

Personalmente non credo che ciò potrà accadere.

Ci sarà qualche ritocchino, qualche contentino per alcuni paesi, ma nulla di veramente decisivo.

E allora la domanda che si pone è: ma vale ancora la pena spendere miliardi per una struttura fondamentalmente inutile, quando la politica internazionale ancora si basa e si sviluppa su accordi bilaterali e alleanze tra stati sovrani ?
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