Se primarie dovranno essere
Personalmente ritengo che le eventuali primarie nella Casa delle Libertà sarebbero una cosa seria, con candidati “veri” e non con sparring partners compiacenti come quelli che si trova di fronte Prodi dove i due maggiori partiti non hanno candidato nessuno.
Ritengo peraltro che Silvio Berlusconi non abbia concorrenza nel cuore e nella mente dell’elettorato della Casa delle Libertà e che, pertanto, avrebbe uguale significato politico una investitura solenne da parte di una conventions degli eletti.
Detto questo credo che l’eventualità delle primarie potrebbe essere colta come una grande opportunità per lanciare il partito unico del Centro Destra.
L’elettorato della Casa delle Libertà è molto più omogeneo sia di quanto non lo siano i leaders, sia di quanto non lo sia l’elettorato della sinistra.
Da noi i Valori fondanti di una comunità sono ampiamente riconosciuti: sistema democratico, libero mercato, libertà individuale, garanzie processuali, libero pensiero, alleanza occidentale.
Da loro ci sono i no global, i pacifinti, i pauperismi ecoambientalisti, gli antistema stagionati, i comunisti (ex, post, neo, vetero), i cattocomunisti di sempre e queste sono solo le categorie più rumorose.
Ma per tornare all’eventuale opportunità delle primarie del Centro Destra guardiamo alla proposta organizzativa dell’Udc.
Può andare bene chiamare tutti gli elettori della CdL che si dichiarino tali e con liberatoria per il trattamento dei dati.
Può anche essere accettato il tetto massimo di spesa per i candidati (anche se a me sembra una prevaricazione).
Non va bene l’esigua somma (due euro) che si richiede per votare.
Non va bene perché una somma così insignificante potrebbe favorire infiltrazioni interessate.
Non va bene perché una cifra così esigua non potrebbe rappresentare il pagamento di una tessera del partito unico.
E infatti l’opportunità da cogliere sarebbe proprio questa: con le votazioni primarie, creare la base degli iscritti al partito unico del Centro Destra.
Una somma che corrispondesse maggiormente al costo di una tessera annuale di partito (ad esempio 50 euro per studenti e pensionati e 100 euro per gli altri) a fronte di una regolare iscrizione, con tanto di tessera, al partito del Centro Destra.
A fine primarie avremmo già gli elenchi degli iscritti pronti per svolgere congressi locali, ed eleggere, dal basso, gli organismi direttivi locali, in tempo per gestire le elezioni e questo senza annullare, per la prossima scadenza elettorale, le singole identità dei partiti.
Ed eviteremmo infiltrazioni organizzate da parte dei sinistri.
Ritengo peraltro che Silvio Berlusconi non abbia concorrenza nel cuore e nella mente dell’elettorato della Casa delle Libertà e che, pertanto, avrebbe uguale significato politico una investitura solenne da parte di una conventions degli eletti.
Detto questo credo che l’eventualità delle primarie potrebbe essere colta come una grande opportunità per lanciare il partito unico del Centro Destra.
L’elettorato della Casa delle Libertà è molto più omogeneo sia di quanto non lo siano i leaders, sia di quanto non lo sia l’elettorato della sinistra.
Da noi i Valori fondanti di una comunità sono ampiamente riconosciuti: sistema democratico, libero mercato, libertà individuale, garanzie processuali, libero pensiero, alleanza occidentale.
Da loro ci sono i no global, i pacifinti, i pauperismi ecoambientalisti, gli antistema stagionati, i comunisti (ex, post, neo, vetero), i cattocomunisti di sempre e queste sono solo le categorie più rumorose.
Ma per tornare all’eventuale opportunità delle primarie del Centro Destra guardiamo alla proposta organizzativa dell’Udc.
Può andare bene chiamare tutti gli elettori della CdL che si dichiarino tali e con liberatoria per il trattamento dei dati.
Può anche essere accettato il tetto massimo di spesa per i candidati (anche se a me sembra una prevaricazione).
Non va bene l’esigua somma (due euro) che si richiede per votare.
Non va bene perché una somma così insignificante potrebbe favorire infiltrazioni interessate.
Non va bene perché una cifra così esigua non potrebbe rappresentare il pagamento di una tessera del partito unico.
E infatti l’opportunità da cogliere sarebbe proprio questa: con le votazioni primarie, creare la base degli iscritti al partito unico del Centro Destra.
Una somma che corrispondesse maggiormente al costo di una tessera annuale di partito (ad esempio 50 euro per studenti e pensionati e 100 euro per gli altri) a fronte di una regolare iscrizione, con tanto di tessera, al partito del Centro Destra.
A fine primarie avremmo già gli elenchi degli iscritti pronti per svolgere congressi locali, ed eleggere, dal basso, gli organismi direttivi locali, in tempo per gestire le elezioni e questo senza annullare, per la prossima scadenza elettorale, le singole identità dei partiti.
Ed eviteremmo infiltrazioni organizzate da parte dei sinistri.
Se proprio si vogliono fare queste primarie, almeno che non restino un fatto avulso da un progetto complessivo e la scelta migliore sarebbe quella di utilizzarle per costituire la base del partito unico del Centro Destra: ci si iscrive e si vota.
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tutto il mondo é paese, ovvero, l'Islam é un problema di tutti
Tratto da Musulmani in Ticino
Blog di fatti e avvenimenti di cui siamo all'oscuro.
Come si vede, anche lì il cancro Islamocomunista é in metastasi ma esistono
libere intelligenze
Fatti: Primo. Colpiscono dovunque, da Bali a Sharm el Sheik, da New York a Londra, da Madrid a Casablanca, da Baghdad a Beslan, da Gerusalemme a Mosca ad Amsterdam.
Secondo. Colpiscono civili inconsapevoli, nella loro vita ordinaria, diffondendo terrore, stordimento, incomprensione, divisione, paura in tutto l'occidente.
Terzo. Colpiscono sacrificando anche la loro vita, il che li rende martiri del dio in cui credono, che è il dio dei musulmani con le sue promesse di riscatto e di felicità ultraterrena. Non uomini e donne in armi, ma armi dalle sembianze umane o concetti teologici militarizzati.
Quarto. Sono tutti musulmani, i maestri e seguaci del terrore globale. Le vittime sono multiculturali, i carnefici no. I carnefici hanno le loro televisioni globali, il loro sistema di diritto alimentato dalle fatwa, la loro giustificazione per fede e attraverso le opere.
Quinto. Hanno cominciato molto prima dell'Iraq. Vivono in un altro mondo morale esplicitamente nemico del nostro mondo, combattono gli infedeli cristiani ed ebrei in quanto tali e con ogni mezzo. Non sono una spectre né pochi fanatici: sono un popolo, molti popoli, sono una predicazione che forma generazioni attraverso le frontiere.
Sesto. Non sono figli di un qualche nazionalismo, il loro retroterra è la umma islamica, una comunità globale di credenti, una nozione che si identifica con la civiltà fondata da Maometto nel VII secolo. E che si estende all'islam europeo, il luogo in cui si sono insediati a milioni e in cui sono stati progettati e realizzati i colpi più clamorosi, come quello dell'11 settembre del 2001. La demografia è dalla loro parte, il tempo è dalla loro parte.
Settimo. La loro guerra è altamente ritualizzata, liturgica: se ti sgozzano, prima ti sottopongono a un giusto processo islamico, Corano alla mano. Non rispettano distinzioni accettate anche in tempo di guerra dagli occidentali: non esistono ambasciatori, per loro, né bambini da rispettare, ma solo fedeli e infedeli.
Ottavo. I loro capi sono teologi, poeti e profeti, sceicchi, mullah e imam che assommano potere civile e potere religioso, il dettato della parola divina e della sharia, la legge islamica. La loro è una sporca guerra culturale dichiarata in nome di valori tremendi, ispirati alla sottomissione, cioè al contrario della parola che fonda il nostro mondo moderno, libertà. Theo van Gogh non è morto per l'Iraq, ma per avere esercitato la libertà di espressione. Ayan Hirsi Ali, la sua compagna di lavoro musulmana e coautrice di un corto sulla condizione schiavistica della donna islamica, non è bandita dalla vita civile e braccata per l'Iraq, ma per apostasia e per femminismo. Noi abbiamo finto di non vedere e lasciamo soli combattenti culturali ed apostati dell'islam non per ritegno multiculti, ma per paura di ritorsioni.
Nono. Le radici di questo fenomeno sono antiche, ultramillenarie, quanto lo sono le radici del cristianesimo e del giudaismo; ma sono più robuste, nessuno le ha recise. Il carburante è ingente, non c'è paragone con il terrorismo classista o separatista che abbiamo conosciuto in Europa negli anni Settanta. Il wahabismo e le madrasse non sono paragonabili con l'attivismo marxista, coda di cometa del dio che è fallito. Il loro dio non è fallito, vive nella loro testa e nei loro cuori.
Decima. Gli stati opulenti e nostri alleati politici e finanziari, nonché quelli falliti e che noi consideriamo canaglie, le culture di riferimento, la moralità diffusa che sorregge il jiliadismo si esprimono anche nella lapidazione delle adultere, nel divieto per le donne di guidare, nell'impiccagione degli omosessuali, nel disprezzo aperto e consapevole dei fondamenti del diritto liberale.
Esaminati brevemente questi fatti, direi che chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq è un cretino. Chi dice che ce la siamo cercata è un cretino. Chi idolatra l'impassibilità e la difesa passiva del nostro modo di vita è un cretino. Chi nega l'esistenza di una guerra di civiltà a sfondo religioso è un cretino. Chi pensa che il problema sia Guantanamo è un cretino e anche un ipocrita. Non ho altro da aggiungere.
Blog di fatti e avvenimenti di cui siamo all'oscuro.
Come si vede, anche lì il cancro Islamocomunista é in metastasi ma esistono
libere intelligenze
Fatti: Primo. Colpiscono dovunque, da Bali a Sharm el Sheik, da New York a Londra, da Madrid a Casablanca, da Baghdad a Beslan, da Gerusalemme a Mosca ad Amsterdam.
Secondo. Colpiscono civili inconsapevoli, nella loro vita ordinaria, diffondendo terrore, stordimento, incomprensione, divisione, paura in tutto l'occidente.
Terzo. Colpiscono sacrificando anche la loro vita, il che li rende martiri del dio in cui credono, che è il dio dei musulmani con le sue promesse di riscatto e di felicità ultraterrena. Non uomini e donne in armi, ma armi dalle sembianze umane o concetti teologici militarizzati.
Quarto. Sono tutti musulmani, i maestri e seguaci del terrore globale. Le vittime sono multiculturali, i carnefici no. I carnefici hanno le loro televisioni globali, il loro sistema di diritto alimentato dalle fatwa, la loro giustificazione per fede e attraverso le opere.
Quinto. Hanno cominciato molto prima dell'Iraq. Vivono in un altro mondo morale esplicitamente nemico del nostro mondo, combattono gli infedeli cristiani ed ebrei in quanto tali e con ogni mezzo. Non sono una spectre né pochi fanatici: sono un popolo, molti popoli, sono una predicazione che forma generazioni attraverso le frontiere.
Sesto. Non sono figli di un qualche nazionalismo, il loro retroterra è la umma islamica, una comunità globale di credenti, una nozione che si identifica con la civiltà fondata da Maometto nel VII secolo. E che si estende all'islam europeo, il luogo in cui si sono insediati a milioni e in cui sono stati progettati e realizzati i colpi più clamorosi, come quello dell'11 settembre del 2001. La demografia è dalla loro parte, il tempo è dalla loro parte.
Settimo. La loro guerra è altamente ritualizzata, liturgica: se ti sgozzano, prima ti sottopongono a un giusto processo islamico, Corano alla mano. Non rispettano distinzioni accettate anche in tempo di guerra dagli occidentali: non esistono ambasciatori, per loro, né bambini da rispettare, ma solo fedeli e infedeli.
Ottavo. I loro capi sono teologi, poeti e profeti, sceicchi, mullah e imam che assommano potere civile e potere religioso, il dettato della parola divina e della sharia, la legge islamica. La loro è una sporca guerra culturale dichiarata in nome di valori tremendi, ispirati alla sottomissione, cioè al contrario della parola che fonda il nostro mondo moderno, libertà. Theo van Gogh non è morto per l'Iraq, ma per avere esercitato la libertà di espressione. Ayan Hirsi Ali, la sua compagna di lavoro musulmana e coautrice di un corto sulla condizione schiavistica della donna islamica, non è bandita dalla vita civile e braccata per l'Iraq, ma per apostasia e per femminismo. Noi abbiamo finto di non vedere e lasciamo soli combattenti culturali ed apostati dell'islam non per ritegno multiculti, ma per paura di ritorsioni.
Nono. Le radici di questo fenomeno sono antiche, ultramillenarie, quanto lo sono le radici del cristianesimo e del giudaismo; ma sono più robuste, nessuno le ha recise. Il carburante è ingente, non c'è paragone con il terrorismo classista o separatista che abbiamo conosciuto in Europa negli anni Settanta. Il wahabismo e le madrasse non sono paragonabili con l'attivismo marxista, coda di cometa del dio che è fallito. Il loro dio non è fallito, vive nella loro testa e nei loro cuori.
Decima. Gli stati opulenti e nostri alleati politici e finanziari, nonché quelli falliti e che noi consideriamo canaglie, le culture di riferimento, la moralità diffusa che sorregge il jiliadismo si esprimono anche nella lapidazione delle adultere, nel divieto per le donne di guidare, nell'impiccagione degli omosessuali, nel disprezzo aperto e consapevole dei fondamenti del diritto liberale.
Esaminati brevemente questi fatti, direi che chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq è un cretino. Chi dice che ce la siamo cercata è un cretino. Chi idolatra l'impassibilità e la difesa passiva del nostro modo di vita è un cretino. Chi nega l'esistenza di una guerra di civiltà a sfondo religioso è un cretino. Chi pensa che il problema sia Guantanamo è un cretino e anche un ipocrita. Non ho altro da aggiungere.
:: posted by bebe @ 11:43
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I politici "TENGONO FAMIGLIA" di R.D.
Vorrei segnalare un concetto, sia pur nella sua banalità, rimane piuttosto importante, e rimane anche generalmente tralasciato: i politici non vogliono far morire di fame i loro figli.
Cosa centra? Centra che se non hanno abbastanza eletti si giocano rimborsi elettorali, ma non solo, anche uffici, intesi sia come stanze che come personale che ci lavora. Perdono cioè la possibilità di dare un lavoro, e quindi reddito, alla moltitudine di persone che per loro lavora e che altro non fa se non servire il partito.
Lasciamo ogni commento sulla faccia di coloro che scelgono una carriera così utile alla crescita dell’umanità (e che pure tendono a definirla “la più nobile della carriere, quella di servire lo stato”). Resta il fatto che sono tanti e che i leader debbono, per essere riconfermati, curare i loro interessi.
Questo influenza sommamente la lotta politica italiana, soprattutto, ma non solo, quella che si svolge all’interno dei due schieramenti: in pratica: nel mondo è piuttosto normale che ci siano die gnorri partiti che si contendano la vittoria elettorale. In Italia però ce ne sono di più. Perché? Perché unendoli si ridurrebbe il numero degli impiegati che servono a mantenerli? La risposta è: non solo per questo, ma anche per questo.
Questo principio è alla base dell’avversione per le coalizioni. E non è che siano cose teoriche, abbiamo avuto degli esempi piuttosto lampanti, ad esempio le scorse europee.
La storia è nota: margherita e ds uniti in una lista unica. L’effetto è stato lampante: su 10 eletti 8 erano dei ds, due della margherita. E questo in una situazione in cui entrambi avevano avuto, più o meno, gli stessi voti. Possibile? certo, perché i ds, più radicati, avevano più preferenze.
Piccola chiosa, sulle primarie:
vale lo stesso principio, è perfettamente ragionevole pensare che vinca quello con l’organizzazione migliore piuttosto che quello col maggior seguito. Questo per dire che bertinotti gioca per vincere, non per partecipare, e che ha pure buone possibilità di farcela. Non solo, che nel polo il favorito è Fini, non Belusconi.
Comunque, tornando al discorso precedente: le azioni dei centristi si spiegano tutte in questa direzione. Non è un problema di strappi o di correttezza. È il loro lavoro, mantengono in piedi i loro mezzi di sostentamento. Ovviamente non possiamo sapere quale sia il loro progetto preciso, di sicuro però il fine ultimo è quello di evitare un lungo inverno senza cariche. E questo specialmente negli enti locali.
Tutto questo non ha poca rilevanza, direi che è il motore immobile di tutta la politica dei centristi, per fare i nomi, Mastella, Rutelli, Follini, Casini. Alle estremità il discorso è un po’ diverso, perché il rischio di non entrare in nessuna coalizione può essere remoto ma è pur sempre reale sia per i d.s. che per a.n.. questo spiega la maggior fedeltà ai leader.
I politici spesso sono tali per lavoro. nessuno farebbe andare a quel paese l'entità che gli garantisce un reddito. Questo condiziona fortemente l'Italia.
Saluti
R.D.
Cosa centra? Centra che se non hanno abbastanza eletti si giocano rimborsi elettorali, ma non solo, anche uffici, intesi sia come stanze che come personale che ci lavora. Perdono cioè la possibilità di dare un lavoro, e quindi reddito, alla moltitudine di persone che per loro lavora e che altro non fa se non servire il partito.
Lasciamo ogni commento sulla faccia di coloro che scelgono una carriera così utile alla crescita dell’umanità (e che pure tendono a definirla “la più nobile della carriere, quella di servire lo stato”). Resta il fatto che sono tanti e che i leader debbono, per essere riconfermati, curare i loro interessi.
Questo influenza sommamente la lotta politica italiana, soprattutto, ma non solo, quella che si svolge all’interno dei due schieramenti: in pratica: nel mondo è piuttosto normale che ci siano die gnorri partiti che si contendano la vittoria elettorale. In Italia però ce ne sono di più. Perché? Perché unendoli si ridurrebbe il numero degli impiegati che servono a mantenerli? La risposta è: non solo per questo, ma anche per questo.
Questo principio è alla base dell’avversione per le coalizioni. E non è che siano cose teoriche, abbiamo avuto degli esempi piuttosto lampanti, ad esempio le scorse europee.
La storia è nota: margherita e ds uniti in una lista unica. L’effetto è stato lampante: su 10 eletti 8 erano dei ds, due della margherita. E questo in una situazione in cui entrambi avevano avuto, più o meno, gli stessi voti. Possibile? certo, perché i ds, più radicati, avevano più preferenze.
Piccola chiosa, sulle primarie:
vale lo stesso principio, è perfettamente ragionevole pensare che vinca quello con l’organizzazione migliore piuttosto che quello col maggior seguito. Questo per dire che bertinotti gioca per vincere, non per partecipare, e che ha pure buone possibilità di farcela. Non solo, che nel polo il favorito è Fini, non Belusconi.
Comunque, tornando al discorso precedente: le azioni dei centristi si spiegano tutte in questa direzione. Non è un problema di strappi o di correttezza. È il loro lavoro, mantengono in piedi i loro mezzi di sostentamento. Ovviamente non possiamo sapere quale sia il loro progetto preciso, di sicuro però il fine ultimo è quello di evitare un lungo inverno senza cariche. E questo specialmente negli enti locali.
Tutto questo non ha poca rilevanza, direi che è il motore immobile di tutta la politica dei centristi, per fare i nomi, Mastella, Rutelli, Follini, Casini. Alle estremità il discorso è un po’ diverso, perché il rischio di non entrare in nessuna coalizione può essere remoto ma è pur sempre reale sia per i d.s. che per a.n.. questo spiega la maggior fedeltà ai leader.
I politici spesso sono tali per lavoro. nessuno farebbe andare a quel paese l'entità che gli garantisce un reddito. Questo condiziona fortemente l'Italia.
Saluti
R.D.
Il Kamikaze
In lingua giapponese significa "Vento Divino"; nell'accezione attuale, il termine, identifica ormai quasi solo i terroristi suicidi musulmani che in lingua araba vengono detti "shah'id"; e per chi ancora non conoscesse l'arabo (lacuna da colmarsi al piu' presto), cio' significa "martire"; un po' come i nostri progenitori cristiani che, come tutti sanno, si facevano esplodere al Circo Massimo e facevano bratwuerst di tigri, leoni e romani assieme: insomma, piu' o meno la stessa cosa dato che parliamo di "religioni di pace". Ma nell'Italia "progressista" (la e', la e'...) ci sono anche i kamikaze dell'informazione, o meglio: della controinformazione, o meglio ancora: della disinformazione e dell'insulto libero, che come si sa, e' liberamente consentito solo se il destinatario e' di destra (leggi fascista), o peggio nazionalista (leggi xenofobo); il liberale non esiste ancora ed e' allo studio una nuova definizione. Infatti quando il bersaglio si trova dall'altra parte dell'emiciclo, scattano le denunce e le condanne fioccano con una velocita' perlomeno sospetta, considerati i tempi geologici della giustizia italiana. Per "stringere" diro', senza smentire la mia xenofobia, che il kamikaze, questa volta, e' di pelle nera e sangue blu, ad occhio e croce (pardon per la croce), e che i suoi obiettivi prediletti sono rispettivamente: i musulmani intelligenti (esistono, vedi alcuni Allam), gli xenofobi impenitenti (chi qui scrive e chi qui legge), tutto cio' che inizia con la lettera "B" senza alcuna distinzione, ed una Signora in particolare, sulla quale l'araba fenice, poiche' questa risorge sempre dopo ogni esplosione, rovescia missive su missive nelle quali rivela un interesse tra il lesbico ed il ninfomaniaco descrivendo minuziosamente ogni perversione che nel suo delirio presume avvenga (a meno che non abbia installato qualche microspia), nell'alcova della bersagliata. Udite, udite: ora, pure i 400 gatti di Tocque-Ville hanno destato il suo interesse; probabilmente perche' da soli sono piu' o meno il triplo della pur cospicua Ummah islamica cui la martirizzatrice & martirizzanda si erge a paladina. Infatti, su meno di 1.000.000 di cittadini italiani e stranieri, residenti in Italia, di religione islamica, almeno 600.000 sono di nazionalita' albanese o di aree limitrofe; e questi sono in altre faccende affaccendati, e non paiono molto interessati ad instaurare il Califfato in Europa; tra i restanti 400.000, meno di un migliaio frequentano le moschee, che al contario di cio' che pensiamo noi ignoranti e xenofobi, non sono affatto luoghi indispensabili al culto islamico, ma autentici centri di indottrinamento, quasi tutti nelle mani della Massoneria egiziana dei Fratelli Musulmani (l'abbiamo detto alfine) che sono i veri datori di lavoro dell'araba fenicorta sempre risorgente etcetera, etcetera... se poi andiamo scremando tra i musulmani che non hanno ancora bene capito dove si trovano e la "dirigenza" composta prevalentemente di pseudo-imam autoproclamatisi, la cui unica fonte d'istruzione e' stata il Sacro q'ran, ed i reduci del marxismo-leninismo nostrani, cui l'unica fonte d'istruzione e' stata il Capitale (ed il Manifesto per i piu' evoluti), ecco che i numeri arabi, che al contrario di cio' che crediamo noi ignoranti e xenofobi, non fanno ancora oggi parte della lingua araba e sono stati copiati (0 compreso) pari, pari, dalle civilta' persiana ed indiana, ci soccorrono, rivelandoci che il numero approssimativo e' ben al di sotto delle cento unita', tra i quali, gl'italiani saranno, si e no, una ventina. Considerato che in Italia dovrebbero contare gl'italiani e non gli stranieri, ecco dunque che meno di 50 persone sono libere di insultare i rimanenti 57.000.000, di minacciare la decapitazione dei medesimi, senza che la Magistratura, tanto lesta ad intercettare gl'italiani che copulano o defecano, mostri il minimo interesse. Chi desidera visionare il testo (si fa per dire) al quale mi sono "ispirato", lo trovera' in http://orabasta.iobloggo.com/archive.php?eid=121 Avvertenza: questi specchietti per le allodole xenofobe, sono stati disposti per acquisire il numero di IP dei visitatori, onde poterli schedare e catalogare secondo lo stile della Muttwa (la polizia islamica). La legge islamica si occupera' dunque dei miscredenti a cui appartengono. Temo che se le Istituzioni non riterranno di dover provvedere drasticamente, a qualcuno scappera' la pazienza.
Avere un blog in Cina
Nella Cina comunista, che a detta di Diliberto - uno che vota Prodi alle primarie - dovrebbe essere presa come esempio dall'Occidente, avere un blog è pericoloso.
La nuova normativa cinese relativa alla pubblicazioni di notizie su Internet ha stretto praticamente il cappio intorno al collo dei blog indipendenti, i quali devono «essere diretti verso il servizio delle persone e del socialismo e insistere sulla corretta condotta dell'opinione pubblica per mantenere l'interesse pubblico e nazionale».
I media devono avere un'autorizzazione per gestire un sito Web d'informazione e i nuovi operatori si devono registrare all'ufficio informazione del governo.
Le nuove regole proibiscono contenuti che "danneggino la sicurezza nazionale, rivelino segreti di Stato, sovvertano il potere politico (e) minino l'unità nazionale".
Trattasi di normativa che ha un'ampiezza illimitata e che mina le libertà individuali. Sono le ultime (speriamo...) resistenze versus le libertà di una dittatura comunista che non deve farci dimenticare cosa è stato e cosa è il Comunismo: negazione delle libertà e povertà!
La nuova normativa cinese relativa alla pubblicazioni di notizie su Internet ha stretto praticamente il cappio intorno al collo dei blog indipendenti, i quali devono «essere diretti verso il servizio delle persone e del socialismo e insistere sulla corretta condotta dell'opinione pubblica per mantenere l'interesse pubblico e nazionale».
I media devono avere un'autorizzazione per gestire un sito Web d'informazione e i nuovi operatori si devono registrare all'ufficio informazione del governo.
Le nuove regole proibiscono contenuti che "danneggino la sicurezza nazionale, rivelino segreti di Stato, sovvertano il potere politico (e) minino l'unità nazionale".
Trattasi di normativa che ha un'ampiezza illimitata e che mina le libertà individuali. Sono le ultime (speriamo...) resistenze versus le libertà di una dittatura comunista che non deve farci dimenticare cosa è stato e cosa è il Comunismo: negazione delle libertà e povertà!
Ecco perchè la sinistra ha paura
E non perde occasione per chiedere le elezioni anticipate, le stesse che quando era maggioranza non volle concedere pur cambiando 3 presidenti del consiglio (e candidando alle elezioni un quarto) e 64 ministri.
IN POLONIA VINCE LA DESTRA
VARSAVIA - I risultati ufficiali delle elezioni politiche in Polonia resi noti oggi dalla Commissione elettorale nazionale confermano la vittoria del partito di destra Diritto e giustizia (Pis) anche nel nuovo senato polacco.Dei 100 senatori 48 rappresenteranno il Pis, 27 saranno di Piattaforma civica (Po) e 10 di Samoobrona (Autodifesa), mentre altri 6 senatori saranno della Lega delle famiglie polacche (Lpr). Il Partito di contadini (Psl) avrà 4 senatori e l'Alleanza della sinistra democratica (Sld) solo 1 senatore. I rimanenti quattro seggi saranno per i senatori indipendenti. (Ansa ore 13,30)
Industria. A luglio +0,6% il fatturato e + 5,6% gli ordini in un anno
L'Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di luglio 2005 l'indice del fatturato dell'industria, calcolato con base 2000=100 sul valore delle vendite espresse a prezzi correnti, è risultato pari a 115,8 segnando una variazione positiva dello 0,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il fatturato è diminuito dello 0,4 per cento sul mercato interno ed aumentato del 3,4 per cento su quello estero.L'indice degli ordinativi è risultato pari a 111,6, con un incremento tendenziale del 5,6 per cento. Gli ordinativi sono cresciuti del 2,0 per cento sul mercato interno e del 13,0 per cento sul mercato estero.Gli indici generali destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi sono risultati pari, rispettivamente, a 107,2 e 106,4, presentando, nel confronto con il mese precedente, un incremento dell’1,8 per cento, il primo, e del 3,6 per cento, il secondo. (Istat del 26/09/2005)
Commercio estero. A luglio il saldo complessivo è pari a +2.387 mln di euro
Nel mese di luglio 2005, rispetto allo stesso mese del 2004, le esportazioni verso i paesi Ue sono aumentate dell’1,5 per cento e le importazioni dell’1,8 per cento. Il saldo commerciale è risultato positivo per 1.858 milioni di euro, a fronte a un surplus di 1.884 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2004. Rispetto a giugno 2005 i dati destagionalizzati registrano in luglio un incremento dell’1 per cento delle esportazioni e del 3 per cento delle importazioni.Nei primi sette mesi del 2005, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni sono cresciute del 4,9 per cento e le importazioni del 4,1 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 486 milioni di euro, a fronte di un passivo di 264 milioni di euro nei primi sette mesi del 2004.(Istat 23/09/2005)
Lungi dall’essere precipitati nel baratro, l’economia italiana si sta riprendendo.
E questo Governo ha agito senza mai mettere le mani nelle tasche degli Italiani.
Mese dopo mese le previsioni catastrofiste dei sinistri managramo vengono smentite dai fatti reali,non da percezioni spesso eterodirette.
IN POLONIA VINCE LA DESTRA
VARSAVIA - I risultati ufficiali delle elezioni politiche in Polonia resi noti oggi dalla Commissione elettorale nazionale confermano la vittoria del partito di destra Diritto e giustizia (Pis) anche nel nuovo senato polacco.Dei 100 senatori 48 rappresenteranno il Pis, 27 saranno di Piattaforma civica (Po) e 10 di Samoobrona (Autodifesa), mentre altri 6 senatori saranno della Lega delle famiglie polacche (Lpr). Il Partito di contadini (Psl) avrà 4 senatori e l'Alleanza della sinistra democratica (Sld) solo 1 senatore. I rimanenti quattro seggi saranno per i senatori indipendenti. (Ansa ore 13,30)
Industria. A luglio +0,6% il fatturato e + 5,6% gli ordini in un anno
L'Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di luglio 2005 l'indice del fatturato dell'industria, calcolato con base 2000=100 sul valore delle vendite espresse a prezzi correnti, è risultato pari a 115,8 segnando una variazione positiva dello 0,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il fatturato è diminuito dello 0,4 per cento sul mercato interno ed aumentato del 3,4 per cento su quello estero.L'indice degli ordinativi è risultato pari a 111,6, con un incremento tendenziale del 5,6 per cento. Gli ordinativi sono cresciuti del 2,0 per cento sul mercato interno e del 13,0 per cento sul mercato estero.Gli indici generali destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi sono risultati pari, rispettivamente, a 107,2 e 106,4, presentando, nel confronto con il mese precedente, un incremento dell’1,8 per cento, il primo, e del 3,6 per cento, il secondo. (Istat del 26/09/2005)
Commercio estero. A luglio il saldo complessivo è pari a +2.387 mln di euro
Nel mese di luglio 2005, rispetto allo stesso mese del 2004, le esportazioni verso i paesi Ue sono aumentate dell’1,5 per cento e le importazioni dell’1,8 per cento. Il saldo commerciale è risultato positivo per 1.858 milioni di euro, a fronte a un surplus di 1.884 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2004. Rispetto a giugno 2005 i dati destagionalizzati registrano in luglio un incremento dell’1 per cento delle esportazioni e del 3 per cento delle importazioni.Nei primi sette mesi del 2005, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni sono cresciute del 4,9 per cento e le importazioni del 4,1 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 486 milioni di euro, a fronte di un passivo di 264 milioni di euro nei primi sette mesi del 2004.(Istat 23/09/2005)
Lungi dall’essere precipitati nel baratro, l’economia italiana si sta riprendendo.
E questo Governo ha agito senza mai mettere le mani nelle tasche degli Italiani.
Mese dopo mese le previsioni catastrofiste dei sinistri managramo vengono smentite dai fatti reali,non da percezioni spesso eterodirette.
Ecco perché Prodi, Fassino & Co. hanno una fretta diabolica di anticipare le elezioni.
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La Compagnia del Castello
SETTIMANA DAL 19 SETTEMBRE AL 25 SETTEMBRE
Il primo nemico è quello interno - 3

L’8 e il 9 luglio avevamo scritto la prima parte e seconda parte de “Il primo nemico è quello interno”, oggi siamo costretti a scriverne la terza parte.
Ieri a Washington e Londra alcune migliaia di persone si sono ritrovate per chiedere il ritiro delle truppe di liberazione dall’Iraq.
Il governo iracheno, per la prima volta espressione di una democratica votazione dei cittadini, chiede alla Coalizione di restare per garantire la sicurezza finchè il nuovo esercito indigeno non sarà pronto ad assumere il pieno controllo del territorio.
A Washington e Londra preferiscono invece tradire la memoria di chi è caduto per liberare l’Iraq, di chi è stato assassinato dai terroristi musulmani e mandare a carte quarantotto ogni prospettiva di democraticizzazione di quel paese.
Nella manifestazione di Washington, poi, sono stati inseriti altri temi che con la liberazione dell’Iraq c’entrano come il cavolo a merenda: il debito del terzo mondo, il Fondo Monetario Internazionale e gli uragani, indice di uno stato di confusione mentale da cui ancora non sono usciti dopo la batosta elettorale del 2 novembre 2004.
E’ evidente che il serpente del disfattismo, sconfitto dalle larghe vittorie di Bush e di Blair (e di Koizumi e di Howard) sta cercando comunque di rialzare la testa.
E’ altrettanto evidente che l’Occidente della Libertà, della Civiltà, del Benessere, della Sicurezza, della Democrazia, può perdere solo ed esclusivamente se darà retta a simili piazzate.
Non vengono quindi meno i motivi dell’impegno in Iraq, in Afghanistan e nella guerra totale al terrorismo, con piena solidarietà e fiducia nell’azione delle Truppe della Coalizione che stanno svolgendo un ottimo lavoro a beneficio dell’intera umanità, purtroppo anche nell’interesse di chi è ostile alla loro azione.
Ieri a Washington e Londra alcune migliaia di persone si sono ritrovate per chiedere il ritiro delle truppe di liberazione dall’Iraq.
Il governo iracheno, per la prima volta espressione di una democratica votazione dei cittadini, chiede alla Coalizione di restare per garantire la sicurezza finchè il nuovo esercito indigeno non sarà pronto ad assumere il pieno controllo del territorio.
A Washington e Londra preferiscono invece tradire la memoria di chi è caduto per liberare l’Iraq, di chi è stato assassinato dai terroristi musulmani e mandare a carte quarantotto ogni prospettiva di democraticizzazione di quel paese.
Nella manifestazione di Washington, poi, sono stati inseriti altri temi che con la liberazione dell’Iraq c’entrano come il cavolo a merenda: il debito del terzo mondo, il Fondo Monetario Internazionale e gli uragani, indice di uno stato di confusione mentale da cui ancora non sono usciti dopo la batosta elettorale del 2 novembre 2004.
E’ evidente che il serpente del disfattismo, sconfitto dalle larghe vittorie di Bush e di Blair (e di Koizumi e di Howard) sta cercando comunque di rialzare la testa.
E’ altrettanto evidente che l’Occidente della Libertà, della Civiltà, del Benessere, della Sicurezza, della Democrazia, può perdere solo ed esclusivamente se darà retta a simili piazzate.
Non vengono quindi meno i motivi dell’impegno in Iraq, in Afghanistan e nella guerra totale al terrorismo, con piena solidarietà e fiducia nell’azione delle Truppe della Coalizione che stanno svolgendo un ottimo lavoro a beneficio dell’intera umanità, purtroppo anche nell’interesse di chi è ostile alla loro azione.
Una spinta verso il partito unico
La scelta di Silvio Berlusconi di mettersi in gioco chiedendo una investitura alla base della Casa delle Libertà, rappresenta una spinta propulsiva anche nella vicenda della creazione del partito unico/unitario del Centro Destra.
Dovranno essere individuati criteri e meccanismi di questa elezione che garantiscano una scelta fondata sui reali desideri dell’elettorato del Centro Destra, un elettorato certamente più omogeneo di quanto non sia quello della sinistra e anche di quanto non siano tra loro amalgamati i leaders dello stesso Centro Destra.
Se non esistono dubbi che Silvio Berlusconi è il Leader della Casa delle Libertà, sarà interessante vedere la risposta della base del Centro Destra a questa novità.
L’importante è che non sia una farsa come le primarie sinistre, dove Prodi, anche se perdesse, sarebbe comunque il candidato premier.
L’importante è che Casini e l’Udc dopo aver preteso la messa ai voti dei leaders candidino il leader e non un personaggio di ripiego.
Solo così si potrà dire di avere posto le fondamenta di quel partito unico/unitario che vedrà la luce (per i motivi ampiamente spiegati da Berlusconi) dopo le elezioni del 2006.
Intanto prepariamoci ad avere un palco dal quale illustrare quello che abbiamo fatto e come intendiamo completarlo nella prossima legislatura.
Sì, perché a differenza della sinistra nel 2001 e a differenza della sinistra oggi, noi possiamo vantare un pedigree governativo di tutto rispetto per le riforme attuate e per il progetto che permea l’azione politica della Casa delle Libertà.
Dovranno essere individuati criteri e meccanismi di questa elezione che garantiscano una scelta fondata sui reali desideri dell’elettorato del Centro Destra, un elettorato certamente più omogeneo di quanto non sia quello della sinistra e anche di quanto non siano tra loro amalgamati i leaders dello stesso Centro Destra.
Se non esistono dubbi che Silvio Berlusconi è il Leader della Casa delle Libertà, sarà interessante vedere la risposta della base del Centro Destra a questa novità.
L’importante è che non sia una farsa come le primarie sinistre, dove Prodi, anche se perdesse, sarebbe comunque il candidato premier.
L’importante è che Casini e l’Udc dopo aver preteso la messa ai voti dei leaders candidino il leader e non un personaggio di ripiego.
Solo così si potrà dire di avere posto le fondamenta di quel partito unico/unitario che vedrà la luce (per i motivi ampiamente spiegati da Berlusconi) dopo le elezioni del 2006.
Intanto prepariamoci ad avere un palco dal quale illustrare quello che abbiamo fatto e come intendiamo completarlo nella prossima legislatura.
Sì, perché a differenza della sinistra nel 2001 e a differenza della sinistra oggi, noi possiamo vantare un pedigree governativo di tutto rispetto per le riforme attuate e per il progetto che permea l’azione politica della Casa delle Libertà.
Che non è cambiato e si basa sull’ ampliamento della libertà individuale che, unica, crea ricchezza e benessere per tutti.
Chi meglio di Giulio Tremonti ?
Con quelle parole chiudevamo il post di ieri.
Siamo lieti oggi di salutare il ritorno al dicastero di via XX settembre del miglior ministro dell’Economia che l’Italia abbia avuto dai tempi di Giulio Einaudi.
E gli striduli squittii della nomenklatura sinistra dimostrano quanto azzeccata sia la scelta di rimettere in sella il Divo Giulio.
Tremonti fu il primo che evidenziò le lacune dell’azione da governatore di Fazio, difeso a spada tratta da una opposizione di sinistra che fece quadrato attorno a colui che solo oggi ha scaricato senza tanti complimenti (e questo dovrebbe essere di monito a quanti pensano di sopravvivere mettendosi all’ombra dell’ulivo: lo potranno fare solo finchè saranno utili).
Tremonti è il Ministro che per tre anni ha condotto l’economia Italiana, tenendo fermo il timone in un mare internazionale in tempesta e dovendo affrontare crisi causate anche dall’insipienza di chi lo aveva preceduto: l’euro (una grandissima sòla come dimostra la crisi in cui si dibattono – in condizioni anche peggiori delle nostre – Francia e Germania), la crisi derivante dalle obbligazioni Argentine, Cirio, Parmalat e Giacomelli, le conseguenze dell’11 settembre.
Ciononostante mai sono state messe le avide mani dello stato nelle tasche dei cittadini, anzi furono attuati due moduli di riduzione delle tasse che premiarono i redditi più bassi.
Ma che quello di Tremonti sia un autentico ritorno al futuro, è dimostrato dal nome del suo sponsor: Gianfranco Fini.
Ed è un profumato vento di primavera che soffia nella Casa delle Libertà, con l’ accordo non solo sul nome del Ministro dell’Economia, ma anche sul proseguimento della procedura di modifica costituzionale e la devolution, della riforma elettorale e per una finanziaria che, auspichiamo, vedrà un Tremonti motivato a mettere la sua firma su ulteriori riduzioni delle imposizioni fiscali,nel rispetto di una filosofia che ha in lui il principale interprete e che vuole lo stato sempre più terzo rispetto alla libertà individuale e di mercato.
Non si può poi tacere sul fatto che l’Udc è stata costretta a mettere le sue carte sul tavolo chiedendo (e ottenendo) una procedura per la designazione del leader del Centro Destra.
Che siano primarie o assemblee degli eletti, sarà comunque una scelta più seria di quella che vede impegnati a sinistra 6 individui con il risultato già scritto e dove c’è qualcuno che ha dichiarato “spero di perdere per un voto”: pensate un po’ che imbroglio, a sinistra qualcuno si candida per un incarico sperando di perdere …
Il ritorno al futuro della CdL è di buon auspicio per l’esito delle elezioni del 2006, come sono di buon auspicio le facce preoccupate, torve e sempre più iettatorie della nomenklatura sinistra.
Con quelle parole chiudevamo il post di ieri.
Siamo lieti oggi di salutare il ritorno al dicastero di via XX settembre del miglior ministro dell’Economia che l’Italia abbia avuto dai tempi di Giulio Einaudi.
E gli striduli squittii della nomenklatura sinistra dimostrano quanto azzeccata sia la scelta di rimettere in sella il Divo Giulio.
Tremonti fu il primo che evidenziò le lacune dell’azione da governatore di Fazio, difeso a spada tratta da una opposizione di sinistra che fece quadrato attorno a colui che solo oggi ha scaricato senza tanti complimenti (e questo dovrebbe essere di monito a quanti pensano di sopravvivere mettendosi all’ombra dell’ulivo: lo potranno fare solo finchè saranno utili).
Tremonti è il Ministro che per tre anni ha condotto l’economia Italiana, tenendo fermo il timone in un mare internazionale in tempesta e dovendo affrontare crisi causate anche dall’insipienza di chi lo aveva preceduto: l’euro (una grandissima sòla come dimostra la crisi in cui si dibattono – in condizioni anche peggiori delle nostre – Francia e Germania), la crisi derivante dalle obbligazioni Argentine, Cirio, Parmalat e Giacomelli, le conseguenze dell’11 settembre.
Ciononostante mai sono state messe le avide mani dello stato nelle tasche dei cittadini, anzi furono attuati due moduli di riduzione delle tasse che premiarono i redditi più bassi.
Ma che quello di Tremonti sia un autentico ritorno al futuro, è dimostrato dal nome del suo sponsor: Gianfranco Fini.
Ed è un profumato vento di primavera che soffia nella Casa delle Libertà, con l’ accordo non solo sul nome del Ministro dell’Economia, ma anche sul proseguimento della procedura di modifica costituzionale e la devolution, della riforma elettorale e per una finanziaria che, auspichiamo, vedrà un Tremonti motivato a mettere la sua firma su ulteriori riduzioni delle imposizioni fiscali,nel rispetto di una filosofia che ha in lui il principale interprete e che vuole lo stato sempre più terzo rispetto alla libertà individuale e di mercato.
Non si può poi tacere sul fatto che l’Udc è stata costretta a mettere le sue carte sul tavolo chiedendo (e ottenendo) una procedura per la designazione del leader del Centro Destra.
Che siano primarie o assemblee degli eletti, sarà comunque una scelta più seria di quella che vede impegnati a sinistra 6 individui con il risultato già scritto e dove c’è qualcuno che ha dichiarato “spero di perdere per un voto”: pensate un po’ che imbroglio, a sinistra qualcuno si candida per un incarico sperando di perdere …
Il ritorno al futuro della CdL è di buon auspicio per l’esito delle elezioni del 2006, come sono di buon auspicio le facce preoccupate, torve e sempre più iettatorie della nomenklatura sinistra.
Ritorno al futuro, ritorno di Tremonti: la discontinuità che ci piace.
Siniscalco come Ruggiero
I ministri che sono pappa e ciccia con i poteri forti non portano bene a Berlusconi.
Ma, soprattutto, non portano bene all’Italia.
I “tecnici” sono una pagina buia della nostra storia politica e non.
Invocati come panacea per i mali della politica, si sono rivelati dei ligi servitori di strutture non elettive.
Questo è accaduto con Ciampi, Dini, Ruggiero e, adesso, Siniscalco.
Tra quelli l’unico che ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio elettorale fu Dini.
Un bel successo (4%) quando poteva contare sul traino della presidenza del consiglio, per poi scomparire nel mare magnum dell’anonimato.
Non piangeremo certo per le dimissioni di Siniscalco (tuttaltro !), anche perché la soluzione è già nel governo: l’attribuzione della delega a Giulio Tremonti il miglior ministro dell’Economia dai tempi di un altro Giulio, Einaudi, che fu anche uno dei migliori Presidenti della Repubblica (ma visto lo spessore dei successori e, soprattutto degli ultimi due, ci vuole poco, direte voi !).
La ripresa dell’economia, sancita sia dai risultati di borsa che dall’aumento dell’occupazione, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, avrebbe dovuto spingere il Governo (e il suo ministro dell’Economia) ad accentuare una politica di liberalizzazione.
Invece Siniscalco, ignorando i suggerimenti dei partiti della maggioranza, cioè di chi ha preso i voti, ha dimostrato di rispondere a logiche di potere esterno a quello popolare.
Il pretesto delle sue dimissioni (Fazio e critiche alla bozza della sua finanziaria) vuole solo ammantare la rinuncia di Siniscalco con l’alone romantico del bel gesto disinteressato (vedremo in futuro se rispunterà il suo nome in qualche nomina oppure se si limiterà ad insegnare come ha affermato …), ma non corrisponde ad una realtà, dove le pressioni dei poteri forti cozzano contro una Maggioranza che non sembra ancora disponibile ad abdicare all’esercizio del suo diritto come una sinistra qualsiasi, delegando a chi non si presenta agli elettori la gestione delle importanti scelte economiche.
Enrico Cuccia, che dei poteri forti era un demiurgo, soleva dire che “le azioni si pesano, non si contano”.
Un principio che se non va bene nelle società, va ancora peggio in politica, dove la democrazia è conteggio dei voti, anche se qualche correttivo, vista l’ignoranza diffusa anche a causa della disinformazione operata da una stampa faziosa, andrebbe portato … ma questo è altro discorso.
I cosiddetti tecnici dovrebbero rappresentare il “governo dei migliori”, ma visti i risultati che hanno portato negli anni e la supponenza con la quale trattano gli eletti popolari, non possono essere governo di una democrazia e, soprattutto, sono tutt’altro che dei “migliori”.
Siniscalco dunque come Ruggiero.
E per chi ha buona memoria, il periodo successivo alle dimissione di Ruggiero dal ministero degli esteri fu quello più proficuo di risultati e che ha consentito all’Italia di ergersi fino alla prima fila della politica internazionale.
Le dimissioni di Siniscalco sono l’occasione perché la buona politica riprenda in mano le redini dell’economia e predisponga una finanziaria che acceleri sul caposaldo di questo governo: la riduzione delle tasse, il ritiro dello stato dalla nostra vita e dalla nostra economia.
E per fare questo chi meglio di Giulio Tremonti ?
Ma, soprattutto, non portano bene all’Italia.
I “tecnici” sono una pagina buia della nostra storia politica e non.
Invocati come panacea per i mali della politica, si sono rivelati dei ligi servitori di strutture non elettive.
Questo è accaduto con Ciampi, Dini, Ruggiero e, adesso, Siniscalco.
Tra quelli l’unico che ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio elettorale fu Dini.
Un bel successo (4%) quando poteva contare sul traino della presidenza del consiglio, per poi scomparire nel mare magnum dell’anonimato.
Non piangeremo certo per le dimissioni di Siniscalco (tuttaltro !), anche perché la soluzione è già nel governo: l’attribuzione della delega a Giulio Tremonti il miglior ministro dell’Economia dai tempi di un altro Giulio, Einaudi, che fu anche uno dei migliori Presidenti della Repubblica (ma visto lo spessore dei successori e, soprattutto degli ultimi due, ci vuole poco, direte voi !).
La ripresa dell’economia, sancita sia dai risultati di borsa che dall’aumento dell’occupazione, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, avrebbe dovuto spingere il Governo (e il suo ministro dell’Economia) ad accentuare una politica di liberalizzazione.
Invece Siniscalco, ignorando i suggerimenti dei partiti della maggioranza, cioè di chi ha preso i voti, ha dimostrato di rispondere a logiche di potere esterno a quello popolare.
Il pretesto delle sue dimissioni (Fazio e critiche alla bozza della sua finanziaria) vuole solo ammantare la rinuncia di Siniscalco con l’alone romantico del bel gesto disinteressato (vedremo in futuro se rispunterà il suo nome in qualche nomina oppure se si limiterà ad insegnare come ha affermato …), ma non corrisponde ad una realtà, dove le pressioni dei poteri forti cozzano contro una Maggioranza che non sembra ancora disponibile ad abdicare all’esercizio del suo diritto come una sinistra qualsiasi, delegando a chi non si presenta agli elettori la gestione delle importanti scelte economiche.
Enrico Cuccia, che dei poteri forti era un demiurgo, soleva dire che “le azioni si pesano, non si contano”.
Un principio che se non va bene nelle società, va ancora peggio in politica, dove la democrazia è conteggio dei voti, anche se qualche correttivo, vista l’ignoranza diffusa anche a causa della disinformazione operata da una stampa faziosa, andrebbe portato … ma questo è altro discorso.
I cosiddetti tecnici dovrebbero rappresentare il “governo dei migliori”, ma visti i risultati che hanno portato negli anni e la supponenza con la quale trattano gli eletti popolari, non possono essere governo di una democrazia e, soprattutto, sono tutt’altro che dei “migliori”.
Siniscalco dunque come Ruggiero.
E per chi ha buona memoria, il periodo successivo alle dimissione di Ruggiero dal ministero degli esteri fu quello più proficuo di risultati e che ha consentito all’Italia di ergersi fino alla prima fila della politica internazionale.
Le dimissioni di Siniscalco sono l’occasione perché la buona politica riprenda in mano le redini dell’economia e predisponga una finanziaria che acceleri sul caposaldo di questo governo: la riduzione delle tasse, il ritiro dello stato dalla nostra vita e dalla nostra economia.
E per fare questo chi meglio di Giulio Tremonti ?

Cala ancora la disoccupazione
Ecco la vera discontinuità: governare bene.
Il dato Istat sul secondo trimestre 2005 segnala la disoccupazione in ulteriore calo, attenstandosi al 7,5%, il dato migliore dal 1992.
Quanti daranno risalto a questo importantissimo dato ?
Pensiamo in pochi.
Berlusconi ieri ha dato il preavviso all’Udc paragonato ad una metastasi.
Follini ha riciclato una battuta (neanche sua) che allora era nuova, ma oggi sa tanto di ammuffito, come i centristi: “Berlusconi si preoccupi di portare dentro elettori e non di allontanare gli alleati”.
Ma Berlusconi proprio di questo si preoccupa: gli elettori che si sono allontanati per il disgusto provocato dai … casini prodotti dall’Udc, si sentono certamente rinfrancati da un Berlusconi combattivo e decisionista.
Parliamo di contenuti, farfuglia Prodi … ma non dice quali siano le proposte dell’opposizione.
Prodi bofonchia anche sui problemi dell’Italia: ha ragione.
Il primo problema, infatti, è lui, né carne, né pesce e privo di idee.
Sulla disoccupazione, come abbiamo visto in forte calo, Berlusconi sta già provvedendo.
Così come ha provveduto sulle pensioni, sul mercato del lavoro, sulla giustizia, sulla scuola, sulla riduzione delle tasse, sul diritto societario, sul diritto fallimentare, sulla politica internazionale e su tanti altri aspetti di una Italia ereditata ingessata e bolsa, ma che ora dà dei punti alla Germania del socialista Schroeder.
A proposito di Germania. Berlino è nel caos.
Sarebbe importante evitare la Grosse Koalition, un abbraccio mortale per il Centro Destra che dovrebbe da un lato tradire l’alleato liberale e dall’altro gestire un inutile compromesso con la sinistra.
Si potrebbe titolare “Una poltrona per due”, ma non si sa bene chi possa fare la parte Murphy e chi quella di Aykroid.
Anche in questo caso l’Italia potrebbe dare dei punti: la sinistra è infarcita di comici che dettano la linea …
A proposito di comici.
Torniamo a Follini.
Chiede la tassazione delle rendite finanziarie, cioè dei nostri risparmi.
Beh, almeno è più onesto del suo compagno di partito (ma buon sangue non mente …), il defunto (pace all’anima sua, ma questa è Storia) ex ministro del tesoro ed ex presidente del consiglio Giovanni Goria, che tassò i bot dopo aver giurato e spergiurato fino al giorno prima che non lo avrebbe mai fatto.
Risultando in tale particolare sport (depredare i risparmi degli Italiani) secondo solo all’ex ministro del tesoro e ex presidente del consiglio (pure lui) Giuliano Amato, purtroppo ancora in attività, che nottetempo penetro i conti correnti per espropriarci il 6 per mille dei depositi (neanche degli interessi, proprio del saldo depositato !!!!).
Follini e con lui Bertinotti e tutti quelli che propugnano di rapinare i nostri risparmi ora sono in gara per salire sul quel (non ambito) podio.
Questa è l’Italia dove l’unica discontinuità è ancora Berlusconi, che emerge da una palude di funzionarietti di partito e burocrati di stato che formano l'attuale personale politico.
Ecco la vera discontinuità: governare bene.
Il dato Istat sul secondo trimestre 2005 segnala la disoccupazione in ulteriore calo, attenstandosi al 7,5%, il dato migliore dal 1992.
Quanti daranno risalto a questo importantissimo dato ?
Pensiamo in pochi.
Berlusconi ieri ha dato il preavviso all’Udc paragonato ad una metastasi.
Follini ha riciclato una battuta (neanche sua) che allora era nuova, ma oggi sa tanto di ammuffito, come i centristi: “Berlusconi si preoccupi di portare dentro elettori e non di allontanare gli alleati”.
Ma Berlusconi proprio di questo si preoccupa: gli elettori che si sono allontanati per il disgusto provocato dai … casini prodotti dall’Udc, si sentono certamente rinfrancati da un Berlusconi combattivo e decisionista.
Parliamo di contenuti, farfuglia Prodi … ma non dice quali siano le proposte dell’opposizione.
Prodi bofonchia anche sui problemi dell’Italia: ha ragione.
Il primo problema, infatti, è lui, né carne, né pesce e privo di idee.
Sulla disoccupazione, come abbiamo visto in forte calo, Berlusconi sta già provvedendo.
Così come ha provveduto sulle pensioni, sul mercato del lavoro, sulla giustizia, sulla scuola, sulla riduzione delle tasse, sul diritto societario, sul diritto fallimentare, sulla politica internazionale e su tanti altri aspetti di una Italia ereditata ingessata e bolsa, ma che ora dà dei punti alla Germania del socialista Schroeder.
A proposito di Germania. Berlino è nel caos.
Sarebbe importante evitare la Grosse Koalition, un abbraccio mortale per il Centro Destra che dovrebbe da un lato tradire l’alleato liberale e dall’altro gestire un inutile compromesso con la sinistra.
Si potrebbe titolare “Una poltrona per due”, ma non si sa bene chi possa fare la parte Murphy e chi quella di Aykroid.
Anche in questo caso l’Italia potrebbe dare dei punti: la sinistra è infarcita di comici che dettano la linea …
A proposito di comici.
Torniamo a Follini.
Chiede la tassazione delle rendite finanziarie, cioè dei nostri risparmi.
Beh, almeno è più onesto del suo compagno di partito (ma buon sangue non mente …), il defunto (pace all’anima sua, ma questa è Storia) ex ministro del tesoro ed ex presidente del consiglio Giovanni Goria, che tassò i bot dopo aver giurato e spergiurato fino al giorno prima che non lo avrebbe mai fatto.
Risultando in tale particolare sport (depredare i risparmi degli Italiani) secondo solo all’ex ministro del tesoro e ex presidente del consiglio (pure lui) Giuliano Amato, purtroppo ancora in attività, che nottetempo penetro i conti correnti per espropriarci il 6 per mille dei depositi (neanche degli interessi, proprio del saldo depositato !!!!).
Follini e con lui Bertinotti e tutti quelli che propugnano di rapinare i nostri risparmi ora sono in gara per salire sul quel (non ambito) podio.
Questa è l’Italia dove l’unica discontinuità è ancora Berlusconi, che emerge da una palude di funzionarietti di partito e burocrati di stato che formano l'attuale personale politico.
(La vignetta di Krancic è tratta da Il Giornale del 21 settembre 2005)
Ali babà e i peripatetici di via Quaranta
L’arroganza che i musulmani stanno mostrando a Milano nella vicenda della loro pretesa “scuola” già di via Quaranta, spero possa aprire gli occhi a quanti credono ancora in buona fede (ma ce ne saranno ?) ad una politica di dialogo e di integrazione con soggetti che non vogliono integrarsi e che il dialogo lo ammettono solo a senso unico ed esclusivamente quando torna loro comodo.
Se un pugno di famiglie (per 500 ragazzi in tutto) assume un atteggiamento come quello di Milano, figuriamoci come potrebbero comportarsi se lasciassimo correre e consentissimo che diventino in numero ancora maggiore.
La “scuola” islamica di via Quaranta è stata chiusa per motivi igienici e perché era un esercizio abusivo dell’istruzione, in quanto non rispettava le norme previste, anche per le scuole private.
Male hanno fatto il provveditorato e il comune di Milano ad intavolare trattative con i ribelli (uso volutamente questo termine, perché tali sono: ribelli alle disposizioni delle autorità costituite e sovversivi nel senso che intendono sovvertire il nostro ordine legale) addirittura con offerte di insegnare l’arabo nelle scuole pubbliche, mettendosi nelle condizioni di essere irrisi con il rifiuto da parte dei musulmani.
Non bastasse, i ribelli hanno occupato una zona pubblica per svolgere la loro propaganda, utilizzando all’uopo anche dei minorenni, vittime di una simile situazione.
Pare che sia intenzione dei capi sovversivi reiterare questa forma di ribellione.
Adesso basta, hanno superato ogni limite !
Hanno persino avuto la visibilità grazie ai giornalisti accorsi da ogni parte e le loro arroganti dichiarazioni hanno fatto il giro d’Italia.
Pretendono di vivere in Italia secondo i LORO costumi.
Ogni emigrante, da che mondo è mondo, si è dovuto adattare alle regole ed ai costumi dei paesi in cui trovava ospitalità.
Questi qui, no.
Vengono in Italia e pretendono di comportarsi come se fossero a casa loro.
E ci sono italiani (in questo caso con la “i” minuscola) che addirittura vanno loro dietro, aiutandoli e giustificandoli.
Vorrei vedere se alcuni di noi andassero a La Mecca o Teheran pretendendo di comportarsi come ci si comporta in Italia: come minimo verrebbero espulsi dopo un qualche trattamento non proprio indolore.
Non possiamo permettere a questa gente di continuare per la strada della dissociazione dalle leggi dello stato italiano.
L’immigrazione deve essere regolata non solo per quote, ma anche con un codice di comportamento che persone civili non avrebbero bisogno di veder formalizzato, ma quando l’arroganza e la prepotenza di un gruppo approfitta del nostro eccesso di civiltà, allora si deve abbandonare la carota per usare il bastone.
1) Aprire solo all’immigrazione che sia di più facile integrazione (quindi est europei, filippini, indiani e comunque non musulmani);
2) Requisito essenziale l’accettazione completa delle regole di civile convivenza dello stato italiano, l’assoggettamento alle sue leggi e alle sue pratiche scolastiche, civili e lavorative;
3) L’obbligo di conoscenza della lingua italiana, unico strumento di comunicazione verbale;
4) Foglio di via obbligatorio per chi mostra di non intende integrarsi.
E nel caso specifico si applichino con rigore e severità le leggi esistenti: si impedisca l’occupazione di suolo pubblico (che i commercianti, quando vogliono utilizzare gli spazi esterni ai loro locali, pagano fior di quattrini) e, in caso di violazione, siano perseguiti penalmente i responsabili ai sensi dell’art. 650 del codice penale.
E i più ribelli siano rimpatriati a forza.
Se un pugno di famiglie (per 500 ragazzi in tutto) assume un atteggiamento come quello di Milano, figuriamoci come potrebbero comportarsi se lasciassimo correre e consentissimo che diventino in numero ancora maggiore.
La “scuola” islamica di via Quaranta è stata chiusa per motivi igienici e perché era un esercizio abusivo dell’istruzione, in quanto non rispettava le norme previste, anche per le scuole private.
Male hanno fatto il provveditorato e il comune di Milano ad intavolare trattative con i ribelli (uso volutamente questo termine, perché tali sono: ribelli alle disposizioni delle autorità costituite e sovversivi nel senso che intendono sovvertire il nostro ordine legale) addirittura con offerte di insegnare l’arabo nelle scuole pubbliche, mettendosi nelle condizioni di essere irrisi con il rifiuto da parte dei musulmani.
Non bastasse, i ribelli hanno occupato una zona pubblica per svolgere la loro propaganda, utilizzando all’uopo anche dei minorenni, vittime di una simile situazione.
Pare che sia intenzione dei capi sovversivi reiterare questa forma di ribellione.
Adesso basta, hanno superato ogni limite !
Hanno persino avuto la visibilità grazie ai giornalisti accorsi da ogni parte e le loro arroganti dichiarazioni hanno fatto il giro d’Italia.
Pretendono di vivere in Italia secondo i LORO costumi.
Ogni emigrante, da che mondo è mondo, si è dovuto adattare alle regole ed ai costumi dei paesi in cui trovava ospitalità.
Questi qui, no.
Vengono in Italia e pretendono di comportarsi come se fossero a casa loro.
E ci sono italiani (in questo caso con la “i” minuscola) che addirittura vanno loro dietro, aiutandoli e giustificandoli.
Vorrei vedere se alcuni di noi andassero a La Mecca o Teheran pretendendo di comportarsi come ci si comporta in Italia: come minimo verrebbero espulsi dopo un qualche trattamento non proprio indolore.
Non possiamo permettere a questa gente di continuare per la strada della dissociazione dalle leggi dello stato italiano.
L’immigrazione deve essere regolata non solo per quote, ma anche con un codice di comportamento che persone civili non avrebbero bisogno di veder formalizzato, ma quando l’arroganza e la prepotenza di un gruppo approfitta del nostro eccesso di civiltà, allora si deve abbandonare la carota per usare il bastone.
1) Aprire solo all’immigrazione che sia di più facile integrazione (quindi est europei, filippini, indiani e comunque non musulmani);
2) Requisito essenziale l’accettazione completa delle regole di civile convivenza dello stato italiano, l’assoggettamento alle sue leggi e alle sue pratiche scolastiche, civili e lavorative;
3) L’obbligo di conoscenza della lingua italiana, unico strumento di comunicazione verbale;
4) Foglio di via obbligatorio per chi mostra di non intende integrarsi.
E nel caso specifico si applichino con rigore e severità le leggi esistenti: si impedisca l’occupazione di suolo pubblico (che i commercianti, quando vogliono utilizzare gli spazi esterni ai loro locali, pagano fior di quattrini) e, in caso di violazione, siano perseguiti penalmente i responsabili ai sensi dell’art. 650 del codice penale.
E i più ribelli siano rimpatriati a forza.
Questo ci aspetteremmo dalle autorità italiane e , in primis, dalla magistratura ...
Le femmine saranno la nostra rovina?
E’ di oggi la notizia apparsa sulla Gazzetta di Reggio che
la madre coreggese a cui é stato sottratto il figlio dal
marito Islamico marocchino NON avrebbe problemi
a sposare un’altro marocchino perché la “religione”
non centra NONOSTANTE che nell’ambasciata italiana
in Marocco l’abbiano RIPRESA per la sua dabbennaggine
nello sposare un islamico.
La stolta NON crede all’ambasciata NONOSTANTE
l' esperienza passata.
Pura emiliana in piena Emilia rossa.
Questo fa il paio con la “passionaria” di Viale Quaranta.
La PALADINA del rifiuto alla scuola italiana per i suoi
figli é una ITALIANA GENOVESE convertita.
MAI la scuola italiana per i suoi figli ma la scuola EGIZIANA.
Mi sovviene che il VERO CAVALLO DI TROIA
per l’invasione islamica sia IL VENTRE delle femmine italiane
affascinate dai ferormoni mediorientali.
Le femminucce che leggeranno questa mia
sarebbero così gentili da spiegarmi il fenomeno?.
Se tanto mi da tanto hanno ragione gli islamici
a NON dare il voto alle donne.
Quando sono sotto “tempesta ormonale” da ecitazione amorosa
non capiscono più nulla e trascinano nella loro
“insana passione” tutto e tutti VOTANDO.
la madre coreggese a cui é stato sottratto il figlio dal
marito Islamico marocchino NON avrebbe problemi
a sposare un’altro marocchino perché la “religione”
non centra NONOSTANTE che nell’ambasciata italiana
in Marocco l’abbiano RIPRESA per la sua dabbennaggine
nello sposare un islamico.
La stolta NON crede all’ambasciata NONOSTANTE
l' esperienza passata.
Pura emiliana in piena Emilia rossa.
Questo fa il paio con la “passionaria” di Viale Quaranta.
La PALADINA del rifiuto alla scuola italiana per i suoi
figli é una ITALIANA GENOVESE convertita.
MAI la scuola italiana per i suoi figli ma la scuola EGIZIANA.
Mi sovviene che il VERO CAVALLO DI TROIA
per l’invasione islamica sia IL VENTRE delle femmine italiane
affascinate dai ferormoni mediorientali.
Le femminucce che leggeranno questa mia
sarebbero così gentili da spiegarmi il fenomeno?.
Se tanto mi da tanto hanno ragione gli islamici
a NON dare il voto alle donne.
Quando sono sotto “tempesta ormonale” da ecitazione amorosa
non capiscono più nulla e trascinano nella loro
“insana passione” tutto e tutti VOTANDO.
sempre sulla Germania, di R.D.
quando un paese, col suo import, che generava un buon venti per cento della tua produzione, di colpo non compra più nemmeno uno spillo, tu fatturi di colpo il venti per cento di meno: matematica basilare.
Per questo ho detto spesso che, se il governo italiano avesse avuto dei soldi da investire, avrebbe dovuto farlo nella ripresa tedesca. E' un'estremizzazione, lo so, ma il senso ce l'avrebbe.
Per questo ho detto spesso che, se il governo italiano avesse avuto dei soldi da investire, avrebbe dovuto farlo nella ripresa tedesca. E' un'estremizzazione, lo so, ma il senso ce l'avrebbe.
Questo è il motivo per cui le notizie delle ultime ore mi sembrano tanto brutte:
Perchè un treno senza locomotore si ferma. Ma si ferma anche senza macchinista.
chiariamo, l'economia non è che possa essere poi così tanto influenzata da un governo. ma un "non governo" di sicuro non la favorisce.
temo che un paese non governato non possa tornare ad essere una locomotiva.
e per noi italiani non è un problema da poco, non se hai da mantenere una famiglia e l'unico mezzo che hai per farlo è il tuo lavoro, lavoro che, per inciso, vuole dire dare ad un altro quello che l'altro ti chiede, il tutto in cambio di denaro.
E' ovvio che se l'altro il denaro non te lo da, tu la famiglia non la mantieni.
Perchè un treno senza locomotore si ferma. Ma si ferma anche senza macchinista.
chiariamo, l'economia non è che possa essere poi così tanto influenzata da un governo. ma un "non governo" di sicuro non la favorisce.
temo che un paese non governato non possa tornare ad essere una locomotiva.
e per noi italiani non è un problema da poco, non se hai da mantenere una famiglia e l'unico mezzo che hai per farlo è il tuo lavoro, lavoro che, per inciso, vuole dire dare ad un altro quello che l'altro ti chiede, il tutto in cambio di denaro.
E' ovvio che se l'altro il denaro non te lo da, tu la famiglia non la mantieni.
Ed è altrettanto ovvio che, in questo caso, l'altro è biondo, ha un cognome che finisce con una grutturale e sono anni che non viene più in vacanza a rimini
saluti
R.D.
saluti
R.D.
I tedeschi sono i più grandi perdenti della Storia.
E queste elezioni non solo lo confermano, ma forniscono anche una nuova indicazione: hanno paura.
Il voto di ieri in Germania non rimette quel grande paese sul binario per crescere, ma lo mantiene in un binario morto.
La paura ha dominato le elezioni.
La paura del nuovo rappresentato dalle idee liberiste della Merkel e la paura del presente rappresentato da uno Schroeder tanto bravo a fare demagogia, quanto incapace a fare economia.
Così i più grandi perdenti della Storia hanno nuovamente perso (come già nel 2002) l’occasione per riprendere il cammino verso il futuro.
Una piccola soddisfazione per noi Italiani, spesso derisi in terra germanica per la nostra instabilità, che ora tocca loro e con la consapevolezza che il nuovo sistema elettorale proposto in Italia non avrebbe causato una simile situazione, ma avrebbe consentito alla coalizione vincente ai punti (CDU/CSU + FDP) la maggioranza parlamentare con il premio di maggioranza.
E adesso ? Tutti i commentatori sono orientati verso la Grosse Koalition che personalmente reputo la soluzione peggiore.
Centro Destra e sinistra non hanno nulla in comune, non possono governare assieme e personalmente ritengo anche che non ci sia alcuna base sulla quale iniziare un dialogo.
Considero la sinistra la sentina della politica.
In campo economico è arretrata e senza idee per il futuro.
Tutta la sua proposta si riduce nello “stato sociale” che si traduce nell’ interventismo pubblico in ogni aspetto della nostra vita.
Un “grande fratello” che porta ad un assistenzialismo senza prospettive, costoso senza produttività, anticamera del clientelismo per cui si incentivano i lavativi rispetto a chi lavora.
Ma, soprattutto, uno statalismo che assorbe sempre più risorse, sottraendole ai privati ed alla produzione, per destinarle al mantenimento, sempre sistematicamente al ribasso, di carrozzoni passivi e destinati ad essere le palle al piede di ogni economia.
Una economia che non crea alcuno stimolo, ma induce le persone a sedersi (“tanto ci pensa lo stato”) rammollendole e scaricando sulle generazioni future il peso della presente incapacità.
In politica internazionale la sinistra rappresenta la resa, la bandiera bianca che viene issata davanti alle aggressioni terroriste, solo mascherata dai mille colori del pacifintismo.
Rappresenta la vecchia, decrepita europa che non sembra aver più nulla da dire nello scacchiere internazionale, piegata su se stessa e pavida nell’affrontare le sfide violente dei barbari che premono ai nostri confini.
E’ una sinistra che ha sempre fatto le scelte sbagliate: per l’Urss prima, contro gli euromissili poi, contro la liberazione dell’Iraq in tempi recenti.
In campo etico e morale, la sinistra rappresenta una corte dei miracoli del permissivismo che si traduce in un relativismo nichilista con il quale si perde ogni prospettiva di ciò che è giusto, del Bene e del perché si deve combattere (metaforicamente e anche militarmente), per conservare questa società, che è il migliore dei mondi possibili, come ce l’hanno costruita i nostri Avi, per migliorarla e consegnarla ai posteri.
Continuo a pensare che in Germania la soluzione sia di nuove elezioni finchè una delle due parti non otterrà la maggioranza necessaria a governare senza compromessi con l’altra.
E queste elezioni non solo lo confermano, ma forniscono anche una nuova indicazione: hanno paura.
Il voto di ieri in Germania non rimette quel grande paese sul binario per crescere, ma lo mantiene in un binario morto.
La paura ha dominato le elezioni.
La paura del nuovo rappresentato dalle idee liberiste della Merkel e la paura del presente rappresentato da uno Schroeder tanto bravo a fare demagogia, quanto incapace a fare economia.
Così i più grandi perdenti della Storia hanno nuovamente perso (come già nel 2002) l’occasione per riprendere il cammino verso il futuro.
Una piccola soddisfazione per noi Italiani, spesso derisi in terra germanica per la nostra instabilità, che ora tocca loro e con la consapevolezza che il nuovo sistema elettorale proposto in Italia non avrebbe causato una simile situazione, ma avrebbe consentito alla coalizione vincente ai punti (CDU/CSU + FDP) la maggioranza parlamentare con il premio di maggioranza.
E adesso ? Tutti i commentatori sono orientati verso la Grosse Koalition che personalmente reputo la soluzione peggiore.
Centro Destra e sinistra non hanno nulla in comune, non possono governare assieme e personalmente ritengo anche che non ci sia alcuna base sulla quale iniziare un dialogo.
Considero la sinistra la sentina della politica.
In campo economico è arretrata e senza idee per il futuro.
Tutta la sua proposta si riduce nello “stato sociale” che si traduce nell’ interventismo pubblico in ogni aspetto della nostra vita.
Un “grande fratello” che porta ad un assistenzialismo senza prospettive, costoso senza produttività, anticamera del clientelismo per cui si incentivano i lavativi rispetto a chi lavora.
Ma, soprattutto, uno statalismo che assorbe sempre più risorse, sottraendole ai privati ed alla produzione, per destinarle al mantenimento, sempre sistematicamente al ribasso, di carrozzoni passivi e destinati ad essere le palle al piede di ogni economia.
Una economia che non crea alcuno stimolo, ma induce le persone a sedersi (“tanto ci pensa lo stato”) rammollendole e scaricando sulle generazioni future il peso della presente incapacità.
In politica internazionale la sinistra rappresenta la resa, la bandiera bianca che viene issata davanti alle aggressioni terroriste, solo mascherata dai mille colori del pacifintismo.
Rappresenta la vecchia, decrepita europa che non sembra aver più nulla da dire nello scacchiere internazionale, piegata su se stessa e pavida nell’affrontare le sfide violente dei barbari che premono ai nostri confini.
E’ una sinistra che ha sempre fatto le scelte sbagliate: per l’Urss prima, contro gli euromissili poi, contro la liberazione dell’Iraq in tempi recenti.
In campo etico e morale, la sinistra rappresenta una corte dei miracoli del permissivismo che si traduce in un relativismo nichilista con il quale si perde ogni prospettiva di ciò che è giusto, del Bene e del perché si deve combattere (metaforicamente e anche militarmente), per conservare questa società, che è il migliore dei mondi possibili, come ce l’hanno costruita i nostri Avi, per migliorarla e consegnarla ai posteri.
Continuo a pensare che in Germania la soluzione sia di nuove elezioni finchè una delle due parti non otterrà la maggioranza necessaria a governare senza compromessi con l’altra.
Una soluzione che auspico ovunque, nella netta e inconciliabile separazione tra Centro Destra e sinistra.
I tedeschi stanno votando per decidere da chi saranno governati nei prossimi 4 anni.
Elezioni anticipate: una eccezione per la Germania, una eccezione dovuta alla incapacità dei governi di sinistra guidati da Schroeder di affrontare i problemi posti dalla modernità e dalla globalizzazione.
Il bilancio della sinistra di governo è tragicamente in ... rosso, colore che le si addice (a tutte le latitudini ed in ogni circostanza).
5 milioni di disoccupati (13%) , senza la prospettiva immediata di una inversione di rotta, quando, nelle stesse condizioni internazionali, la tanto bistrattata (dalla sinistra) Italia di Berlusconi ha ridotto la nostra disoccupazione sotto l'8% (meno di due milioni).
I sondaggi prevedono un risultato al fotofinish e circola sempre più l'ipotesi di una alleanza tra i due maggiori partiti (CDU/CSU e SPD) come quella che portò alla cancelleria Willy Brandt, il socialista che si portò in casa la spia sovietica Guillaume.
Una coalizione che in Italia chiameremmo consociativa o inciucista.
Un governo, peraltro escluso dai contendenti, che non sarebbe in grado di risolvere i problemi della Germania e che, soprattutto, non darebbe un indirizzo chiaro alla sua politica internazionale, dovendo sempre misurarsi con un compromesso, fatto con il bilancino del farmacista, tanto sono distanti le ricette della sinistra e del Centro Destra.
Sarebbe anche un pessimo esempio per le altre nazioni, dove Centro Destra e sinistra sono e non possono essere altro che distinte e distanti.
Ogni soluzione mediana, ogni inciucio, ogni politica bipartisan è da respingere perchè si risolverebbe solo in una mera gestione del potere fine a se stesso.
Personalmente spero nella vittoria della Merkel e della coalizione di Centro Destra.
Non, ovviamente, per ragioni di carattere economico interno alla Germania, ma per motivi di politica internazionale.
La vittoria della Merkel significherebbe un nuovo inizio per una politica di nuove riduzioni dell'apparato statalista e assistenziale e l'esempio della Germania, di una Germania che è il più grande paese dell'europa (Russia a parte) non potrebbe non influenzare gli altri partner.
La Merkel ha, sia pur timidamente, proposto quella che viene definita la "flat tax", cioè l'aliquota unica (ad un livello sia pur alto: 25%) spazzando via la demagogia della progressività delle imposte strumento perverso che impone balzelli sempre più alti a chi più produce, togliendoli parti sempre maggiori di un suo meritato guadagno.
Ma, soprattutto, la Merkel riporterebbe la Germania nell'alveo dell'Alleanza Atlantica, restaurando buoni rapporti con Bush e gli Stati Uniti, abbandonando la follia dell'eurabia francotedesca e di una impossibile terza via tra la Libertà e il terrorismo islamico.
Ancora poche ore e sapremo se sarà di nuovo Deutschland uber alles o se i tedeschi si sono definitivamente rammolliti.
Ha ancora un senso questa presidenza della repubblica ?
Le ultime esternazioni di Ciampi ripropongono la questione del ruolo di una presidenza della repubblica, separata dalla guida del governo.
E’ comprensibile che chi viene eletto al Quirinale si senta da un lato gratificato dell’onore e dall’altro legato ad un ruolo che, per l’imparzialità che lo dovrebbe contraddistinguere, limita (o dovrebbe limitare) gli interventi in campo.
Ultimamente non è così.
Se abbiamo avuto Presidenti (con la “P” maiuscola) che hanno saputo interpretare il ruolo con dignità e rigore morale ( vorrei citare il “provvisorio” De Nicola, monarchico !, il liberale Einaudi e il democristiano Leone vergognosamente fatto a pezzi da una campagna di stampa falsa e invereconda) ve ne sono stati altri che sono intervenuti, a volte a “gamba tesa”, nella vita politica.
Senza approfondire la vicenda della peggior presidenza che abbiamo avuto in 60 anni (quella di Scalfaro) guardiamo a Cossiga e Ciampi.
Il primo, dopo metà mandato trascorso a svolgere funzioni notarili, fu chiamato il “picconatore” perché interpretò l’esigenza di rinnovamento e favorì, a modo suo, la desclerotizzazione della vita politica.
Ma lo fece senza schierarsi da una parte o dall’altra, avendo come unico obiettivo lo svecchiamento del nostro mondo politico.
Infatti i comunisti questo non gli perdonarono e lo aggredirono praticamente in continuazione, sino a richiederne la messa in stato d’accusa.
Ciampi invece, a differenza di Cossiga, non si è mai sottoposto al giudizio degli elettori.
Ma si è schierato senza riserve a supporto di una parte politica: la sinistra, rimandando leggi votate dal parlamento berlusconiano e, anche adesso, a pochi mesi dalle elezioni, allinenandosi alle posizioni della sinistra.
Proprio per questa sua scelta di campo non è partita la campagna di stampa per la sua destituzione.
La domanda che ci si pone, allora, accantonando in questo post la questione specifica della tracimazione di Ciampi dalle sue funzioni, è: ha ancora senso tenere distinti il ruolo del presidente della repubblica da quello del presidente del governo ?
Non sembra proprio.
Se il presidente della repubblica, che dovrebbe svolgere una funzione notarile, entra nel gioco politico, schierandosi senza riserve da una parte, allora esercita una funzione che non può rappresentare tutti gli Italiani.
E se il presidente della repubblica non rappresenta quel 50% circa degli Italiani che non è e non sarà mai di sinistra, perché dovremmo riconoscergli un ruolo super partes che non esercita ?
Non sarebbe allora meglio ripensare alla nostra forma istituzionale, per passare ad una repubblica presidenziale, dove il Presidente (con la “P” maiuscola) sia anche Capo del Governo ed eletto a suffragio universale da tutti i cittadini e non da una assemblea ristretta di notabili ?
Ciampi ha sancito la parzialità del Quirinale e l’unica eredità positiva che potrebbe lasciare all’Italia sarà l’abbandono dell’illusione di avere un presidente della repubblica che possa essere il rappresentante di tutti, una finzione che solo Uomini di un’altra epoca, di altro stampo e di altra dirittura e rigore sono riusciti a tradurre in realtà.
E’ comprensibile che chi viene eletto al Quirinale si senta da un lato gratificato dell’onore e dall’altro legato ad un ruolo che, per l’imparzialità che lo dovrebbe contraddistinguere, limita (o dovrebbe limitare) gli interventi in campo.
Ultimamente non è così.
Se abbiamo avuto Presidenti (con la “P” maiuscola) che hanno saputo interpretare il ruolo con dignità e rigore morale ( vorrei citare il “provvisorio” De Nicola, monarchico !, il liberale Einaudi e il democristiano Leone vergognosamente fatto a pezzi da una campagna di stampa falsa e invereconda) ve ne sono stati altri che sono intervenuti, a volte a “gamba tesa”, nella vita politica.
Senza approfondire la vicenda della peggior presidenza che abbiamo avuto in 60 anni (quella di Scalfaro) guardiamo a Cossiga e Ciampi.
Il primo, dopo metà mandato trascorso a svolgere funzioni notarili, fu chiamato il “picconatore” perché interpretò l’esigenza di rinnovamento e favorì, a modo suo, la desclerotizzazione della vita politica.
Ma lo fece senza schierarsi da una parte o dall’altra, avendo come unico obiettivo lo svecchiamento del nostro mondo politico.
Infatti i comunisti questo non gli perdonarono e lo aggredirono praticamente in continuazione, sino a richiederne la messa in stato d’accusa.
Ciampi invece, a differenza di Cossiga, non si è mai sottoposto al giudizio degli elettori.
Ma si è schierato senza riserve a supporto di una parte politica: la sinistra, rimandando leggi votate dal parlamento berlusconiano e, anche adesso, a pochi mesi dalle elezioni, allinenandosi alle posizioni della sinistra.
Proprio per questa sua scelta di campo non è partita la campagna di stampa per la sua destituzione.
La domanda che ci si pone, allora, accantonando in questo post la questione specifica della tracimazione di Ciampi dalle sue funzioni, è: ha ancora senso tenere distinti il ruolo del presidente della repubblica da quello del presidente del governo ?
Non sembra proprio.
Se il presidente della repubblica, che dovrebbe svolgere una funzione notarile, entra nel gioco politico, schierandosi senza riserve da una parte, allora esercita una funzione che non può rappresentare tutti gli Italiani.
E se il presidente della repubblica non rappresenta quel 50% circa degli Italiani che non è e non sarà mai di sinistra, perché dovremmo riconoscergli un ruolo super partes che non esercita ?
Non sarebbe allora meglio ripensare alla nostra forma istituzionale, per passare ad una repubblica presidenziale, dove il Presidente (con la “P” maiuscola) sia anche Capo del Governo ed eletto a suffragio universale da tutti i cittadini e non da una assemblea ristretta di notabili ?
Ciampi ha sancito la parzialità del Quirinale e l’unica eredità positiva che potrebbe lasciare all’Italia sarà l’abbandono dell’illusione di avere un presidente della repubblica che possa essere il rappresentante di tutti, una finzione che solo Uomini di un’altra epoca, di altro stampo e di altra dirittura e rigore sono riusciti a tradurre in realtà.
:: posted by Massimo @ 11:35
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La kermesse dell’onu volge al termine.
Tante parole, grandi aspettative, ma tutto rinviato ad un futuro incerto nel se e nel quando.
L’onu ha mostrato la corda e ha dimostrato di essere una istituzione logora, superata e ingessata.
Spicca, però, nel mare magnum della banalità, un autentico poker d’assi.
George W Bush con una introduzione da autentico leader mondiale ha indicato la strada da seguire e gli obiettivi: lotta al terrorismo, diffusione della libertà e del benessere.
A seguire Vladimir Putin, Silvio Berlusconi e Tony Blair, sulla stessa linea maestra tracciata dal Presidente degli Stati Uniti.
Sfumature diverse per ciascuno, con Putin che ha posto l’accento sulla lotta al terrorismo ponendo in secondo piano i problemi che, inevitabilmente, ancora attanagliano la sua Russia (non si esce da una dittatura di 70 anni, preceduta da una monarchia assoluta, senza scontare un periodo di rodaggio) e Berlusconi che ha declinato, in un efficace discorso di 5 minuti, il termine Libertà, come libertà dai bisogni materiali e immateriali.
Ma l’espressione che più mi ha colpito è stata quella di Blair: è finita l’epoca degli stati canaglia.
Ed è proprio così.
La trasformazione dell’approccio Americano alle questioni internazionali dopo l’11 settembre 2001 ha anche fatto ingranare un marcia in più alle democrazie.
La liberazione dell’Afghanistan prima e dell’Iraq poi, ha portato ad un effetto domino che ha coinvolto Libia e Siria (che a sua volta, spontaneamente, si è ritirata dal Libano restituendo libertà a quel popolo).
Rimane da affrontare la certificazione formale del nuovo corso, di quello che, per riprendere una espressione di Bush padre, può diventare un “nuovo ordine mondiale”.
E questa certificazione la si potrà avere solo con una profonda riforma dell’onu che non si limiti a distribuire seggi in base a criteri cencelliani geopolitici, ma intervenga in profondità nell’organizzazione, nella struttura, nella catena di comando e di rappresentanza.
Perché è inutile che il Senegal pretenda un posto permanente nel Consiglio di Sicurezza, se poi dovessero restarne fuori nazioni importanti come Canada, Australia, Italia, Giappone, Germania e tante altre.
Così come sarebbe inutile allargare il Consiglio di Sicurezza, trasformandolo in una assemblea, litigiosa e inconcludente.
Gli obiettivi e le priorità individuate e indicate da Bush, Putin, Berlusconi e Blair potranno tanto più e tanto prima essere raggiunti, quanto più e quanto prima, l’onu verrà radicalmente trasformato, senza facili demagogie populiste, ma tenendo conto del peso che ogni stato ha nello scacchiere internazionale.
Tante parole, grandi aspettative, ma tutto rinviato ad un futuro incerto nel se e nel quando.
L’onu ha mostrato la corda e ha dimostrato di essere una istituzione logora, superata e ingessata.
Spicca, però, nel mare magnum della banalità, un autentico poker d’assi.
George W Bush con una introduzione da autentico leader mondiale ha indicato la strada da seguire e gli obiettivi: lotta al terrorismo, diffusione della libertà e del benessere.
A seguire Vladimir Putin, Silvio Berlusconi e Tony Blair, sulla stessa linea maestra tracciata dal Presidente degli Stati Uniti.
Sfumature diverse per ciascuno, con Putin che ha posto l’accento sulla lotta al terrorismo ponendo in secondo piano i problemi che, inevitabilmente, ancora attanagliano la sua Russia (non si esce da una dittatura di 70 anni, preceduta da una monarchia assoluta, senza scontare un periodo di rodaggio) e Berlusconi che ha declinato, in un efficace discorso di 5 minuti, il termine Libertà, come libertà dai bisogni materiali e immateriali.
Ma l’espressione che più mi ha colpito è stata quella di Blair: è finita l’epoca degli stati canaglia.
Ed è proprio così.
La trasformazione dell’approccio Americano alle questioni internazionali dopo l’11 settembre 2001 ha anche fatto ingranare un marcia in più alle democrazie.
La liberazione dell’Afghanistan prima e dell’Iraq poi, ha portato ad un effetto domino che ha coinvolto Libia e Siria (che a sua volta, spontaneamente, si è ritirata dal Libano restituendo libertà a quel popolo).
Rimane da affrontare la certificazione formale del nuovo corso, di quello che, per riprendere una espressione di Bush padre, può diventare un “nuovo ordine mondiale”.
E questa certificazione la si potrà avere solo con una profonda riforma dell’onu che non si limiti a distribuire seggi in base a criteri cencelliani geopolitici, ma intervenga in profondità nell’organizzazione, nella struttura, nella catena di comando e di rappresentanza.
Perché è inutile che il Senegal pretenda un posto permanente nel Consiglio di Sicurezza, se poi dovessero restarne fuori nazioni importanti come Canada, Australia, Italia, Giappone, Germania e tante altre.
Così come sarebbe inutile allargare il Consiglio di Sicurezza, trasformandolo in una assemblea, litigiosa e inconcludente.
Gli obiettivi e le priorità individuate e indicate da Bush, Putin, Berlusconi e Blair potranno tanto più e tanto prima essere raggiunti, quanto più e quanto prima, l’onu verrà radicalmente trasformato, senza facili demagogie populiste, ma tenendo conto del peso che ogni stato ha nello scacchiere internazionale.
un paese normale, di R.D.
Il concetto di paese normale era stato a suo tempo tirato fuori da Dalema. Ed a me piacerebbe vivere in un paese normale: in un paese “normale” ci sarebbe una maggioranza, in questo caso di destra ed un opposizione, in questo caso di sinistra. Entrambe si scornerebbero su questioni più o meno concrete, entrambe cercherebbero di sminuire l’altro.
Purtroppo noi siamo in Italia.
In Italia è normale che uno spilungone magro e secco nativo di torino urli come un ossesso perdendo ripetutamente il controllo nei confronti di un avvocato fiscalista di non so bene dove. E fin qui tutto ok, lo strano è che sono i rappresentanti dei due maggiori partiti italiani e che erano entrambi nella trasmissione di attualità più seguita del paese. Quella che a volte è stata chiamata la “terza camera”.
Io non so chi abbia ragione. Al pari di loro non sono infatti un costituzionalista. So per certo che tremonti, quando all’università spiegavano la legge elettorale, stava studiando attentamente e con profitto…qualcosa d’altro. So pure che Piero Fassino che si è laureato in Scienze politiche (la cosa divertente è che si è laureato a Torino, nel 1998… perché divertente? Perché mentre studiava per la laurea, a tempo perso, era sottosegretario agli Affari Esteri e alle Politiche Comunitarie europee, carica che ha lasciato per diventare ministro del commercio estero, la laurea gli è servita a qualcosa!! J). Comunque non so cosa ne sappia di costituzione Fassino. So però che il verde pecoraio Scanio ha detto le stesse cose senza urlare, gli è stato risposto in modo civile ed io ho finalmente capito di cosa si parlasse:
si parlava della base su cui calcolare il premio di maggioranza: in pratica: lo si può calcolare partendo dai voti presi o lo si può calcolare, come è stato proposto, in base ai seggi già ottenuti.
Fassino si ostinava a dire che questo avrebbe ribaltato l’esito delle votazioni… possibile che fosse vero?
La risposta è che forse sì, potrebbe cambiare:
perché è evidente che una coalizione composta da dieci partiti verrebbe penalizzata da matti. Facciamo un esempio: ci sono due partiti maggiori: uno prende il 20%, l’altro il 25%.
Il primo è però alleato con altri 61 partitini che farebbero, ciascuno, lo 0,5%. L’alrtro corre da solo.
Per amore della completezza diciamo che parte rimanente dell’elettorato è diviso tra forze minori, magari superiori allo sbarramento, ma più piccole:
se il premio di maggioranza viene ripartito in funzione dei voti tra le coalizioni il partito del 20% prende i suoi eletti più quelli dei non eletti suoi alleati. Se viene usato invece il criterio dei seggi già ottenuti il premio andrebbe al partito del 25%.
A me il proporzionale non piace, ma mi pare che ripartire il premio in base ai seggi ottenuti premierebbe coalizioni e partiti più coesi. Garantirebbe cioè una maggiore stabilità. Io lo vedo come un bene. Quindi, meglio che niente. E poi sono tutti d’accordo sullo sbarramento. Che senso ha mettere uno sbarramento se non quello di impedire il proliferare di partitini?
Comunque. Esistono diverse opposizioni: quando alemanno entro nel ministero a lui assegnato, il suo predecessore era ad aspettarlo assieme alla guardia d’onore dei forestali. Lo stesso ormai ex ministro aveva organizzato una mostra sulle bonifiche del fascismo che fatta da alemanno avrebbe fatto gridare al revisionismo. Lo stesso ex ministro passò le consegne. Lo so perché fu l’unico. Tutti gli altri si sono dati, spesso lasciando il caos.
Credo, personalmente ma intimamente credo, che la sinistra sbagli. Credo in particolare che certe sue idee siano controproducenti, nel senso che diminuirebbero, una volta applicate, il benessere del nostro paese. Un esempio tipico sono stati i patti sulla stabilità del 94, le famose lacrime e sangue promesse, e mantenute, da Prodi. Un altro sono le sue idee sulla tassazione delle rendite. E potrei andare avanti
Credo però che all’interno della sinistra certe persone vadano stimate, mi viene in mente Polito e la sua sinistra riformista. È una persona le cui idee capisco e che spesso mi fanno pensare. Se gente come lui andasse al potere mi sentirei come se la mia squadra avesse perso il campionato, ma non sarei preoccupato. Purtroppo la sinistra italiana non è così. È composta da urlatori ideologici, da gene abituata a considerarmi un “nemico”. E lo vedo ogni giorno scrivendo in internet. Mi spaventa la sinistra. La ritengo pericolosa.
Saluti
R.D.
Purtroppo noi siamo in Italia.
In Italia è normale che uno spilungone magro e secco nativo di torino urli come un ossesso perdendo ripetutamente il controllo nei confronti di un avvocato fiscalista di non so bene dove. E fin qui tutto ok, lo strano è che sono i rappresentanti dei due maggiori partiti italiani e che erano entrambi nella trasmissione di attualità più seguita del paese. Quella che a volte è stata chiamata la “terza camera”.
Io non so chi abbia ragione. Al pari di loro non sono infatti un costituzionalista. So per certo che tremonti, quando all’università spiegavano la legge elettorale, stava studiando attentamente e con profitto…qualcosa d’altro. So pure che Piero Fassino che si è laureato in Scienze politiche (la cosa divertente è che si è laureato a Torino, nel 1998… perché divertente? Perché mentre studiava per la laurea, a tempo perso, era sottosegretario agli Affari Esteri e alle Politiche Comunitarie europee, carica che ha lasciato per diventare ministro del commercio estero, la laurea gli è servita a qualcosa!! J). Comunque non so cosa ne sappia di costituzione Fassino. So però che il verde pecoraio Scanio ha detto le stesse cose senza urlare, gli è stato risposto in modo civile ed io ho finalmente capito di cosa si parlasse:
si parlava della base su cui calcolare il premio di maggioranza: in pratica: lo si può calcolare partendo dai voti presi o lo si può calcolare, come è stato proposto, in base ai seggi già ottenuti.
Fassino si ostinava a dire che questo avrebbe ribaltato l’esito delle votazioni… possibile che fosse vero?
La risposta è che forse sì, potrebbe cambiare:
perché è evidente che una coalizione composta da dieci partiti verrebbe penalizzata da matti. Facciamo un esempio: ci sono due partiti maggiori: uno prende il 20%, l’altro il 25%.
Il primo è però alleato con altri 61 partitini che farebbero, ciascuno, lo 0,5%. L’alrtro corre da solo.
Per amore della completezza diciamo che parte rimanente dell’elettorato è diviso tra forze minori, magari superiori allo sbarramento, ma più piccole:
se il premio di maggioranza viene ripartito in funzione dei voti tra le coalizioni il partito del 20% prende i suoi eletti più quelli dei non eletti suoi alleati. Se viene usato invece il criterio dei seggi già ottenuti il premio andrebbe al partito del 25%.
A me il proporzionale non piace, ma mi pare che ripartire il premio in base ai seggi ottenuti premierebbe coalizioni e partiti più coesi. Garantirebbe cioè una maggiore stabilità. Io lo vedo come un bene. Quindi, meglio che niente. E poi sono tutti d’accordo sullo sbarramento. Che senso ha mettere uno sbarramento se non quello di impedire il proliferare di partitini?
Comunque. Esistono diverse opposizioni: quando alemanno entro nel ministero a lui assegnato, il suo predecessore era ad aspettarlo assieme alla guardia d’onore dei forestali. Lo stesso ormai ex ministro aveva organizzato una mostra sulle bonifiche del fascismo che fatta da alemanno avrebbe fatto gridare al revisionismo. Lo stesso ex ministro passò le consegne. Lo so perché fu l’unico. Tutti gli altri si sono dati, spesso lasciando il caos.
Credo, personalmente ma intimamente credo, che la sinistra sbagli. Credo in particolare che certe sue idee siano controproducenti, nel senso che diminuirebbero, una volta applicate, il benessere del nostro paese. Un esempio tipico sono stati i patti sulla stabilità del 94, le famose lacrime e sangue promesse, e mantenute, da Prodi. Un altro sono le sue idee sulla tassazione delle rendite. E potrei andare avanti
Credo però che all’interno della sinistra certe persone vadano stimate, mi viene in mente Polito e la sua sinistra riformista. È una persona le cui idee capisco e che spesso mi fanno pensare. Se gente come lui andasse al potere mi sentirei come se la mia squadra avesse perso il campionato, ma non sarei preoccupato. Purtroppo la sinistra italiana non è così. È composta da urlatori ideologici, da gene abituata a considerarmi un “nemico”. E lo vedo ogni giorno scrivendo in internet. Mi spaventa la sinistra. La ritengo pericolosa.
Saluti
R.D.
Sgombriamo subito il campo dalle sciocchezze: cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni non solo è legittimo, ma è anche la scelta più logica.
Se, infatti, si cambiasse il sistema in qualunque altro momento della legislatura, oltre a creare un “tappo” sull’attività legislativa a causa del naturale ostruzionismo di quanti si riterrebbero – a torto o a ragione – danneggiati dalla riforma, si otterrebbe l’effetto di scatenare la rincorsa alle elezioni anticipate, asserendo una (discutibile) delegittimazione di un parlamento eletto con regole vecchie e che, in base alle nuove, avrebbe una composizione diversa.
Come poi è accaduto dopo il referendum del 1992.
E’ quindi legittimo e opportuno cambiare la legge elettorale in fine legislatura, non violando affatto alcuna “par condicio” (tutti i partiti si confronteranno con una legge nuova per tutti) e avendo anche la possibilità di delineare i collegi in base ai più recenti dati sulla popolazione residente.
Che la sinistra centri la sua opposizione sulla modifica in fine legislatura, la dice lunga sullo spessore politico e morale di chi muove simile obiezione, oltre tutto con toni inutilmente apocalittici: ma la sinistra non sembra conoscerne altri.
E’ invece da valutare l’impatto che un ritorno al proporzionale potrà avere sul futuro dell’Italia, perché se il proporzionale consentirebbe un più ampio spettro di formazioni politiche, tali da ampliare la rappresentanza anche a situazioni poco più di nicchia, una tale frammentazione provocherebbe un ritorno a una ingestibile ingovernabilità.
In un’epoca come l’attuale, in cui i cambiamenti viaggiano a velocità inimmaginabili, è necessario avere una guida certa, solida, che abbia la possibilità di svolgere un programma coerente, ma anche rapidità di decisioni che poggino su una maggioranza compatta e non soggetta a ribaltoni per il venir meno di un partito.
Tutto questo il proporzionale puro non lo permetterebbe, mentre lo si otterrebbe con una bella combinazione di maggioritario e sistema presidenziale.
Ci possono però essere dei correttivi al proporzionale puro: dallo sbarramento, al premierato.
Sono tutti palliativi: la strada maestra è una applicazione del maggioritario secco, senza quote proporzionali e integrato dalla elezione diretta i un presidente con ampi poteri esecutivi, meglio se assommasse sia il ruolo di Capo dello Stato che di Capo del Governo.
Ma questa strada non è stata imboccata da nessuno.
Allora siamo realisti.
Il sistema attuale ha consentito una maggiore stabilizzazione del nostro sistema politico, ma ha mantenuto il potere di ricatto delle formazioni minori, anche molto minori.
Andava rivisto e la proposta che proviene dalla Maggioranza sembra garantire, sia pur con macchinose ingegnerie elettorali, stabilità e semplificazione dello spettro politico.
In particolare il sistema del premio di maggioranza sembrerebbe poter favorire una semplificazione del quadro politico, infatti la esclusione dal computo dei voti di coalizione delle formazioni che non raggiungono la quota sbarramento del 4% imporrebbe una reale unificazione che verrebbe resa più cogente se si penalizzasse (azzerando ad esempio ogni contributo economico statale) eventuali scissioni in corso di legislatura: è l'aspetto più rilevante - e che migliorerebbe anche l'attuale sistema misto - della proposta che impedirebbe la frammentazione e il potere di interdizione dei partitini.
Anche il ritorno al sistema delle preferenze sarebbe da salutare con piacere, anche se è, pure questo, un surrogato di quel che sarebbe nel maggioritario l’introduzione di primarie serie, basate su regole legislativamente sancite (anche per quanto riguarda i finanziamenti).
Appare quindi strumentale e rozza la sinistra che si oppone, con atteggiamenti e dichiarazioni da tarantolati, alla proposta di modifica elettorale, basandosi sulla conservazione del sistema vigente solo perché pensa di poter essere avvantaggiata.
Se invece la sinistra rilanciasse per passare ad un maggioritario secco integrato in un sistema Presidenziale, avrebbe sicuramente consensi anche da altri settori politici, perché sarebbe una proposta intelligente, seria e finalizzata al bene della nazione.
Ma sappiamo bene che sarebbe chiedere troppo a questa sinistra italiana, massimalista e clientelare.
Se, infatti, si cambiasse il sistema in qualunque altro momento della legislatura, oltre a creare un “tappo” sull’attività legislativa a causa del naturale ostruzionismo di quanti si riterrebbero – a torto o a ragione – danneggiati dalla riforma, si otterrebbe l’effetto di scatenare la rincorsa alle elezioni anticipate, asserendo una (discutibile) delegittimazione di un parlamento eletto con regole vecchie e che, in base alle nuove, avrebbe una composizione diversa.
Come poi è accaduto dopo il referendum del 1992.
E’ quindi legittimo e opportuno cambiare la legge elettorale in fine legislatura, non violando affatto alcuna “par condicio” (tutti i partiti si confronteranno con una legge nuova per tutti) e avendo anche la possibilità di delineare i collegi in base ai più recenti dati sulla popolazione residente.
Che la sinistra centri la sua opposizione sulla modifica in fine legislatura, la dice lunga sullo spessore politico e morale di chi muove simile obiezione, oltre tutto con toni inutilmente apocalittici: ma la sinistra non sembra conoscerne altri.
E’ invece da valutare l’impatto che un ritorno al proporzionale potrà avere sul futuro dell’Italia, perché se il proporzionale consentirebbe un più ampio spettro di formazioni politiche, tali da ampliare la rappresentanza anche a situazioni poco più di nicchia, una tale frammentazione provocherebbe un ritorno a una ingestibile ingovernabilità.
In un’epoca come l’attuale, in cui i cambiamenti viaggiano a velocità inimmaginabili, è necessario avere una guida certa, solida, che abbia la possibilità di svolgere un programma coerente, ma anche rapidità di decisioni che poggino su una maggioranza compatta e non soggetta a ribaltoni per il venir meno di un partito.
Tutto questo il proporzionale puro non lo permetterebbe, mentre lo si otterrebbe con una bella combinazione di maggioritario e sistema presidenziale.
Ci possono però essere dei correttivi al proporzionale puro: dallo sbarramento, al premierato.
Sono tutti palliativi: la strada maestra è una applicazione del maggioritario secco, senza quote proporzionali e integrato dalla elezione diretta i un presidente con ampi poteri esecutivi, meglio se assommasse sia il ruolo di Capo dello Stato che di Capo del Governo.
Ma questa strada non è stata imboccata da nessuno.
Allora siamo realisti.
Il sistema attuale ha consentito una maggiore stabilizzazione del nostro sistema politico, ma ha mantenuto il potere di ricatto delle formazioni minori, anche molto minori.
Andava rivisto e la proposta che proviene dalla Maggioranza sembra garantire, sia pur con macchinose ingegnerie elettorali, stabilità e semplificazione dello spettro politico.
In particolare il sistema del premio di maggioranza sembrerebbe poter favorire una semplificazione del quadro politico, infatti la esclusione dal computo dei voti di coalizione delle formazioni che non raggiungono la quota sbarramento del 4% imporrebbe una reale unificazione che verrebbe resa più cogente se si penalizzasse (azzerando ad esempio ogni contributo economico statale) eventuali scissioni in corso di legislatura: è l'aspetto più rilevante - e che migliorerebbe anche l'attuale sistema misto - della proposta che impedirebbe la frammentazione e il potere di interdizione dei partitini.
Anche il ritorno al sistema delle preferenze sarebbe da salutare con piacere, anche se è, pure questo, un surrogato di quel che sarebbe nel maggioritario l’introduzione di primarie serie, basate su regole legislativamente sancite (anche per quanto riguarda i finanziamenti).
Appare quindi strumentale e rozza la sinistra che si oppone, con atteggiamenti e dichiarazioni da tarantolati, alla proposta di modifica elettorale, basandosi sulla conservazione del sistema vigente solo perché pensa di poter essere avvantaggiata.
Se invece la sinistra rilanciasse per passare ad un maggioritario secco integrato in un sistema Presidenziale, avrebbe sicuramente consensi anche da altri settori politici, perché sarebbe una proposta intelligente, seria e finalizzata al bene della nazione.
Ma sappiamo bene che sarebbe chiedere troppo a questa sinistra italiana, massimalista e clientelare.
Onu:60 anni e ne dimostra il doppio
In questi giorni a New York sono riuniti i rappresentanti, anche al massimo livello, di circa 170 paesi per festeggiare i 60 anni dell'onu e mettere mano ad una riforma di tale organismo che possa permettergli di affrontare le sfide che lo attendono.
Detta così sembra che nei precedenti 60 anni l'onu abbia funzionato come un orologio svizzero: non è così.
A memoria non ricordo alcun evento nel quale la posizione dell'onu sia stata determinante.
Sempre a rimorchio degli Stati Uniti, unica nazione che abbia una capacità positiva e propulsiva, oppure bloccato dalle divisioni (altre nazioni questo sanno fare: ostacolare, non proporre).
Anche in tempi recenti l'onu è arrivato "dopo": dopo l'azione militare della Nato in Kossovo, dopo la liberazione dell'Iraq da parte degli AngloAmericani (salvo poi scapparsene al primo attentato e limitarsi ad una risoluzione che invitava i paesi a partecipare alla ricostruzione del nuovo Iraq libero).
Ma la cosa più grave è la dettagliata denuncia che la Commissione di indagine presieduta da Paul Volcker ha diffuso nei giorni scorsi e nella quale si evidenzia come la burocrazia onu oltre ad essere inefficiente sia anche fondamentalmente corrotta.
E il caso "oil for food" ne è solo la punta dell'iceberg.
I paesi democratici spendono miliardi per finanziare una struttura che, con le sue agenzie, utilizza tali fondi più per mantenere i propri burocrati che per incidere nelle situazioni di disagio mondiali.
Ma gli stessi paesi sono spesso messi sul banco degli imputati da una pletora di stati e staterelli che neppure sanno cosa sia la democrazia.
E se la situazione mondiale, soprattutto grazie al crollo del comunismo - non certo per merito dell'onu - e ad azioni che hanno portato a liberare paesi come Afghanistan e Iraq è complessivamente migliorata, non lo si deve all'azione ... rectius, inazione dell'onu, ma ad iniziative guidate degli Stati Uniti e dai suoi Alleati.
Allora urgerebbe non una riforma tecnica del Consiglio di Sicurezza (dove peraltro dovrebbero sedere almeno i primi dieci paesi contrbutori) ma una rivisitazione completa della struttura.
Intanto dando ai paesi un "peso" differenziato in base ai contributi versati e alla popolazione residente e ammetendo al voto deliberativo solo quelli che hanno introdotto democrazia nel sistema politico e libertà nei rapporti sociali ed economici.
Quindi rivedendo tutta la pletora di funzionari e di agenzie, conferendo incarichi non in base ad un manuale Cencelli geografico, ma in base alle competenze dei singoli.
Insomma un altro onu, completamente diverso dal confuso assemblerismo terzomondista attuale.
Personalmente non credo che ciò potrà accadere.
Ci sarà qualche ritocchino, qualche contentino per alcuni paesi, ma nulla di veramente decisivo.
E allora la domanda che si pone è: ma vale ancora la pena spendere miliardi per una struttura fondamentalmente inutile, quando la politica internazionale ancora si basa e si sviluppa su accordi bilaterali e alleanze tra stati sovrani ?
Quattro su quattro
Cos'hanno in comune Bush, Blair, Howard e Koizumi ?
Sono tutti capi di stato o di governo che hanno rivinto le elezioni politiche nel loro paese.
Ma sono anche tra i principali sostenitori della liberazione in Iraq e della pacificazione in atto in quel paese.
La vittoria di domenica del Premier giapponese Koizumi ha confermato che i giapponesi sono ben lungi dal rinnegare la ritrovata iniziativa internazionale del loro paese e vogliono quella liberalizzazione, quel meno stato, più libertà, che è anche nel progetto degli altri Grandi Leaders Occidentali.
L'Iraq, dove per la prima volta dal 1945 il Giappone ha inviato truppe, non è servito alla sinistra giapponese per andare al governo.
Il tentativo di alcuni notabili del partito Liberaldemocratico di sabotare la privatizzazione delle Poste non è servito per togliere dalla scena politica il più Occidentale tra gli ultimi premier giapponesi.
Un Koizumi che ha saputo interpretare la voglia del suo popolo di lasciarsi definitivamente alle spalle la seconda guerra mondiale, per entrare a pieno titolo a da posizioni di prima fila nella politica mondiale.
Tra parentesi: esattamente come Berlusconi.
Alcuni obietteranno: ma in Spagna, in Portogallo ?
In Spagna e in Portogallo (situazioni peraltro diverse: non dimentichiamo l'attentato dell'11 marzo alla vigilia delle elezioni che ha sparato Zapatero al governo) i due Premier uscenti ... non erano candidati.
Per ragioni diverse (Aznar perchè da tempo aveva annunciato il ritiro, Barroso perchè eletto alla commissione europea) i partiti di governo erano guidati dai loro successori: e hanno perso.
In Spagna e in Portogallo, a ben vedere, si è realizzata quella "discontinuità" nella leadership che Casini reclama anche in Italia.
Allora la riflessione, pur nella diversità delle situazioni, può essere questa.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Giappone hanno confermato - nella continuità - i leaders che hanno portato i loro paesi a liberare l'Iraq, ad impegnarsi per la pacificazione e che ineconomia hanno un approccio meno statalista.
Spagna e Portogallo, con la discontinuità, hanno fatto andare la sinistra al potere.
A buon intenditor ...
Miscellanea
In principio fu Watergate2000 al quale riconosciamo volentieri il copyright morale del post con molteplici argomenti.
Come sempre le buone idee diventano patrimonio comune e questa, oltre ad essere una buona idea, è anche utile per toccare argomenti che, anche in un blog scritto a più mani, sono rimasti privi, benché meritevoli, di un commento specifico.
Iniziamo quindi questa “Miscellanea della settimana precedente” che nelle intenzioni dovrebbe vedere la luce ogni lunedì.
Poi … il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi …
Cosa non abbiamo toccato di rilevante ?
Come sempre le buone idee diventano patrimonio comune e questa, oltre ad essere una buona idea, è anche utile per toccare argomenti che, anche in un blog scritto a più mani, sono rimasti privi, benché meritevoli, di un commento specifico.
Iniziamo quindi questa “Miscellanea della settimana precedente” che nelle intenzioni dovrebbe vedere la luce ogni lunedì.
Poi … il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi …
Cosa non abbiamo toccato di rilevante ?
Buone notizie per l'economia
La priorità non può non essere attribuita ai concreti risultati di ripresa economica, sanciti dalle previsioni OCSE che da un -0,6% di crescita per il 2005, ora predicono un +0,2%.
Una crescita che deriva dall'aumento dello 0,7% del secondo trimestre 2005: il più alto da 5 anni (a riprova che in crisi eravamo entrati durante il tramonto della sinistra di governo).
Dati che fanno ben sperare e che, al solito, la stampa allineata e coperta (a sinistra) si è ben guardata dal proporli con la stessa evidenza con la quale propone le previsioni fosche e funzionali alle iettatorie espressioni della nomenklatura sinistra.
Katrina
Abbiamo volentieri aderito all’iniziativa di Lisistrata per una raccolta di fondi a favore della popolazione Americana colpita dall’uragano, una iniziativa di carattere più morale che sostanziale.
Avremmo invece fatto volentieri a meno del compiacimento di molti antiamericani in s.p.e. che hanno approfittato per far emergere la meschinità e la bassezza morale del loro essere.
Abbiamo volentieri aderito all’iniziativa di Lisistrata per una raccolta di fondi a favore della popolazione Americana colpita dall’uragano, una iniziativa di carattere più morale che sostanziale.
Avremmo invece fatto volentieri a meno del compiacimento di molti antiamericani in s.p.e. che hanno approfittato per far emergere la meschinità e la bassezza morale del loro essere.
“Bush sotto attacco”. Peccato (per loro) che solo il 13% degli Americani incolpa il Presidente, mentre qui in Italia lo danno già per spacciato (gli stessi che brindavano alla vittoria di Kerry quando vinceva Bush e che già festeggiano il ritorno al governo di Prodi e della sinistra).
E ci sono quelli, che il solito Watergate2000 ha definito “uraganisti” (magari si potrebbe aggiungere "del giorno dopo"), che palpitano per la vendetta della natura contro il bieco Bush che ha osato usare il protocollo di Kyoto per scopi diversi (ma più appropriati) da quelli che vorrebbero gli imam ecoambientalisti
E, per finire, si ignora quel che è la documentazione reale sulla situazione uragani e sulla specifica inettitudine a New Orleans dove, lo si ricordi !, il sindaco è un democratico e democratica è il governatore della Louisiana.
E ci sono quelli, che il solito Watergate2000 ha definito “uraganisti” (magari si potrebbe aggiungere "del giorno dopo"), che palpitano per la vendetta della natura contro il bieco Bush che ha osato usare il protocollo di Kyoto per scopi diversi (ma più appropriati) da quelli che vorrebbero gli imam ecoambientalisti
E, per finire, si ignora quel che è la documentazione reale sulla situazione uragani e sulla specifica inettitudine a New Orleans dove, lo si ricordi !, il sindaco è un democratico e democratica è il governatore della Louisiana.
Espulsioni antiterrosimo
Dall’America all’Italia.
Da quel che gli estremisti musulmani e i loro compagnuzzi occidentali pensano sia “l’uragano di allah”, alla pulizia che in Italia si è cominciata ad eseguire contro i predicatori d’odio.
4 tra imam e estremisti musulmani sono stati espulsi e una prima scuola coranica chiusa da un Pisanu che, finalmente, ha abbandonato la carota per il bastone.
4 sono ancora pochi, speriamo che questa politica continui con energia e senza tentennamenti.
Ma ci domandiamo anche cosa fare con quelli che, cittadini Italiani, giustificano, raccolgono finanziamenti e marciano a favore dei terroristi musulmani: togliamo loro la cittadinanza e li spediamo dai loro “fratelli” ?
Sinistre primarie
Da quel che gli estremisti musulmani e i loro compagnuzzi occidentali pensano sia “l’uragano di allah”, alla pulizia che in Italia si è cominciata ad eseguire contro i predicatori d’odio.
4 tra imam e estremisti musulmani sono stati espulsi e una prima scuola coranica chiusa da un Pisanu che, finalmente, ha abbandonato la carota per il bastone.
4 sono ancora pochi, speriamo che questa politica continui con energia e senza tentennamenti.
Ma ci domandiamo anche cosa fare con quelli che, cittadini Italiani, giustificano, raccolgono finanziamenti e marciano a favore dei terroristi musulmani: togliamo loro la cittadinanza e li spediamo dai loro “fratelli” ?
Sinistre primarie
In chiave elettorale è partito il tir giallo invidia di Prodi.
Sono partiti anche autobus ecologici (Pecoraro) e biciclette varie dei candidati alle primarie della sinistra.
Ci domandiamo: ma chi paga tutti quei costi ?
Sì, perché le primarie non hanno una normativa nazionale con tanto di rimborsi spese e allora ognuno paga per se … o dovrebbe.
E se si pensa male, come insegna Andreotti, spesso si azzecca.
Saremmo tanto lontani dalla verità se pensassimo che i soldi ai candidati premier della sinistra siano forniti da quegli stessi “poteri forti” che vogliono tornare a comandare pel tramite dell’ex portaborse di Andreatta (l’unico Italiano che presenziò alla famose riunione sul Britannia) ?
Sono partiti anche autobus ecologici (Pecoraro) e biciclette varie dei candidati alle primarie della sinistra.
Ci domandiamo: ma chi paga tutti quei costi ?
Sì, perché le primarie non hanno una normativa nazionale con tanto di rimborsi spese e allora ognuno paga per se … o dovrebbe.
E se si pensa male, come insegna Andreotti, spesso si azzecca.
Saremmo tanto lontani dalla verità se pensassimo che i soldi ai candidati premier della sinistra siano forniti da quegli stessi “poteri forti” che vogliono tornare a comandare pel tramite dell’ex portaborse di Andreatta (l’unico Italiano che presenziò alla famose riunione sul Britannia) ?
La Giustizia che non c'è
Assolti i p.m. di Milano dall'accusa di non aver messo a disposizione degli ispettori ministeriali un fascicolo riservato dal quale hanno attinto a piene mani per i loro teoremi contro Berlusconi e la sua squadra.
Assolti da chi ?
Dai loro colleghi del Consiglio Superiore della magistratura.
E' come se un chirurgo che sbaglia venisse giudicato da un collegio di chirurghi ... o un titolare di centro estetico che svolge operazioni di lifting nel retrobottega, da altri titolari di centri estetici che svolgono operazioni di lifting nel retrobottega ...
Buone nuove dal Castello
E per finire parliamo dei Castellani.
C’è chi si è sposato, chi ha compiuto gli anni (auguri ad entrambi !) e chi ha inaugurato un nuovo blog, il sesto individuale del nostro gruppo.
Captainoconnell ha aperto il RE della monnezza sui fatti e misfatti che, da campano verace, vive sulla sua stessa pelle (e che tutti i campani vivono in “presa diretta”).
Buona settimana.
E per finire parliamo dei Castellani.
C’è chi si è sposato, chi ha compiuto gli anni (auguri ad entrambi !) e chi ha inaugurato un nuovo blog, il sesto individuale del nostro gruppo.
Captainoconnell ha aperto il RE della monnezza sui fatti e misfatti che, da campano verace, vive sulla sua stessa pelle (e che tutti i campani vivono in “presa diretta”).
Buona settimana.

Selezione di blog che ricordano - da Tocqueville
Mariosechi.net Camillo Liberali per Israele Nequidnimis Buzzurro Zivago Unpolitically Correct Shockandawe Sorvegliato Speciale Upl Walking Class Rete delle Libertà Silverlynx MarioM Il Signore degli Anelli Thank you America C'è Walter Tommaso Aquilante Il Megafono Sul terrorismo Free Thoughts Zigurrat KrilliX Maralai Carlo Menegante Grog Harry 1972 Kattolico Pensiero Pro American Movement Rabbi a Barcellona Radio WeBlog I Love America
Sembra singolare, ma le argomentazioni politiche e ideali più forti e più gradite dell’ultimo mese sono state portate da due professori che non esito a definire “veri”, cioè autentici maestri e insegnanti.
Il Presidente del Senato, professor Marcello Pera in un discorso, al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, contestatissimo dalla sinistra e, pertanto, pieno di verità, aveva puntato l’indice contro il meticciato culturale che inquina e mette a rischio la Civiltà.
Il consigliere economico del Premier, professor Renato Brunetta, ieri a Gubbio, durante il corso di formazione di Forza Italia, ha puntato l'indice contro le troppe mediazioni e indicato quattro nomi di altrettanti personaggi che pur non essendosi mai sottoposti al giudizio popolare, influiscono nella politica italiana: Carlo Azeglio Ciampi, Gaetano Gifuni, Gianni Letta e Domenico Siniscalco.
Costoro, se interpretiamo correttamente l’applauditissimo intervento del prof. Brunetta che ha peraltro gelato i vertici di Forza Italia ed ha subito persino una rimbeccata dal Premier (e a nostro modesto avviso Berlusconi qui ha sbagliato e non ci rappresenta) a forza di mediazioni annacquano l’azione del Governo e non sostengono adeguatamente la posizione italiana nel mondo.
L’ultimo esempio è dato dall’appoggio di Siniscalco ai sofismi di Trichet, presidente della BCE, sulle responsabilità in merito ai provvedimenti contro Fazio, quando il Premier in persona aveva dichiarato che il Governo non aveva il potere per deciderne la destituzione.
Ci chiediamo, con Brunetta: ma Siniscalco con quale squadra gioca ?
Aridatece Tremonti !
Gianni Letta, di cui Berlusconi dice un gran bene, è l’alter ego di Gaetano Gifuni, un Padre Giuseppe (il frate eminenza “grigia” del Cardinale Richelieu) del XXI secolo.
Chi ha gestito le situazioni derivanti dai vari sequestri dei cittadini Italiani in Iraq (tranne, forse, il primo che infatti si è risolto con un blitz militare) che ha portato alla vergogna di aprire trattative con i terroristi ? Gianni Letta.
Chi è l’ambasciatore della Maggioranza nell’inutile (e controproducente) idea di attivare procedure bipartisan (che non apprezziamo neanche un po’: perché dovremmo concordare una qualsiasi cosa con chi ci insulta quotidianamente ?) con l’Opposizione ? Gianni Letta.
Anche qui ci domandiamo con quale squadra gioca Gianni Letta, il cui figlio, tra l’altro, in perfetto spirito bipartisan, è stato ministro ed ha un suo ruolo nella sinistra.
Gaetano Gifuni è ancor più misterioso.
Di lui si sa poco, tranne che è consigliere presidenziale dai tempi di Scalfaro, quando alla fine del 1994 confezionò il “pacco” a Berlusconi inducendolo a dimettersi per sostituirlo con Dini, nel miraggio di elezioni immediate (che si svolsero solo 18 mesi dopo nel periodo più favorevole alla sinistra).
E Ciampi ?
Lo abbiamo già scritto in passato.
Di lui ricordiamo:
- la nomina a Governatore della Banca d’Italia dopo che un galantuomo come Paolo Baffi fu costretto a rassegnare le dimissioni ( e questo fatto dovrebbe far riflettere chi vorrebbe le immediate dimissioni di Fazio);
- lo sperpero di miliardi in valuta pregiata per una scelta ideologica (la difesa della lira nello sme) senza neppure ottenere il risultato voluto;
- il non aver mosso un pelo delle sue folte sopracciglia quando l’allora presidente del consiglio Giuliano Amato si infilò nottetempo nei nostri conti correnti per sottrarci uno 6 per mille dai risparmi già precedentemente tassati;
- l’essere il ministro del tesoro che autorizzò l’eurotassa, l’irap e che non si accorse dell’incauto acquisto che Telecom Italia, di cui il tesoro era azionista di maggioranza, fece in Serbia con Telekom Serbia e che portò poi a ridurre il valore di Telecom Italia all’atto della privatizzazione.
Insomma, anche solo per quel che si ricorda a memoria, non posso che condividere quanto ha affermato il prof. Brunetta.
Ogni illusione bipartisan è figlia di un subcultura del consociativismo che non può appartenere ad un Centro Destra che rappresenta una alternativa, senza se e senza ma, distinta e distante, ad una sinistra massimalista, assitenzialista e clientelare.
In Italia c’è bisogno di chiarezza, non di inciuci con l’opposizione.
Purtroppo ci sono persone che, per perseguire disegni, legittimi ma che non hanno mai sottoposto al giudizio degli elettori, operano contrariamente alle aspettative di chi ha votato questa Maggioranza.
Gli scroscianti applausi attribuiti al Prof. Brunetta sono ampia testimonianza di qual è il sentimento della base del Centro Destra.
Il Presidente del Senato, professor Marcello Pera in un discorso, al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, contestatissimo dalla sinistra e, pertanto, pieno di verità, aveva puntato l’indice contro il meticciato culturale che inquina e mette a rischio la Civiltà.
Il consigliere economico del Premier, professor Renato Brunetta, ieri a Gubbio, durante il corso di formazione di Forza Italia, ha puntato l'indice contro le troppe mediazioni e indicato quattro nomi di altrettanti personaggi che pur non essendosi mai sottoposti al giudizio popolare, influiscono nella politica italiana: Carlo Azeglio Ciampi, Gaetano Gifuni, Gianni Letta e Domenico Siniscalco.
Costoro, se interpretiamo correttamente l’applauditissimo intervento del prof. Brunetta che ha peraltro gelato i vertici di Forza Italia ed ha subito persino una rimbeccata dal Premier (e a nostro modesto avviso Berlusconi qui ha sbagliato e non ci rappresenta) a forza di mediazioni annacquano l’azione del Governo e non sostengono adeguatamente la posizione italiana nel mondo.
L’ultimo esempio è dato dall’appoggio di Siniscalco ai sofismi di Trichet, presidente della BCE, sulle responsabilità in merito ai provvedimenti contro Fazio, quando il Premier in persona aveva dichiarato che il Governo non aveva il potere per deciderne la destituzione.
Ci chiediamo, con Brunetta: ma Siniscalco con quale squadra gioca ?
Aridatece Tremonti !
Gianni Letta, di cui Berlusconi dice un gran bene, è l’alter ego di Gaetano Gifuni, un Padre Giuseppe (il frate eminenza “grigia” del Cardinale Richelieu) del XXI secolo.
Chi ha gestito le situazioni derivanti dai vari sequestri dei cittadini Italiani in Iraq (tranne, forse, il primo che infatti si è risolto con un blitz militare) che ha portato alla vergogna di aprire trattative con i terroristi ? Gianni Letta.
Chi è l’ambasciatore della Maggioranza nell’inutile (e controproducente) idea di attivare procedure bipartisan (che non apprezziamo neanche un po’: perché dovremmo concordare una qualsiasi cosa con chi ci insulta quotidianamente ?) con l’Opposizione ? Gianni Letta.
Anche qui ci domandiamo con quale squadra gioca Gianni Letta, il cui figlio, tra l’altro, in perfetto spirito bipartisan, è stato ministro ed ha un suo ruolo nella sinistra.
Gaetano Gifuni è ancor più misterioso.
Di lui si sa poco, tranne che è consigliere presidenziale dai tempi di Scalfaro, quando alla fine del 1994 confezionò il “pacco” a Berlusconi inducendolo a dimettersi per sostituirlo con Dini, nel miraggio di elezioni immediate (che si svolsero solo 18 mesi dopo nel periodo più favorevole alla sinistra).
E Ciampi ?
Lo abbiamo già scritto in passato.
Di lui ricordiamo:
- la nomina a Governatore della Banca d’Italia dopo che un galantuomo come Paolo Baffi fu costretto a rassegnare le dimissioni ( e questo fatto dovrebbe far riflettere chi vorrebbe le immediate dimissioni di Fazio);
- lo sperpero di miliardi in valuta pregiata per una scelta ideologica (la difesa della lira nello sme) senza neppure ottenere il risultato voluto;
- il non aver mosso un pelo delle sue folte sopracciglia quando l’allora presidente del consiglio Giuliano Amato si infilò nottetempo nei nostri conti correnti per sottrarci uno 6 per mille dai risparmi già precedentemente tassati;
- l’essere il ministro del tesoro che autorizzò l’eurotassa, l’irap e che non si accorse dell’incauto acquisto che Telecom Italia, di cui il tesoro era azionista di maggioranza, fece in Serbia con Telekom Serbia e che portò poi a ridurre il valore di Telecom Italia all’atto della privatizzazione.
Insomma, anche solo per quel che si ricorda a memoria, non posso che condividere quanto ha affermato il prof. Brunetta.
Ogni illusione bipartisan è figlia di un subcultura del consociativismo che non può appartenere ad un Centro Destra che rappresenta una alternativa, senza se e senza ma, distinta e distante, ad una sinistra massimalista, assitenzialista e clientelare.
In Italia c’è bisogno di chiarezza, non di inciuci con l’opposizione.
Purtroppo ci sono persone che, per perseguire disegni, legittimi ma che non hanno mai sottoposto al giudizio degli elettori, operano contrariamente alle aspettative di chi ha votato questa Maggioranza.
Gli scroscianti applausi attribuiti al Prof. Brunetta sono ampia testimonianza di qual è il sentimento della base del Centro Destra.
Silvio Berlusconi, sempre attento agli umori del suo elettorato, non potrà non tenerne conto, dopo la prima generosa difesa di Ciampi e Letta.
Dal cimitero della prima repubblica:il proporzionale
Il maggioritario è il futuro, il proporzionale è il passato.
Dopo mesi di attività da buttafuori (degli elettori dalla Casa delle Libertà, come argutamente afferma Vittorio Feltri su Libero ) siamo finalmente venuti a sapere in cosa consiste la “discontinuità” pretesa da Casini e Follini: la riforma elettorale in senso proporzionale.
Dodici anni della nostra storia politica da archiviare: abbiamo scherzato.
Una faticosa ricerca della stabilità, culminata con il Governo più longevo e produttivo della nostra storia repubblicana (il Berlusconi II 2001-2005) … tamquam non esset.
Volete mettere con i governi semestrali intervallati da quelli balneari e da settimane di crisi, con la liturgia delle delegazioni dei partiti, anche quelli dello zero virgola qualcosa, ricevute al Quirinale ?
Volete mettere con la possibilità di sperare, prima della fine della legislatura, di diventare ministro e sottosegretario e, perché no, anche presidente del Consiglio ?
E magari la speranza, per i trombati alle elezioni, di un anticipo della scadenza per potersi ripresentare e tentare la rivincita ?
Ma, soprattutto, volete mettere l’uso dei parlamentari eletti dei partiti centristi che potranno pendolare da una parte o dall’altra, senza sosta, alla ricerca del miglior incasso e alla faccia dell’interesse nazionale ?
A questo, soprattutto a questo, mira l’Udc con la sua devastante proposta del ritorno al proporzionale.
E non vale nulla il “premio di maggioranza” che servirebbe solo a ripartire una quota irrisoria di seggi, spalmandola sui partiti del blocco di maggioranza.
Sperando che Berlusconi non abbocchi al tranello di Casini, non si può sottolineare come risibile (per usare un eufemismo) sia la reazione di Prodi: “non si cambia la legge elettorale a fine legislatura”.
Ma chi l’ha detto ?
Preferirebbe cambiarla all’inizio, così che per 5 anni la maggioranza si senta dire di essere delegittimata perché “con la nuova legge i seggi sarebbero ripartiti in modo diverso” ?
No, le motivazioni di Prodi sono ridicole.
L’opposizione al cambio della legge elettorale in senso proporzionale (non certo ad una eventuale riforma che abolisca la quota proporzionale) risiede nella scelta bipolare o, meglio, bipartitica che deve informare l’Italia se vogliamo continuare il percorso di crescita basato essenzialmente sulla governabilità e sulla capacità di assumere decisioni e farle seguire dalla pratica attuazione dei provvedimenti.
Provate ad immaginare un governo che debba mettere d’accordo non quattro (e sono già tanti !) ma una dozzina di partitini, ognuno dei quali porta un 3% determinante alla coalizione e dotati di un potere di ricatto e interdizione basato sulla politica dei “due forni” !
Credete che riforme importantissime come quella delle pensioni, del mercato del lavoro, della giustizia, della scuola, della riduzione delle tasse … avrebbero potuto essere attuate ?
Pensate alle difficoltà che, già in questa legislatura, ci sono state per fare passare quelle riforme e avrete chiara la visione dell’immobilismo cui sarebbe condannata l’Italia da una riforma in senso proporzionale.
E immobilismo, significa anche clientelismo, “facite ammuina”, e ipertrofia della spesa pubblica.
E non è neppure motivo sufficiente dire che con una riforma in senso proporzionale se ne avvantaggerebbe il Centro Destra.
L’Italia non è di sinistra.
Gli elettori della sinistra sono quelli da anni e non crescono.
Il Centro Destra può vincere e rivincere se non fa harakiri mettendosi nei … Casini.
Gli elettori di Centro Destra, ha ragione Feltri, sono allontanati dal voto a causa delle proposte come quelle enunciate da Follini, per colpa di quel senso di impotenza che promana delle reiterate affermazioni di Casini sulla sconfitta inevitabile, per colpa dell’ostruzionismo che settori della maggioranza pongono ai tentativi di liberare la società italiana dall’assistenzialismo e dal clientelismo.
Casini ha però ragione nella analisi: se non si cambia si perde.
Ma non è la legge elettorale a dover essere cambiata in senso proporzionale.
Non è il Premier e Leader della CdL a dover essere cambiato.
Dopo mesi di attività da buttafuori (degli elettori dalla Casa delle Libertà, come argutamente afferma Vittorio Feltri su Libero ) siamo finalmente venuti a sapere in cosa consiste la “discontinuità” pretesa da Casini e Follini: la riforma elettorale in senso proporzionale.
Dodici anni della nostra storia politica da archiviare: abbiamo scherzato.
Una faticosa ricerca della stabilità, culminata con il Governo più longevo e produttivo della nostra storia repubblicana (il Berlusconi II 2001-2005) … tamquam non esset.
Volete mettere con i governi semestrali intervallati da quelli balneari e da settimane di crisi, con la liturgia delle delegazioni dei partiti, anche quelli dello zero virgola qualcosa, ricevute al Quirinale ?
Volete mettere con la possibilità di sperare, prima della fine della legislatura, di diventare ministro e sottosegretario e, perché no, anche presidente del Consiglio ?
E magari la speranza, per i trombati alle elezioni, di un anticipo della scadenza per potersi ripresentare e tentare la rivincita ?
Ma, soprattutto, volete mettere l’uso dei parlamentari eletti dei partiti centristi che potranno pendolare da una parte o dall’altra, senza sosta, alla ricerca del miglior incasso e alla faccia dell’interesse nazionale ?
A questo, soprattutto a questo, mira l’Udc con la sua devastante proposta del ritorno al proporzionale.
E non vale nulla il “premio di maggioranza” che servirebbe solo a ripartire una quota irrisoria di seggi, spalmandola sui partiti del blocco di maggioranza.
Sperando che Berlusconi non abbocchi al tranello di Casini, non si può sottolineare come risibile (per usare un eufemismo) sia la reazione di Prodi: “non si cambia la legge elettorale a fine legislatura”.
Ma chi l’ha detto ?
Preferirebbe cambiarla all’inizio, così che per 5 anni la maggioranza si senta dire di essere delegittimata perché “con la nuova legge i seggi sarebbero ripartiti in modo diverso” ?
No, le motivazioni di Prodi sono ridicole.
L’opposizione al cambio della legge elettorale in senso proporzionale (non certo ad una eventuale riforma che abolisca la quota proporzionale) risiede nella scelta bipolare o, meglio, bipartitica che deve informare l’Italia se vogliamo continuare il percorso di crescita basato essenzialmente sulla governabilità e sulla capacità di assumere decisioni e farle seguire dalla pratica attuazione dei provvedimenti.
Provate ad immaginare un governo che debba mettere d’accordo non quattro (e sono già tanti !) ma una dozzina di partitini, ognuno dei quali porta un 3% determinante alla coalizione e dotati di un potere di ricatto e interdizione basato sulla politica dei “due forni” !
Credete che riforme importantissime come quella delle pensioni, del mercato del lavoro, della giustizia, della scuola, della riduzione delle tasse … avrebbero potuto essere attuate ?
Pensate alle difficoltà che, già in questa legislatura, ci sono state per fare passare quelle riforme e avrete chiara la visione dell’immobilismo cui sarebbe condannata l’Italia da una riforma in senso proporzionale.
E immobilismo, significa anche clientelismo, “facite ammuina”, e ipertrofia della spesa pubblica.
E non è neppure motivo sufficiente dire che con una riforma in senso proporzionale se ne avvantaggerebbe il Centro Destra.
L’Italia non è di sinistra.
Gli elettori della sinistra sono quelli da anni e non crescono.
Il Centro Destra può vincere e rivincere se non fa harakiri mettendosi nei … Casini.
Gli elettori di Centro Destra, ha ragione Feltri, sono allontanati dal voto a causa delle proposte come quelle enunciate da Follini, per colpa di quel senso di impotenza che promana delle reiterate affermazioni di Casini sulla sconfitta inevitabile, per colpa dell’ostruzionismo che settori della maggioranza pongono ai tentativi di liberare la società italiana dall’assistenzialismo e dal clientelismo.
Casini ha però ragione nella analisi: se non si cambia si perde.
Ma non è la legge elettorale a dover essere cambiata in senso proporzionale.
Non è il Premier e Leader della CdL a dover essere cambiato.
A cambiare deve essere l’Udc e i suoi consoli.
:: posted by Massimo @ 06:18
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Il virus islamico
Questa é gotica, la IADL porno.
He sì, cari amici, gli islamici sono preoccupati della nostra anima.
Ci censurano il porno ma c'é qualcosa di più pornografico del loro paradiso?
Il trojan diffonde anche alcuni versetti del Corano
Il virus islamico che colpisce i siti porno
Si chiama Yusafali-A e aggredisce i computer degli utenti che navigano su siti pornografici usando alcune parole chiave
MILANO - E' già stato battezzato come «il trojan antiporno» e promette tempi duri agli amanti della pornografia multimediale. Da martedi è in circolazione in rete un virus che aggredisce gli utenti che navigano su siti pornografici e impedisce ai computer che ne vengono infettati il collegamento a Internet.
CORANO - Il virus si chiama Yusafali-A e probabilmente è l'ultima battaglia condotta dai fondamentalisti islamici contro il «corrotto mondo occidentale»: una volta colpiti dal virus infatti appare una scritta in Arabo tratta dal Corano. «Yusufali: Sappi, dunque, che non c'è altro Dio al di fuori di Allah - recita il messaggio che appare sui computer infettati - e chiedi perdono per i tuoi peccati e per quelli di tutti gli uomini e le donne che hanno fede, perché Allah sa come ci comportiamo e come agiamo anche all'interno delle nostre case». A questo punto se il sito-web non viene chiuso, appare una nuova scritta che invita l'utente a a uscire dal programma. Ma è un altro inganno: si apre una nuova finestra con la scritta «Oh no, sono in trappola» e dopo pochi istanti il computer si disconnette da Internet.
Il trojan colpisce solo gli utenti che usano WINDOWS
«Oh! No, sono in trappola» recita uno dei messaggi inviati dal virus prima di disconnettere l'utente da Internet
Windows su computer non adeguatamente protetti e si attiva quando si apre una pagina con alcune parole chiave. Gli esperti di Sophos, azienda leader nella protezione delle imprese dai virus e dallo spam indicano, sul loro sito-web le parole-trappola: «sex», «teen», «xxx», «phallus», «jegger», «priapus», «phallic», «penis», «exhibitionism». A differenza di numerosi altri virus il fine di Yusufali-A non è catturare informazioni private o riservate, ma solo quello di offrire una sorta di baluardo morale e combattere la pornografia che dilaga su Internet.
TERMINOLOGIA - Naturalmente essendo legato a delle parole chiave il sito antiporno può prendere serie cantonate e bloccare siti come quelli medici che non sono affatto pornografici, ma che spesso usano la stessa terminologia. Per chi invece è stato colpito dal virus basta collegarsi al sito web http://www.sophos.com/virusinfo/analyses/trojyusufalia.html e seguire le istruzioni per rimuovere il «trojan antiporno».
Francesco Tortora
He sì, cari amici, gli islamici sono preoccupati della nostra anima.
Ci censurano il porno ma c'é qualcosa di più pornografico del loro paradiso?
Il trojan diffonde anche alcuni versetti del Corano
Il virus islamico che colpisce i siti porno
Si chiama Yusafali-A e aggredisce i computer degli utenti che navigano su siti pornografici usando alcune parole chiave
MILANO - E' già stato battezzato come «il trojan antiporno» e promette tempi duri agli amanti della pornografia multimediale. Da martedi è in circolazione in rete un virus che aggredisce gli utenti che navigano su siti pornografici e impedisce ai computer che ne vengono infettati il collegamento a Internet.
CORANO - Il virus si chiama Yusafali-A e probabilmente è l'ultima battaglia condotta dai fondamentalisti islamici contro il «corrotto mondo occidentale»: una volta colpiti dal virus infatti appare una scritta in Arabo tratta dal Corano. «Yusufali: Sappi, dunque, che non c'è altro Dio al di fuori di Allah - recita il messaggio che appare sui computer infettati - e chiedi perdono per i tuoi peccati e per quelli di tutti gli uomini e le donne che hanno fede, perché Allah sa come ci comportiamo e come agiamo anche all'interno delle nostre case». A questo punto se il sito-web non viene chiuso, appare una nuova scritta che invita l'utente a a uscire dal programma. Ma è un altro inganno: si apre una nuova finestra con la scritta «Oh no, sono in trappola» e dopo pochi istanti il computer si disconnette da Internet.
Il trojan colpisce solo gli utenti che usano WINDOWS
«Oh! No, sono in trappola» recita uno dei messaggi inviati dal virus prima di disconnettere l'utente da Internet
Windows su computer non adeguatamente protetti e si attiva quando si apre una pagina con alcune parole chiave. Gli esperti di Sophos, azienda leader nella protezione delle imprese dai virus e dallo spam indicano, sul loro sito-web le parole-trappola: «sex», «teen», «xxx», «phallus», «jegger», «priapus», «phallic», «penis», «exhibitionism». A differenza di numerosi altri virus il fine di Yusufali-A non è catturare informazioni private o riservate, ma solo quello di offrire una sorta di baluardo morale e combattere la pornografia che dilaga su Internet.
TERMINOLOGIA - Naturalmente essendo legato a delle parole chiave il sito antiporno può prendere serie cantonate e bloccare siti come quelli medici che non sono affatto pornografici, ma che spesso usano la stessa terminologia. Per chi invece è stato colpito dal virus basta collegarsi al sito web http://www.sophos.com/virusinfo/analyses/trojyusufalia.html e seguire le istruzioni per rimuovere il «trojan antiporno».
Francesco Tortora
Indymedia e Tocqueville.
La sinistra italiana è universalmente nota per le cantonate prese in ogni ambito conoscibile: economia,storia, terrorismo. Sempre schierati dalla parte sbagliata.
Sempre redenti con vent’anni di ritardo.
Ma la sinistra è bella perché varia e,come in ogni oceano che si rispetti, esistono pesci piccoli e pesci grandi.
Ma la sinistra è bella perché varia e,come in ogni oceano che si rispetti, esistono pesci piccoli e pesci grandi.
La grandezza è direttamente proporzionale alle sciocchezze dette.
In questo senso a Indymedia sono dei giganti.
Lasciamo da parte tutte le parole che si ribaltano addosso su Genova, Piazza Alimonda, Girotondi, Zone Rosse, Politica internazionale,ecc.
Facciamo finta che non esistano. E partiamo dalla loro presunta (perché tutta da dimostrare) tolleranza verso il mondo che li circonda.
Mi ha anticipato l’amico Monsoreau nel post qui sotto,citando un post apparso sul loro bellissimo sito.
C sono in questo momento in Italia circa 300 bloggers neocoon i principali sono quello di xxx nota seguace della Lega e Thanksoriana che e' un altro blog detestabile.Quello che unisce questi blog e' l'odio contro le altre culture e le altre civiltà in primo luogo l'odio contro neri ebrei arabi e musulmani.Alcuni bloggers democratici hanno ricevuto da questa gentaglia minacvce personali alla famiglia come ad esempio xxx della IADL.Vorei appellarmi a tutti gli indyani perche' facciano opera di convincimento presso i compagni e ppresso la popolazione servendosi dei media a cui abbiamo accesso, perche' ci sia una mobilitazione delle coscienze contro chi vuole spargere veleni e l'odio nella societò italiana contro ogni forma di razzismi compreso il vilipendio della religione e l'odio antireligioso. per info il blog di xxxil blog di xxx del Manifesto il blog xxx di xxx Segnalate articoli e dichiarazioni che rientrano nella fattispecie dell'incitamento all'odio razziale.
In questo senso a Indymedia sono dei giganti.
Lasciamo da parte tutte le parole che si ribaltano addosso su Genova, Piazza Alimonda, Girotondi, Zone Rosse, Politica internazionale,ecc.
Facciamo finta che non esistano. E partiamo dalla loro presunta (perché tutta da dimostrare) tolleranza verso il mondo che li circonda.
Mi ha anticipato l’amico Monsoreau nel post qui sotto,citando un post apparso sul loro bellissimo sito.
C sono in questo momento in Italia circa 300 bloggers neocoon i principali sono quello di xxx nota seguace della Lega e Thanksoriana che e' un altro blog detestabile.Quello che unisce questi blog e' l'odio contro le altre culture e le altre civiltà in primo luogo l'odio contro neri ebrei arabi e musulmani.Alcuni bloggers democratici hanno ricevuto da questa gentaglia minacvce personali alla famiglia come ad esempio xxx della IADL.Vorei appellarmi a tutti gli indyani perche' facciano opera di convincimento presso i compagni e ppresso la popolazione servendosi dei media a cui abbiamo accesso, perche' ci sia una mobilitazione delle coscienze contro chi vuole spargere veleni e l'odio nella societò italiana contro ogni forma di razzismi compreso il vilipendio della religione e l'odio antireligioso. per info il blog di xxxil blog di xxx del Manifesto il blog xxx di xxx Segnalate articoli e dichiarazioni che rientrano nella fattispecie dell'incitamento all'odio razziale.
E’ evidente che non hanno mai visitato tocqueville. Ma il meglio deve ancora venire.
Dopo aver affermato con assoluta certezza che ciò che unisce i 300 bloggers della città dei liberi è l’odio razziale,dopo aver preso la più grande cantonata della loro vita dicendo che siamo addirittura anti-ebrei,quando sulla stragrande maggioranza delle nostre homepage campeggia la bandiera con la stella di David, fanno di più.
Su questo "manifesto del niente" anti-tocqueville si mettono pure a discutere e allora le chicche sono impedibili. Un vero cult.
“Questi addirittura riscrivono la storia su xxx leggete crimini rossi,sto infamone cambia le carte in tavola”
“sono fasci,filoamericani,filoisraeliani”
Raccontare i “crimini rossi” sarebbe riscrivere la storia cambiando le carte in tavola?
Ah, si? Forse è vero, quel blogger ha tolto dalla tavola le veline rosse ideologizzate che hanno cancellato le foibe e i crimini dei titini dai manuali.
Quel blogger ha detto che Stalin era un criminale sanguinario, come Hitler. Solo che di morti ne ha fatti molti di più perché qualcuno ,anche al di qua del muro, era connivente quando non complice(un’occhiata al dossier mitrokhin,please).
Ma quel blogger ha il grandissimo dono dell’ambiguità: lui filo-ebreo in una comunità unita dall’odio contro gli ebrei.
“Magdi Allam.La Padania il sindaco di Treviso e mezza rete dei blogs di Tocqueville sono sotto osservazione della IADL che non mancherà di far saltare il culo a razzisti. (...)
Dfodereremo la spada noi non molliamo”
Allora siamo in ottima compagnia? Addirittura Magdi Allam? Proud to be in.
E poi fatemelo dire: bellissima l’allusione alla spada.
Chi era la spada dell’Islam,se non sono indiscreto?
Ma non sono mica contenti. Non si sono coperti ancora a sufficienza di ridicolo.
Perseverano,su un altro post.
Perseverano,su un altro post.
“Di questo Torchiaro non aveco mai setnito parlare, ma per vie traverse (di blog in blog si può dire) mi è arrivata la segnalazione che i tocquevilliani si sono mobilitati per un sedicente "giornalista socialdemocratico", Aldo Torchiaro appunto.
Apriti cielo! Un gruppo di scalmanati difensori della libertà di espressione (che per loro equivale a spalare escrementi su negri, musulmani, gay e donne che tengono alla libera scelta) ha comnciato a raccogliere firme e a piagnucolare qui e li (mi è arrivata così la notizia, da uno che l'aveva sentita da un altro).”
Adesso,da intolleranti razzisti siamo diventati un gruppo di scalmanati difensori della libertà di opinione. Mamma mia, che offesa!
Però,la citazione della fonte è da giornalista vero: mi è arrivato da uno che l’aveva sentita da un altro. E mio cugggino??
In un commento a questo post la spiegazione sistematica di quanto successo.
Il problema sono i giornali che formano il pentacolo dell’odio: Libero, L'Opinione, La Padania e Il Riformista.
Favoloso!!
Ma stupenda è la chiosa finale di questo post:
“Buona lettura e mi raccomando, ridete tanto, perché una risata li seppellirà (e scomettiamo che anche questa sarà consdierata una minaccia?)”
Per fortuna che loro sono già stati seppelliti dalla storia. E questa non è una minaccia,è un fatto.
Favoloso!!
Ma stupenda è la chiosa finale di questo post:
“Buona lettura e mi raccomando, ridete tanto, perché una risata li seppellirà (e scomettiamo che anche questa sarà consdierata una minaccia?)”
Per fortuna che loro sono già stati seppelliti dalla storia. E questa non è una minaccia,è un fatto.
Chi ha paura del Nazional-Fazismo?
Il dibattito sulle dimissioni di Fazio (si parla purtroppo solo di questo) è dovuto a questioni di controllo politico su alcune società.
Fazio ha difeso gli interessi italiani dall'ingresso di banche estere in Italia. Prima con lo spagnolo Banco di Bilbao che voleva comprare la Banca Nazionale del Lavoro, che ora finirà in mano all'Unipol (leggi coop rosse - ecco perché D'Alema in particolare tace sulla vicenda) e poi con l'ABN Amro per l'acquisto di banca Antonveneta a discapito della Banca Popolare di Lodi (oggi Banca Pop. Italiana in quota Lega Nord - ecco perché la Lega sta difendendo Fazio sperando di portare a casa una grande banca del nord). Il problema in questo secondo caso è nato dalle intercettazioni di Fazio con i proprietari di BPI, un po' troppo amichevoli e sfacciatamente parziali.
La questione della proprietà invece viene "stranamente" tenuta a margine. La nazionalizzazione di Bankitalia Spa ad ogni buon conto sarebbe un primo passo (un po' meno della metà) verso il ritorno alla sovranità monetaria. E questo per due motivi: il primo è di natura economica poiché lo Stato dovrà comprare le azioni di Bankitalia dalle banche private che le detengono oggi. Il costo di quest'operazione appare pazzesco: 4,7 miliardi di euro che andrebbero a finanziare i soliti noti... Il capitale sociale (la somma dei valori nominali delle azioni) di Bankitalia è di soli 156.000 Euro (sic! la potremmo comprare anche noi...) ma il valore ad ipotetici prezzi di mercato è quantificato nei 4,7 miliardi di Euro sopra citati. La differenza da cosa è data? Dalle plusvalenze che le singole banche incamereranno perché si sa che Bankitalia (ed il suo guadagno annuale) ha un valore enorme. Un esempio: BPI ha l'1,23% del capitale di Bankitalia (quindi circa 1900 euro nominali) che sono iscritti a bilancio come attività per circa 60 milioni di Euro (attività redditizia non c'è che dire...).
L'altro problema è di natura concettuale e sarebbe il completamento definitivo della riforma altrimenti "zoppa": la dichiarazione della proprietà popolare della moneta. E questa non è una sottigliezza dato che si deve trasformare un debito in un credito. La Banca d'Italia ha finora stampato moneta (costo tipografico carta ed inchiostro per poche decine di vecchie lire) e PRESTATO l'importo facciale delle banconote (enorme) addebitandolo al Tesoro (cioè a noi cittadini). Ora per ripristinare la situazione "corretta" non è sufficiente che lo Stato sia il proprietario della Banca perché a quel punto l'operazione sarebbe a "somma zero" (es. mi presto i miei soldi) ma devo accreditare lo stesso importo allo Stato (e quindi al popolo). E' come se io avessi un debito con te di 100,00 euro. Perché succeda il contrario (tu debitore mio di 100,00 euro) non basterà che io ti dia 100,00 euro (somma zero) ma dovrò dartene 200,00.
Su quest’ultimo punto, dalle dichiarazioni di Fini si evince che come suo solito, non ha colto il nocciolo del problema…la Lega Nord ha insistito invece proprio per far passare l’azionariato di Stato dimostrando di conoscere bene la struttura della banca centrale, mentre si è profilato uno schieramento trasversale antifazista che la dice lunga sulla partita in gioco.
Qualcosa si sta muovendo. Tocca vedere cosa e in che direzione.
Fazio ha difeso gli interessi italiani dall'ingresso di banche estere in Italia. Prima con lo spagnolo Banco di Bilbao che voleva comprare la Banca Nazionale del Lavoro, che ora finirà in mano all'Unipol (leggi coop rosse - ecco perché D'Alema in particolare tace sulla vicenda) e poi con l'ABN Amro per l'acquisto di banca Antonveneta a discapito della Banca Popolare di Lodi (oggi Banca Pop. Italiana in quota Lega Nord - ecco perché la Lega sta difendendo Fazio sperando di portare a casa una grande banca del nord). Il problema in questo secondo caso è nato dalle intercettazioni di Fazio con i proprietari di BPI, un po' troppo amichevoli e sfacciatamente parziali.
La questione della proprietà invece viene "stranamente" tenuta a margine. La nazionalizzazione di Bankitalia Spa ad ogni buon conto sarebbe un primo passo (un po' meno della metà) verso il ritorno alla sovranità monetaria. E questo per due motivi: il primo è di natura economica poiché lo Stato dovrà comprare le azioni di Bankitalia dalle banche private che le detengono oggi. Il costo di quest'operazione appare pazzesco: 4,7 miliardi di euro che andrebbero a finanziare i soliti noti... Il capitale sociale (la somma dei valori nominali delle azioni) di Bankitalia è di soli 156.000 Euro (sic! la potremmo comprare anche noi...) ma il valore ad ipotetici prezzi di mercato è quantificato nei 4,7 miliardi di Euro sopra citati. La differenza da cosa è data? Dalle plusvalenze che le singole banche incamereranno perché si sa che Bankitalia (ed il suo guadagno annuale) ha un valore enorme. Un esempio: BPI ha l'1,23% del capitale di Bankitalia (quindi circa 1900 euro nominali) che sono iscritti a bilancio come attività per circa 60 milioni di Euro (attività redditizia non c'è che dire...).
L'altro problema è di natura concettuale e sarebbe il completamento definitivo della riforma altrimenti "zoppa": la dichiarazione della proprietà popolare della moneta. E questa non è una sottigliezza dato che si deve trasformare un debito in un credito. La Banca d'Italia ha finora stampato moneta (costo tipografico carta ed inchiostro per poche decine di vecchie lire) e PRESTATO l'importo facciale delle banconote (enorme) addebitandolo al Tesoro (cioè a noi cittadini). Ora per ripristinare la situazione "corretta" non è sufficiente che lo Stato sia il proprietario della Banca perché a quel punto l'operazione sarebbe a "somma zero" (es. mi presto i miei soldi) ma devo accreditare lo stesso importo allo Stato (e quindi al popolo). E' come se io avessi un debito con te di 100,00 euro. Perché succeda il contrario (tu debitore mio di 100,00 euro) non basterà che io ti dia 100,00 euro (somma zero) ma dovrò dartene 200,00.
Su quest’ultimo punto, dalle dichiarazioni di Fini si evince che come suo solito, non ha colto il nocciolo del problema…la Lega Nord ha insistito invece proprio per far passare l’azionariato di Stato dimostrando di conoscere bene la struttura della banca centrale, mentre si è profilato uno schieramento trasversale antifazista che la dice lunga sulla partita in gioco.
Qualcosa si sta muovendo. Tocca vedere cosa e in che direzione.
Fascismo, razzismo, xenofobia e meticciato
La sinistra italiana è arroccata in difesa.
Ha perso nel proporre un modello mondiale (l’internazionalismo con sede a Mosca o Pechino) e oggi fa perno su chi contesta la c.d. globalizzazione per un non ben precisato “mondo migliore possibile” di cui, peraltro, non ci viene detto nulla perché opera solo in senso negativo ed esclusivamente “contro” quelli che sono i programmi di crescita e sviluppo economico, politico e culturale del terzo mondo.
Ha perso nel proporre un modello di governo nazionale, con il fallimento degli anni 1996-2001 e ora le sue speranze sono fondate sulle bizze di Casini e sui voti determinanti di Mastella.
Ha perso nel proporre un modello economico, pur se insiste nell’assistenzialismo fine a se stesso e nel clientelismo elettorale.
Cosa rimane dunque a questa sinistra ?
Rimangono le parole d’ordine.
Rimane l’ormai vetusto antifascismo sempre più di maniera e privo di sostanza.
Rimane l’antiamericanismo, figlio della terza guerra mondiale che la sinistra ha rovinosamente perso.
Rimane la simpatia per tutto ciò che provoca ostacoli e lutti al progresso e al benessere, perché solo con morti, distruzioni e povertà la sinistra può trovare terreno favorevole per crescere.
Allora vediamo che, dopo aver per anni gridato “al lupo !” contro Berlusconi, la censura viene accuratamente praticata proprio dalle loro parti e visto il comportamento della Rai negli anni bui della sinistra di governo, noi non ne avevamo alcun dubbio.
Ma è nelle parole d’ordine che la sinistra riesce ancora a dare il meglio di sé.
Ad ogni piè sospinto viene messo all’indice chi non si allinea.
Fascista !
Razzista !
Xenofobo !
Si sente più e più volte pronunciare per definire chi ricorda la realtà.
E la realtà vuole l’Occidente – inteso in senso allargato e non solo geografico - tempio della Libertà, della Democrazia e del Benessere.
Valori minacciati da quel meticciato culturale, perfettamente individuato al meeting di Rimini dal Presidente Pera (non a caso divenuto un nuovo bersaglio da abbattere).
E’ sempre stato ridicolo attribuire del “Fascista” a chi è nato dopo che il Fascismo fu consegnato alla Storia, dall’alleanza con la Germania di Hitler, prima ancora che dal Gran Consiglio del 25 luglio 1943 o dalle armi Alleate AngloAmericane.
Ma se vogliamo un indice di sconfitta della sinistra, lo vediamo proprio nella proliferazione dei “Fascisti” che, ormai, sono metà o forse più degli Italiani, cioè quanti votano per la casa delle Libertà.
Almeno se diamo retta agli urlatori sinistri.
Analoga sorte trovano le parole “razzista” o “xenofobo”, distribuite a piene mani tanto a chi ricorda come l’islam sia un nemico storico della Libertà dei popoli (non solo europei), quanto a chi propone una politica dell’immigrazione che ponga in primo piano, come è naturale che sia, l’interesse dei cittadini Italiani e si propone di fermare l’orda immigratoria che altererebbe,con conseguenze devastanti sul piano sociale, economico e culturale, l’humus della nostra terra.
Anche in questo caso, quando rimangono privi di argomentazione,ricorrono alle parole d’ordine, ormai svuotate di ogni significato e buone solo per indicare ai terroristi possibili bersagli.
E c’è chi abbocca.
Mi giunge infatti questo messaggio, un copia e incolla da un blog di cui, per evitare di fargli pubblicità, non riporto il nome, così come non riporto i nomi dei blog cui fa riferimento:
“C sono in questo momento in Italia circa 300 bloggers neocoon i principali sono quello di Stefania Atzori nota seguace della Lega e Thanksoriana che e' un altro blog detestabile.Quello che unisce questi blog e' l'odio contro le altre culture e le altre civiltà in primo luogo l'odio contro neri ebrei arabi e musulmani.Alcuni bloggers democratici hanno ricevuto da questa gentaglia minacvce personali alla famiglia come ad esempio XXX della XXX.Vorei appellarmi a tutti gli indyani perche' facciano opera di convincimento presso i compagni e ppresso la popolazione servendosi dei media a cui abbiamo accesso, perche' ci sia una mobilitazione delle coscienze contro chi vuole spargere veleni e l'odio nella societò italiana contro ogni forma di razzismi compreso il vilipendio della religione e l'odio antireligioso. per info: il blog di XXX il blog di XXX il blog XXX Segnalate articoli e dichiarazioni che rientrano nella fattispecie dell'incitamento all'odio razziale”
In sostanza è una “chiamata alle armi” per stilare una lista di proscrizione (che è già pronta, visto che, non avendo nulla da nascondere, siamo tutti elencati tra i cittadini di Tocqueville ) di chiaro stampo … razzista.
E questi signori, contando sul silenzio e sul disinteresse, perseguono scopi che è facile individuare nella disgregazione del modello sociale che ci ha portato agli attuali livelli di benessere.
Ecco il meticciato culturale che ci penalizza e ci rovina.
Perché se è vero che la cultura cresce con la reciproca influenza, è altrettanto vero che l’immissione massiccia di corpi estranei all’interno di una nazione la uccide.
Come per il mal di testa.
L'analgesico fa passare l’emicrania, un tubetto di analgesici uccide
Un ingresso regolato e scegliendo gli immigrati tra quelli a noi più affini e assimilabili è una ricchezza.
L’apertura delle porte in modo indiscriminato, soprattutto nei confronti di chi più è lontano da noi e meno è disponibile ad integrarsi è uno tsunami devastante.
E allora lasciamoli urlare le loro parole d’ordine e facciamoci sopra una bella risata, perché siamo ancora in tempo per una bella … lavanda gastrica per espellere il marcio che si è infiltrato nella nostra società e crearci validi anticorpi.
Riprendiamoci il diritto di parola, il diritto a comandare a casa nostra e decidere come e con chi condividere la nostra terra.
Grazie a Lisistrata l'idea di dare un segnale di solidarietà agli Stati Uniti si concretizza.
Le possibilità di versamento sono sostanzialmente due:
la prima è quella che fa riferimento ad un'associazione di volontariato di cui Lisistrata è presidente e che si chiama A.L.V.I.N. - che possiede un conto corrente postale, e queste sono le coordinate per il versamento tramite bollettino: c/c n. 42410209 - Intestato a: A.L.V.I.N. Associazione Libera Volontariato - Viale Ungheria, 5 - 20128 MILANO
o l'accreditamento postale bancario, attraverso queste coordinate:
Naz. IT - Chek 63 - CN 0 - Cod. ABI 07601 - cab 01600
la prima è quella che fa riferimento ad un'associazione di volontariato di cui Lisistrata è presidente e che si chiama A.L.V.I.N. - che possiede un conto corrente postale, e queste sono le coordinate per il versamento tramite bollettino: c/c n. 42410209 - Intestato a: A.L.V.I.N. Associazione Libera Volontariato - Viale Ungheria, 5 - 20128 MILANO
o l'accreditamento postale bancario, attraverso queste coordinate:
Naz. IT - Chek 63 - CN 0 - Cod. ABI 07601 - cab 01600
La seconda è quella di inviare le offerte entro una raccomandata o posta prioritaria, a:
A.L.V.I.N. Associazione Libera Volontariato - Viale Ungheria, n. 5 - 20138 - Milano
A.L.V.I.N. Associazione Libera Volontariato - Viale Ungheria, n. 5 - 20138 - Milano
Ai Musulmani non piace la loro stessa medicina
Gli urli e gli strepiti dei musulmani quando vengono "censurati".
http://alessiaguidi.provocation.net/cesnur/censura.htm
CENSURA: SOPPRESSO UN SITO INTERNET IN ITALIA
Il CESNUR (il "Centro Studi Nuove Religioni" dell'avvocato ed esperto di brevetti Massimo Introvigne, strettamente associato all'organizzazione di destra Alleanza Cattolica) è riuscito a sopprimere l'unica fonte di informazioni critiche sulle sue attività, il sito web Kelebek (http://www.kelebekler.com).
(....) Il CESNUR rivendica una "vittoria" contro la libertà di parola
Il 14 giugno 1999, il sito web Kelebek è stato soppresso in seguito alle minacce degli avvocati del CESNUR, il "Centro Studi Nuove Religioni" dell'avvocato esperto di brevetti Massimo Introvigne.
Grazie al sostegno dei nemici della censura e a quello della comunità islamica, il sito è stato riaperto alle seguenti URL:
Http://www.ummah.org.uk/kelebek/
Http://www.xs4all.nl/~oracle/kelebekler/
Http://www.mond.at/kelebek/
Il nostro comunicato riguardante questo atto di censura ha finora ricevuto due risposte. La prima è stata postata in diversi newsgroup (solo la versione in lingua inglese porta la firma di Massimo Introvigne). La seconda (che citiamo per intero in fondo), un autentico invito alla guerra di religione, è stata inoltrata nel NG it.politica.cattolici. Il suo autore e un militante di lunga data di "Alleanza Cattolica", il gruppo di destra di cui Introvigne è uno dei cinque dirigenti nazionali.
Signori, ecco la Ummah
http://alessiaguidi.provocation.net/cesnur/censura.htm
CENSURA: SOPPRESSO UN SITO INTERNET IN ITALIA
Il CESNUR (il "Centro Studi Nuove Religioni" dell'avvocato ed esperto di brevetti Massimo Introvigne, strettamente associato all'organizzazione di destra Alleanza Cattolica) è riuscito a sopprimere l'unica fonte di informazioni critiche sulle sue attività, il sito web Kelebek (http://www.kelebekler.com).
(....) Il CESNUR rivendica una "vittoria" contro la libertà di parola
Il 14 giugno 1999, il sito web Kelebek è stato soppresso in seguito alle minacce degli avvocati del CESNUR, il "Centro Studi Nuove Religioni" dell'avvocato esperto di brevetti Massimo Introvigne.
Grazie al sostegno dei nemici della censura e a quello della comunità islamica, il sito è stato riaperto alle seguenti URL:
Http://www.ummah.org.uk/kelebek/
Http://www.xs4all.nl/~oracle/kelebekler/
Http://www.mond.at/kelebek/
Il nostro comunicato riguardante questo atto di censura ha finora ricevuto due risposte. La prima è stata postata in diversi newsgroup (solo la versione in lingua inglese porta la firma di Massimo Introvigne). La seconda (che citiamo per intero in fondo), un autentico invito alla guerra di religione, è stata inoltrata nel NG it.politica.cattolici. Il suo autore e un militante di lunga data di "Alleanza Cattolica", il gruppo di destra di cui Introvigne è uno dei cinque dirigenti nazionali.
Signori, ecco la Ummah
il Wahabismo
Seconda puntata di Conoscere per Giudicare
Questa é la setta a cui appartiene Bin Laden.
Movimento dell'Islam fondato nel XVIII secolo da Mohammad ibn Abd al-Wahab che si proponeva di riportare l'Islam alla purezza originaria, abolendo l'adorazione disanti e martiri. Esso si richiama agli insegnamenti di Ibn Hanbal e di Ibn Tayuiya.
al Wahab convertì alla sua dottrina un capo politico,Muhammad Ibn Sa'Ud, il cui figlio, 'Abd El-'Aziz, fu ilfondatore del primo impero wahabita.
Il wahabismo non è dunque una setta, ma un movimento fondamentalista, caratterizzato da un grande rigorismo morale e che intende riportare l'ISLAM alla sua primitiva purezza. La dinastia dei Sa'Ud governa l'Arabia Saudita dal 1932. Nel regno saudita,l'hanbalismo è la scuola giuridica ufficiale.
Le moschee wahabite sono semplici e senza minareto.I Wahabiti conquistarono la penisola arabica e La Mecca. Wahabiti sono gli attuali regnanti dell'Arabia Saudita. Wahabita è Osama Bin Laden, come pure il leaderd eiguerriglieri ceceni Shamil Basaev. I Wahabiti sono storici nemci degli Hashemiti.
Gli Wahabiti sottolineano più delle altre correnti la necessità della Jihad. Uno degli obiettivi dichiarati da Bin Ladenstesso nell'atto di costituzione del Fronte Islamico Mondiale, nel 1998,è, oltre alla liberazione della moschea di al-Aqsaa Gerusalemme,l'occupazione della Santa Moschea dell'Islam alla Mecca.Per gli wahabiti, quindi, le uniche regole per una vita religiosa sono contenute nel Corano e nella Sunnah. Ogni altra regola non è valida.
Quacuno "de sinistra" mi indica dove ravvisa la "difesa del popolo" in questa "filosofia di vita" cavernicola?.
Il ridicolo é che sifatta "follia" appartiene agli uomini più ricchi del pianeta, i Sauditi.
Questa é la setta a cui appartiene Bin Laden.
Movimento dell'Islam fondato nel XVIII secolo da Mohammad ibn Abd al-Wahab che si proponeva di riportare l'Islam alla purezza originaria, abolendo l'adorazione disanti e martiri. Esso si richiama agli insegnamenti di Ibn Hanbal e di Ibn Tayuiya.
al Wahab convertì alla sua dottrina un capo politico,Muhammad Ibn Sa'Ud, il cui figlio, 'Abd El-'Aziz, fu ilfondatore del primo impero wahabita.
Il wahabismo non è dunque una setta, ma un movimento fondamentalista, caratterizzato da un grande rigorismo morale e che intende riportare l'ISLAM alla sua primitiva purezza. La dinastia dei Sa'Ud governa l'Arabia Saudita dal 1932. Nel regno saudita,l'hanbalismo è la scuola giuridica ufficiale.
Le moschee wahabite sono semplici e senza minareto.I Wahabiti conquistarono la penisola arabica e La Mecca. Wahabiti sono gli attuali regnanti dell'Arabia Saudita. Wahabita è Osama Bin Laden, come pure il leaderd eiguerriglieri ceceni Shamil Basaev. I Wahabiti sono storici nemci degli Hashemiti.
Gli Wahabiti sottolineano più delle altre correnti la necessità della Jihad. Uno degli obiettivi dichiarati da Bin Ladenstesso nell'atto di costituzione del Fronte Islamico Mondiale, nel 1998,è, oltre alla liberazione della moschea di al-Aqsaa Gerusalemme,l'occupazione della Santa Moschea dell'Islam alla Mecca.Per gli wahabiti, quindi, le uniche regole per una vita religiosa sono contenute nel Corano e nella Sunnah. Ogni altra regola non è valida.
Quacuno "de sinistra" mi indica dove ravvisa la "difesa del popolo" in questa "filosofia di vita" cavernicola?.
Il ridicolo é che sifatta "follia" appartiene agli uomini più ricchi del pianeta, i Sauditi.
Scrivete alla Moratti!
Conoscete la storia della scuola islamica legata alla moschea di via Quaranta a Milano, sospettata e indagata per aver ospitato personaggi di spicco del terrorismo islamico? Si tratta - come ha scritto Magdi Allam su "Il Corriere della Sera" di ieri - di "una scuola elementare e media a tempo pieno, con 500 iscritti e che da oltre dieci anni opera nel più assoluto arbitrio, senza alcuna autorizzazione né da parte dell'Italia né da parte dell'Egitto a cui fanno riferimento i testi scolastici adottati. Testi conditi dal credo estremista di predicatori-docenti. Oggi, con l'apparente benestare dell'Assessore comunale all’Educazione di Milano, Bruno Simini (di Forza Italia), si sta tentando una soluzione radicale ancora peggiore, ovvero la legalizzazione della scuola islamica di via Quaranta trasformandola in una scuola parificata e quindi riconosciuta dallo Stato". Per Magdi Allam (non Calderoli...), "dovremmo cominciare a far applicare la legge. Un'istituzione fuorilegge si chiude e basta".
Invece per la consigliera dei Ds, tale Marilena Adamo (fonte: Corriere della Sera del 31/8/05, pag. 18), "se gli islamici sapranno stare nelle regole dello stato italiano è bene. Se non ci sanno stare, si vedrà". Si vedrà! Come si vedrà? E' come dire "se rispetti la legge è bene, altrimenti si vedrà". Assurdo!
Poichè tocca al Ministero dell'Istruzione autorizzare - cioè a legalizzare questa scuola-moschea illegale - o meno il programma di scuola paritaria islamica, vi invito a inviare una e-mail - contro l'eventuale autorizzazione - al Ministero dell'Istruzione. Io l'ho fatto! E tu?
Invece per la consigliera dei Ds, tale Marilena Adamo (fonte: Corriere della Sera del 31/8/05, pag. 18), "se gli islamici sapranno stare nelle regole dello stato italiano è bene. Se non ci sanno stare, si vedrà". Si vedrà! Come si vedrà? E' come dire "se rispetti la legge è bene, altrimenti si vedrà". Assurdo!
Poichè tocca al Ministero dell'Istruzione autorizzare - cioè a legalizzare questa scuola-moschea illegale - o meno il programma di scuola paritaria islamica, vi invito a inviare una e-mail - contro l'eventuale autorizzazione - al Ministero dell'Istruzione. Io l'ho fatto! E tu?
qual'é il vero Islam?
Conoscere per capire.
LE SETTE NELL'ISLAM...
Le sette edivisioni nell'islam sono molte (più di 110), sia nelle differenzeteologiche che nelle loro tradizioni. Il 70% dell’Islam è popolare,cioè è un modo di vivere orientato verso la fede animista, divinazione,magia, amuleti, malocchi, adorazione di santi, pratiche per la fertilità, ecc. I musulmani Sunniti ci vogliono far credere che sono contrari a queste cose, ma rimane lo stesso la loro pratica più diffusa nel mondo, specialmente fra le loro stesse donne. La setta Isma’ili,per importanza dopo i Sunniti e Sciiti, pratica la preghiera 3 volte al giorno (non 5) e fumare è strettamente vietato (del tutto impensabile per i Sunniti e Sciiti).
Maometto per alcune sette islamiche non è nemmeno l’ultimo profeta: gli Ahmadia, per esempio, sono musulmani che da due secoli hanno stabilito il loro ultimo profeta pachistano, Mirza Ghulam Ahmad, che ritengono superiore a Maometto.Sono perseguitati a morte dai Sunniti. Ancora da 1400 anni, i musulmani Sunniti e Sciiti, nemici fra loro, si contendono la discendenza diretta di Maometto a prezzo del sangue (guerra Irak - Iran)...
DUE PAROLE SULL'ISLAM
La religione islamica è argomento complesso quant'altri mai. Un viaggio in Yemen dà comunque l'occasione di leggiucchiare qualcosa qua e là, cosìda farsi un'idea dei vari termini che ricorrono visitando paesi mussulmani.
La religione Islamica ha generato numerosi movimenti, in Yemen sono presenti i Sunniti, gli Sciiti, gli Zaiditi.
La principale divisione si ha fra i Sunniti e gli Sciiti, ed ha origine nella questione del Califfato, e cioè il titolo di Successore spirituale e secolare di Maometto.
Alla morte del Profeta, un partito (gli Sciiti) sosteneva che solo un familiare del Profeta potesse succedergli, mentre i Sunniti erano meno restrittivi e ponevano come condizione che il successore appartenesse alla tribù Quraish (acui Maometto apparteneva). Sul principio la distinzione rimase più teorica che altro, ma divenne insanabile più tardi, all’epoca del quarto Califfo, Alì. In questo periodo il Califfato si era stabilito aBaghdad nell’attuale Irak, ma il governatore della Siria, Mu’awya,crebbe in potenza e non volle sottomettersi ad Alì.
Da questo bipolarismo prevalentemente politico nacque una guerra, che portò alla sconfitta di Alì; morto questi, la lotta fu ripresa dal suo secondo figlio Husain, il quale fu nuovamente battuto e cadde in battaglia.
Questi lutti acuirono per gli Sciiti il valore del martirio, e portarono nelquadro dei valori del movimento la passione, il rifiuto del mondo, l’accettazione del sacrificio collegato alla speranza del riscatto, ed al limite estremo il desiderio della morte come immolazione per la causa.
In questo contesto la guida religiosa non può non coincidere con quella politica, e così l’Imam (originariamente il religioso Capo della Preghiera) diviene l’infallibile mediatore del volere divino e la guida assoluta dell’agire secolare, caratteristiche queste che gli provengono da un marchio soprannaturale trasmesso solo per via ereditaria.
Gli Zaiditi sono una diramazione degli Sciiti, che ha preso il via da controversie sulla successione al Califfato dopo la morte di Husain (quello di prima). Questo movimento sosteneva la non ereditarietà dell’Imamato, poiché, più pragmaticamente, non veniva attribuita nessuna proprietà divina e tantomeno infallibilità a questo personaggio. In particolare il tratto distintivo dell’Imam doveva essere la cultura, la interpretazione della Legge, la saggezza e la capacità politica. Pertanto gli Imam Zaiditi non formarono mai una dinastia. Dal valore di autorevolezza culturale attribuito all’Imam, si comprende quanto l’istruzione sia rilevante per questo movimento.
In questo modo gli Zaiditi finiscono per trovarsi allineati su posizioni vicine a quelle dei Sunniti; rispetto a questi attribuiscono ancor più importanza alla preghiera e disapprovano le tradizioni religiose popolari.
Gli Ismailiti, gli "eretici", sono una ulteriore diramazione degli Sciiti, e si caratterizzano per l’importanza che attribuiscono a Ismail, figlio del Sesto Imam sciita; Ismail è considerato il settimo ed ultimo legittimo Imam. Gli Ismailiti sono considerati gli sciiti estremi, e le loro credenze includono esoterismo, lettura simbolica del Corano e influenze filosofiche neo-platoniche (addirittura). Ismailiti furono i famosi "ashasin" (cioè dediti all’ashish) conosciuti da Marco Polo, che, agli ordini del terribile Vecchio della Montagna, spadroneggiarono in Siria fino all’arrivo dei Mongoli nel 1260. Oggi gli Ismailiti riconoscono come loro capo l’Agha Khan.
Questo piccolo assaggio (che verrà ovviamente tacciato di falsità) serve a capire che é impossibile scovare una figura referenziale carismatica con cui "masturbarsi logorroicamente" nel tanto ricercato "dialogo interculturale" e che tale dialogo abbia valenza comune per tutti gli islamici presenti in Italia.
Alla prossima il Wahabismo
LE SETTE NELL'ISLAM...
Le sette edivisioni nell'islam sono molte (più di 110), sia nelle differenzeteologiche che nelle loro tradizioni. Il 70% dell’Islam è popolare,cioè è un modo di vivere orientato verso la fede animista, divinazione,magia, amuleti, malocchi, adorazione di santi, pratiche per la fertilità, ecc. I musulmani Sunniti ci vogliono far credere che sono contrari a queste cose, ma rimane lo stesso la loro pratica più diffusa nel mondo, specialmente fra le loro stesse donne. La setta Isma’ili,per importanza dopo i Sunniti e Sciiti, pratica la preghiera 3 volte al giorno (non 5) e fumare è strettamente vietato (del tutto impensabile per i Sunniti e Sciiti).
Maometto per alcune sette islamiche non è nemmeno l’ultimo profeta: gli Ahmadia, per esempio, sono musulmani che da due secoli hanno stabilito il loro ultimo profeta pachistano, Mirza Ghulam Ahmad, che ritengono superiore a Maometto.Sono perseguitati a morte dai Sunniti. Ancora da 1400 anni, i musulmani Sunniti e Sciiti, nemici fra loro, si contendono la discendenza diretta di Maometto a prezzo del sangue (guerra Irak - Iran)...
DUE PAROLE SULL'ISLAM
La religione islamica è argomento complesso quant'altri mai. Un viaggio in Yemen dà comunque l'occasione di leggiucchiare qualcosa qua e là, cosìda farsi un'idea dei vari termini che ricorrono visitando paesi mussulmani.
La religione Islamica ha generato numerosi movimenti, in Yemen sono presenti i Sunniti, gli Sciiti, gli Zaiditi.
La principale divisione si ha fra i Sunniti e gli Sciiti, ed ha origine nella questione del Califfato, e cioè il titolo di Successore spirituale e secolare di Maometto.
Alla morte del Profeta, un partito (gli Sciiti) sosteneva che solo un familiare del Profeta potesse succedergli, mentre i Sunniti erano meno restrittivi e ponevano come condizione che il successore appartenesse alla tribù Quraish (acui Maometto apparteneva). Sul principio la distinzione rimase più teorica che altro, ma divenne insanabile più tardi, all’epoca del quarto Califfo, Alì. In questo periodo il Califfato si era stabilito aBaghdad nell’attuale Irak, ma il governatore della Siria, Mu’awya,crebbe in potenza e non volle sottomettersi ad Alì.
Da questo bipolarismo prevalentemente politico nacque una guerra, che portò alla sconfitta di Alì; morto questi, la lotta fu ripresa dal suo secondo figlio Husain, il quale fu nuovamente battuto e cadde in battaglia.
Questi lutti acuirono per gli Sciiti il valore del martirio, e portarono nelquadro dei valori del movimento la passione, il rifiuto del mondo, l’accettazione del sacrificio collegato alla speranza del riscatto, ed al limite estremo il desiderio della morte come immolazione per la causa.
In questo contesto la guida religiosa non può non coincidere con quella politica, e così l’Imam (originariamente il religioso Capo della Preghiera) diviene l’infallibile mediatore del volere divino e la guida assoluta dell’agire secolare, caratteristiche queste che gli provengono da un marchio soprannaturale trasmesso solo per via ereditaria.
Gli Zaiditi sono una diramazione degli Sciiti, che ha preso il via da controversie sulla successione al Califfato dopo la morte di Husain (quello di prima). Questo movimento sosteneva la non ereditarietà dell’Imamato, poiché, più pragmaticamente, non veniva attribuita nessuna proprietà divina e tantomeno infallibilità a questo personaggio. In particolare il tratto distintivo dell’Imam doveva essere la cultura, la interpretazione della Legge, la saggezza e la capacità politica. Pertanto gli Imam Zaiditi non formarono mai una dinastia. Dal valore di autorevolezza culturale attribuito all’Imam, si comprende quanto l’istruzione sia rilevante per questo movimento.
In questo modo gli Zaiditi finiscono per trovarsi allineati su posizioni vicine a quelle dei Sunniti; rispetto a questi attribuiscono ancor più importanza alla preghiera e disapprovano le tradizioni religiose popolari.
Gli Ismailiti, gli "eretici", sono una ulteriore diramazione degli Sciiti, e si caratterizzano per l’importanza che attribuiscono a Ismail, figlio del Sesto Imam sciita; Ismail è considerato il settimo ed ultimo legittimo Imam. Gli Ismailiti sono considerati gli sciiti estremi, e le loro credenze includono esoterismo, lettura simbolica del Corano e influenze filosofiche neo-platoniche (addirittura). Ismailiti furono i famosi "ashasin" (cioè dediti all’ashish) conosciuti da Marco Polo, che, agli ordini del terribile Vecchio della Montagna, spadroneggiarono in Siria fino all’arrivo dei Mongoli nel 1260. Oggi gli Ismailiti riconoscono come loro capo l’Agha Khan.
Questo piccolo assaggio (che verrà ovviamente tacciato di falsità) serve a capire che é impossibile scovare una figura referenziale carismatica con cui "masturbarsi logorroicamente" nel tanto ricercato "dialogo interculturale" e che tale dialogo abbia valenza comune per tutti gli islamici presenti in Italia.
Alla prossima il Wahabismo
All'armi è fascista!
"La camisa negra",canzone tormentone dell'estate,è ormai un caso politico e sociale."Boicottiamola è fascista!" "Anzi no,fermi.E'una canzone d'amore!"Giornali,siti internet,trasmissioni televisive..tutti a torcersi le budella.Nel dubbio..yo tengo la camisa negra!
- Il ministro della Salute Francesco Storace che da quattro giorni fa la fila in ospedale, cantando: «Tengo la camicia nera, la porto da mattina a sera, ormai puzza che accora». Ma è solo l’imitazione di Marco Marzocca, in onda nel «Cammello» su Radiodue Rai. La sua è una parodia sulle note del tormentone estivo di Juanes, «La camisa negra ». È l’ultima goccia di una hit che stuzzica i cuori della destra. E già vanta una leggenda metropolitana: in discoteca alle primenote i simpatizzanti partono con il saluto romano. Non basta. Nei giorni scorsi il Secolo d’Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale, ha messo la canzone colombiana in prima pagina. «Una burla pop di mezza estate», l’ha definita l’autore dell’articolo, una burla che però diventa caso politico. Colpa di una «g» che cade, con la «Camisa negra» che si trasforma in «Camicia nera». Parte la provocazione sul sito internet Indymedia, punto di riferimento della sinistra no global. Arriva una mail che usa parole di fuoco: «Boicottiamola, è apologia di fascismo». Si apre il dibattito, seguono una sessantina di messaggi roventi. C’è chi è d’accordo («W il comunismo»), chi si scaglia contro la proposta e chi si astiene. «Non pieghiamo la musica alle ragioni della politica — ammonisce Paolo Cento dei Verdi —. Però se c’è strumentalizzazione, a prescindere dalla volontà del suo autore, la canzone va boicottata... con un fischio. Ecomunque ricordo che il saluto romano è vietato dalle legge». Anche Linus, scettico sul binomio destra- Camisa negra, ci ha scherzato sopra dai microfoni di Radio DeeJay: «Questo matrimonio non s’ha da fare! Sarebbe un autogol clamoroso: la destra si basa su machismo e autorità, non può accostarsi a una canzone di un melenso imbarazzante. Non ci credo ma se fosse vero sarebbe l’esempio di una politica superficiale, come i tifosi che vanno allo stadio, insultano gli ebrei e non sanno nemmeno il perché». Il caso è scoppiato e il povero Juanes è stato costretto a intervenire e a negare. Ospite domenica della trasmissione «Quelli che...» di Simona Ventura, il cantante di Bogotà è stato intervistato da Gene Gnocchi: «È vero che "La camisa negra" è l’inno di Alleanza nazionale?». Juanes ha risposto: «No, è una canzone d’amore». E ha ragione. Infatti il testo (tradotto) recita così: «Ho la camicia nera, oggi il mio amore è in lutto». Pacato il commento di Isabella Rauti, figlia di Pino, leader di Fiamma tricolore, e moglie del ministro Alemanno: «La musica può cantare e accompagnare quello che vuole. Siamo noi che dobbiamo uscire dal fascismo e dall’antifascismo e andare oltre, bisogna essere più post. Non si può fare una polemica inciampando su una strofa o addirittura su un titolo». I ragazzacci di Radiodue intanto se la ridono. Commenta l’imitatore Marzocca: «I neofascisti fanno il saluto romano quando la sentono? Possibile. L’importante è farsi quattro risate, è grave prenderla sul serio
- Il ministro della Salute Francesco Storace che da quattro giorni fa la fila in ospedale, cantando: «Tengo la camicia nera, la porto da mattina a sera, ormai puzza che accora». Ma è solo l’imitazione di Marco Marzocca, in onda nel «Cammello» su Radiodue Rai. La sua è una parodia sulle note del tormentone estivo di Juanes, «La camisa negra ». È l’ultima goccia di una hit che stuzzica i cuori della destra. E già vanta una leggenda metropolitana: in discoteca alle primenote i simpatizzanti partono con il saluto romano. Non basta. Nei giorni scorsi il Secolo d’Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale, ha messo la canzone colombiana in prima pagina. «Una burla pop di mezza estate», l’ha definita l’autore dell’articolo, una burla che però diventa caso politico. Colpa di una «g» che cade, con la «Camisa negra» che si trasforma in «Camicia nera». Parte la provocazione sul sito internet Indymedia, punto di riferimento della sinistra no global. Arriva una mail che usa parole di fuoco: «Boicottiamola, è apologia di fascismo». Si apre il dibattito, seguono una sessantina di messaggi roventi. C’è chi è d’accordo («W il comunismo»), chi si scaglia contro la proposta e chi si astiene. «Non pieghiamo la musica alle ragioni della politica — ammonisce Paolo Cento dei Verdi —. Però se c’è strumentalizzazione, a prescindere dalla volontà del suo autore, la canzone va boicottata... con un fischio. Ecomunque ricordo che il saluto romano è vietato dalle legge». Anche Linus, scettico sul binomio destra- Camisa negra, ci ha scherzato sopra dai microfoni di Radio DeeJay: «Questo matrimonio non s’ha da fare! Sarebbe un autogol clamoroso: la destra si basa su machismo e autorità, non può accostarsi a una canzone di un melenso imbarazzante. Non ci credo ma se fosse vero sarebbe l’esempio di una politica superficiale, come i tifosi che vanno allo stadio, insultano gli ebrei e non sanno nemmeno il perché». Il caso è scoppiato e il povero Juanes è stato costretto a intervenire e a negare. Ospite domenica della trasmissione «Quelli che...» di Simona Ventura, il cantante di Bogotà è stato intervistato da Gene Gnocchi: «È vero che "La camisa negra" è l’inno di Alleanza nazionale?». Juanes ha risposto: «No, è una canzone d’amore». E ha ragione. Infatti il testo (tradotto) recita così: «Ho la camicia nera, oggi il mio amore è in lutto». Pacato il commento di Isabella Rauti, figlia di Pino, leader di Fiamma tricolore, e moglie del ministro Alemanno: «La musica può cantare e accompagnare quello che vuole. Siamo noi che dobbiamo uscire dal fascismo e dall’antifascismo e andare oltre, bisogna essere più post. Non si può fare una polemica inciampando su una strofa o addirittura su un titolo». I ragazzacci di Radiodue intanto se la ridono. Commenta l’imitatore Marzocca: «I neofascisti fanno il saluto romano quando la sentono? Possibile. L’importante è farsi quattro risate, è grave prenderla sul serio
Un Uomo solo al comando
Personalmente sono sempre stato d’accordo con Sir Winston Churchill e il suo aforisma sulla democrazia come il peggior sistema di governo che si conosca, se si escludono tutti gli altri.
Tutto sommato in quelle parole mi ci ritrovo ancora, anche se è difficile comprendere a che titolo siano ammessi al voto anche coloro che raccolgono fondi, organizzano incontri, devastano le città, con la finalità di distruggere quella stessa democrazia, salvo però strillare se la Polizia reagisce o essere pronti alla censura nei confronti di chi non la pensa come loro.
Ed è difficile pensare a siffatti esseri come cittadini democratici, visto che pretendono che tutto sia loro dovuto e nulla danno in cambio.
Ma la democrazia non è un qualcosa di statico e di eterno nel tempo.
La democrazia ateniese non è certo quella dell’Inghilterra vittoriana che, a sua volta, non è quella che noi pratichiamo oggi.
La democrazia è forte perché non essendo dogmatica trova in se stessa la forza di rigenerarsi, evolvendo e adattandosi alle esigenze della società che cambia.
La democrazia è, in questi termini, la forma di governo propria del miglior modello di sviluppo che mai l’Umanità abbia conosciuto: il modello Occidentale, del Libero Mercato, perché anche questo sistema si evolve, non è anchilosato a dogmi e si fonda sulla capacità innovativa dell’individuo, creando un costante stimolo alla crescita.
All’osservatore non sfugge come Libero Mercato, quindi modello di sviluppo Occidentale e democrazia siano due facce della stessa medaglia, esattamente come l’oppressione sta ai modelli di sviluppo falliti e fallimentari, stagnati e bloccati su se stessi, come fu (e in certe zone è ancora) il comunismo e come è, da 14 secoli, l’islam.
Non è quindi peregrino pensare ad un ulteriore sviluppo della democrazia, una evoluzione che tenendo conto della rapidità dei cambiamenti nella società civile, affianchi alla investitura popolare, anche quei correttivi necessari per poter governare/amministrare con efficacia.
Quali sono i paesi che meglio riescono ad affrontare le sfide che l’oggi propone per il futuro ?
I paesi che sanno coniugare al meglio il rispetto democratico e l’attribuzione di poteri decisionali ai propri governanti.
E in questo ambito non sfugge a nessuno che, essendo banale affermare che tutto si può fare meglio, la ricerca continua del meglio, anche quando non è accompagnata da meschini interessi di parte, porta a discussioni infinite, con il risultato che nulla si decide e in nulla si incide.
Ma anche il periodo temporale nel quale poter sviluppare i propri programmi e costruire la società che si ha in mente, con un corpus legislativo coerente, è un fattore di stabilità e progresso.
Così come possiamo sperare che evolve la democrazia dell’inizio del terzo millennio ?
In un governo con piena autorità decisionale e con la facoltà di mettere in pratica il proprio programma senza doversi impegnare in uno stillicidio di riunioni, compromessi e discussioni.
In un governo che, eletto dai cittadini, abbia un congruo periodo di tempo per sviluppare il suo programma, senza l’ossessione di scadenze elettorali troppo ravvicinate e con l’obbligo di non ripresentarsi.
In un governo composto da persone esperte, che abbiano già una posizione professionale e non si servano della politica come strumento di elevazione sociale ed economica.
Tutto sommato in quelle parole mi ci ritrovo ancora, anche se è difficile comprendere a che titolo siano ammessi al voto anche coloro che raccolgono fondi, organizzano incontri, devastano le città, con la finalità di distruggere quella stessa democrazia, salvo però strillare se la Polizia reagisce o essere pronti alla censura nei confronti di chi non la pensa come loro.
Ed è difficile pensare a siffatti esseri come cittadini democratici, visto che pretendono che tutto sia loro dovuto e nulla danno in cambio.
Ma la democrazia non è un qualcosa di statico e di eterno nel tempo.
La democrazia ateniese non è certo quella dell’Inghilterra vittoriana che, a sua volta, non è quella che noi pratichiamo oggi.
La democrazia è forte perché non essendo dogmatica trova in se stessa la forza di rigenerarsi, evolvendo e adattandosi alle esigenze della società che cambia.
La democrazia è, in questi termini, la forma di governo propria del miglior modello di sviluppo che mai l’Umanità abbia conosciuto: il modello Occidentale, del Libero Mercato, perché anche questo sistema si evolve, non è anchilosato a dogmi e si fonda sulla capacità innovativa dell’individuo, creando un costante stimolo alla crescita.
All’osservatore non sfugge come Libero Mercato, quindi modello di sviluppo Occidentale e democrazia siano due facce della stessa medaglia, esattamente come l’oppressione sta ai modelli di sviluppo falliti e fallimentari, stagnati e bloccati su se stessi, come fu (e in certe zone è ancora) il comunismo e come è, da 14 secoli, l’islam.
Non è quindi peregrino pensare ad un ulteriore sviluppo della democrazia, una evoluzione che tenendo conto della rapidità dei cambiamenti nella società civile, affianchi alla investitura popolare, anche quei correttivi necessari per poter governare/amministrare con efficacia.
Quali sono i paesi che meglio riescono ad affrontare le sfide che l’oggi propone per il futuro ?
I paesi che sanno coniugare al meglio il rispetto democratico e l’attribuzione di poteri decisionali ai propri governanti.
E in questo ambito non sfugge a nessuno che, essendo banale affermare che tutto si può fare meglio, la ricerca continua del meglio, anche quando non è accompagnata da meschini interessi di parte, porta a discussioni infinite, con il risultato che nulla si decide e in nulla si incide.
Ma anche il periodo temporale nel quale poter sviluppare i propri programmi e costruire la società che si ha in mente, con un corpus legislativo coerente, è un fattore di stabilità e progresso.
Così come possiamo sperare che evolve la democrazia dell’inizio del terzo millennio ?
In un governo con piena autorità decisionale e con la facoltà di mettere in pratica il proprio programma senza doversi impegnare in uno stillicidio di riunioni, compromessi e discussioni.
In un governo che, eletto dai cittadini, abbia un congruo periodo di tempo per sviluppare il suo programma, senza l’ossessione di scadenze elettorali troppo ravvicinate e con l’obbligo di non ripresentarsi.
In un governo composto da persone esperte, che abbiano già una posizione professionale e non si servano della politica come strumento di elevazione sociale ed economica.
In una battuta: un Uomo solo al comando, eletto dai cittadini e per un tempo predeterminato.





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