BUON 2006 A TUTTI !
A chi urla: "10,100,100 Nassirya !". A chi brucia bandiere in piazza. A chi insulta sempre e comunque Berlusconi. Ai Cattivi Maestri. A Toni Negri. Ad Adriano e Luca Sofri. A Cesare Battisti. A Dario Fo e Franca Rame. A Giulietto Chiesa. A Gino Strada. A Michele Santoro. A Enzo Biagi. A Marco Travaglio. A Francesco Caruso,Nunzio D'Erme,Luca Casarini,Don Vitaliano e Don Gallo. Ai Centri Sociali,ai No-Global,ai Pacifinti,ai Girotondini ed ai cattocomunisti. A chi dopo 60 anni non vuole ancora la pacificazione,e distribuisce nelle scuole medie adesivi con scritto "Ora e sempre:resistenza !". A Gianfranco Fini ed ai suoi "mali assoluti. Agli Infoibatori. Ai terroristi politici e religiosi. Ai mafiosi, agli spacciatori,agli stupratori agli assassini. Ai clandestini,in particolar modo quelli che occupano Chiese e palazzi abusivamente. Al presidente della provincia di Milano,Penati. A Fidèl Castro e Maradona. A Hugo Chavez,Lula Da Silva ed Evo Morales. A Zapatero. Al presidente della FIFA,Blatter. A chi si riempie la bocca con Scelba e Mancino; ma anche agli imbecilli che sventolano le swastike negli stadi .A chi porta magliette con il terrorista criminale Che Guevara. A Cristiano Lucarelli,Fabrizio Miccoli e Paolo Sollier. E, naturalmente, a tutti i comunisti del mondo !!!
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Piace a tutti: cosa c'è sotto ?
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca ...
fassino, consorte e la malabanca di R.D.
questa è un'intervista la trovate su
http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/politica/interc/lettfass/lettfass.html
pare sia di agosto
Lettera a Repubblica del segretario Ds che risponde all'invito di Scalfari
"Ho parlato solo con Consorte, Della Valle e Abete. Mai sentiti Ricucci e FazioFassino: "Telefonate senza segretiTroppi pregiudizi contro Unipol"I miei colloqui avevano solo carattere informativo"Non apprezzo i raider e la loro spregiudicatezza
Piero Fassino, segretario Ds CARO direttore, ringrazio Edmondo Berselli ed Eugenio Scalfari per le espressioni di amicizia che hanno voluto indirizzarmi e - in giorni in cui molti sciacalli latrano sguaiatamente - anche per il tono con cui hanno posto interrogativi con cui voglio interloquire. Parto a mia volta da una domanda: quel che accade nel sistema bancario italiano è rilevante per le prospettive economiche e finanziarie del Paese? La mia risposta - e credo anche quella di Scalfari e di Berselli - è evidentemente sì. Abbiamo tutti salutato come un evento importante l'accordo Unicredito-Hbv, così come in questi anni ogni processo del settore bancario - dalla fusione San Paolo-Imi alla creazione di Capitalia e all'integrazione in Intesa di Cariplo, Comit e altri istituti bancari - è stato oggetto di giusta attenzione da parte di chi avesse responsabilità politiche e istituzionali. Non dovrebbe, dunque, suscitare alcuna sorpresa che di fronte a processi di riorganizzazione che hanno investito la Bnl - la sesta banca di questo paese - il segretario del principale partito italiano senta la responsabilità di avere le informazioni necessarie a farsi una opinione. Se poi di quel processo è protagonista un'impresa cooperativa come Unipol, ai cui destini e successi è del tutto ovvio che il segretario dei Ds sia attento, a maggior ragione non ci si dovrebbe davvero scandalizzare. "Ma che cosa si sono detti?" chiede Scalfari.
A Consorte non ho chiesto niente di più che informazioni sui caratteri dell'operazione Bnl e con lui ho scambiato reciproche opinioni sulla sua evoluzione. Nessuna particolare richiesta a me da parte di Consorte;
né mie ingerenze sulle scelte di Unipol.
E questa correttezza è dimostrata dal fatto che - al di là dei contatti informativi con Consorte - non c'è mai stato alcun mio contatto, né diretto né indiretto, con i tanti protagonisti delle cronache di queste settimane. Non si troveranno mai mie telefonate a Caltagirone, Fiorani, Gnutti, Ricucci, Statuto, Coppola, né al Governatore Fazio. Gli unici altri contatti li ho avuti - su loro richiesta - con Luigi Abete e Diego Della Valle che hanno ritenuto di informarmi delle loro opinioni in proposito. Dunque, l'accusa di commistione impropria è del tutto infondata e strumentale né vi è stata alcuna interferenza nelle scelte di Unipol e nelle vicende Bnl. Per questo ho respinto con indignazione richiami alla questione morale. Per noi Ds vale quotidianamente la lezione di Enrico Berlinguer. Il fiume della politica deve scorrere nell'alveo dell'etica. E credo che il mio comportamento non si sia discostato da questo principio. Perché allora questo polverone? La verità è che a molti dà fastidio che Unipol possa divenire un soggetto importante del settore bancario italiano. In Italia si considera del tutto normale che possa investire nelle banche (e nei giornali) chi produce auto, chi produce scarpe e borse di successo, chi costruisce e vende immobili, chi fornisce servizi telefonici. Ma non si accetta che di una banca possa essere principale azionista Unipol cioè una compagnia di assicurazione la cui attività è assai più affine al settore bancario di quanto non lo sia produrre auto, scarpe, gomme o case. Peraltro si contesta a Unipol questa possibilità quando l'integrazione tra credito e assicurazione è in tutta Europa una costante della riorganizzazione del settore finanziario.
Giovanni Consorte La verità è che verso Unipol vi è un pregiudizio perché è un'impresa cooperativa, espressione della più ampia storia della sinistra. E in nome di questo pregiudizio si guarda al movimento cooperativo con sufficienza, ignorando che le imprese della Lega delle cooperative fatturano 100 mila miliardi di vecchie lire all'anno, occupano 400 mila addetti (erano 200 mila dieci anni fa), sono leaders in molti settori produttivi e commerciali, sono aziende ben gestite che fanno utili e capitalizzazione e contribuiscono così alla crescita del Paese. Una prova di questo mio dire? Si guardi ai giornali di queste settimane e si constati come Unipol - i suoi bilanci, i suoi fatturati, le sue attività, il suo assetto societario - sia anatomizzata da testa a piedi, vivisezionando ogni più piccolo dettaglio, sollevando dubbi e interrogativi spesso assolutamente irrilevanti. Mi si dirà: "è compito di un'informazione libera far conoscere". Giusto, rispondo io, a patto che una tale attenzione, così rigorosa e minuziosa, la si applichi ogni giorno anche a ogni società che compia acquisizioni, aumenti il proprio capitale, annunci nuovi investimenti. Il che non mi pare avvenga con lo stesso "accanimento" che si applica oggi a Unipol. Ed è conferma di questo pregiudizio anche l'equiparazione che si rappresenta ogni giorno tra Antonveneta e Unipol-Bnl, "quando sono chiarissime le differenze tra le due vicende", a partire dal fatto che se il progetto Unipol sarà approvato da Consob e Bankitalia, Unipol acquisirà Bnl in primo luogo grazie alle risorse proprie e a quelle delle molte imprese cooperative impegnate nel progetto. Soldi veri e puliti.
"Sì, probabilmente hai ragione - mi dirà a questo punto Scalfari - ma Unipol frequenta cattive compagnie". Non eludo neanche questa questione. Intanto un punto. Grazie alle intercettazioni telefoniche sappiamo tutto di quel che ha detto Consorte. Ma Consorte aveva e ha dei competitori, dei cui atti invece non conosciamo nulla. Con chi hanno avuto contatti, ad esempio, Abete e Della Valle, molto attivi nel contrastare il progetto Unipol? Sarebbe interessante conoscere anche queste conversazioni, se non altro per non subire una asimmetria informativa, da cui discende poi una asimmetria di giudizio e di valutazione sulle opzioni in campo. Vorrei essere chiaro: non sto affatto contestando il dovere della magistratura di ricorrere a intercettazioni se le ritiene necessarie per la tutela della legge; sto però sottolineando - e non mi pare problema marginale - che un'attività di indagine a competizione aperta può determinare un obiettivo vantaggio per una parte e una grave penalizzazione per un'altra. Credo che si dovrebbe quantomeno riflettere su come evitare che indagini a tutela del diritto e della legge possano essere utilizzate per fini di parte. Quanto alle "cattive compagnie" ho già avuto modo di dire. Proprio perché non conosco Gnutti non mi permetto di giudicarlo; ma personalmente non apprezzo i raiders e la loro spregiudicatezza. Confesso che la mia formazione torinese e fordista continua a farmi credere che impresa significhi prima di tutto investire nella produzione di beni e merci, creare lavoro manuale e intellettuale, scommettere ogni giorno su tecnologia e innovazione, valorizzare creatività e capitale umano. E, tuttavia, so anche benissimo che nell'economia moderna la finanza non è meno strategica di quanto lo sia la produzione. Basterebbe pensare a quanto sia importante il convertendo delle banche per il salvataggio della Fiat. E, dunque, l'attività finanziaria e chi la compie ha una sua evidente legittimità. Naturalmente anche per Gnutti - come per Consorte, come per chiunque altro - devono valere regole fondamentali: rispetto delle leggi, delle regole e dei principi di correttezza e trasparenza. A chi non lo fa si applichino i rigori della legge. Aggiungo che difendere il diritto di Unipol ad avere le stesse opportunità di ogni altra impresa, non significa evidentemente condividerne ogni singolo atto e resto convinto che quando un'impresa cooperativa stringe alleanze o intese, debba sempre assicurarsi rispetto di regole e correttezza di comportamenti da parte dei suoi partner. E, tuttavia, una questione in più a questo punto la pongo io: ma se il panorama finanziario italiano è caratterizzato dall'attività di raiders, non è tempo di interrogarsi sui caratteri del capitalismo nel nostro paese? Ci sono e dove i capitali per sostenere una nuova fase di sviluppo? Come li si mobilita? Chi li organizza? Insomma, ci sono e dove le "buone compagnie"? Non sono interrogativi così peregrini, se un finanziere come Carlo De Benedetti proprio nelle scorse settimane ha sentito l'esigenza di rilanciare il progetto di un fondo di investimento a favore delle imprese. Se oggi sono gli immobiliaristi a tenere la scena è solo per un destino perverso, o non è il risultato anche di una politica economica, industriale, fiscale che non è stata in grado di promuovere, sostenere e incentivare la formazione di un più dinamico capitalismo d'impresa? E allora vogliamo provare a fare le cose necessarie? Ad esempio: a separare proprietà delle banche da proprietà dei fondi d'investimento; a sostenere i fondi pensione; ad aprire il mercato a forme di venture capital; ad adottare una fiscalità che incentivi chi vuole investire e penalizzi chi vuole speculare; ad abolire lo scandalo degli scudi fiscali a vantaggio di capitali di oscura formazione. E se è così, perché guardare con sospetto, diffidenza e pregiudizio al progetto Unipol-Bnl che punta non già a una speculazione, ma alla creazione di un polo finanziario-bancario-assicurativo che creerà valore, lavoro, investimenti e può contribuire a dinamizzare e rafforzare il sistema produttivo del nostro Paese? Ho scritto con la consueta sincerità sapendo che, come ai miei interlocutori, quello che mi sta a cuore è il mio Paese e il suo futuro. E anche per questo - dopo avere in questi giorni spiegato ripetutamente e in più sedi le mie ragioni - io e il mio partito vorremmo adesso tornare a occuparci dell'Italia e dei suoi problemi. (15 agosto 2005)
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questa l'intervista.
poi ci sono le intercettazioni:
Consorte-Sposetti 6 luglio, sposetti è il tesoriere dei DS, brutto mestiere quello dei tesorieri dei partiti, ricordate i nomi dei tesorieri della dc e del psi?
Consorte: « Non sa niente nessuno, lo sai solo tu come al solito, perché sei l'unico di cui mi fido... Li ho convinti... Quindi l'operazione la farebbe Unipol, le banche, le cooperative... Se riesco a chiudere la partita finanziaria è la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni... Adesso poi chiamo Fassino, perché questo mi chiama, si incazza che tutte le volte, dice, che chiama lui... ». ( Consorte è titubante) «Vabbé chiamerò, però ho paura perfino a dirglielo... capito? ». Sposetti: « Tu dovresti essere... devi essere... dice, stiamo tentando. La cosa può andare bene... però... ». Consorte: « Esatto, senza dargli dettagli ». Sposetti: « Niente, niente Gianni, niente... ». Consorte: « Ormai stamattina Isvap e Banca d'Italia ci hanno dato il via libera eh... L'unica cosa col Berlusca che però sembra non ci siano problemi, perché Berlusconi è l'unico problema che uscendo l'ingegnere (Francesco Gaetano Caltagirone, ndr), capito, diventa un'occasione totalmente ed esclusivamente della sinistra, perché sono le parole, le cooperative e Unipol capito? ». Sposetti: « E vabbé». Consorte: « Però sembra... fai una verifica... ti dico una cosa molto riservata però non parlarne con nessuno... sembra stanno facendo un'opa sulla Fiat ».
8 luglio, 21.30. Stefano Ricucci chiama Giovanni Consorte. « Giovanni stai preparando i circolari? ». Consorte: « Sono qui come una bestia che firmo, firmo e firmo... ». Ricucci rilancia: « Ti abbiamo servito la banca su un piatto d'argento... ». Consorte: « Non ti allargare, ché pure Fassino mi ha detto che voi Ricucci siete troppo esosi... ». Un breve silenzio, poi l'immobiliarista domanda: « Con l'Isvap sei a posto? ». Consorte: « Sì, stiamo andando a Roma... È tutto a posto, tutto a posto ».
immagino che ciascuno potrà trarre le proprie conclusioni:
è un po' come la storia della telekom serbia. potrebbero essere in buona fede. ma non dimostrano molto acume
saluti
R.D.
Dieci libri per la biblioteca del Centro Destra

Le librerie sono ricolme di saggi, pamphlet anche romanzi tendenziosi, schierati su un’unica linea: contro Berlusconi, contro Bush, contro l’Occidente.
La Rete (in italiano) fornisce per lo più una storia rivisitata e corretta secondo i canoni marxisti, ad uso e consumo di chi acriticamente accetta le parole d'ordine del regime.
Ma è dubbio che a tanta produzione cartacea corrisponda una vera e propria cultura del pensiero.
Vediamo che in Germania le troppe manipolazioni apportate hanno fatto rifiutare la pubblicazione di un saggio di storia dello storico comunista Canfora.
Allora deduciamo che ci sia spazio per una cultura autenticamente di Centro Destra.
Ma, soprattutto, ci sono i nostri autori, i saggi che ripristino la verità storica, che possono fornire al lettore non superficiale un approfondimento filosofico, politico, storico alternativo a quello della vulgata sinistra.
L’iniziativa che oggi Il Castello lancia è di fornire, a chi vuole avvicinarsi ad una cultura diversa da quella che si trova nella scuola okkupata da insegnanti sessantottini e negli scaffali delle librerie politically correct, un elenco di libri da cui attingere.
Abbiamo scritto “dieci libri per la biblioteca del Centro Destra”.
Il numero (dieci) è indicativo: potevamo scrivere 5 o 20, non ci scandalizziamo se tale numero non venisse rispettato nelle segnalazioni.
Mentre ci teniamo a scrivere “Centro Destra”, non “liberale”, non sociale”, non “federale”, non “cattolica” e via con tutte le altre Destre che compongono il Centro Destra.
E’ una scelta politica: assieme tutte le Destre per l’emersione di una cultura (che c’è) forte, identitaria, moralmente più valida di quella sinistra, scevra di ogni complesso di inferiorità e orientata alla costruzione di una società nuova, più libera.
AA.VV. "Il Santo Vangelo".
AA.VV. Italia Drammatica
Raymond Aron L’oppio degli intellettuali
Dario Antiseri Liberali. Quelli veri e quelli falsi
Robert Brasillach "I Sette Colori".
Pietrangelo Buttafuoco: Le uova del Drago
Louis Ferdinand Cèline "Viaggio al termine della notte".
Corneliu Zelea Codreanu: Il Capo di Cuib
Robert Conquest Il secolo delle idee assassine
Alain De Benoist: Oltre il confine
Renzo De Felice tutti i libri sul Fascismo
Pierre Drieu La Rochelle Fuoco Fatuo
Luigi Einaudi Prediche inutili
Mircea Eliade Il Mito dell'Eterno Ritorno
Julius Evola Cavalcare la Tigre
Julius Evola Gli Uomini e le rovine
Oriana Fallaci La forza della ragione (2 segnalazioni)
Angela Fassio I Cavalieri di Tau
Massimo Fini La ragione aveva torto?
Milton Friedman Liberi di scegliere
Giovanni Gentile Genesi e struttura della società
J.W. Goethe Faust
Ernst Junger Il Trattato del Ribelle
Russel Kirk Le radici dell’ordine Americano
Philippe Legrain Un mondo aperto
Bjorn Lomborg L’ambientalista scettico (2 segnalazioni)
Konrad Lorenz "Natura e Destino".
Ida Magli e Giordano Bruno Guerri Per una rivoluzione italiana
Ida Magli Omaggio agli Italiani
Gabriele Marconi Io Non Scordo
Charles Maurras Le mie idee politiche
Ferenc Molnar I ragazzi della Via Pal
Ernst Nolte I Tre volti del Fascismo
Ernst Nolte La Guerra Civile Europea 1917- 1945
Giampaolo Pansa tutti i libri
Il sangue dei vinti di G. Pansa (2 segnalazioni)
Marcello Pera-Joseph Ratzinger Senza Radici
Arrigo Petacco Il Prefetto di Ferro
Giorgio Pisanò Storia della guerra civile in Italia 1943-1945 (2 segnalazioni)
K. R. Popper La società aperta e i suoi nemici
Ezra Pound Cantos
Jean François Revel La conoscenza inutile
Luca Ricolfi Perché siamo antipatici ?
Valerio Riva Oro da Mosca
Emilio Salgàri I misteri della Jungla Nera
Natan Sharansky In difesa della democrazia
Adam Smith La ricchezza delle nazioni
Oswald Spengler Il Tramonto dell'Occidente
J.R.R. Tolkien Il Signore degli Anelli
Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo
Marcello Veneziani: La Cultura della Destra
Giulio Verne Michele Strogoff
La via della schiavitù di F. A. von Hayek (2 segnalazioni)
Karl Ferdinand Werner Nascita della Nobiltà
Adrian Wooldridge e John Micklethwait The Right Nation
Victor Zaslavsky Lo stalinismo e la sinistra italiana
La legge dell'incompenetrabilità dei corpi.
Le carceri scoppiano ? Si pareggino come si fa con un coltello per i boccali di birra, levando la schiuma che si forma in superfice per mezzo un taglio netto e deciso. Poco importa poi che l'eccedenza di birra vada sui a finire sui pantaloni...
Cari lettori, prepariamoci, la legge dell'incompenetrabilità dai corpi è nata, spietata e sovrana, anche in politica, in economia, nella vita sociale. Tra un pò vedremo le banche che possiedono cassaforti troppo piccole regalare i nostri risparmi ai barboni, così come ci dovremo abituare a vederci bruciare l'automobile sull'autostrada quando c'é troppo traffico ed a dover far abortire i figli se nella stanza da letto non si ha spazio. Che nessuno di noi durante il cenone di Capodanno s'azzardi a dire "accidenti, sono pieno !", pena due dita in bocca da parte del titolare.
Però, cari amici, vi è un'eccezione, una speranza, un unico posto al mondo in cui la legge dell'incompenetrabilità dei corpi non vale: quel posto è la bagnarola degli immigrati clandestini che arrivano in duecento su una nave omologata per dieci. E nessuno sa come essi facciano, forse, si dice, organizzandosi secondo lo schema piramidale tanto caro ai saltimbanchi circensi che cavalcano i pony. In quel magico luogo nessuno si azzarda a buttarne qualcuno a mare per pareggiare il conto, ma al contrario, essi arrivano tutti quanti da noi.
Pertanto, cari amici lettori, la notte di Capodanno auguro a tutti Voi una bella gita in barcone in compagnìa dei clandestini, perché, contrariamente al resto degli italiani, una volta sbarcati possiate godere di riscaldamento, vitto, alloggio e cure mediche gratuite.
Buon Natale dal Castello
"Toghe rosse" non avrete il loro scalpo
Così, in un impeto giustizialista, mentre da un lato rilascia, con tanti salamelecchi, chi è “solo” un “onesto guerrigliero”, dall’altro cerca di perseguitare chi ci difende da simili – pericolosi – individui.
Nel breve volgere di 24 ore abbiamo avuto due notizie sulla medesima falsariga.
Incriminato il marine che sparò all’auto che trasportava la giornalista comunista del Manifesto appena liberata e il funzionario dei Servizi Calipari, purtroppo colpito a morte.
Ridicolizzata la versione della giornalista comunista (che si era anche prestata come “attrice” nella sceneggiata posta in atto con un video dei terroristi suoi rapitori) che aveva parlato di scarsa velocità e di 400 colpi sparati, rimane la differenza di valutazione sul “rischio incombente” che ha fatto aprire il fuoco al marine.
Un po’ poco per procedere ad una incriminazione, soprattutto considerando che non si era in una località di villeggiatura dove non accade mai nulla.
Ancor più corrosivo il mandato di cattura europeo (sic !) staccato dalla magistratura milanese contro 22 agenti della C.I.A. “colpevoli” (colpevoli ?!?) di aver prelevato un predicatore d’odio e di averlo messo nelle condizioni di non nuocere.
A questi 22 agenti della C.I.A. dovrebbe essere concessa una onorificenza, non inviato l’ufficiale giudiziario !
Ben vengano operazioni simili che garantiscono la nostra sicurezza da chi sfrutta l’ospitalità per seminare odio e per inculcare principi di violenza e di distruzione.
Penso, ragionevolmente, che sia il marine che gli agenti della C.I.A., abituati a difendersi da ben altri nemici, abbiano poco da preoccuparsi da queste iniziative che nascondono solo una triste volontà di distinguersi, di ricercare la luce dei riflettori, anche se, così facendo, si favoriscono gli elementi disgreganti e violenti che possono ritenere che in Italia vi sia una sorta di zona franca, dove poter progettare le loro infami azioni, tutelati e protetti da formalismi giuridici che, nella guerra che stiamo combattendo contro i terroristi, agevolano solo questi ultimi e non i cittadini onesti.
Berlusconi attacca, la sinistra annaspa
Il giorno dopo è toccato al “Divo Giulio” (Tremonti) che dai microfoni di “Radio anch’io” ha surclassato il leader della Margherita Francesco Rutelli, ricordando come sin dal dicembre 2002 avesse puntato l’indice contro i gruppi di potere che sostenevano l’ex governatore Fazio, ugualmente protetto dalla sinistra che aveva fatto quadrato contro il tentativo dello stesso Tremonti di rimuoverlo.
Questi sono i leaders che ci piacciono.
I leaders che attaccano e si difendono con i fatti.
I leaders che non si inventano formule morotee (tipo la “discontinuità”) e sanno argomentare le posizioni ricordando il complesso riformatore di questo governo, i benefici che sono scesi a cascata su tutti i cittadini dai provvedimenti sul fisco, le pensioni, il mercato del lavoro, la giustizia, l’immigrazione e tanti altri, senza i quali l’Italia sarebbe affondata come e più della Francia e della Germania che, come noi, fecero la scellerata decisione di abbandonare la loro moneta nazionale per l’euro di Prodi e Ciampi.
Ma la settimana di Natale non si è ancora conclusa e così abbiamo avuto l’approvazione della finanziaria 2006, l’ok della camera alla legge sul risparmio che contiene anche i nuovi criteri di nomina del governatore della Banca d’Italia (e speriamo che non si scelga un nome dell’establishment), il varo in consiglio dei ministri della riforma delle professioni.
Un governo che dimostra di essere ben saldo al timone di un’Italia che sta ripartendo senza aver dovuto affrontare il bagno di sangue che hanno avuto Francia e Germania.
Ad un Governo così si oppone una sinistra senza idee, se non quelle distruttive dell’ala estremista, con un re travicello che non avendo forza propria non è in grado di imporre una linea precisa ma è costretto, di volta in volta, a mediare tra le varie posizioni e con il maggior partito coinvolto,quanto meno oggettivamente, dal connubio politica/finanza come risulta dalle vicende Unipol/BNL (che gli valgono gli attacchi più o meno velati degli alleati della Margherita) e in grave difetto per le difese che, a lungo, ha fatto dell’ex governatore Fazio.
Un quadro che, unito alla grande affermazione della democrazia in Iraq con le elezioni della settimana scorsa, indicano come giusta e vincente la linea di questo Governo e che ci induce a guardare con fiducia crescente alla prossima scadenza elettorale di aprile.
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Come avete potuto sicuramente constatare, anno nuovo (quasi), template nuovo.
Da alcuni mesi era allo studio il nuovo modello predisposto dallo Pseudosauro cui va ogni merito e la gratitudine del gruppo del Castello.
Un merito accresciuto dal fatto che in 28, ognuno con una sua particolare idea e visione di come dovrebbe essere il blog comune, lo abbiamo tormentato con “a me piacerebbe …”.
Sicurezza, intercettazioni e pettegolezzi
La sinistra Democratica ha fatto mancare i voti per raggiungere il quorum necessario (60 voti su 100) per un rinnovo senza discussione, ma la maggioranza del Senato (52 voti su 100) si è espressa favorevolmente.
Il Patriot Act è quel provvedimento deciso dal Presidente Bush per raccogliere informazioni necessarie a garantire la sicurezza nazionale.
Limita alcune libertà ? No.
Le libertà rimangono come prima, vi è però una autorizzazione generale ad acquisire informazioni con gli strumenti che la moderna tecnologia mette a disposizione e a controllare individui sospetti.
E’ proprio sulle intercettazioni che il New York Times ha cercato lo scoop (rivelatosi un boomerang per la decisa reazione del Presidente Bush che ha guadagnato ben 8 punti nei sondaggi) denunciando che alcune intercettazioni venivano effettuate sul suolo Americano, nei confronti dei cittadini Americani, da parte della N.S.A. (National Security Agency).
Dov’è il problema ?
Se intercettare le conversazioni private ha impedito o potrà impedire atti terroristici, ben vengano anche in Italia !
Soprattutto quando le informazioni ottenute vengono utilizzate esclusivamente allo scopo istituzionale anterrorista (e non per altri eventuali reati di cui si venisse a conoscenza) e quando non vengono diffuse, dal solito “corvo della procura”, per poi trovare nei giornali gli sms con cui promessi/neo sposi si scambiano effusioni.
La sicurezza nazionale ha una rilevanza che supera ogni altra considerazione e gli Americani lo hanno capito, regalando a Bush un forte rialzo nel giudizio sull’operato presidenziale.
Ma questo accade anche perché gli Americani non si sono trovati sulla stampa riprodotte le comunicazioni private (magari prive di alcuna attinenza con il terrorismo) degli intercettati..
Anche da questo si rileva una profonda differenza tra un sistema giudiziario improntato sì a severità, ma che tutela anche quella privacy di cui spesso si parla a sproposito.
La sicurezza di tutti è tutelata anche da comportamenti che evitano quei morbosi pettegolezzi cui invece in Italia indulgono anche i giornaloni che fanno la morale a tutti, indicando il granello di polvere che vedono nell’occhio altrui e non rilevando la trave che è nel proprio.
E dopo Fazio ?
Freedomland nel suo nuovo sito, ha opportunamente ricordato come il Ministro Giulio Tremonti avesse da almeno tre anni cercato di risolvere l’anomalia del governatore appena dimissionario, ricavandone insulti e strumentali attacchi, con la sinistra che fece quadrato attorno alla “alta figura istituzionale” di Fazio che, nel breve giro pochi mesi (è lecito pensare male ? Allora diciamo: appena la scalata Unipol alla BNL sembrava conclusa con successo) è stato brutalmente scaricato.
Ma il problema grosso è ora quello della sostituzione di Fazio.
Abbiamo già ricordato come, in altre circostanze, le dimissioni imposte ad un altro governatore, Paolo Baffi, diedero l’opportunità di insediare in quell’importante incarico Carlo Azeglio Ciampi, forse uno dei peggiori governatori che si ricordano, rappresentante di quei “poteri forti” che mai lo hanno abbandonato e che lui mai ha abbandonato.
La nomina di Fazio nel 1993 fu il risultato di uno scontro tra quei poteri forti che si divisero tra il successore naturale (Lamberto Dini, Direttore Generale) e il pupillo di Ciampi (Tommaso Padoa Schioppa, che poi fu dirottato verso le istituzioni europee ed ora torna tra i “papabili”).
Anche in questo caso non è stata una scelta felice.
Allora dobbiamo pensare che la soluzione migliore, più idonea, possa essere quella della scelta politica, come accade negli Stati Uniti, dove il Capo della Federal Riserve è nominato dal Presidente, rimanendo poi completamente autonomo nelle sue scelte e decisioni.
In questa prospettiva si sono già mossi gli stati maggiori delle coalizioni e, in particolare, i mai sconfitti inciucisti che, ora, tornano alla carica con la solita menata della scelta “bipartisan”.
Un compromesso che sarebbe sicuramente in perdita per la Maggioranza come lo è stato nella scelta del Presidente della Rai.
Per ottenere il consenso dell’opposizione, di questa opposizione meschina a ridotta ad un comitato d’affari, si è dimostrato che c’è una sola strada: lasciare la “poltrona” alla opposizione stesa.
Solo così ci sarebbe accordo.
La domanda è: è giusto che una Maggioranza debba sempre cedere all’opposizione per ottenerne il consenso ?
Risposta facile e sintetica: no.
La Maggioranza ha il diritto e il dovere di dispiegare la sua politica, con gli uomini che sono più congeniali alla sua attuazione.
Nel caso specifico è vero che il governatore della Banca d’Italia, una volta nominato, dovrà essere sganciato dalle contingenze politiche, ma è altrettanto vero che il parere del governatore è influente e come, abbiamo visto nelle maldestre operazioni poste in atto da Fazio, può influire sugli assetti degli istituti bancari, con conseguenze rilevanti negli equilibri economici e politici.
Così, in un’Italia dominata dai “poteri forti” alleati – come ha dimostrato la squallida esibizione del signor Della Valle ieri sera a Porta a Porta – della sinistra, è importante, proprio per quella reale “par condicio” vilipesa e calpestata dalla sinistra, avere un governatore che rimetta in (parziale) riequilibrio una situazione smaccatamente squilibrata verso la indecente alleanza del capitalcomunismo assistenzialista e clientelare che è politicamente rappresentato dall’opposizione di sinistra.
L’auspicio è che nessuno dei nomi usciti sulla stampa divenga governatore tanto meno Giuliano Amato (quello della rapina notturna del 1992 ai nostri danni del 6 per mille dai depositi bancari: quale affidabilità potrebbe dare costui ?).
I nomi, spesso, vengono fatti per bruciarli.
Poiché però non ho la presunzione di ritenere questo blog così influente, una terna io la faccio.
E il primo nome che mi viene in mente è proprio quello del vincente Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, anche se sarebbe doloroso per la Casa delle Libertà, privarsi di un ottimo ministro come lui.
Il secondo è un ex ministro e commentatore di economia: Francesco Forte, sempre acuto e con una precisa scelta di campo in chiave liberista, nonostante i suoi trascorsi socialisti.
Il terzo, che è anche il mio “preferito”, è un altro Ministro, di grande spessore culturale, morale ed esperto di questioni economiche: Antonio Martino.
In ogni caso, chiunque sia, che sia scelto in autonomia dal Governo Berlusconi, lasciando pure che la sinistra strepiti e si stracci le vesti, tanto non sanno fare altro.
L’inciucio, no, non sarebbe cosa buona nè giusta.
SALUTO ROMANO
Planando su boschi di braccia tese

Da un parte gli Orazi pronti a giurare fedeltà verso il padre prima dello scontro contro i Curiazi, dall'altra le sorelle che temono per l'esito della battaglia. è il capolavoro di Jacques-Louis David, "Il giuramento degli Orazi", che sintetizza al meglio il senso del saluto romano:forza,onore, coraggio,sacralità della parola, appartenenza, in una parola, mos maiorum.
In questi giorni l'alto valore di questo gesto è stato immoralmente infangato da tutti quelli che hanno fatto linciaggio verbale di Paolo Di Canio, reo di aver salutato romanamente la sua gente al termine di una partita in cui era stato,per 90 minuti, invitato dalla nobile tifoseria livornese a "finire a piazzale Loreto a testa in giù".
I soliti giornalisti hanno tirato in mezzo il razzismo, la violenza negli stati, l'olocausto per fare uno zuppone e marchiare di infamia in eterno il vil gesto. Poco importa se i Livornesi prima della partita avevano provato, sparando un razzo, a far fuori il giocatore l'albanese della Lazio,Tare (che dite, gli eccelsi livornesi avranno pensato che l'Albania fosse stata ancora colonia fascista?), o se gli stessi giocatori della Lazio fossero stati scortati per una settimana a Livorno come se stessero a Baghdad. Poco importa se nella curva livornese sembrava di essere ad una manifestazione di rifondazione comunista: rimane Di Canio l'incarnazone del male assoluto.
Ovviamente è intervenuta anche la comunità ebraica, facendo un bel revival di tutte le atrocità perpretate dai Fascisti,così Di Canio ne è uscito peggio di Himler. Bianca Berlinguer ha tirato in mezzo la costituzione, evidentemente senza averla mai letta e nella quale, a dir il vero,
la XII disp transitoria e finale sancisce che "è vietata la ricostituzione del PNF".Ora non ci sembra che Di Canio abbia provato a ricostituire movimenti o partiti di tal sorta, pertanto ci sorge un dubbio: Bianca, ma non è che il tuo è un auspicio piuttosto che un appunto?
In realtà in Italia esistono due leggi, la Scelba e la Mancino, che derogano strumentalmente alla libertà di poter manifestare liberamente il proprio pensiero e prevedono sanzioni penali per chiunque svolga attività, per così dire, antidemocratiche. C'è da precisare, tuttavia, che la Cassazione ritiene, secondo un orientamento consolidato, che si compia il reato di apologia di fascismo qualora si palesino gesti che possano riportare alla ricostituzione del PNF e non semplicemente quando si difendono i suoi ideali. Ripetiamo: di che reato si è macchiato Di Canio?
Eppure, puntuale, ieri per Paolino, che è pure recidivo, è arrivata la squalifica e l'ammenda. Non c'è niente da fare, se pure ha vinto il premio fair play nel 2000, se pure ha rinunciato ad un ingaggio miliardario per giocare nella sua Lazio, se pure è una delle poche "bandiere" con determinati valori che ci rimangono nel mondo del calcio, egli resterà marchiato a fuoco a vita. In una sua frase la dura e cruda verità " Se si è politicamente corretti si è presi ad esempio anche se nella vita si compiono cose non proprio buone.Se si fa il saluto romano si è demoni a prescindere,questo lo trovo veramente vergognoso". Corruzione, doping, diritti televisivi, conflitti d'interesse, stipendi stellari è robetta e, per la comunità ebraica, Di Canio rimane "un esempio negativo" e il saluto romano un "gesto incivile".
Che conta se Di Canio, uno nato e cresciuto nella periferia romana, con la sua 3a media, legge Leon Degrelle, mentre se a Totti parli di medioriente, pensa che sia una zona del campo? Lucarelli è uno che crede che l'Unione sovietica esista ancora, Vieri uno che cambia casacca a seconda del colore che va di moda in quell'anno e Del Piero che uno parla solo con l'uccellino, eppure il demone è sempre lui, Di Canio.
Per dimostrarvi la malafede che c'è, chiediamo: perchè la comunità ebraica non si sente offesa se c'è ancora chi si professa comunista? Stalin di ebrei ne ha fatti fuori a bizzeffe! Allora non è che questo sentirsi sempre parte lesa è del tutto strumentale a nascondere la verità e a difendere i propri interessi(leggasi privilegi)? Beh, ritenendo l'Italia un paese a sovranità limitata (speriamo che il Mossad non se la pigli a male leggendo queste righe), vi lasciamo con un'altra perla di saggezza di Di Canio :"Saluterò sempre a braccio teso,perchè è un segno di appartenenza al mio popolo". E ora arrestateci...
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Come indossare una Faccia di Palta
Anzi era un complotto per screditare la pacifica manifestazione GLOBALE contro la TAV.
Eppure Borghezio lo dovrebbe sapere che ha addosso una Fatwa RifondarolComunista che aurorizza qualsiasi Troll da centrosociale a massacrarlo di botte e restare impunito.
Trattasi di LEGITTIMA dialettica politica, la stessa del famoso treppiede fotografico.
E così, le solite faccia di palta dei comunisti gridano al complotto.
CONSIGLIERE DI RIFONDAZIONE: «I MANIFESTANTI NON C'ENTRANO» Ma c'è anche chi corregge la ricostruzione dei fatti. «I manifestanti padovani che hanno preso parte al corteo anti-tav non c'entrano nulla con l'aggressione all'europarlamentare leghista Mario Borghezio che sul treno in cui sarebbe stato aggredito era accompagnato da due poliziotti». Lo ha detto il consigliere lombardo di Rifondazione Comunista, Luciano Muhlbauer, che era presente sul convoglio e parla di «ricostruzione dei fatti falsa». «Evidentemente - dice il consigliere - a qualcuno non è andato giù il corteo e allora bisognava inventarsi qualcosa per riaccreditare il teorema delle infiltrazioni dei "violentì, autonomi e anarcoinsurrezionalisti"». «Partiamo dai fatti - ha spiegato Muhlbauer -. Circa 500 manifestanti hanno preso il treno delle 19 a Torino e a loro erano riservate cinque carrozze, che infatti erano vuote, salvo l'incredibile presenza di Borghezio e di due suoi accompagnatori, una donna e un uomo, risultati poi dei poliziotti. Qualcuno lo ha riconosciuto e dalle carrozze sono accorse decine di persone. Si è creata immediatamente una grande calca nei corridoi. Dopo pochi minuti sono giunto sul posto e insieme ad altri abbiamo creato un cordone attorno Borghezio e agli accompagnatori. Borghezio aveva qualche traccia di sangue sul viso». «Oggi - ha concluso il consigliere - abbiamo saputo che i due accompagnatori erano agenti di polizia e che dei manifestanti sono stati identificati a Padova, additandoli come i responsabili dell'accaduto. È inquietante che le forze dell'ordine abbiano deciso di assecondare la palese provocazione di Borghezio, mettendogli persino a disposizione due agenti. I manifestanti padovani non c'entrano proprio nulla, visto che si trovavano due o tre carrozze più avanti rispetto al luogo dei fatti».
Te capì? Borghezio la deve smettere di provocare.
Bebe
FINANZA ROSSA.... DI VERGOGNA di R.D.
Il punto di cui voglio parlare è un altro: pare che abbiano prelevato 30 euro da ogni conto corrente. La cosa ha fatto scalpore, beh, non sono i primi. Lo ha già fatto Bertinotti
Siccome è una cosa che mi fa incazzare da matti ne parlo spesso, mi piace parlarne, e continuerò a farlo. La storia immagino sia nota: va al potere Prodi, Bertinotti chiede, ed ottiene, che vengano tassate le rendite finanziarie. Ovunque a sinistra soddisfazione e complimenti per la trovata.
Poi io vado in banca e scopro che la cosa non è proprio stata granché corretta:
perché la storia funziona così: io ricevo uno stipendio, su questo pago le tasse (le paga per me il datore di lavoro) siccome lo stipendio è da fame a fine mese il conto è a zero, forse anche un po’ sotto, ma tanto mi pagano il dieci, gli interessi costano un po’ ma si compenseranno pure con quelli attivi. D’altro canto ero agli inizi, ero andato a vivere da solo in una città diversa dalla mia, era normale che fosse dura.
Poi mi sono beccato gli effetti della politica del “primo governo Prodi”.
È saltato fuori che le banche dovevano calcolare gli interessi attivi, su quelli farmi pagare le tasse, fare il saldo del conto, e solo allora calcolare gli interessi passivi.
In qualunque sistema la regola corretta avrebbe dovuto essere: a fine d’anno vedi il saldo del tuo conto corrente, su questo vengono calcolati gli interessi, se hai un attivo ci paghi le tasse e ti tieni quel poco che ti avanza, se hai un passivo peggio per te. E se proprio vogliamo, se l’attivo fosse pari o inferiore al tasso di inflazione, non dovrei pagare nulla, che io su quegli importi le tasse le ho già pagate. Ed invece eccomi a pagare pure la tassa sull’inflazione.
Morale, la tassa di Bertinotti mi ha mandato in rosso il conto. E su quel rosso creatomi dalle tasse ho pagato interessi passivi fino a quando non ho ricevuto la liquidazione dal mio primo datore di lavoro.
Grazie Fausto che amava i poveri talmente tanto da volere restassero tali per sempre
E poi ji sono beccato pure il “decreto salva banche” di D’Alema. In questo caso il governo del popolo aveva permesso alle banche di infischiarsene della legge che proibiva l’anatoicismo, ovvero quella pratica che consisteva nel farti pagare gli interessi passivi 3 volte all’anno e nel pagarti gli attivi una volta soltanto. Pratica peraltro illegale da 50 anni, ma si sa, D’Alema al governo c’era un ex comunista, e solo in nome del popolo si può sparare sul popolo.
Perché, chiariamolo, i ricchi il conto corrente lo hanno ricco e pasciuto, mica pagano interessi passivi. Gli interessi passivi vengono pagati da due categorie: dai poveri e dalle imprese che si fanno finanziare dalle banche, quelle cioè che hanno un capitale proprio più basso, in un concetto, quelle non “capitalistiche”. In un colpo solo ecco colpiti i poveri ed il sistema produttivo. D’altro canto era un governo efficiente e quando faceva le cose non voleva lasciarle a metà o perdere tempo.
Grazie Massimo che, ogni tanto, dici qualcosa di sinistra
E cosa propone adesso rifondazione?
La patrimoniale?
Qualcuno ricorderà Cuore ed un suo titolo che vorrei riproporre:
loro rifanno lo stesso programma e noi rifacciamo lo stesso titolo
HANNO LA FACCIA COME IL C.
saluti
R.D.
RAZZISMO ANTIFASCISTA.
"Ci siamo comportati con i fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente:abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente ad essere fascisti...Nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro.Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male".
Chi lo disse ?
IL CASTELLO SOTTO ATTACCO.
E si,perchè è questo che il sig. camelotdestraideale ha scritto nel blog http://sciopenauer.splinder.com
che poi non è nemmeno il suo blog,non avendo il coraggio di dirmelo in faccia nel suo.
Pubblicherò qui il testo del suo post di ieri :
"grazie amico mio..che Dio ti abbia in gloria per le tue parole...una cricca di neonazisti mi sta attaccando "solo" perchè mi sono espresso contro la pena di morte...e solo perchè da Destro, ex dirigente del Msi ed An, ho detto che i fascisti con noi di Tocque-Ville non c'entrano nulla...mi stanno "massacrando" da 2 giorni...grazie per il tuo appello..che andrò probabilmente a linkare facendo un post...grazie di cuore" camelotdestraideale.
NEONAZISTA A ME ???
Io ,che come Starsandbars dal defunto ATLANTIDE della Virgilio/tin.it (e Primus e Betty lo sanno bene...) passando per il Forum di QN (prendendomi dello sbirro e spione dal noto anonimo...)ed in tutta la Rete ho sempre attaccato il nazionalsocialismo ,scontrandomi duramente con chi propagandava certe idee ?????
Che fanno a pugni con il mio essere monarchico,filo-aristocratico ,antirazzista (vero,non quelli da operetta ,da bar stadio e da processi calcistici),e soprattutto Cattolico.
Starsandbars che spesso si è schierato con Israele e contro gli antisemiti.
Io che nel mio blog privato Cattolico ho tra i link www.nostreradici.it ,punto d'incontro tra Ebraismo e Cattolicesimo !
E vediamo i miei 2 post nel suo blog:
1) L'antifascista militante missino.
Oh bella,mi doveva capitare anche questo genere di personcina,in Internet.Chissà cosa ci faceva il Sig. Gianfranco Fini nella foto pubblicatadal libro di Nicola Rao "Neofascisti ! -La destra italiana da Salò a Fiuggi nel ricordo dei protagonisti Edizioni Settimo Sigillo ? Parlo dei funerali del Camerata Francesco Cecchin ,ucciso dai rossi quando il sig."exdirigentemissinonapoletanodi32anni" giocava probabilmente con Big Jim od i soldatini dell'Airfix (dato che avrai avuto 6 anni...,senza offesa),mentre io,Mons e il Sauro avevamo già annetti di militanza assai pericolosi . Nella foto il buon Fini tiene un microfono in mano e arringa la folla che saluta romanamente la bara del Nostro Caduto,mentre alle spalle c'è un labaro della Sezione Romana degli Arditi d'Italia "RodolfoGraziani" con un bel Gladio .Mmm,provo compassione per i giovani che frequenti in AN,pronto a bacchettarli se osano portare una bella Croce Celtica,simbolo di una Cristianità che nel proprio Catechismo non vieta la pena dimorte ,per far piacere ad un relativismo sempre più anticattolico e nemico i ogni Tradizione.Quanto a TCV,sei proprio tu che dai segni di insofferenza e scarso rispetto di chi non la pensa come te.Ed a proposito,forse sei ancora in tempo a comprare il numero 50 del Domenicale,edito da quel fascistaccio cattivo di Marcello Dell'Utriuscito sabato scorso,con un bell'articolo del CattolicoTradizionalista Marco Respinti :"TOCQUEVILLE ? MACCHE' LIBERALE..."
2)Mi sembra che uno che apra un blog PUBBLICO debba essere aperto anche al dialogo con chi non la pensa come lui. Altrimenti si apre uno spazio ad inviti,come la rete permette di fare. Del resto,il primo a venire a trovarci nel Castello (dove peraltro ti ho risposto) sei stato tu. Castello dove coinvivono 28 persone di DESTRA che spaziano nelle aree più disparate dell'Area. Persone che in un altro sito chiuso al pubblico spesso si sono anche trovate in contrasto tra di loro,ma che hanno in comune un precisoobbiettivo:FAR VINCERE la Destra alle prossime elezioni,catalizzandopiù spazi possibili. Berlusconi (che forse liberale puro alla Croce non è,avendo capitol'importanza enorme delle piccole imprese,ossatura d'Italia) lo sa,e dinfatti dialoga normalmente con la Mussolini e la nuova DC. Se capisci questo(magari aiutato dall'ottimo libro di PieroVassallo "Le culture della Destra Italiana" EFFEDIEFFE),avrai capito qualcosa,altrimenti non è colpa nostra.Grave è che tu offenda nuovamente giudicando CASTRONERIE E BANALITA'semplici fatti,invece di commentarli.Per tua conoscenza ,sempre nello stesso libro,tra una selva di Saluti Romani,troviamo Gasparri,Valenzise,Tremaglia ,Tatarella ed il sig.Fini. Roma,24 maggio 1988 - Funerali di Giorgio Almirante (ioc'ero,conservo una rosa del cuscinetto). E non credo che giudicasserotale gesto "stupido" come hai scritto per Di Canio.
(se vuoi,cancella pure,ma io salvo sempre i miei commenti,e lipubblicherei subito nel Castello e nel mio Blog personale.)
Come potete vedere,due post davvero neo-nazisti !
E gli altri 2 della cricca sarebbero Mons e Pseudosauro... Veri Himmler e Goebbels della rete :-) !
Ora io mi chiedo,chi ha più diritto a restare in Tocqueville ,noi del Castello, 28 persone che la pensano in maniera differente sull'Idea di Destra ma dialogano tra di loroo un personaggino del genere ?
Il solito ricatto della Fiat
La società degli Agnelli ora in Montezemolo ha infatti ricominciato a chiedere sovvenzioni pubbliche, minacciando, altrimenti, licenziamenti collettivi a far data dal febbraio 2006 (due mesi prima delle elezioni !).
Il Ministro Maroni ha dato una risposta esemplare: se vogliono la mobilità lunga se la paghino le aziende, non lo stato.
La Fiat infatti richiede che sia lo stato a pagare i mesi in cui vuole mettere gli operai in cassa integrazione.
Il ricatto è evidente.
Se il Governo Berlusconi non utilizzerà fondi pubblici per gli interessi privati della Fiat, a ridosso delle elezioni migliaia di operai verranno licenziati, con le conseguenti, facilmente immaginabili, tensioni sociali.
La risposta del Ministro Maroni è però il segnale che qualcosa è cambiato nella politica italiana dagli anni della rottamazione facile ad oggi.
L’Italia di Berlusconi non è più la mucca da mungere.
Non lo è per i guitti da quattro soldi che ottenevano facili finanziamenti per filmetti a spettatori zero.
Non lo è per le clientele politico-elettorali rappresentate dagli interessi corporativi e statalisti di talune grosse categorie del pubblico impiego.
Non lo è per i grandi gruppi industriali, incapaci di rinnovarsi e di fornire un contributo produttivo all’azienda Italia da cui invece pretenderebbero solo e soltanto sovvenzioni a fondo perduto.
Allora diciamolo chiaramente: non ci sta bene finanziare i debiti dell’incapacità imprenditoriale.
Ci sta invece bene finanziare un progetto imprenditoriale che crei posti di lavoro produttivo e non parassitario e che si proietti in chiave di competizione internazionale e globale.
Se la Fiat pensa di tamponare ancora una volta i suoi problemi con i nostri soldi, allora è meglio dare un taglio secco e lasciarla fallire.
Dalle sue ceneri (come da quelle di Alitalia e degli altri colossi dai conti d’argilla) non potranno che nascere e sviluppare nuove iniziative imprenditoriali che saranno in grado di assorbire occupazione e creare nuova ricchezza.
E fu proprio in questo modo che la Thatcher riuscì a risollevare la Gran Bretagna dal declino industriale.
Ed è della Thatcher la frase per cui solo da tanti fallimenti dei vecchi e ammuffiti imprenditori, possono nascere nuove ricchezze, produttive per tutte la nazione.
Ma Fiorani è più pericoloso di Daki ?
Non v’è alcun dubbio.
Se il marocchino espulso dal ministero degli Interni per i gravi indizi di una sua collateralità con l’organizzazione terroristica di Al Quaeda (responsabile di decine di migliaia di assassini in tutto il mondo) è stato ritenuto degno della libertà dai magistrati milanesi che, ora, mettono in manette l’ex amministratore delegato della Banca Popolare Italiana, la domanda sorge spontanea: di quali e quanti stragi si è reso responsabile il signor Fiorani ?
E, ancora.
Se c’è una diffusa campagna per la libertà di Adriano Sofri, condannato con sentenza passata in giudicato (dopo ben 8 processi!) quale mandante dell’omicidio del Commissario Calabresi, di quali efferatezze si è reso responsabile il signor Fiorani perché il suo arresto sia accolto con malcelato compiacimento in quegli stessi ambienti che vorrebbero libero il capo di Lotta Continua ?
Sì, perché diciamocela tutta: se deve esserci una proporzione tra reato e pena, deve esserci anche tra le pene (o i provvedimenti cautelari) in relazione ai reati di cui uno è imputato o condannato.
E vi sembra che ci sia proporzione tra la liberazione (con tanti ossequiosi saluti) di Daki e la carcerazione di Fiorani ?
O tra la campagna per liberare Sofri e il silenzio che circonda l’arresto di Fiorani ?
Ed è più grave aver (eventualmente !!!) truffato e rubato che non l’aver ucciso o contribuito o istigato ad uccidere ?
E quante volte abbiamo visto provvedimenti cautelari, imputazioni, anche condanne in primo grado che hanno suscitato l’indignazione generale e poi … tutto finire con piene assoluzioni o incapacità a dimostrare le accuse con l’unico risultato di aver eliminato dalla competizione politica (o economica)un pericoloso avversario ?
Il caso Andreotti non ha insegnato proprio nulla ?
Evidentemente, no.
Siamo però a quattro mesi dalle elezioni ...
E allora è lecito domandarsi se queste reiterate azioni dirompenti facciano “bene” ad una istituzione che dovrebbe essere super partes e invece, nella percezione generale (espressione che tanto piace ai compagnuzzi) gioca per una delle squadre in campo.
Ma non fa neppure il bene di un sistema finanziario e imprenditoriale che sembra sempre più arroccato nella difesa di privilegi acquisiti (e meritati) ai tempi in cui i predecessori degli attuali protagonisti erano validi uomini d’affari, mentre oggi sono pallide controfigure che hanno bisogno di terzi che levino le castagne (cioè la concorrenza) dal fuoco per loro.
E tutto questo senza voler in alcun modo sminuire le responsabilità di dirigenze bancarie che spesso ottengono brillanti risultati di bilancio con le “lacrime e sangue” di dipendenti e clienti.
Ma arrestare un manager bancario e lasciar libero un “guerrigliero” ….
Williams: quando finalmente i delinquenti pagano.
E' questa la sintesi della vicenda di Stanley Williams, emerito delinquente pluriomicida e capo di una gang efferata, trasformatosi magicamente (e solo dopo che l'avevano acchiappato...) nel paladino della difesa dei diritti sociali. In fondo c'é più dignità in Saddam Hussein che sa di dover andare alla forca negando spudoratamente i suoi crimini ma combattendo per la sua folle linea politica senza muoversi di un millimetro dalle sue convinzioni. Questo, affermato ovviamente con tutta l'antipatia ed il disprezzo che provo per l' ex dittatore iracheno il quale merita di fare la fine che gli si prospetta.
Sarebbe comico (se non fosse per la tragicità della vicenda che coinvolse 4 innocenti cittadini americani) enumerare le vicende di tutti quei delinquenti incalliti che, una volta al fresco e sapendo che sarà la loro vita ad essere messa in discussione, come l'Araba Fenice trasformano radicalmente le prospettive divenendo pacifisti e perbenisti. A questo punto ci chiediamo: qual'é il significato della pena ? Essa si commina per la responsabilità delle proprie azioni o per ciò che presumibilmente si è diventati in galera ? Ed ancora: chi mi impedisce, una volta al fresco, di mostrarmi un grande filantropo per il solo scopo di vedere il sole senza sbarre o di evitare l'iniezione letale ? Ricordiamoci che molti sono i galeotti usciti per buona condotta ma che sono stati beccati dopo pochi mesi a reiterare il reato od a compierne di nuovi.
Mai, dico, mai che un assassino si penta e si ravveda prima della sentenza o meglio, quando è ancora libero.
Pertanto, cosiderando il benefico influsso della pena capitale sulla componente spirituale del condannato di turno, scaturisce in tutto il suo spendore l'apoteosi della sedia elettrica (nel caso italiano meglio sarebbe a metano...): poiché appare evidente che le condanne a morte hanno il metafisico potere di ispirare, evocare, estrapolare e divulgare la ceme de la creme dell'animo umano, tali condanne sono auspicabili per la rinascita (si spera il più tardi possibile) degli effettivi responsabili dei fatti più gravi ed odiosi.
Logicamente anche il nostro paese nel suo piccolo non è immune da questo rinascimento: come per la vicenda Williams anche il caso Sofri può essere, sebbene con le opportune differenze, annoverato tra i miracoli del petroliniano trasformismo dell'animo umano. Evidentemente la galera rende intelligenti, moderati, perfino mistici. C'é chi sente la voce interiore, chi il richiamo della coscienza; ho letto di uno che ha perfino visto la Madonna, la quale stranamente s'é mostata a cose fatte. Mi chiedo perché la domenica non s'invitino i fedeli a pregare nelle carceri, invece che nelle chiese, tanto misticismo sprizza da quei luoghi. Ma torniamo a Sofri: tre gradi di giudizio, più di cento giudici, una condanna pesantissima sul piatto della bilancia e si parla ancora dell'opportunità di scarcerare il detenuto. Certo, qui in Italia non si mettono alla forca i criminali (c'é chi se la meriterebbe), anzi, in genere sono proprio i delinquenti che se ne vanno a zonzo con la complicità della sinistra mentre le brave persone sono bastonate in ogni luogo. Ma se nel caso Sofri di problemi di salute davvero si tratta, sarebbe allora molto più logico curarlo sospendendo la pena fino alla sua completa guarigione per poi fargli trovare la cella calda non appena egli si è ristabilito, così da permettergli l'espiazione completa del peccato. D'altronde anche coloro che si confessano in Chiesa non si lavano così facilmente la coscienza ma devono percorrere una strada irta di sacrifici e di espiazioni, altrimenti saremmo tutti a fare lacrimuccia nel confessionale per poi a fregarcene appena girato l'angolo. La galera deve essere a tutti gli effetti un istituto di pena e non di rieducazione. Deve cioé rappresentare un deterrenza. Ed il pentimento dev'essere dolore. Certo, nel frattempo ci si può "autorieducare" imparando un mestiere, ma questo deve avvenire in prigione e fino alla fine della pena: una volta pagato il debito con la società, c'é sempre tempo. Basta saper aspettare la chiamata del secondino e poi rimboccarsi le maniche. Così lo spacciatore potrà fare il mugnaio, l'assassino il macellaio, il ladro proporre i bond argentini e lo stupratore il ginecologo.
Nella vicenda Williams è stata invece data all'individuo una possibilità ancor più grandiosa: quella di sublimare, ovvero di passare dallo stato solido a quello aeriforme, permettendogli di diventare un angelo a tutti gli effetti. Altroché Nobel per la pace e programmi per bambini, finalmente il Williams potrà intercedere in Paradiso per tutti noi poveri fessi che per soldi o per divertimento non ammazziano la gente per strada.
Ed ora il suo Datore di lavoro per giunta è ben più potente di Schwarzenegger. Che volete di più ?
Perchè il Centro Destra vincerà le elezioni
Così strillano i gazzettieri di (sinistro) regime.
Solo nel corpo dell’articolo si ammette che, sì, qualche problema c’è: il consiglio comunale ha una maggioranza assoluta di Centro Destra.
Allora cos’è accaduto ?
Al ballottaggio i messinesi sono andati a votare in numero inferiore (-19%) rispetto al primo turno.
Penalizzata, come sempre accade, la Casa delle Libertà che ha un elettorato più libero e indipendente e che non gradisce essere chiamato alle urne a ripetizione.
Lo dimostrano le cifre reali dei voti espressi ai due candidati, raffrontate con quelle della precedente consultazione nel 2003:
Buzzanca candidato del Centro Destra nel 2003 ottenne 77621 voti
Saitta candidato della sinistra nel 2003, ne ottenne 63304
Genovese candidato della sinistra nel 2005 ha ottenuto 67466 voti al primo turno e 64808 nel ballottaggio
Ragno candidato del Centro Destra ha ottenuto nel 2005 rispettivamente 67833 e 53943 voti
Romeo candidato autonomista (uscito da una costola del Centro Destra, ha ottenuto al primo turno10853 voti.
Le cifre parlano chiaro: la sinistra non sfonda nell’elettorato del Centro Destra.
E’ così anche a livello nazionale.
La sinistra ha un suo elettorato di 16/17 milioni di voti: non solo non sono la maggioranza di chi solitamente va a votare per le politiche, ma non riescono ad aumentare, perché non fanno breccia sull’elettorato moderato e consapevole.
L’elettorato di sinistra, invece, ha una forte motivazione che viaggia sull’onda dell’odio ideologico (e anche personale) nei confronti di Berlusconi e del Centro Destra e che lo porta a ricercare ogni occasione per manifestarlo.
Ecco che nelle elezioni locali e, in particolar modo, nel secondo turno, mentre a sinistra si presentano compatti, nel Centro Destra si tende a pensare maggiormente al proprio privato.
Ma è proprio dalle elezioni di Messina che ricaviamo la convinzione che ad aprile vincerà il Centro Destra.
E vincerà perché:
1) l’odio non basta a convincere la maggioranza degli Italiani deideologizzati a scegliere una minestra riscaldata che, quando ne ha avuta l’occasione, ha saputo solo rifilarci sòle come l’euro, l’eurotassa e l’irap;
2) il Governo Berlusconi ha mantenuto gli impegni, nonostante una crisi internazionale iniziata proprio durante gli anni della sinistra al governo;
3) nelle politiche la partecipazione al voto è sempre la più alta che in qualsiasi altra consultazione;
4) le votazioni avverranno in un turno unico;
5) la nuova legge elettorale favorisce il voto di lista (che ha visto il Centro Destra maggioritario tanto a Messina quanto in Lazio e in Puglia nelle regionali del giugno scorso) rispetto al voto individuale come sarebbe accaduto con il 75% dei seggi attribuiti nel maggioritario.
Il voto di Messina (città destinata ad essere commissariata per mancanza di una maggioranza che sostenga il sindaco) quindi, contrariamente a quanto la propaganda sinistra vorrebbe far credere, mostra al Centro Destra, in anteprima, il traguardo della vittoria alle elezioni del 2006, che si potrà raggiungere a due, semplici condizioni:
1) l’unità di tutto il Centro Destra;
Rivalutare Pisanu ?
Gli scheletri occultati della finanza rossa
E quando si parla di finanza rossa si scrive Unipol e Lega delle Cooperative.
Dagli anni del finanziamento collaterale al PCI/PDS/DS, agli appalti ottenuti dalle giunte rosse, ai fallimenti degli anni novanta e odierni , ecco il nuovo capitolo iniziato, pensate un po’ che coincidenza !, negli anni della sinistra di governo: l’assalto alle banche.
All’inizio era solo il Monte dei Paschi di Siena, i cui vertici rispondevano agli enti locali che, nel senese, sono notoriamente rossi.
Ma non bastava.
Evidentemente le vicende di tangentopoli con i partiti – incluso il PCI/PDS/DS – costretti a fare fronte ai debiti vendendo sedi storiche – tramite società immobiliari – e ricorrere all’indebitamento bancario, ha fatto scattare la molla della finanza.
L’unica struttura che avesse avuto successo nel mondo finanziario capitalista era l’Unipol, società di assicurazioni, di Bologna.
L’Unipol aveva anche rilevato la fallimentare avventura della Banca del Credito Cooperativistico, messa in piedi dalla Lega Coop, mettendoci il suo timbro e trasformandola in banca finalizzata a far transitare prevalentemente le operazioni rivenienti dal circuito assicurativo, un’azienda di credito, quindi, fortemente orientata verso la clientela privata.
Le banche negli anni novanta hanno attraversato un periodo di transizione da proprietà familiari, pubbliche o di tipo cooperativistico, a proprietà societarie, con un sindacato di maggioranza che esprime uno o più manager.
Ma il sistema bancario si è anche trasformato, aprendosi alla concorrenza straniera e dovendosi confrontare con un duplice problema:
- la riduzione dei tassi che, quasi azzerando i margini di guadagno sui tassi limitando a pochi punti la forbice tra attivi e passivi, ha ugualmente ridotto – ed in misura pesante – i margini di guadagno;
- i costi fissi per fornire servizi, che diventavano onerosi per banche di piccole dimensioni com’erano quelle italiane.
La soluzione fu anche qui individuata in una duplice azione:
- riduzione dei costi mediante contratti in ribasso soprattutto verso i nuovi assunti (dal 1994) e con il sostanziale blocco del turn over (sistema che ha raggiunto l’apice con l’introduzione del Fondo di Solidarietà del Credito – contratto del 1999 – che ha dato il via libera agli “esodi” per migliaia di dipendenti, pur se a “costo zero” per lo stato);
- un processo di fusioni per arrivare a dimensioni almeno “europee”.
Sarà un caso, ma le operazioni di fusioni, che sono passate anche e soprattutto sulla testa dei dipendenti e della clientela, sono state tutte effettuate durante il nefasto quinquennio di governo della sinistra (1996-2001).
Abbiamo così assistito alla trasformazione di una grande (per l’epoca) banca come Banca di Roma (la più grande banca italiana dopo la fusione tra Banco di Roma, Cassa di Risparmio di Roma e Banco di Santo Spirito) da cacciatore a preda.
Mentre una preda ambita negli anni, come il Banco Ambrosiano Veneto diretto dal professor Giovanni Bazoli – grande amico dei democristiani di sinistra come il defunto Marcora, Martinazzoli e quindi Prodi, nonché più volte citato come “papabile” alla candidatura a premier nel 2001 quando poi fu scelto Rutelli – divenne il perno attorno al quale si è costituita Banca Intesa (fusione di Banco Ambrosiano Veneto con Cariplo nel 1998 e con la Banca Commerciale Italiana – acquisita nel 2000 - nel 2001).
Si noti come Cariplo e Banca Commerciale avessero dimensioni doppie e triple rispetto al Banco Ambrosiano Veneto.
Analogamente fece il Credito Italiano di Alessandro Profumo che, con l’acquisizione di Cassa di Risparmio di Verona, Credito Romagnolo, Cassa di Risparmio di Torino, ha creato il secondo gruppo bancario e la seconda banca italiana (Unicredit banca).
La banca “degli Agnelli” poteva stare a guardare ?
Certo che no.
Allora ecco il San Paolo acquisire e fondersi con Cassa di Risparmio di Bologna ed altre Casse (Venezia, Udine e Pordenone) dando vita al terzo gruppo e istituto italiano.
Ma questi tre grandi istituti hanno una dirigenza che, pur di sinistra come dimostrato dalla disciplinata e ostentata partecipazione nell’ottobre scorso alla kermesse per l’elezione di miss ulivo dei principali dirigenti (Profumo, Passera, Bazoli e Rainer Masera) sono più contigui alla Margherita e ai vecchi boiardi di stato come Prodi, che non ai DS.
Così si è messa in moto la vecchia cinghia di trasmissione tra partito e lega delle cooperative rosse facendo fulcro sull’Unipol che, prima, ha acquistato filiali (sportello completo di arredi, dipendenti e clienti) da quelle stesse banche che, fusesi, sono diventate ipertrofiche, almeno per gli standard italiani, poi ha lanciato l’assalto finale ad una di quelle che erano “grandi banche” prima del “big bang” del credito: la BNL, Banca Nazionale del Lavoro, promessa sposa dello spagnolo Banco di Bilbao.
Sembra fatta.
L’attenzione dell’opinione pubblica è stata astutamente dirottata sulle gravissime responsabilità del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio per la corsa alla Banca Popolare Antoniana Veneta che, nonostante il fallimento dell'OPA lanciata dagli olandesi, grazie al sequestro delle azioni della Banca Popolare Italiana, è stata assegnata alla ABN AMRO (guarda caso di impronta socialista) al posto della B.P.I. (non schierata nel novero delle banche di sinistra).
L’Unipol sembra così ad un passo dal conquistare la BNL ai danni del Banco di Bilbao (considerato vicino all’ex premier spagnolo il moderato Jose Maria Aznar).
La finanza rossa stende la sua ombra sull’intero sistema bancario italiano.
La stampa di sinistro regime aiuta a sminuire od occultare gli scheletri nell’armadio della finanza rossa.
Che uno sciopero dei giornalisti possa portare alla conoscenza generale su vicende che, se avessero visto altri protagonisti (ad esempio il solito Berlusconi o Ricucci o Fiorani) avrebbero fornito motivo per pamphlet, editoriali incendiari e chilometriche trasmissioni di approfondimento televisive ?
Ma la Destra sta a Destra o gioca a palline ?
Le esternazioni di Fini,gli scioperi antigovernativi dell'UGL insieme alla triplice, le crisi identitarie, le Croci Celtiche messe in cantina,profumi di liberalismo, i comunisti che non ci sono più...
Le continue riabilitazioni di personaggi che nulla centrano con la Nostra Identità.
L'ultima (e quando finirà ?),viene dal Secolo:quella di John Lennon.
MA STIAMO SCHERZANDO ?
Come si può conciliare la sua vita con la lotta alle droghe che la Destra ha sempre orgogliosamente combattuto in prima linea ?
Ma qualcuno in redazione ha mai letto il testo di "Imagine" ?
Inizia con l'elogio all'ateismo:nè inferno nè Paradiso. E ribadisce,NESSUNA RELIGIONE.
"Immagina che la gente viva al presente".E come la mettiamo con "Nostalgia dell'avvenire" di almirantiana memoria o col "Domani appartiene a Noi !" ?
"Immagina che non ci siano nazioni (paesi)".
"Immagina un mondo senza proprietà". "La fratellanza tra gli uomini".
Ma quand'è che la smetteranno di inseguire miti e panzane che non ci appartengono ?
Mentre invece il libro di Pietrangelo Buttafuoco,che si dichiara Fascista senza paura di dirlo,"Le Uova del Drago",si sta rivelando il successo editoriale dell'anno !
Meno ciance pacifiste,e più convegni su chi incarna la Nostra Identità: Drieu La Rochelle, Evola, Pound, Cèline, Guenon, Maurras, Evola, Spengler, Lorenz, Brasillach, Zolla, Eliade, Gentile (Giovanni e Panfilo), ed i tanti nomi gloriosi della Cultura di Destra del Novecento.
Oppure moriremo comunisti.
Il "modello" cinese
E non sono disastri da poco, si parla di centinaia di morti a colpo.
Una volta è la miniera, un’altra l’alluvione, un’altra il treno, un’altra misteriose esplosioni.
E’ probabile che i vertici dei servizi segreti occidentali conoscano la realtà dei danni e delle perdite, ma non è questo l’argomento che voglio sviluppare.
La Cina ha avuto un grande incremento della sua economia.
Ci spaventa la sua capacità produttiva a basso prezzo.
Ci si interroga su cosa fare per fronteggiare l’invasione dei prodotti cinesi, scarsi di qualità e poco garantiti sul piano della sicurezza, ma a prezzi talmente competitivi che i primi due aspetti spesso passano in secondo piano.
E se non facessimo nulla … o quasi ?
Sarebbe così strano se applicassimo il proverbio cinese: sederci in riva al fiume e attendere il cadavere del nemico ?
Sì, perché quanto potrà resistere lo sviluppo dell’economia cinese fondato su centinaia di morti per l’assenza di regole di sicurezza sul lavoro ?
Quanto potrà durare il potere politico del partito comunista quando la liberalizzazione dell’economia crea nuovi poteri che non tarderanno a reclamare il loro spazio nella gestione della cosa pubblica ?
Certo, non possiamo attendere passivamente che il sistema cinese imploda per conto suo, una “spintarella” bisognerà pur darla, come fu data al sistema sovietico, ma forse non è necessario scomodare apocalittiche immagini per lo sviluppo cinese.
In fondo anche i giapponesi sembravano avere, negli anni settanta e ottanta, un’austostrada aperta verso il dominio assoluto nel mondo e adesso sono rientrati nel gruppo, di testa, indubbiamente, ma sempre assieme agli altri principali paesi industrializzati.
Pensiamo allora a quale “spintarella” possiamo dare al sistema cinese perché travolga anche l’ultimo fortino del comunismo cinese: il potere politico.
Noi dobbiamo garantire una autentica “par condicio”, che tuteli la qualità dei nostri prodotti e compensi quella parte di costo del lavoro che la Cina tiene artificiosamente basso con un altissimo costo in vite umane, perché non ha leggi sociali a tutela dei lavoratori.
Con bonus condizionati al grado di diffusione della libertà e delle informazioni.
Ho letto in passato che è stato anche proposto di esportare cgil-cisl-uil: mi sembrerebbe una punizione troppo severa anche per i cinesi.
In fondo vorremmo che la Cina partecipasse alla competizione mondiale in condizioni di parità, non con degli handicap !
Vogliamo la par condicio
Silvio Berlusconi ha trovato nuova energia dopo il vertice della maggioranza CdL nel quale si sono poste le premesse per una campagna elettorale che, indipendentemente dalle punte che saranno messe in campo, segnerà una grande unità tra tutte le forze di centrodestra.
Questa volta non sarà lasciato fuori dalla porta nessuno e lo scontro sarà titanico tra i due blocchi.
Gli accordi in via di perfezionamento con la Mussolini (Alternativa Sociale), Rauti (Movimento Idea Sociale), Rotondi (Democrazia Cristiana) e Lombardo (Autonomisti Siciliani) consentirà di mettere nel carniere del centrodestra tutti i voti anticomunisti.
Ma il centrodestra non è solo una mera sommatoria elettorale di partiti e movimenti divisi su tutto il resto (definizione che calza come un guanto alla sinistra), bensì una coalizione basata su un progetto che abbiamo già visto delinearsi in questi primi cinque anni di governo.
Un progetto che ha bisogno di essere portato a conoscenza del grande pubblico.
Come è necessario far conoscere i risultati di un impegno di governo che non ha precedenti nella storia repubblicana.
Ma come far conoscere la realtà quando i mezzi di informazione cartacea sono dominati da una cupola sinistra che mette in evidenza solo ciò che può convenire alla banda Prodinotti ?
E come riuscirci quando l’informazione televisiva è ingessata da una par condicio pensata e studiata “ad personam” proprio contro Berlusconi, da quello che sarà ricordato come il peggior presidente della repubblica ?
Cambiare la par condicio o, meglio, INTRODURRE una vera par condicio nella televisione, in modo che ognuno possa esporre le sue proposte, senza limitazioni e in regime di libertà.
Contingentare i tempi nei programmi di informazione e impedire la trasformazione dei programmi di intrattenimento in tribune politiche di parte da una parte e l’altro è liberalizzare l’accesso agli spazi pubblicitari anche per la propaganda di partito.
E non solo.
Anche tenere ben distinti i ruoli (e le risposte) tra le televisioni private e quella pubblica: quest’ultima obbligata ad un comportamento equidistante, le prime libere, come è nella loro natura e come fanno i quotidiani, di schierarsi.
E’ questa la vera par condicio che liberalizzando la possibilità di rivolgersi (nei modi e nei tempi desiderati) ai cittadini consente di esporre programmi e idee, risultati e proposte, senza il filtro di chi ha paura che le informazioni circolino liberamente.
Naturalmente la sinistra è contraria alla vera par condicio e, anche in questa circostanza, si è arroccata su posizioni di estrema conservazione dell’esistente: potevamo dubitarne ?
TAV: non si ammettano ritardi

L’opera, di grande spessore e impatto economico, è il risultato dello sforzo di rinnovare la viabilità, mettendola al passo con le esigenze di una società moderna e proiettata sul futuro.
Ricordiamo che il cosiddetto “corridoio 5” che unirà l’Atlantico agli Urali è stato a lungo incerto nel suo ramo italiano, finchè le pressioni esercitate dal nostro Governo non hanno fatto decidere per il passante delle regioni del Nord.
L’alta velocità rende più facili e sicuri i commerci e gli spostamenti delle persone e delle merci.
Libererà le nostre strade da molto trasporto su gomma, con indubbi benefici dal punto di vista ambientale.
E’ evidente che nel durante dei lavori vi siano degli indubbi svantaggi, ma è come quando si ristruttura casa.
Mentre i lavori sono in corso, subiamo una rivoluzione nella nostra quotidianità, ma alal fine abbiamo una casa più bella, funzionale e di maggior valore.
Le proteste in Val Susa sono ingiustificate e chi meglio degli stessi verdi francesi può testimoniarlo: senza l’alta velocità morirete per i gas di scarico degli automezzi !
Fa pensare l'atteggiamento di questi verdi italiani: mai contenti. Vogliono bloccare la circolazione perchè, a loro dire, inquina. Ma quando si prospetta concretamente un passaggio dal trasporto su strada a quello su rotaia, si oppongono anche a quello.
Sorge veramente il dubbio che vogliano riportarci indietro nel tempo, quando le comunicazioni tra i popoli erano affidate a solitari e coraggiosi viaggiatori e i carri erano trainati dai buoi o dai cavalli ... ma sicuramente si inventerebbero che no, non è possibile schiavizzare gli animali ...
Allora c’è da pensare che vi siano degli agitatori che soffiano sul fuoco di una protesta che, altrimenti, sarebbe incanalata su un binario civile.
Già, perché civile non è una protesta che impone blocchi e impedisce il diritto di lavorare.
Bene hanno fatto le Forze dell’Ordine a sgomberare i contestatori, anche con metodi energici, perché l’occupazione di suolo pubblico è sanzionabile ed è illegittima, con la conseguenza che gli ostacoli alla libera circolazione e alle attività di pubblico interesse devono essere rimossi: con le buone o con le cattive.
Due parole sulla posizione strumentale della sinistra che, pure, con i suoi rappresentanti eletti in regione Piemonte, provincia e comune di Torino aveva salutato con soddisfazione l’alta velocità, mentre con la sua nomenklatura nazionale addita, per un pugno di voti, il Governo alla pubblica esecrazione.
Parlano, anzi, straparlano di “dialogo”, ma con chi e perché ?
La decisione di costruire il corridoio 5 è già stata presa, i finanziamenti ci sono, gli studi compiuti: quale dialogo è possibile – e quanto costerebbe ! – con chi non vuole sentir parlare dell’opera ?
La vicenda dell’alta velocità dimostra, per l’ennesima volta, la differenza che c’è tra un Governo di Centro Destra, con ministri con alto senso dello Stato e visione progettuale per il futuro del nostro paese, ed una opposizione di sinistra piccola, inaffidabile e meschina, il cui unico obiettivo è occupare quelle poltrone per poter fare solo ed esclusivamente clientela di piccolo cabotaggio.
Lunardi e Pisanu: avanti così !
Io sto con la C.I.A.
Quos vult perdere Iupiter dementat prius: Giove fa prima impazzire gli uomini che vuole distruggere.
Questo mi è venuto in mente quando ho letto delle critiche e delle spiegazioni formali pretese dall’europa per le operazioni della C.I.A.
Bene ha fatto Condoleeza Rice a ricordare che le operazioni della C.I.A. hanno portato a salvare vite umane anche in europa.
La posizione delle diplomazie europee somiglia molto a quella di chi abbaia con gli amici e si piega ai nemici.
Somiglia alla diplomazia di chi ha paura, di chi è già nell’intimo sconfitto, di chi ha perso la testa (impazzito, appunto) e si aggrappa a formalismi dannosi per la sicurezza generale.
Non stiamo giocando ai quattro cantoni, con feluche, trombe e podi dove esibire vuota retorica: stiamo combattendo una guerra mortale contro il terrorismo musulmano e la scelta finale è o noi o loro.
Non c’è una terza strada, non ci sono regole, non sono formalismi.
Chi si è opposto alla liberazione dell’Iraq (sostenendo quindi esplicitamente la permanenza al potere di un tiranno sanguinario come Saddam) blaterava su operazioni di “intelligence” come alternativa alla guerra guerreggiata.
Bene, queste sono le operazioni di intelligence: segrete, efficaci, tese a conoscere nomi, luoghi e piani dell’organizzazione terroristica che ci sta aggredendo.
Non va più bene neppure questo ?
Allora ci dicano come pensano di combattere il terrorismo islamico.
Oppure pensano di deporre le armi e sottomersi, da dhimmi, come sembra già essere il loro atteggiamento, all’islam ?
Poiché non credo che le popolazioni europee siano disposte a vendere l’anima e tutto il resto alla dominazione musulmana, ben vengano le operazioni della C.I.A.
Non mi interessa sapere come e quando.
A me interessa il risultato: una maggiore sicurezza e che siano resi inoffensivi quanti più terroristi possibili.
Tutto il resto non serve.
Kadima non sia un modello
Se negli anni passati avevano portato in pamo di mano Umberto Bossi perché aveva provocato la caduta del primo Berlusconi alla fine del 1994 e quindi lo hanno demonizzato perché si è rivelato il più fedele alleato del Cavaliere in questa legislatura, uguale sorte hanno avuto Fini e Casini innalzati alle stelle quando esprimevano opinioni in dissenso con Berlusconi e ricacciati negli inferi quando invece si allineavano al sentimento dell’elettorato del Centro Destra che Berlusconi interpreta nel migliore dei modi.
In ultimo vediamo come Casini, cui Vannino Chiti si era spinto ad offrire la desistenza se avesse abbandonato la Casa delle Libertà, ora è all’indice per aver autorizzato una commissione di indagine sulla 194.
Dall’atteggiamento schizoide della sinistra non si salvano i leaders stranieri.
E’ ora il turno di Ariel Sharon, primo ministro israeliano, additato fino all’altro ieri come un sanguinario massacratore degli “inermi” e “pacifici” palestinesi, ma ora diventato un serio candidato al nobel per la pace.
Autorevolmente sostenuto, tra l’altro, da un precedente premio nobel: l’ex leader laburista Shimon Peres.
Ma cos’ha fatto Sharon per essere innalzato agli onori della sinistra ?
Dopo aver provveduto alla eliminazione mirata dei capi più violenti del terrorismo palestinese e aver costruito un muro a protezione del suo popolo (ambedue i fatti stigmatizzati con la protervia che le è propria dalla sinistra che vorrebbe che gli israeliani si lasciassero ammazzare senza difendersi) invece di affrontare le primarie contro Netanyau, ha preferito andarsene dal Likud (il partito della destra israeliana) e fondarne uno nuovo (Kadima) che già nel nome è un programma: “avanti” con i ritiri unilaterali e l’abbandono delle Colonie che hanno reso fertile e produttiva quella terra.
A lui si è unito l’avversario di sempre, Peres, appunto, e il nuovo partito sembra avviarsi ad una trionfale vittoria alle elezioni di marzo.
Se fossi israeliano starei con Netanyau, ma non lo sono e allora guardo la vicenda da una ottica italiana.
Ma ve l’immaginate Berlusconi e Prodi che mollano i loro partiti per fondarne uno nuovo assieme ?
Oppure una grande coalizione con Berlusconi premier e D’Alema suo vice ?
Credo che farebbero ridere tutta Italia: strano che quando una cosa accade altrove venga presa sul serio.
Un po’ come la grande coalizione tedesca, frutto della scarsa fantasia teutonica che ha preferito l’inciucio – utile a nessuno e men che meno alla nazione – a scelte più coraggiose ma che facessero deragliare il treno della grigia monotonia germanica.
Il pericolo è che Kadima in Israele e la grande coalizione in Germania siano degli esempi per qualche italiota che pensasse ad un grande inciucio anche nel Bel Paese.
Allora apriamo un fuoco di sbarramento preventivo, perché una grande coalizione non è né carne, né pesce, ma un ibrido che non serve a risolvere i problemi di una nazione.
Perché le scelte devono essere chiare, così come gli indirizzi politici ed economici.
Una commistione tra chi vuole meno stato e più libertà e chi invece vuole più stato anche a scapito della libertà individuale produce solo dei comitati d’affari che abbiamo visto ampiamente essere fallimentari negli anni dell’arco costituzionale.
Sinistra e Destra, destri e sinistri sono due rette parallele e le “convergenze parallele” sono un concetto che non può trovare cittadinanza in una politica proiettata a fare gli interessi della nazione.
A che cosa serve il sindacato ?

Era un “collega” sindacalista di un’altra categoria, anche lui in viaggio per riunioni, che ugualmente aveva in mano il libro di Ichino che, evidentemente, è divenuto un “must” per gli addetti ai lavori.
Cosa ne penso ?
Che dovrebbe far riflettere il fatto che un docente (tra tanti) che è stato dirigente sindacale cgil e che ancora oggi, sia pur per “ragioni affettive” come scrive Ichino stesso, è iscritto alla cgil, formula le medesime critiche e medesime proposte che tante volte noi di Centro Destra abbiamo ragionevolmente posto sul tavolo della discussione, ricevendone solo insulti.
Il titolo non tragga in inganno: il sindacato serve ancora e servirà sempre, ma non questo sindacato confederale.
Il sindacato, non un ennesimo partito di sinistra, che sia anche associazione d’affari !
E Ichino cita ripetutamente l’art. 39 della costituzione, mai attuato, che è anche un mio “pallino”, per sostenere una regola legislativa della rappresentanza, della firma dei contratti e degli scioperi.
Una rappresentanza che, oggi, risente del clima massificatore in cui venne alla luce il totem di tanti sindacalisti e della sinistra: la legge 300/70, ma che oggi, con l’economia sviluppata e globalizzata, con l’informatica, è molto peggio di un reperto archeologico: è un gigantesco freno alla instaurazioni di relazioni sindacali moderne, agili e flessibili.
Oggi, infatti, un sindacato, indipendentemente dal numero degli iscritti, ha una rappresentanza sindacale aziendale (r.s.a.) in numero pari a quello di tutti gli altri.
E a nulla valgono le rappresentanze sindacali unitarie (r.s.u.) falsate da un sistema elettorale che è un mix tra voti e iscritti registrati.
Allora Ichino propone il sistema elettorale a collegio unico.
Rappresentanti sindacali suddivisi in base ai voti ottenuti dai sindacati.
Vi sembra logico ? Provate a proporlo in ambienti sindacali !
Così, anche la firma dei contratti e la sua efficacia erga omnes deriva da chi li firma (o non li firma).
Ma rilevante è il c.d. sciopero virtuale che ho avuto la piacevole sorpresa di ritrovare proposto nelle appendici, praticamente negli stessi termini in cui da anni lo propongo come alternativa ad uno sciopero tradizionale che oltre a rendere ostili i terzi (clienti/utenti) danneggiati dalla manifestazione, è anche solo e soltanto un danno per le tasche dei lavoratori e non danneggia la controparte.
Così il professor Ichino propone che un multiplo “X” delle retribuzioni trattenute per la/le giornata/e di sciopero dei dipendenti, venga versato anche dall’azienda in un fondo la cui destinazione verrebbe decisa al momento della firma del contratto.
Anche qui una soluzione logica che, però, non trova terreno fertile negli ambienti sindacali (e lo posso testimoniare in prima persona !) e neppure in quelli aziendali (e questo dovrebbe far riflettere i sindacalisti che rifiutano di esplorare tale ipotesi).
Mi auguro che Ichino abbia ragione quando, nella prefazione, scrive, rispondendo ad un giornalista che “ha scritto recentemente che le misure di politiche del lavoro si dividono in due categorie: quelle politicamente praticabili e quelle proposte da Pietro Ichino”, che nel tempo le sue proposte divengono realtà.
Speriamo non quando le stalle saranno già vuote.
Infine un’ultima considerazione.
Ichino dimostra che anche a sinistra ci si rende conto della necessità di ammodernare le relazioni sindacali: perchè continuano a dar retta ai pasdaran dello sciopero generale ?
Un regime sinistro
Ecco una dichiarazione che mi piacerebbe fosse sviluppata e diventasse patrimonio di tutti leaders (punte, mezze punte, mediani e difensori) del Centro Destra.
Perché, al di là delle solite reazioni isteriche dei sinistri, la dichiarazione di Berlusconi rappresenta in modo semplice e diretto la realtà: in Italia senza il Governo Berlusconi saremmo al regime, ad un regime sinistro.
Facciamo, infatti, un piccolo excursus sulla nostra società e vediamo come l’elettorato del Centro Destra – maggioranza o, mal che vada, pari a quello sinistro – sia rappresentato solo in Parlamento e al Governo.
Il Quirinale è occupato da un anziano signore proveniente dal Partito d’Azione, che ha fatto carriera nella burocrazia, che non si è mai sottoposto al giudizio degli elettori, le cui prestazioni governative ci hanno rifilato la concertazione, l’euro, l’eurotassa, l’irap (questi ultimi tre punti in complicità con Prodi) e che è stato il ministro del tesoro di un governo che aveva in organico ministri comunisti.
La magistratura: è pleonastico rammentare le mille e mille decisioni di sinistra premiate ultimamente anche con una onorificenza musulmana.
L’imprenditoria italiana (quella che “fa notizia” e debiti) è schierata con chi promette loro rottamazioni e sgravi per far fronte alla incapacità imprenditoriale: e tali promesse arrivano da sinistra.
Il sistema bancario è ormai nelle mani di manager che fanno disciplinatamente la fila per votare “miss ulivo” rilasciando dichiarazioni da “libro Cuore” sull’etica del credito (chiedere ai bancari per sapere come poi applicano simili teorie).
Se si aggiungesse anche il potere legislativo ed esecutivo saremmo al regime.
Che poi sarebbe un regime da operetta (senza offese per le operette) è un altro paio di maniche, ma che farebbe danni enormi è una circostanza acclarata dalla volontà di accontentare tutti i clientes che possono portare voti, così elargizioni direttamente dalle nostre tasche ai guitti di regime, agli immigrati (magari concedendo loro il voto), ai peggiori sfaccendati dei centri sociali, alla stampa che non vende ed è in perdita, ripianata con i nostri soldi, così come le grandi industrie incapaci di rinnovarsi e di proporre prodotti nuovi.
E’ il regime che oggi non c’è, verrebbe da costoro imposto con una cappa che ricorderebbe molto l’est europa sotto l’unione (nomen est omen) sovietica.
Un regime che, tra l’altro, perderebbe tempo nello smantellare le riforme approntate dal Governo di Centro Destra che, pur nel silenzio di una informazione finta libera, continua a produrre provvedimenti, come il Fondo Hight Tech per le PMI nel sud che stanno portando l’Italia alla ripresa economica , contrariamente alle previsioni dei sinistri iettatori profeti di sventure mai arrivate, tagliando le spese superflue e clientelari e riducendo le tasse.
E’ bene quindi ricordarci costantemente di quel che è la sinistra di governo: tasse, sperperi, clientele.
L'inflazione di antirazzismo aumenta il razzismo ?
La vicenda del calciatore del Messina Zoro è finita su tutti i giornali.
Si sono sprecati alti lai, le prossime partite inizieranno con ben cinque minuti (!!!) di ritardo per protestare contro i cori, manco a dirlo, razzisti dei tifosi interisti.
Gli stessi tifosi, sia detto per inciso, che si sgolano e si spellano le mani per sostenere Martins e Adriano che mi sembrano negri come Zoro.
Uno strano razzismo quello …
Ma andiamo a leggere le dichiarazioni che Jair, calciatore negro della grande Inter (quella che vinceva) ha rilasciato sulla vicenda a Il Giornale : “Sono davvero cambiati i tempi e la differenza del colore della pelle oggi è un fatto davvero discriminante. Una volta no, bianchi e neri potevano tranquillamente coesistere. Però Zoro ha fatto bene a comportarsi così e arrivo anche a dire che un fatto simile avrebbe potuto anche far fermare la partita. Mi spiace che ne sia rimasta coinvolta la mia Inter, perché mai, dai tempi di Angelo Moratti, un nero aveva subito questa forma d'insulto”
Che strano.
Jair praticava il “taca la bala” 40 anni fa e “una volta no, bianchi e neri potevano tranquillamente coesistere”, dopo 40 anni di “progressismo”, di praticantato antifascista e antirazzista … ci troviamo davanti al problema del razzismo … che allora non c’era.
C’è qualcosa che non torna.
Allora il sospetto diventa quasi una certezza.
Se dopo 40 anni di antifascismo i Fascisti sembrano essere ad ogni angolo (tanto si spreca tale attribuzione) e se dopo 40 anni di antirazzismo il razzismo è arrivato nello sport e pervade la nostra società (a sentire sempre i soliti soloni) non sarà mica che questi ardimentosi combattenti del politically correct abbiano preso una cantonata tremenda e tutto il loro “impegno” sarebbe da cancellare ?
Sì, perché a qualsiasi persona di buon senso il dubbio di aver sbagliato dovrebbe venire se l’infamante situazione prima non c’era e adesso, dopo cotal impegno, c’è ...
I FASCISTI NON DEVONO PARLARE !
Già lunedì le prime democratiche avvisaglie:due ragazzi che promuovevano la manifestazione sono finiti all'ospedale dopo essere stati aggrediti.
Marcello Veneziani,che avrebbe dovuto parlare,stanco di viaggiare sotto scorta,ha preferito non partecipare.
Nel frattempo i bravi democratici di ACTION ed altri resistenti hanno pensato bene di occupare Scienze Politiche fin dal giorno prima.
E così il convegno è dovuto emigrare nelle aule di Giurisprudenza,con gli studenti che volevano entrare costretti a passare tra gli insulti e gli slogan di 300 resistenti che pure han gettato un fumogeno.Stessa scena all'uscita,e molti ragazzi di Azione Universitaria sono stati fotografati dai resistenti come usava negli anni '70.
Il fatto più inquietante è il commento laconico del Rettore,Renato Guarini: "Entrambe le iniziative promosse dagli studenti si sono svolte senza problemi".
Così,quando ci chiediamo dove sia la polizia invece che presidiare le città in preda a rapinatori,stupratori,spacciatori ed assassini,ringraziamo ancora i resistenti che li costringono altrove,per impedire a questi BRAVI DEMOCRATICI di sprangare a morte chi non la pensa come loro.


Il Castello








