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Le riforme del governo Berlusconi: La Legge Biagi.


La prima riforma che andremo ad affrontare in questo nostro “viaggio”, ci porta dritti in uno dei “pacchetti legislativi” che ha maggiormente attirato polemiche e discussioni: la riforma del mercato del lavoro, nota ai tecnici come L.30/2003 e da tutti conosciuta come “Legge Biagi”.

Illustrare e difendere una riforma significa innanzitutto “contestualizzarla”, ossia spiegare perchè si sono fatte alcune scelte e non altre, dove si sarebbe potuto migliorare e perchè non lo si è fatto.
Analizzare asetticamente un provvedimento, scorporandolo dai dati reali e dagli obbiettivi che la legge si pone è l'errore che maggiormente abbiamo visto commettere ai critici di questa legge.
Partiremo da qui, dal perchè si è fatta questa riforma, analizzandone i profili innovativi prima e i profili critici poi.
Concluderemo il nostro percorso cercando di capire come la legge è stata resa operativa e in che modo ha iniziato a sviluppare i suoi effetti.

Perchè questa riforma


Quando il governo Berlusconi si è insediato nel 2001 ha posto,tra i cinque punti fondamentali del suo mandato, l'aumento dell'occupazione sul territorio italiano e l'emersione dal sommerso(vera piaga del nostro paese).
Il problema non riguardava solo un generico rilancio dell'economia, e con esso dell'occupazione. Qualcosa di maggiormente incisivo andava fatto.
La situazione esistente, da cui parte questa disamina, ci porta ad analizzare un impianto normativo datato 1970.

Quelli in cui si formò il nostro sistema giuslavoristico, furono anni di grandi scompensi sociali. L'Italia, in pieno boom economico, assisteva alle proteste sindacali che miravano ad ottenere maggiori tutele sul posto di lavoro.
Anni di grandissimo sviluppo economico in cui l’unico interesse delle parti era (giustamente) dare tutela ai diritti del lavoratore sul posto di lavoro.
Nacque così,in condizioni di grande occupazione e bassa tutela, lo Statuto dei Lavoratori, tecnicamente noto come legge 300 del 1970.
Una legge che,con i suoi limiti, rispondeva a pieno alle esigenze del momento e alle caratteristiche tipiche di quel mercato: grandi masse di operai,fidelizzati alle grandi imprese.
Il fenomeno “un lavoro per tutta la vita”,trovava in Italia una legge che lo riconosceva e lo incentivava. A scapito di altri aspetti del mercato; come il reinserimento dell'operaio nel ciclo occupazionale.
I cambiamenti repentini del mercato globale, sommati alla tendenza espansiva del diritto, hanno reso innatuale il modello giuridico proposto dal combinato disposto del Codice Civile e dello Statuto dei Lavoratori.

Marco Biagi, assieme a Maurizio Sacconi, fu investito del compito di redarre un “Libro Bianco sul Mercato del Lavoro” che, partendo dall'analisi del sistema vigente riuscisse ad elaborare misure idonee per risolvere le principali patologie del mercato in questione.
Uno sguardo, anche con occhio distratto, al nostro "Mercato del Lavoro" fece subito cogliere tendenze e particolarità che caratterizzavano il sistema italiano:

1-Solo il 55% dei cittadini tra i 15 e i 65 anni contribuiva attivamente al sistema previdenziale (ossia lavora con forme contrattuali che prevedano contribuzioni INPS). La media europea è del 63%, Giappone e Usa superano il 70.
2-L'occupazione giovanile e femminile era la più bassa tra tutti i sistemi industrializzati moderni. Nonostante ciò i contratti a contenuto formativo avevano pochissimo "appeal" e venivano spesso usati in maniera fraudolenta per eludere le normative sul lavoro a tempo indeterminato.
3-Esistevano altissimi differenziali territoriali: zone del paese in cui,spesso, si è sfiorata la "piena occupazione" e zone depresse in cui perseverano fenomeni "cronici" di mancanza di offerta lavorativa.
4-Esisteva una fetta di mercato occupata stabilmente da forme di lavoro irregolare. Questa fetta rappresentava un unicum tutto italiano; in alcune zone del paese raggiungeva percentuali altissime, quasi il 35% dell'intero mercato.

Marco Biagi e chi proseguì il suo prezioso lavoro, colsero questi dati strutturali e si proposero strategie non più rimandabili.
Alle stesse conclusioni giunse, per la verità, il ministro Tiziano Treu a cui fu imposto un diktat singolare: far costare meno il lavoro in Italia
Singolare perchè l'abbattimento dei costi doveva essere una conseguenza e non una politica, ma ancor più singolare perchè larghissima parte di quella maggioranza si oppose al tentativo (blando, molto blando) di ri-modulare le tutele dei lavoratori.
Ne uscì quel mostro giuridico chiamato Co.Co.Co.
Questo breve aneddoto va tenuto a memoria, perchè farà dire a Marco Biagi, sulle colonne de "Il Sole 24 Ore":

"E' responsabilità di qualunque Governo adottare misure appropriate anche a
costo di impopolarità
".

Questo per dire che, quando era consulente del Ministro Treu, si scontrò con le posizioni ideologiche di una certa sinistra massimalista con la sindrome del "piede in due staffe".
Da una parte si fecero belli di fronte a Confindustria per l'abbassamento del costo del lavoro e per l'introduzione di criteri di (presunta) flessibilità, dall'altra accontentarono sindacati e frange estreme. Evitando, ovviamente, di toccare i problemi reali del nostro sistema che è stato, per inciso, considerato il peggiore in Europa.

La situazione in cui opera Marco Biagi è questa. Un mercato bloccato, un altissimo tasso di “lavoro sommerso”, un numero molto alto di contratti a contenuto formativo utilizzati in maniera distorta, tassi crescenti di disoccupazione giovanile e di lunga durata e,ciliegina sulla torta, un nuovo fenomeno di precariato lavorativo creato proprio da quell’introduzione di flessibilità che avrebbe dovuto scongiurare certi esiti.

I Principali profili innovativi


La prima fondamentale novità della “Legge Biagi” è il cambiamento della prospettiva: dalla tutela passiva del lavoratore sul posto di lavoro alla più organica tutela del lavoratore sul mercato.
Questa,in via del stutto sintetica, è la grande svolta innovativa proposta da Marco Biagi; ossia tutelare il lavoratore ben al di là di un semplice “diritto a non essere licenziato”.
Promuovere benessere e opportunità di lavoro, significa innanzitutto introdurre forme nuove di flessibilità che permettano:
1- di scongelare il mercato del lavoro, bloccato ormai da anni;
2- di evitare fenomeni di “lunga disoccupazione” che rendano il lavoratore sempre meno adatto a re-inserisi sul mercato.
3- di abbassare il costo del lavoro e il peso che le aziende devono sostenere, pur senza “mercificare” l'aspetto umano del rapporto lavorativo.
4- di far emergere il gran numero di rapporti “sommersi” che caratterizzano la nostra economia, soprattutto al Sud.

Tutto questo andava coordinato con le direttive europee e con la “Strategia Europea per l'occupazione”, basata su quattro pilastri fondamentali: occupabilità, imprenditorialità, pari opportunità e adattabilità.

Ne è uscito un progetto fortemente innovativo, veramente riformista.
Job Sharing, Staff Leasing, Outsourcing, Lavoro Occasionale, Job on Call.
Queste le principali innovazioni che hanno permesso di dare nuovo impulso al mercato, introducendo opportunità nuove e facendo emergere situazioni di fatto mai tutelate giuridicamente.
Ma la “Legge Biagi” fa di più: accanto alla decisa introduzione di forme nuove di flessibilità, si accompagna un miglioramento delle forme contrattuali già esistenti.
Nascono sotto quest'impulso di adattamento del sistema al mercato le figure del Contratto a Progetto, la riforma del Part-Time, la nuova normativa riguardo i contratti a contenuto formativo.

I punti critici


Questa legge è stata criticata da più parti perchè, a detta di alcuni, “precarizzerebbe” il lavoratore, non dando la dovuta stabilità alla vita di ognuno.
La critica mossa è sbagliata per due motivi:
1- La precarizzazzione vera e propria fu attuata dal “Pacchetto Treu” e non da questa legge che,anzi, introduce elementi di maggior stabilizzazione delle fattispecie in esame.
Il contratto a progetto nasce proprio da quest'esigenza: rimediare all'orrore giuridico che furono i co.co.co.
L'innovazione che in pochi colgono è che,da una prospettiva in cui la collaborazione veniva usata per mettere in essere veri e propri rapporti a tempo indeterminato a costo minimo, si è passati all'introduzione di una figura che coglie l'esigenza delle aziende di avvalersi di manodopera per brevi periodi (il concetto di progetto) pur non sminuendo le tutele previste dai lavoratori (comprese quele prevideziali).
2- Tra gli effetti (v.sotto) di questa legge c'è stato quello di diminuire l'incidenza generale dei rapporti atipici sul totale dei rapporti lavorativi in essere.
Non bastasse questo, bisogna ricordare, che più del 70% dei nuovi rapporti creati sono a tempo indeterminato.

Il maggior punto interrogativo riguarda poi gli ammortizzatori sociali.
Spesso sono stati tirati in ballo come principale motivo di distinzione tra il progetto di Marco Biagi e quello attuato dal ministro Maroni.
E' vero, Marco Biagi prevedeva un sistema di ammortizzatori sociali ben diverso da quello previsto dalla legge. Ma era l'impostazione generale ad essere diversa.
Il progetto del professore era di abolire lo Statuto dei Lavoratori per sostituirlo con un più moderno “Statuto dei Lavori”, in cui tutele e ammortizzatori fossero armonizzati diversamente rispetto a quanto avviene ora.
Le barricate della sinistra e dei sindacati sui temi dell'art.18 la dicono lunga su chi ora intende attaccare questa legge con la motivazione,strumentale e infondata, della mancata sistemazione degli ammortizzatori sociali.

E' chiaro che su questa linea bisogna proseguire, non fermarsi.
Da noi non sentirete mai una difesa all'ultimo sangue di questa legge per evitare successive riforme. Ma la via del miglioramento dev'essere quella tracciata da questo provvedimento e perfettamente riassunta nelle parole del giuslavorista scomparso:
"Riformare il mercato del lavoro è la condizione per conseguire
l'obbiettivo di aumentare l'occupazione accrescendone la qualità."

Gli effetti della Legge Biagi sul mondo del lavoro


Partiamo dagli effetti numerici: un milione e mezzo di posti di lavoro in più.
Alcuni obiettano sul computo dei posti di lavori, sui metodi di calcolo,ecc. Andiamo con ordine.
I metodi di calcolo sono gli stessi usati negli anni precedenti per misurare l’occupazione, per cui i dati espressi e i confronti sono fatti sicuramente tra dati omogenei.
L’analisi dei dati ci dice che nel quinquennio 1995-2000 il PIL del nostro paese è cresciuto del 2.1% a cui ha fatto seguito un aumento dell’occpuazione dello 0.7%.
Gli anni successivi hanno rappresentato per tutta Europa unn periodo di pesante stagnazione economica con risultati pesantissimi sul fronte occupazionale (basti pensare alla Germania).
Nel periodo 2001-2005 il Pil del nostro paese è cresciuto dello 0.9% e la crescita occupazionale è stata dell’1.3%.
E’ un dato ecclatante, il cambiamento della legge sull’occupazione ha fatto si che per la prima volta nel nostro paese il tasso di occupazione è cresciuto più del Pil.
A nulla vale l’obiezione spesso mossa che molti dei posti guadagnati sarebbero frutto dell’emersione del lavoro sommerso. Questo è,semmai, un dato importante e di cui andare fieri, posto che stiamo parlando di uno degli obbiettivi fondamentali di questa legge: riportare nell’alveo della legalità (e quindi della tutela) tutta quella “zona grigia” di rapporti che per la loro natura tendevano ad “evadere” dalla supervisione statale.

Ma i risultati sono positivi anche sul fonte “precari”. Il 23 ottobre 2005 sono usciti definitivamente di scena i co.co.co e l’ultima rilevazione ISTAT ci conferma una diminuzione dell’incidenza del lavoro precario sul totale degli occupati.
Non solo questa legge non ha precarizzato nulla ma ha,anzi, reso più stabili moltissimi rapporti e offerto nuove opportunità di lavoro legale,contrattualizzato e tutelato a chi non aveva un’occupazione.

I risultati non sono nè di destra nè di sinistra. In questo caso i risultati sono sotto gli occhi di tutti e sono evidenti. Dopo 3 anni di applicazione di questa legge, con molte parti ancora da implementare, il nostro mercato del lavoro ha ottenuto un nuovo impulso in un periodo di crisi economica e di stagnazione generale.
:: posted by Simone Bressan @ 17:43


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