@
il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

"http://ilcastello1.net


Un sindacato ottocentesco al capolinea

Si è aperto ieri a Rimini il congresso della Cgil, il sindacato con il maggior numero di iscritti.
Già, oltre 5 milioni di iscritti, sembrano tanti se si considera che la popolazione lavorativa in Italia è di circa 22 milioni di persone.
Il punto è che oltre il 60% di quei 5 milioni è composto da pensionati.
Questo è il grande limite non solo della cgil ma di tutta la triplice: esser diventata un gigantesco rappresentante di pensionati, con la logica conseguenza di un pronunciato conservatorismo e ostilità preconcetta ad ogni innovazione che adegui il mercato del lavoro alla mutata (ed in continuo divenire) situazione economica globale.
Da qui i reiterati “niet che il sindacato comunista ha pronunciato nel corso dei cinque anni di Governo Berlusconi:
NO al contratto dei metalmeccanici (che fu sottoscritto da Cisl e Uil)
NO al Patto per l’Italia (sottoscritto da Cisl e Uil)
NO alla riforma dell’art. 18 (realizzata in modo solo parziale)
NO alla riforma del mercato del lavoro, c.d. Legge Biagi, che ha consentito a tanti giovani un buon lavoro;
NO alla sostituzione di una legge del 1970 (la 300 c.d. Statuto dei lavoratori) con una normativa più agile (lo Statuto dei Lavori);
NO alla riforma fiscale con la riduzione delle tasse, per dirottare più denaro verso i settori dell’assitenzialismo statalista;
NO alla equiparazione dei fondi pensione aperti a quelli chiusi.
E c’è, infine, un NO che pesa come un macigno sulle relazioni industriali e che è stato reiterato da Epifani nella sua relazione introduttiva:
NO alla riforma dei contratti.
In sostanza la Cgil, più ancora della Cisl e della Uil che, peraltro, sono costrette a seguirla solo mitigando alcune delle fughe demagogiche, ha caratterizzato la sua azione esclusivamente come un supporto all’opposizione, in modo preconcetto e rispolverando una serie di scioperi generali (dimenticati nel quinquennio sinistro 1996-2001) che hanno solo prodotto una contrazione del PIL e delle retribuzioni dei lavoratori.
Peggio ancora, la Cgil per bocca di Epifani si è schierata manifestamente con il partito delle tasse, sposando le tesi della sinistra e pensando di poter perpetuare il sistema delle elargizioni e delle regalie, lasciando la patata bollente nelle mani delle future generazioni.
Che la Cgil rappresentasse per la sinistra il bacino da cui trarre le truppe cammellate per le manifestazioni era ormai noto, ma che esplicitasse in un simile modo il suo schieramento appare come l’ultima tappa di una lunga discesa, sembra il famoso Will Coyote che, precipitando, si aggrappa all’ultimo ramo che, in questo caso, sono le elezioni del 9 e 10 aprile.
Se saranno vinte dalla sinistra, la Cgil metterà il silenziatore ai suoi tamburi e si adeguerà agli ordini di scuderia, confidando nelle elargizioni clientelari che sposteranno, aggravandole, le scelte di risanamento di cinque anni.
Se invece, come auspichiamo, le elezioni confermeranno la fiducia al Presidente Berlusconi, allora per la Cgil sarà notte fonda e dovrà passare la mano a sindacati più moderni e che sappiano cogliere le novità di un’epoca in cui la sfida globale è basata sulla produttività e l’efficienza e non sugli aiuti di stato (a spese dei cittadini con tasse maggiori) e sul protezionismo monopolistico.
E senza immaginare clamorosi rivolgimenti, ma solo graduali miglioramenti in campo sindacale, si può apprezzare la Cisl che, in talune circostanze, ha manifestato qualche timido tentativo autonomista verso il più ingombrante grande fratello comunista, ma che soprattutto ha iniziato una politica da “Grande Cisl” nel tentativo di portare ad unità, rispettandone l’indipendenza, anche alcune sigle sindacali autonome di categoria.
L’esito del voto del 9 e 10 aprile ci dirà se, anche nel mondo del lavoro, avremo ancora i riti ottocenteschi, oppure ci si avvierà a nuove, produttive, relazioni industriali.
:: posted by Massimo @ 16:26


Links

Italy
TocqueVille


Security Tools

MS Safety Live
Antidialer
Antivirus
Antispyware

Feed

Atom 1.5
RSS 2.0

Il Castello si rinnova

Blogger