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il Castello WeBlog

 

 

"http://ilcastello1.net A quasi tre anni di distanza dall'ultimo cambiamento, chiarita urbi et orbi l'inaffidabilità di Fini, ci riproviamo a dare una casa comune ai blogger di Centro Destra.
I Principi ispiratori sono sempre gli stessi e si basano sulla Libertà Individuale, la Proprietà Privata, la ricerca del Benessere e della Sicurezza, nell'ambito di una società le cui radici affondano nella Romanità e nella Cristianità e, quindi, su valori etici e morali solidi e non ambigui e in cui la Famiglia, come nucleo di base della società degna di tutela, è solo quella formata da un Uomo e una Donna.
Noi non abbiamo cambiato bandiera, nè Valori, per questo possiamo a viso aperto reclamare la coerenza di questo aggregatore, rigorosamente di Centro Destra.
Il Castello si "sposta" quindi a questo link "http://ilcastello1.net aprendo a tutti coloro che condividendone principi, idee e collocazione politica, vorranno contribuire al suo successo.
Il "vecchio" Castello resterà comunque in linea e, per qualche tempo ancora, anche in funzione, ma sin d'ora invitiamo tutti a collegarsi al "nuovo" Castello "http://ilcastello1.net, che già vede aggregarsi blogger in attività di Centro Destra.

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PRC: quando la tua casa non è più tua.

Estratto dal Secolo XIX, edizione del 31/01/2006:

Liguria, terza casa nel mirino
Genova. Ecco la ricetta di Rifondazione comunista per risolvere il problema dell'emergenza casa in Liguria: requisire le case sfitte da oltre un anno e affittarle a canone sociale per un massimo di tre anni alle fasce deboli...

Che dire ? Ecco un altro tentativo di vessazione da parte dei nostri avversari nei confronti degli italiani, i quali non sarebbero nemmeno più liberi di investire a proprio piacimento i loro soldi nel mattone. Un'altra iniziativa sovietica, degna del peggior stalinismo del '900.

Questa "iniziativa" acefala e sconsiderata non solo sarebbe ingiusta nei confronti dei proprietari di abitazioni ma anche esiziale nei confronti dell'economia edile italica.

Ingiusta perché chi acquista una casa (o più case) non fa altro che TRASFORMARE il suo denaro in un altro bene.

Se per esempio un investitore decidesse di acquistare delle case per affittarle egli si sobbarcherebbe, a fronte di una buona rendita netta annua, un notevole impegno economico per l'acquisto dell'abitazione e gravose imposte come l'ICI, lavori di manutenzione e/o di ristrutturazione periodici e spese di vario genere (pensiamo ad esempio alle spese condominiali). Se il nostro ipotetico investitore decidesse invece di tenere in banca la sua liquidità, egli probabilmente scoprirebbe che l'investimento di fondi pecuniari a fronte di una resa piuttosto bassa non risulterebbe gravato da simili gravose imposte, quindi il suo reddito (sempre che il capitale fosse gestito con oculatezza) sarebbe al riparo da decurtazioni inaspettate. In tal senso l'acquisto di unità immobiliari è e rimane comunque operazione piuttosto rischiosa perché essendo il bene "visibile" diviene intrinsecamente aggredibile da leggi stravaganti e da imprevisti di natura strutturale. Puntualizzato ciò, possiamo opporre a questa scellerata proposta di PRC una fondamentale critica: perché un investitore che trasforma semplicemente il suo capitale nel mattone dev'essere costretto ad affittare le sue proprietà ? Parimenti sarebbe come costringere un investitore che tiene il proprio denaro in un conto corrente (la cui resa è bassissima) a trasferirlo in maniera del tutto forzosa nell'acquisto di azioni o di strumenti bancari: per dirla tutta si tratta di un'incostituzionale ingerenza nella scelta di un investimento, in contrasto tra l'altro con le norme che tutelano il diritto privato. Vi sono privati che acquistano case e non stipulano contratti d'affitto essenzialmente perché desiderano eseguire compra-vendite immobiliari cedendo il bene quando il mercato è più favorevole, altri che non affittano perché non vogliono persone inaffidabili in casa (e concedono l'affitto solo a coloro che ritengono essere persone degne) oppure vi sono investitori che comprano immobili per i figli prendendo al volo occasioni immobiliari in attesa che essi abbiano l'età per prenderne possesso. Le scelte e le motivazioni per l'acquisto di case sono, insomma, innumerevoli. Perché allora impedirne di fatto il commercio ? Nella proposta di Rifondazione Comunista si annida e si intravede un pericoloso tentativo di requisizione: la proposta è chiaramente una manovra per assegnare alloggi agli immigrati. L'esproprio coatto delle abitazioni (perché di vero e proprio esproprio si tratta) in tal caso non prevederebbe la possibilità di contrattazione in quanto le case verrebbero assegnate "a canoni sociali", indipendentemente dal valore catastale e dalla volontà del proprietario, che si troverebbe ad affrontare le spese di mantenimento dell'immobile a fronte di affitti assolutamente insufficienti; senza contare che egli potrebbe ritrovarsi in casa personaggi d'ogni tipo o maghrebini che vivono in venti nella stessa stanza senza alcuna possibilità d'opporsi a questa sorta di occupazione abusiva-regolamentata. Ma non basta: la proposta di PRC di affittare "a canoni sociali" prevede come guadagno del proprietario solo l'80% dell'affitto, con ulteriore decurtazione del già basso reddito previsto di un altro 20%. In queste condizioni, un ipotetico proprietario di immobili sano di mente sarebbe costretto a svendere il suo capitale pur di evitare tale pericolo. Qui sta sta il nocciolo della manovra politica di Rifondazione: costringere i proprietari a svendere per poter favorire l'acquisto della casa a prezzi stracciati, secondo la solita consuetudine della sinistra di colpire chi in una vita di lavoro, sacrifici e sudore si è creato un gruzzoletto, a vantaggio degli scansafatiche o degli immigrati pronti ad approfittare di questo vero e proprio ictus economico per poter mettere facilmente radici in Italia.

Le conseguenze sull' economia edile, poi, sarebbero disastrose: chi mai comprerebbe case se sul mercato immobiliare pendesse una simile spada di Damocle ? Chi mai s'azzarderebbe a costituire una società di costruzioni, di compra-vendita o d'intermediazione immobiliare dal momento che la popolazione italiana rimane sostanzialmente stabile e questa norma definisce un tetto massimo di proprietà oltre al quale il proprietario di un immobile non è più proprietario dello stesso ma lo diviene lo stato (od il comune) ?

Lo scenario è ovvio: fallimenti delle imprese di costruzioni, degli uffici di intermediazione e licenziamento di tutti i lavoratori impegnati nel comparto casa, che si troverebbero su una strada.

Una norma come questa porterebbe al collasso del diritto privato ed all'inizio del diritto statale, esattamente come fu in Unione Sovietica, in cui le case venivano assegnate da uno stato totalitarista e despotico che reprimenva il diritto e l'iniziativa privata dei suoi cittadini e le cui politiche hanno prodotto miseria, prostituzione, fame ed orribili casermoni di cemento armato in cui le famiglie vivevano come pollame.

Pensateci, prima di votare a sinistra...

Enrico (Defendit Numerus)
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Le Riforme di Berlusconi: le pensioni


Quando si parla di riforma delle pensioni, il pensiero vola subito ai cambiamenti operati dalla legge nr. 243 del 23 agosto 2004.
Invece il Governo Berlusconi ha svolto due interventi sulle pensioni.
Il primo, con la finanziaria 2002, ha consentito a quasi 1.600.000 (UNMILIONESEICENTOMILA) pensionati, di almeno 70 anni di età e con un reddito inferiore a 13 milioni di lire (esclusa la casa di abitazione) di vedere aumentata la propria pensione a 1.000.000.= di lire, 516 euro, al mese.
Per alcuni si è trattato anche di un raddoppio della pensione.
Per tutti ha significato una maggiore capacità di fronteggiare l’impennata del costo della vita provocata dalle dissennate scelte di Prodi e Ciampi che hanno fatto entrare l’Italia nell’euro, ad un cambio giugulatorio e senza considerare il devastante impatto per i prezzi.
Un primo provvedimento sulle pensioni che ha indicato la filosofia di governo sul problema complessivo delle pensioni: ricercare un livello dignitoso delle pensioni e garantire l’erogazione delle pensioni anche alle generazioni future.
Una filosofia che è l’opposta di quella delle sinistre e dei sindacati che, per difendere i privilegi di chi è in procinto di andare in pensione, ignora l’aspirazione a raggiungere tale traguardo da parte di chi è appena entrato nel mondo del lavoro.
E se nel 2002 è stato rispettato un punto del Contratto con gli Italiani (1.000.000.= di lire di pensione) nei confronti dei nostri anziani, nel 2004 è stato rispettato un impegno morale nei confronti dei più giovani: la riforma delle regole per andare in pensione.
Il link al titolo è il riferimento del Ministero del Welfare dove si possono trovare tutte le indicazioni tecniche di questa riforma.
A noi interessa la filosofia sociale e politica posta a base della riforma, cioè la linea di condotta che il Governo Berlusconi ha e potrà avere nel prossimo mandato.
L’Italia del boom del dopoguerra era caratterizzata da una popolazione giovane e attiva, in una economia che aveva ancora una caratterizzazione locale e nazionale.
In tale quadro era pienamente sopportabile una legislazione pensionistica che corrispondesse una somma di denaro non in base ai contributi versati, ma in base agli anni lavorati.
Ed era tanto più sopportabile, anche con un limite di pensionamento fissato ad età, viste con gli occhi di oggi, “basse”, perché i lavori erano più usuranti, la qualità della vita peggiore, le cure peggiori e, quindi, la durata media della vita di almeno una dozzina di anni inferiore a quella di oggi.
Ma tale sistema, migliorando tutti quei fattori ed incamminandoci verso una economia globale, era sempre meno sopportabile.
Il ricatto politico e clientelare operato sui governi di centrosinistra da parte del PCI e della triplice sindacale, ha poi compromesso un equilibrio sempre più precario dell’INPS, scaricando addosso gli esuberi creati da politiche imprenditoriali fallimentari e consociative e d apolitiche sindacali distruttive.
Dopo il 1969 le aziende italiane sono progressivamente entrate in crisi e per non “mettere sulla strada” i dipendenti, questi sono stati “scaricati” sulla collettività, tramite farneticanti politiche di prepensionamenti e di assunzioni nelle strutture statali.
Stato che, dal canto suo, consentiva la pensione anche dopo soli 15 anni di lavoro.
E’ intervenuta così una prima riforma nel 1992, da parte del governo Amato, assolutamente inefficace, e nel 1994 si sarebbe potuto intervenire con decisione e con minori ripercussioni se la propaganda ideologizzata non avesse demonizzato il primo Governo Berlusconi.
Nel 1995 il governo Dini ha provveduto ad un ulteriore piccolo passo, stabilendo che il sistema contributivo fosse applicato a tutti i nuovi assunti dal 1° gennaio 1996.
Ma, ancora, non era sufficiente per garantire il pagamento delle pensioni già erogate e le future.
E’ da tale prospettiva che, con la vittoria alle elezioni del 13 maggio 2001, è partita la riflessione sulle pensioni da parte del Governo Berlusconi.
Come garantire il pagamento delle pensioni in essere e come garantire le pensioni future ?
Diciamo subito che le resistenze sindacali, quelle dei diritti per i già garantiti, sono state troppo forti per poter superare l’opposizione al provvedimento che, a mio modo di vedere, avrebbe il maggior, benefico, impatto sui conti degli enti pensionistici: il passaggio integrale di tutti i lavoratori attivi dal sistema retributivo, a quello contributivo.
La Riforma, invece, ha mantenuto (per ora ….) la tripartizione diniana:
- andranno in pensione con il sistema retributivo (cioè una percentuale pari a due punti per ogni anno lavorato e sulla base della media degli stipendi degli ultimi dieci anni) tutti coloro che, al 31 dicembre 1995 avevano già maturato 18 anni di anzianità;
- andranno in pensione con il sistema contributivo (cioè in base ai contributi effettivamente versati nel corso dell’intera carriera lavorativa) tutti coloro che sono stati assunti dall’1 gennaio 1996;
- andranno in pensione con il sistema “misto” (retributivo per gli anni maturati fino al 31/12/1995 e contributivo per i successivi) chi, pur essendo già al lavoro, al 31 dicembre 1995 non aveva ancora raggiunto i 18 anni di anzianità
.
Non è stata toccata, non ancora …, la cosiddetta “pensione di anzianità”, cioè il traguardo pensionistico per andare in pensione, pur senza aver compiuto una determinata età, ma in base alla anzianità lavorativa.
E’ rimasta, ma dall’1/1/2008) è stata alzata a 40 anni di servizio, con il c.d. requisito unico (o 40 anni di anzianità oppure 65 anni di età, 60 per le donne e, pur consapevole di attirarmi le ire delle gentili lettrici, ritengo questa differenza una violazione della conclamata parità dei sessi).
Fino al 31/12/2007 i requisiti rimarranno gli stessi:
35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per artigiani e commercianti)
38 anni di contributi a prescindere dall'età (2004-2005)
39 anni di contributi indipendentemente dall'età (2006-2007).
Naturalmente vi sono le eccezioni, per le quali rimando al link del ministero del lavoro.
Niente di traumatico, quindi, anzi l’opportunità di un guadagno per i lavoratori che maturerebbero il diritto alla pensione entro il 31/12/2007: il superbonus.
Cos’è il superbonus ?
Un aumento esentasse in busta paga pari alla contribuzione previdenziale: il 32,7% dello stipendio lordo.
E i dati Inps dicono che questa idea è stata vincente, consentendo un bel risparmio per le casse pensionistiche e dando quindi la possibilità di arrivare al 2008 in condizioni migliori di quanto non sarebbe stato senza riforma e con ridottissime tensioni sociali (come sarebbe accaduto nel caso di applicazione draconiana di una legge di riforma che avesse come obiettivo immediato la politica di cassa che ci veniva chiesta – con toni ultimativi- dall’europa di Prodi).
Ed proprio questa la chiave di interpretazione della riforma delle pensioni: la gradualità.
La scelta del Governo Berlusconi è stata quella di proporsi un obiettivo (garantire le pensioni di oggi e di domani) senza usare esclusivamente la leva coercitiva di una legge (necessaria) che incidesse da subito e profondamente su abitudini consolidate.
Come per ogni altro aspetto della vita, il cambiamento riguarda, principalmente, i giovani, i nuovi assunti, quelli con poca anzianità, sul presupposto che sono maggiormente predisposti, per mentalità e abitudine, ad accettare e integrarsi nella nuova situazione, di quanto non possa essere, in genere, per chi è da anni nel mondo del lavoro.
Il complesso riformatore non può però limitarsi alla ridefinizione delle pensioni, ma deve – e offre – anche la possibilità concreta di integrare il reddito da pensione, con un trattamento aggiuntivo.
E’ la questione dei cosiddetti Fondi pensione e del trattamento di fine rapporto (TFR).
La riforma del Tfr, che agevolerà la creazione di una pensione integrativa attraverso i Fondi Pensione, entrerà in vigore il 1° gennaio 2008, in concomitanza con la decorrenza piena della riforma delle pensioni, come ha deciso il Consiglio dei Ministri , tradotto nel Decreto Legislativo 5 dicembre 2005 nr. 252
Anche in questo caso la discussione è stata approfondita e si sono scontrate due linee.
Quella che voleva parificare tutti i fondi pensione, dando a tutti le medesime regole e facoltà.
E quella che aveva un occhio di riguardo per i fondi chiusi, cioè quelli aziendali e di categoria nei quali la presenza di sindacati e aziende è più marcata, rispetto ai fondi aperti – organizzati da professionisti delle assicurazioni e delle banche – che, pur fornendo un rendimento più alto, non prevedono la presenza di rappresentanze sindacali e aziendali.
Apparentemente il decreto mantiene un occhio di riguardo per i fondi chiusi, anche se la questione potrà essere rivista prima della sua entrata in vigore.
Non è un mistero che chi scrive ritiene, invece, più utile per i lavoratori poter scegliere, a parità di condizioni di partenza, il fondo, aperto o chiuso, che maggiormente garantisce serietà e redditività.
E la presenza dei sindacati nei consigli di amministrazione dei fondi chiusi mi porta ad escludere che possano essere questi.
Quadro normativo e filosofia di base: ecco la riforma delle pensioni, articolata nei suoi tre punti fondamentali:
pensioni più dignitose (un milione a chi aveva pensione al di sotto di tale limite)
pensioni anche nel futuro (la riforma del 2004 per garantire pensioni anche a chi entra oggi nel mondo del lavoro)
pensioni adeguate (con i fondi pensioni).
Il tutto con la gradualità necessaria a far assorbire il cambiamento a tutti i lavoratori.

… e andiamo avanti.
:: posted by Massimo @ 07:00 | go to "Le Riforme di Berlusconi: le pensioni" | Help |

Turna con gli omofobi

A proposito della stucchevole polemica sulla presunta intolleranza dei "fascisti" nei confronti dei gay, quasi si trattasse di movimenti politici (li sono?) a pari merito e non di categorie "sociali", quando non addirittura definizioni sprezzanti, mi e' stato chiesto di postare due righe che scrissi nella lista de Il Castello.

Secondo me si e' voluto spostare la polemica sul piano personale. In questo non siamo stati abbastanza chiari. Naturalmente e' l' "ideologia" gay che qui non possiamo soffrire; cio' che uno fa nel privato riguarda solo lui e non credo che qui qualcuno si ecciti a fronte di tali manifestazioni. E' che lo sbandieramento della gaytudine fa parte della psicologia stessa dell'omosessuale, poiche' incontra, o forse incontrava, maggiori difficolta' a trovare un affine. Resta il fatto che se io ho un amico gay, mica devo esserlo di tutti; soprattutto, mica devo esserlo della sua "cultura". Se questa mi fa ribrezzo lo posso ancora dire, spero... Il solito problema e' che si vuole far diventare il rapporto tra individui liberi uno scontro tra individuo e comunita' piu' o meno variopinte; quindi uno contro tutti. In una societa' individualistica ogni comunita', per quanto esigua, ha piu' probabilita' di giungere a comandare, semplicemente perche' la controparte e' divisa anche se piu' numerosa. Con questo credo di essermi spiegato. Il rapporto dev'essere tra Tizio e Caio; non tra Tizio e il Parlamento Gay. Ma tanto, faranno finta di non aver capito.
:: posted by Lo PseudoSauro @ 10:13 | go to "Turna con gli omofobi" | Help |

Ma con chi stanno i sindacati ?

La triplice sindacale, l’unica che ha il “timbro” d.o.p. della rappresentanza dei lavoratori, anche se rappresenta più pensionati che lavoratori e anche se sommando gli uni e gli altri non arriva al 50% del numero dei lavoratori attivi, ha sempre fatto un punto della sua “indipendenza”.
A sentir loro, le manifestazioni di sciopero sono esclusivamente fatte nell’interesse dei loro rappresentati ed è evidentemente solo un caso (?) che tutti gli scioperi generali siano stati concentrati contro il Governo Berlusconi, mentre neppure contro la legge D’Alema (83/2000) che restrinse ancor di più gli ambiti del diritto di sciopero regolamentato con la 146/90, sollevarono obiezione alcuna.
Ma vediamo una rapida carrellata dell’indipendenza della trimurti.
CGIL. Partiamo dal nume tutelare di quel 1969, autunno caldo, Luciano Lama. Ha svernato la sua pensione come parlamentare del PCI/PDS, vicepresidente della camera.
Il suo successore, Antonio Pizzinato, fu eletto in parlamento per il PCI/PDS/DS e divenne persino sottosegretario in uno dei governi della sinistra tra il 1996 e il 2001.
Bruno Trentin, è stato europarlamentare del PCI(PDS/DS dal 1999 al 2004, prima di approdare nel letargo del Cnel.
Sergio Cofferatibasta la parola (come per il noto confetto …).
CISL Anche qui partiamo da uno della triade del 1969, Bruno Storti (quello che fece dire: in parlamento ci sono Piccoli Preti Storti e Malfatti …). Presidente del Cnel, in quota sinistra dc, dopo l’esperienza di segretario cisl.
Luigi Macario divenne europarlamentare democristiano e si distinse per aver sistematicamente differenziato la sua posizione da quella del partito popolare europeo, alternativo ai socialisti, con cui invece Macario, antenato delle varie Bindi, Castegnetti, Jervolino & Co., filava d’amore e d’accordo memore dei suoi inciuci con i comunisti della Cgil.
Gli succede Pierre Carniti, fondatore di un piccolo movimento – una autentica foglia di fico – di cattolici di sinistra, inglobati nei DS.
Sergio D’Antoni. Cercò, senza successo, la via del partito personale. Dopo un periodo di pendolarismo tra Centro Destra e sinistra, non avendo ottenuto lo scranno ministeriale, optò per dissolversi nella sinistra, dove si sono perse le sue tracce.
Savino Pezzotta. E’ tuttora il segretario generale della cisl, ma ha già annunciato la sua candidatura tra i margheritini (tanto per marcare l’indipendenza degli scioperi che ha proclamato …).
UIL Il più piccolo, spesso il più rabbioso. La Uil rappresentava i partiti laici: socialisti, repubblicani, socialdemocratici. Raffaele Vanni era repubblicano. Per questo non ha fatto carriera politica, semplice consigliere al Cnel e fu subito sostituito dal protagonista delle lotte uil tra i metalmeccanici, uno “duro e puro” e … socialista.
Giorgio Benvenuto. Già, Benvenuto. Craxiano, sostituì Craxi alla guida del Psi. Poi fondò Alleanza Democratica e indovinate dove è finito ? Esatto ! Nel PCI/PDS/DS. Dove gli venne perfino concessa la presidenza di una commissione alla Camera. Il tutto, ovviamente, sempre nel nome dell’indipendenza dei sindacati.
Pietro Larizza. Non ebbe ugual fortuna. Dovette accontentarsi del posto di seconda fila: presidente del Cnel, pervicacemente voluto prima di lasciare la poltrona di Segretario Generale.

Abbiamo così completato una breve rassegna sui fondamenti della conclamata (da loro stessi) indipendenza della triplice sindacale …
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L'opinione non è più un reato. La droga è sempre un male

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla necessità di sfruttare fino in fondo una legislatura riformatrice come questa che si avvia in chiusura, dovrebbe – se in possesso di onestà intellettuale e morale – ammettere che il Parlamento deve lavorare fino a concludere tutti i provvedimenti legislativi di riforme in atto.
Così sia per la riforma del processo penale, con l’inibizione ai p.m. di perseguitare chi fosse assolto in primo grado, così si è dimostrato con “l’uno-due-tre” impresso dal Governo e dalla Maggioranza con i provvedimenti sulla legittima difesa, sulla droga e sui “reati d’opinione”.
Anche in quest’ultimo caso l’intervento non è conclusivo, ma è significativamente una inversione di tendenza contro la pessima abitudine radicalsinistra di imporre paletti alla libera espressione delle idee.
Con le disposizioni approvate ieri dal Senato, ogni opinione ha diritto di cittadinanza purchè non istighi alla violenza.
Alla faccia dei censori che costituiscono “osservatori”.
Le modifiche riguardano alcune parti del codice penale e della cosiddetta “legge Mancino”.
E’ l’inizio di un cammino che dovrà portare, inevitabilmente, alla abrogazione dell’intera legge Mancino, per fare dell’Italia un paese normale, in cui esprimere liberamente idee e opinioni, anche e soprattutto se in controtendenza, non debba comportare, oltre agli squittii dei politicamente corretti, anche inutili, lunghi procedimenti penali, destinati solo a creare disturbo, senza alcun reale beneficio per la comunità nazionale.
E che dire della nuova legge sulla droga che, finalmente, dichiara a tutto tondo che la droga fa male, non esiste una droga “buona” e la distinzione tra presunte “leggere” e “pesanti” è solo un inganno.
E’ una nuova società, migliore, quella che le riforme e le leggi sociali di questo Governo stanno costruendo.


… e andiamo avanti.
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Le riforme del governo Berlusconi: La Legge Biagi.


La prima riforma che andremo ad affrontare in questo nostro “viaggio”, ci porta dritti in uno dei “pacchetti legislativi” che ha maggiormente attirato polemiche e discussioni: la riforma del mercato del lavoro, nota ai tecnici come L.30/2003 e da tutti conosciuta come “Legge Biagi”.

Illustrare e difendere una riforma significa innanzitutto “contestualizzarla”, ossia spiegare perchè si sono fatte alcune scelte e non altre, dove si sarebbe potuto migliorare e perchè non lo si è fatto.
Analizzare asetticamente un provvedimento, scorporandolo dai dati reali e dagli obbiettivi che la legge si pone è l'errore che maggiormente abbiamo visto commettere ai critici di questa legge.
Partiremo da qui, dal perchè si è fatta questa riforma, analizzandone i profili innovativi prima e i profili critici poi.
Concluderemo il nostro percorso cercando di capire come la legge è stata resa operativa e in che modo ha iniziato a sviluppare i suoi effetti.

Perchè questa riforma


Quando il governo Berlusconi si è insediato nel 2001 ha posto,tra i cinque punti fondamentali del suo mandato, l'aumento dell'occupazione sul territorio italiano e l'emersione dal sommerso(vera piaga del nostro paese).
Il problema non riguardava solo un generico rilancio dell'economia, e con esso dell'occupazione. Qualcosa di maggiormente incisivo andava fatto.
La situazione esistente, da cui parte questa disamina, ci porta ad analizzare un impianto normativo datato 1970.

Quelli in cui si formò il nostro sistema giuslavoristico, furono anni di grandi scompensi sociali. L'Italia, in pieno boom economico, assisteva alle proteste sindacali che miravano ad ottenere maggiori tutele sul posto di lavoro.
Anni di grandissimo sviluppo economico in cui l’unico interesse delle parti era (giustamente) dare tutela ai diritti del lavoratore sul posto di lavoro.
Nacque così,in condizioni di grande occupazione e bassa tutela, lo Statuto dei Lavoratori, tecnicamente noto come legge 300 del 1970.
Una legge che,con i suoi limiti, rispondeva a pieno alle esigenze del momento e alle caratteristiche tipiche di quel mercato: grandi masse di operai,fidelizzati alle grandi imprese.
Il fenomeno “un lavoro per tutta la vita”,trovava in Italia una legge che lo riconosceva e lo incentivava. A scapito di altri aspetti del mercato; come il reinserimento dell'operaio nel ciclo occupazionale.
I cambiamenti repentini del mercato globale, sommati alla tendenza espansiva del diritto, hanno reso innatuale il modello giuridico proposto dal combinato disposto del Codice Civile e dello Statuto dei Lavoratori.

Marco Biagi, assieme a Maurizio Sacconi, fu investito del compito di redarre un “Libro Bianco sul Mercato del Lavoro” che, partendo dall'analisi del sistema vigente riuscisse ad elaborare misure idonee per risolvere le principali patologie del mercato in questione.
Uno sguardo, anche con occhio distratto, al nostro "Mercato del Lavoro" fece subito cogliere tendenze e particolarità che caratterizzavano il sistema italiano:

1-Solo il 55% dei cittadini tra i 15 e i 65 anni contribuiva attivamente al sistema previdenziale (ossia lavora con forme contrattuali che prevedano contribuzioni INPS). La media europea è del 63%, Giappone e Usa superano il 70.
2-L'occupazione giovanile e femminile era la più bassa tra tutti i sistemi industrializzati moderni. Nonostante ciò i contratti a contenuto formativo avevano pochissimo "appeal" e venivano spesso usati in maniera fraudolenta per eludere le normative sul lavoro a tempo indeterminato.
3-Esistevano altissimi differenziali territoriali: zone del paese in cui,spesso, si è sfiorata la "piena occupazione" e zone depresse in cui perseverano fenomeni "cronici" di mancanza di offerta lavorativa.
4-Esisteva una fetta di mercato occupata stabilmente da forme di lavoro irregolare. Questa fetta rappresentava un unicum tutto italiano; in alcune zone del paese raggiungeva percentuali altissime, quasi il 35% dell'intero mercato.

Marco Biagi e chi proseguì il suo prezioso lavoro, colsero questi dati strutturali e si proposero strategie non più rimandabili.
Alle stesse conclusioni giunse, per la verità, il ministro Tiziano Treu a cui fu imposto un diktat singolare: far costare meno il lavoro in Italia
Singolare perchè l'abbattimento dei costi doveva essere una conseguenza e non una politica, ma ancor più singolare perchè larghissima parte di quella maggioranza si oppose al tentativo (blando, molto blando) di ri-modulare le tutele dei lavoratori.
Ne uscì quel mostro giuridico chiamato Co.Co.Co.
Questo breve aneddoto va tenuto a memoria, perchè farà dire a Marco Biagi, sulle colonne de "Il Sole 24 Ore":

"E' responsabilità di qualunque Governo adottare misure appropriate anche a
costo di impopolarità
".

Questo per dire che, quando era consulente del Ministro Treu, si scontrò con le posizioni ideologiche di una certa sinistra massimalista con la sindrome del "piede in due staffe".
Da una parte si fecero belli di fronte a Confindustria per l'abbassamento del costo del lavoro e per l'introduzione di criteri di (presunta) flessibilità, dall'altra accontentarono sindacati e frange estreme. Evitando, ovviamente, di toccare i problemi reali del nostro sistema che è stato, per inciso, considerato il peggiore in Europa.

La situazione in cui opera Marco Biagi è questa. Un mercato bloccato, un altissimo tasso di “lavoro sommerso”, un numero molto alto di contratti a contenuto formativo utilizzati in maniera distorta, tassi crescenti di disoccupazione giovanile e di lunga durata e,ciliegina sulla torta, un nuovo fenomeno di precariato lavorativo creato proprio da quell’introduzione di flessibilità che avrebbe dovuto scongiurare certi esiti.

I Principali profili innovativi


La prima fondamentale novità della “Legge Biagi” è il cambiamento della prospettiva: dalla tutela passiva del lavoratore sul posto di lavoro alla più organica tutela del lavoratore sul mercato.
Questa,in via del stutto sintetica, è la grande svolta innovativa proposta da Marco Biagi; ossia tutelare il lavoratore ben al di là di un semplice “diritto a non essere licenziato”.
Promuovere benessere e opportunità di lavoro, significa innanzitutto introdurre forme nuove di flessibilità che permettano:
1- di scongelare il mercato del lavoro, bloccato ormai da anni;
2- di evitare fenomeni di “lunga disoccupazione” che rendano il lavoratore sempre meno adatto a re-inserisi sul mercato.
3- di abbassare il costo del lavoro e il peso che le aziende devono sostenere, pur senza “mercificare” l'aspetto umano del rapporto lavorativo.
4- di far emergere il gran numero di rapporti “sommersi” che caratterizzano la nostra economia, soprattutto al Sud.

Tutto questo andava coordinato con le direttive europee e con la “Strategia Europea per l'occupazione”, basata su quattro pilastri fondamentali: occupabilità, imprenditorialità, pari opportunità e adattabilità.

Ne è uscito un progetto fortemente innovativo, veramente riformista.
Job Sharing, Staff Leasing, Outsourcing, Lavoro Occasionale, Job on Call.
Queste le principali innovazioni che hanno permesso di dare nuovo impulso al mercato, introducendo opportunità nuove e facendo emergere situazioni di fatto mai tutelate giuridicamente.
Ma la “Legge Biagi” fa di più: accanto alla decisa introduzione di forme nuove di flessibilità, si accompagna un miglioramento delle forme contrattuali già esistenti.
Nascono sotto quest'impulso di adattamento del sistema al mercato le figure del Contratto a Progetto, la riforma del Part-Time, la nuova normativa riguardo i contratti a contenuto formativo.

I punti critici


Questa legge è stata criticata da più parti perchè, a detta di alcuni, “precarizzerebbe” il lavoratore, non dando la dovuta stabilità alla vita di ognuno.
La critica mossa è sbagliata per due motivi:
1- La precarizzazzione vera e propria fu attuata dal “Pacchetto Treu” e non da questa legge che,anzi, introduce elementi di maggior stabilizzazione delle fattispecie in esame.
Il contratto a progetto nasce proprio da quest'esigenza: rimediare all'orrore giuridico che furono i co.co.co.
L'innovazione che in pochi colgono è che,da una prospettiva in cui la collaborazione veniva usata per mettere in essere veri e propri rapporti a tempo indeterminato a costo minimo, si è passati all'introduzione di una figura che coglie l'esigenza delle aziende di avvalersi di manodopera per brevi periodi (il concetto di progetto) pur non sminuendo le tutele previste dai lavoratori (comprese quele prevideziali).
2- Tra gli effetti (v.sotto) di questa legge c'è stato quello di diminuire l'incidenza generale dei rapporti atipici sul totale dei rapporti lavorativi in essere.
Non bastasse questo, bisogna ricordare, che più del 70% dei nuovi rapporti creati sono a tempo indeterminato.

Il maggior punto interrogativo riguarda poi gli ammortizzatori sociali.
Spesso sono stati tirati in ballo come principale motivo di distinzione tra il progetto di Marco Biagi e quello attuato dal ministro Maroni.
E' vero, Marco Biagi prevedeva un sistema di ammortizzatori sociali ben diverso da quello previsto dalla legge. Ma era l'impostazione generale ad essere diversa.
Il progetto del professore era di abolire lo Statuto dei Lavoratori per sostituirlo con un più moderno “Statuto dei Lavori”, in cui tutele e ammortizzatori fossero armonizzati diversamente rispetto a quanto avviene ora.
Le barricate della sinistra e dei sindacati sui temi dell'art.18 la dicono lunga su chi ora intende attaccare questa legge con la motivazione,strumentale e infondata, della mancata sistemazione degli ammortizzatori sociali.

E' chiaro che su questa linea bisogna proseguire, non fermarsi.
Da noi non sentirete mai una difesa all'ultimo sangue di questa legge per evitare successive riforme. Ma la via del miglioramento dev'essere quella tracciata da questo provvedimento e perfettamente riassunta nelle parole del giuslavorista scomparso:
"Riformare il mercato del lavoro è la condizione per conseguire
l'obbiettivo di aumentare l'occupazione accrescendone la qualità."

Gli effetti della Legge Biagi sul mondo del lavoro


Partiamo dagli effetti numerici: un milione e mezzo di posti di lavoro in più.
Alcuni obiettano sul computo dei posti di lavori, sui metodi di calcolo,ecc. Andiamo con ordine.
I metodi di calcolo sono gli stessi usati negli anni precedenti per misurare l’occupazione, per cui i dati espressi e i confronti sono fatti sicuramente tra dati omogenei.
L’analisi dei dati ci dice che nel quinquennio 1995-2000 il PIL del nostro paese è cresciuto del 2.1% a cui ha fatto seguito un aumento dell’occpuazione dello 0.7%.
Gli anni successivi hanno rappresentato per tutta Europa unn periodo di pesante stagnazione economica con risultati pesantissimi sul fronte occupazionale (basti pensare alla Germania).
Nel periodo 2001-2005 il Pil del nostro paese è cresciuto dello 0.9% e la crescita occupazionale è stata dell’1.3%.
E’ un dato ecclatante, il cambiamento della legge sull’occupazione ha fatto si che per la prima volta nel nostro paese il tasso di occupazione è cresciuto più del Pil.
A nulla vale l’obiezione spesso mossa che molti dei posti guadagnati sarebbero frutto dell’emersione del lavoro sommerso. Questo è,semmai, un dato importante e di cui andare fieri, posto che stiamo parlando di uno degli obbiettivi fondamentali di questa legge: riportare nell’alveo della legalità (e quindi della tutela) tutta quella “zona grigia” di rapporti che per la loro natura tendevano ad “evadere” dalla supervisione statale.

Ma i risultati sono positivi anche sul fonte “precari”. Il 23 ottobre 2005 sono usciti definitivamente di scena i co.co.co e l’ultima rilevazione ISTAT ci conferma una diminuzione dell’incidenza del lavoro precario sul totale degli occupati.
Non solo questa legge non ha precarizzato nulla ma ha,anzi, reso più stabili moltissimi rapporti e offerto nuove opportunità di lavoro legale,contrattualizzato e tutelato a chi non aveva un’occupazione.

I risultati non sono nè di destra nè di sinistra. In questo caso i risultati sono sotto gli occhi di tutti e sono evidenti. Dopo 3 anni di applicazione di questa legge, con molte parti ancora da implementare, il nostro mercato del lavoro ha ottenuto un nuovo impulso in un periodo di crisi economica e di stagnazione generale.
:: posted by Simone Bressan @ 17:43 | go to "Le riforme del governo Berlusconi: La Legge Biagi." | Help |

Israele smobilita, Hamas mobilita.

Ed ora non veniteci a parlare della pace in Medio Oriente, di Israele guerrafondaio e del pacifico popolo palestinese martoriato dalla guerra. La verità è un'altra: molto più di metà degli elettori ha votato per i fanatici, per i terroristi, per i kamikaze che da mezzo secolo insanguinano quella terra con le loro azioni sconsiderate. Nemmeno in Iraq si è verificata una simile debacle. Al-Fatah battuta ed Hamas ai vertici del governo palestinese sono una grave minaccia non solo per l'Occidente ma per la stessa pace in Medio Oriente e per tutti quei popoli che usano la diplomazia come mezzo per evitare (per quanto possibile) le guerre. Certo non tutti i palestinesi sono fanatici, come hanno dimostrato le recenti elezioni. Proprio oggi sono state bruciate le bandiere di Hamas da parte dei sostenitori del dialogo, segno che la civiltà di un popolo per fortuna rimane incarnata in parte di esso. Gli errori di Al-Fatah però sono stati, usando un gioco di parole, fatali al vecchio partito Arafat, a cominciare dai gravi abusi di potere commessi prima da Arafat stesso e poi dalla dirigenza del partito dopo la sua scomparsa. Corruzione, nepotismo ed incapacità di fermare gli oltranzisti hanno nuociuto ai moderati tanto che il popolo palestinese si è gettato nelle mani di criminali che propugnano tesi inaccetabili e perseguono obbiettivi degni dei peggiori nazisti. Il popolo palestinese è caduto dalla padella alla brace ed allora s'impone un'immediata e secca risposta da parte di tutto il mondo, chiamato ad applicare l'isolamento politico ed economico al fine di dimostrare al popolo arabo che non c'é altra via d'uscita se non il negoziato. E' necessario quindi uno schieramento compatto di governi ed opposizioni in tutto il mondo per mettere al bando questi criminali ed un ostracismo feroce nei confronti dei loro propositi che chiuda loro ogni sbocco politico-economico nelle relazioni con gli altri stati; se noi non possiamo costringere i palestinesi a votare per i moderati è pur vero che nessuno può costringere il mondo a relazionarsi con questo tipo di governo, sanguinario ed integralista. Altresì è necessario un amichevole, concreto e serio aiuto da parte nostra nei confronti dei moderati che li porti ad essere gli unici interlocutori credibili nel panorama mondiale, così da costituire una specie di canale d'accesso privilegiato che sia percorribile solo ed esclusivamente dalle forze democratiche presenti in quella zona geografica. Nel frattempo però Al-Fatah deve fare ammenda dei propri errori e riformarsi profondamente, privilegiando il bene comune dei suoi cittadini anziché il consociativismo del proprio staff politico. Solo così gli aiuti che l'occidente invierà alle popolazioni della Palestina potranno essere tradotti in consensi plebiscitari.

Enrico (Defendit Numerus)
:: posted by Jetset - Libere Risonanze @ 17:42 | go to "Israele smobilita, Hamas mobilita." | Help |

Se saranno Rose nel Pugno, sfioriranno

Nessie , l'affascinante abitante del Lochness, ha deciso di omaggiarci con questo suo pezzo. Trattandosi di mia cugina un minimo di nepotismo non guasta.

Se saranno Rose nel Pugno, sfioriranno

Questo è il sequel ideale del mio precedente post di approfondimento sul pezzo di Panebianco apparso nel mio blog. Il professore ex radicale ed editorialista del Corriere, ricorda con buon senso che in attesa che i DS subiscano un proficuo avvicendamento generazionale, sarebbe opportuno che facessero alleanze con quelle forze democratiche che furono da sempre "anticomuniste". Ovviamente la nota di merito andrebbe ai radicali che furono da tempi memorabili, di fede atlantica, a favore del libero mercato e per l'estensione della democrazia nei paesi del terzo mondo. Ma è d'obbligo il condizionale. Poiché loro, i Rosa Pugnanti, hanno deciso di caratterizzarsi come forze anticlericali con punte estreme ed istrioniche da deriva "zapaterista". Insomma anche Panebianco vede quel che ho visto io: un brutto film in bianco e nero degli anni '50 con dei vecchi baffuti Don Pepponi come non sono più nemmeno i ds: Il trio Pannella, Capezzone e Bonino. Non c'è giorno che non abbiano pronta una filippica contro Ruini, il Vaticano, la revisione del Concordato, Pera, Ratzinger e dintorni. Ora perfino l'eutanasia sui bambini con tanto di previa autorizzazione dei genitori. Ma i bambini sono già, in quanto minori, nelle mani dei loro genitori i quali ne esercitano la patria potestà. Con l'eutanasia estesa a loro, vogliamo legittimare forse la figura dei padri Erodi e delle madri Medee? Se non fosse perché non mi piace passare per cinica direi: "Prego, si accomodino pure i radicali dentro l'Unione: sai quanti voti e suffragi porteranno alla coalizione, con simili posizioni!?".
Ma il fatto è che i Rosa Pugnanti verranno ostracizzati dai furbetti dell'Unione che adagio adagio si smarcheranno: Rosy Bindi e Rutelli della Margherita per cominciare, non ci stanno. Il Mastella furioso, non se ne parla. E perfino Violante e la Turco hanno fatto capire loro se sono andati fuori di coccuzza. Ovvio, i voti dei cattolici non se li vuole perdere nessuno. La Bonino nell'ultimo corteo del 14 u.s. sulla difesa della 194 mi ha fatto addirittura tristezza: letteralmente appiattita sulle posizioni della CGIL, proprio lei che ben conosce la realtà delle donne dei paesi islamici e che avrebbe potuto e dovuto tirare fuori qualcosa di più nuovo da questo calderone obsoleto. Ma davvero Emma, pensi che il centro-destra voglia cancellare la legge 194? Non hai pensato che in campagna elettorale i fastidi con le donne non se li vuole pigliare nessun partito? Né di sinistra né di destra? Eppure non vieni giù dai monti: hai pure fatto il Commissario Ue nel primo governo Berlusconi!
Frattanto Pannella torna a digiunare e a fare lo sciopero della sete: ne ha fatti tanti che la gente (e tra questa anch'io) non sa nemmeno più per che cosa dimagrisce e ingrassa. Ma un fatto è certo: dopo il referendum fallimentare sulla fecondazione assistita, dopo la bocciatura dell'amnistia richiesta con tempismo in un momento in cui la delinquenza la fa da padrona nelle nostre città, il Partito della Rosa in Pugno non se la passerà di certo bene: se son rose simili, sfioriranno! Per intanto, hanno già perduto ad uno ad uno, numerosi petali: Giordano Bruno Guerri e Massimo Teodori da tempo; più di recente Benedetto Della Vedova e Marco Taradash. Al narcisissimo Giacinto Pannella dedico questo pertinente versetto di Baudelaire tratto dal celebre Spleen: "Je suis un vieux boudoir plein de roses fanées" (sono un vecchio salotto ricolmo di rose appassite).

Nessie
:: posted by Lo PseudoSauro @ 13:01 | go to "Se saranno Rose nel Pugno, sfioriranno" | Help |

Chirac: pacifisti, ed ora come la mettiamo ?


Ed eccoci finalmente a scrivere sulla miopìa politica del pacifismo italico, sempre volto a cercare trame asimmetriche per giustificare le sue nefaste posizioni politiche nonché immediatamente pronto ad ammantarsi dell'appoggio di improbabili alleati, come alcuni capi di stato esteri che per un motivo o per l'altro si sono in passato opposti alle tesi della guerra preventiva adottata dagli Stati Uniti D'America.

Per contrastare e mettere all'angolo questo pacifismo becero e fazioso, infatti, non occorre far molta fatica ma è sufficiente aspettare sulla riva del fiume ed attendere il cadavere secondo un saggio e lungimirante detto cinese. La situazione che vede oggi i pacifisti in empasse ricalca esattamente quella verificatasi a causa delle cretinerie ambientaliste sul rifiuto delle centrali nucleari con il risultato, come da previsione, di dover vivere in un clima di austerity finché i cittadini italiani non avranno svernato. Per colpa dell'autolesionismo ambientalista, infatti, ci ritroviamo a dover tagliare l'approvvigionamento di gas, a pagarlo ovviamente carissimo per via della legge del mercato e financo a dover inquinare l'ambiente più che con le centrali nucleari (le quali a dispetto delle cassandre verdi non sono più esplose) essendo noi costretti a bruciare olio combustibile per supplire al gap energetico.

Ma torniamo a noi: in questo contesto fa sorridere la dichiarazione rilasciata da Jaques Chirac alcuni giorni orsono. Il premier francese ha infatti dichiarato che "nel caso di un attacco terroristico in Francia, l'Eliseo si riserva l'opzione di colpire anche con armi non convenzionali i paesi i cui governi siano complici di tale atto criminoso". In tale frase si annida quindi la minaccia del ricorso ad armi nucleari, dal momento che gli agenti chimici sono stati vietati dal Protocollo di Ginevra e quelli batteriologici sono in via di smaltimento a causa dei rischi epidemiologici pandemici non confinabili in un'area ristretta.

Dopo questa dichiarazione, inutile dirlo, i sostenitori dell'arcobaleno che si erano sperticati in lodi nei confronti del pilatesco Chirac in occasione dell'attacco anglo-statunitense all'Iraq ora avranno da ricredersi e molti striscioni pro-Chirac si suppone debbano essere bruciati (così almeno i pacifinti potranno risolvere in parte il problema del riscaldamento esposto sopra).

Proprio in questa sede ho detto, confermato e ripetuto ad ignoranti e/o ipocriti pacifinti intervenuti nei dibattiti antecedenti che Chirac non è mai stato un pacifista ma che è sempre stato un nazionalista, un personaggio per cui l'interesse della Francia viene prima di quello dell'Europa e sicuramente antecede quello dell'Occidente intero. Mi si rispose con invettive ed offese, mi si disse che Chirac era "un grande uomo politico", che amava la pace, i poveri, gli oppressi e che finalmente un capo di uno stato civile aveva offerto ai paesi sottosviluppati un ramoscello d'Ulivo (ogni riferimento a Prodi è del tutto voluto).
Io che nei paesi subsahariani sotto il controllo francese ho lavorato per molti anni e che quindi conosco molto bene, risposi che i francesi sono come le cavallette poiché depredano le nazioni che Parigi controlla a livello politico, incuranti di ciò che accade all'estero purché questo non accada alla Francia.

E, come al solito, avevo ragione.

Il voltagabbanismo di Chirac, infatti, è dovuto ad una precisa considerazione: egli ha cercato di glissare sull'assunzione di responsabilità politiche nella lotta alle dittature ed ai terrorismi, forte del fatto che il World Trade Center fu abbattuto non nel suo paese ma al di là dell'Atlantico, che gli attentati in metropolitana avvennero a Londra e che i bambini massacrati nella scuola risiedevano a Beslan.

Nella sua miopìa politica, però, Chirac non si è accorto che il terrorismo aggressivo del nuovo millennio non distingue tra paesi orientati alla diplomazia o dediti all'interventismo ma solo tra paesi incivili e civili, con la predilezione per vari Al-Zarquawi di colpire questi ultimi appoggiandosi a dittatori che finanzino le loro imprese, come Saddam Hussein od i Talebani.

Chirac, forte dell'appoggio della stupidità pacifista (che porta un beneficio solo nell'immediato ma che sul un lungo periodo si dimostra disastrosa) ha navigato per due anni coltivando l'arcaica visione del mondo secondo cui ciò che accade in casa degli altri non deve riguardare paesi terzi finché poi non si è trovato anch'egli con le spalle al muro. Tutto è cominciato con le minacce alla Francia da parte dei fondamentalisti per le leggi che impedivano l'ostentazione del velo, poi si è passati alle minacce vere e proprie di Bin Laden, il quale ha incluso i transalpini tra i vari Satana che gli sovvengono periodicamente nel cervello, successivamente si è passati alle rivolte degli immigrati (i casseurs - ricordate ?) ed infine si è assistito alle demenziali affermazioni di Mahmud Ahmadinejad sulla cancellazione dello stato d'Israele, sulla ripresa dei programmi nucleari (a cui Parigi ha finalmente risposto facendo la voce grossa e chiudendo i negoziati) e sulla bieca alleanza Iran-Siria stipulata pochi giorni orsono, che non promette nulla di buono nel campo della politica estera. Chi invece aveva appoggiato la guerra preventiva si è trovato sì a sacrificare i propri soldati ma alla fine ha visto con soddisfazione la crescita democratica dei paesi temporaneamente presidiati, sfociata in ultima analisi in un inaspettato successo alla prova elettorale.

Essendosi così evoluta la situazione e dopo aver dormito mentre gli altri agivano, Chirac si è svegliato, tra l'altro pronunciando un'affermazione risibile. Le bombe atomiche non servono per abbattere i dittatori, sono sufficienti la determinazione di una diplomazia credibile che imponga ultimatum rigidissimi e se questa non basta, il ricorso alle armi convenzionali.

Per i pacifinti invece, basta una lacrimuccia ed una foto di baffone, visto che Schroeder ha lasciato il posto alla Merkel ed il paladino Chirac ora vuole atomizzare il globo.

Enrico (Defendit Numerus)
:: posted by Jetset - Libere Risonanze @ 17:05 | go to "Chirac: pacifisti, ed ora come la mettiamo ?" | Help |

Perché é importante la vittoria dei Conservatori in Canada

Dopo circa 13 anni di governo Liberale, finalmente il Canada effettua una svolta verso il centro-destra. Il Motto dei Conservatori era: "Cambiamo per davvero!" e indicava un cambiamento dalla corruzione, dall'arroganza, dai numerosi errori del Partito Liberale.
Sarà un governo minoritario perché non si é raggiunta la maggioranza assoluta, ma é un primo passo verso la dissoluzione dei pregiudizi costruiti intorno alla "Destra dell'Ovest".
Come spiegato molto bene da "Guerre civili"
Il Canada era diventato il Paradiso dei leftists nordAmericani. Il laboratorio per le riforme più audaci e imprudenti, l'opposizione permanente ai Repubblicani statunitensi. Anche oggi, una delle principali preoccupazioni dei partiti sconfitti é vedere come Harper gestirà le relazioni col "Grande Statana" gli Stati Uniti. E uno degli spauracchi ventilati durante le elezioni era giustamente il fatto che Harper non sarebbe stato contrario alla guerra in Irak, che é scettico nei confronti di Kyoto, e che potrebbe aderire al programma anti-missili americano.

Proprio ora Il Presidente Bush si congratula con Harper per la vittoria dei Coservatori e sottintende un miglioramento dei rapporti bilaterali.
Infatti le relazioni tra Stati Uniti e il Canada si erano utleriormante raffreddati dopo le gaffes di Paul Martin, tanto da scuscitare una protesta ufficiale da parte dell'ambasciatore americano.

Non sarà facile vincere le resistenze e conquistare la fiducia dei canadesi dell'Est ( Ontario, Québec) , ma ha già ottenuto una non piccola vittoria: ha fatto diminuire i voti dei separatisti e ha preso dei seggi nel Québec, allontanando così la sempiterna minaccia del referendum che il Bloc pensava di avere già in mano.

Ora vediamo se riuscirà a stemperare la foga dei progressisti che hanno introdotto una nuova definizione del matrimonio con l'introduzione del matrimonio degli omosessuali e a frenare le spinte multiculturaliste che in questi giorni si stanno spingendo fino ad auspicare la depenalizzazione della poligamia.

Lontana
:: posted by il Castello @ 17:08 | go to "Perché é importante la vittoria dei Conservatori in Canada" | Help |

RUINI HA PARLATO CHIARO.

Il discorso del Cardinal Ruini di ieri, 23 Gennaio, è pieno di spunti interessanti, che i giornali non hanno riportato per intero. Accenni alle scalate bancarie,alle cooperative, agli interessi di parte di alcune popolazioni che frenano lo sviluppo e la modernizzazione del Paese. E con accorati richiami alla salvaguardia della Famiglia, della Vita e dell'Educazione . E, nonostante l'ovvia prudenza che è patrimonio della Chiesa, è CHIARISSIMA l'indicazione di voto agli elettori:

"Un tema intorno al quale si concentrano, ormai da molti mesi, l’attenzione e le polemiche ha a che fare con le normative che riguardano le attività imprenditoriali e finanziarie, e soprattutto con le questioni del controllo di alcuni istituti di credito. In questo contesto hanno avuto luogo le dimissioni del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e l’approvazione della nuova legge sul risparmio, che modifica anche le procedure di nomina, le attribuzioni e la durata in carica del Governatore. Pochi giorni dopo a tale incarico è stato chiamato Mario Draghi. Rimangono aperte le vicende giudiziarie di alcuni esponenti del mondo bancario e di quello cooperativo, sulle quali si è innestato un aspro dibattito politico. È forte l’auspicio che, in questo come in altri campi, i comportamenti censurabili, o comunque gravemente discutibili, trovino un freno e un limite nella coscienza delle persone prima ancora che nelle norme giuridiche e amministrative, e che il confronto politico ricuperi, anche nel periodo elettorale, l’indispensabile serenità, concentrandosi, più che sulle polemiche reciproche, sui problemi che il Paese ha davanti a sé. Tra questi rimane prioritario lo sviluppo del Mezzogiorno, attraverso una migliore valorizzazione delle sue specifiche potenzialità, che favorisca anzitutto l’incremento dell’occupazione, e un contrasto alla criminalità organizzata che incida più efficacemente anche sulle sue radici sociali e culturali. Obiettivi urgenti che dovrebbero essere concretamente condivisi sono quelli della cura del territorio, del potenziamento e della modernizzazione delle principali infrastrutture e della riduzione della grave dipendenza energetica del nostro Paese. Purtroppo molti episodi, anche recenti e assai noti, mostrano come sia difficile muoversi in queste direzioni, per la scarsa efficienza di alcuni servizi pubblici essenziali e per la tenace difesa di interessi corporativi, oltre che per resistenze diffuse tra la popolazione. Sarebbe però sbagliato sottovalutare la volontà di ripresa, l’impegno quotidiano nel lavoro, la creatività e la consapevolezza crescente della necessità di innovare, che pure sono largamente presenti tra gli italiani. Ancora più determinanti, sul medio e sul lungo periodo, sono i grandi temi della famiglia, della natalità e dell’educazione: soprattutto su di essi l’Italia ha bisogno di un forte e durevole impegno, sul versante culturale e morale come su quello delle politiche sociali, per sostenere la famiglia stessa, nucleo fondamentale della società, così che siano più largamente accolte la responsabilità ma anche la gioia di essere genitori, e per offrire alle nuove generazioni concreti e convincenti modelli di vita. In vista del prossimo appuntamento elettorale confermiamo in primo luogo quella linea di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito, linea che non è frutto di indifferenza o di disimpegno, ma di rispetto della legittima autonomia della politica e ancor prima della genuina natura e missione della Chiesa (cfr Gaudium et spes, 76). Nell’attuale situazione italiana anche con questo atteggiamento intendiamo inoltre contribuire a quel rasserenamento del clima e a quella concordia sui valori e gli interessi fondamentali della nazione di cui si avverte acutamente il bisogno. Nello stesso tempo è nostro dovere riproporre, con rispetto e chiarezza, agli elettori e ai futuri eletti quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana, da articolare nel concreto dei rapporti sociali, e sul perseguimento del bene comune prima che di pur legittimi interessi particolari, che appartengono al patrimonio della dottrina sociale della Chiesa ma, come ha detto il Papa nel discorso del 12 gennaio agli Amministratori della regione Lazio, del comune e della provincia di Roma, non sono “norme peculiari della morale cattolica”, bensì “verità elementari che riguardano la nostra comune umanità”. Essi non si limitano certo ad alcune tematiche peculiari ma riguardano ogni ambito essenziale dell’esistenza umana: anche in questa occasione ho cercato di concretizzarne alcuni in rapporto alle esigenze attuali del nostro Paese. Il rilievo crescente che vanno assumendo determinate problematiche antropologiche ed etiche anche in sede politica e legislativa, con la tendenza diffusa in molti Paesi e ben presente anche in Italia, come mostrano svariati segnali, ad introdurre normative che, mentre non rispondono ad effettive esigenze sociali, comprometterebbero gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale, richiede però un supplemento di attenzione a questi temi nelle scelte degli elettori e poi nell’esercizio delle loro responsabilità da parte dei futuri parlamentari. Richiamando a questa speciale attenzione la Chiesa adempie alla sua vocazione di essere “il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et spes, 76). "

Ogni elettore, Cattolico o Laico che sia , che abbia a cuore queste tematiche, non può che trarre ovvie conclusioni.
:: posted by Starsandbars/Vandeaitaliana @ 15:04 | go to "RUINI HA PARLATO CHIARO." | Help |

Un gran colpo della Lega!!!

Varata la legge che riforma la legittima difesa
La Camera approva definitivamente la norma: non sarà punibile chi spara al ladro in casa
ROMA - D'ora in avanti se il ladro entra in casa si potrà sparargli senza correre il rischio di finire in carcere, neanche se si uccide il malvivente. La Camera ha infatti approvato la legge sulla legittima difesa, che prevede la possibilità per i cittadini di usare le armi in casa per difendere se stessi o i propri beni. Il provvedimento fortemente sostenuto dalla Lega è passato con 244 voti a favore e 175 no.DIRITTO DI DIFESA - La riforma varata dal Parlamento, infatti, autorizza l'uso di armi per difendere la vita e la «borsa». Nell'ipotesi di violazione di domicilio, in altri termini, non sarà più punibile (in quanto il rapporto di proporzione tra difesa e offesa è ora presunto ex lege) chi spara contro il malvivente o lo colpisce con un coltello per difendere la propria o altrui incolumità. E non sarà più punibile nemmeno se gli spara per difendere i (propri o altrui) beni, a due condizioni però: che vi sia pericolo d'aggressione e che non vi sia desistenza da parte dell'intruso. Ossia che di fronte all'intimazione del proprietario di casa, ad esempio, invece di scappare reagisca minaccioso. Le nuove norme sulla legittima difesa valgono non solo all'interno delle abitazioni privata, ma anche nei negozi e in ogni luogo dove sia svolta attività commerciale e imprenditoriale.
Finalmente!!!
Era ora che questo tipo di difesa fosse legalizzato, era paradossale che una persona non potesse difendersi in casa sua se qualcuno gli puntava contro un'arma di qualsiasi tipo!!
Speriamo che ora pure i furti diminuiscano, dato che è possibile che un ladro si renda conto che ora se entra in casa di un normale cittadino e questi non ha paura a sparargli lo fa.
Sono sicuro che ora, molti Italiani in più a partire dal sottoscritto trascorrono una vita più sicura, almeno in casa propria.
Però è preoccupante l'elevato numero di parlamentari che ha votato no alla riforma...mah...l'Italia....

Riccardo
:: posted by Riccardo @ 15:00 | go to "Un gran colpo della Lega!!!" | Help |

Dal Portogallo un insegnamento alla Destra.

E' con profondo piacere che salutiamo il trionfo di Anibal Cavaco Silva,neo-presidente del Portogallo. Paese dove la Destra si è presentata unita e compatta. Ed ha vinto.
In Italia, come vediamo dal clima creato in Tocqueville da alcuni liberal/libertari che, invece di concentrarsi sulla battaglia elettorale che impedisca a questa sinistra illiberale e liberticida di prendere il potere, c'è ancora chi pensa di vincere senza la totalità delle forze rappresentatrici delle varie e molteplici Destre. Particolarmente virulenti gli attacchi contro i rei di pensarla diversamente in materie come Pena di Morte, PACS, Aborto.
Questi eterni Tafazzi spesso avulsi dalle vere problematiche care alla gente, al popolo (TASSE, EURO, ESOSITA' DELLE BANCHE, ISTRUZIONE, LAVORO, SICUREZZA PERSONALE, PENSIONI) che evidentemente non amano, tesi a sostituire la sinistra nei salotti con le loro opinioni buoniste della Droite Caviar , non esitano a scendere in campo per battaglie perditempo. Io credo che sia giunta l'ora per Tocqueville di concentrarsi su cose più degne ed importanti: vincere le elezioni.
IL NOSTRO PREMIER , che è uno solo, SILVIO BERLUSCONI, VERAMENTE LIBERALE E DEMOCRATICO non ha problemi di censure ed abiure; non pone veti od istituisce Osservatori. Anche un voto può essere determinante.
Ma fallo capire a certi Tafazzi....
:: posted by Starsandbars/Vandeaitaliana @ 18:11 | go to "Dal Portogallo un insegnamento alla Destra." | Help |

Le riforme di Berlusconi


L’informazione in gran parte asservita agli interessi dei grandi gruppi industriali (grandi anche per indebitamento) che hanno una comunanza di interessi con la sinistra (che si traduce nell’assalto alla diligenza del denaro pubblico) hanno sistematicamente passato sotto silenzio o cercato di sminuire la portata delle riforme poste in essere dal Governo Berlusconi in neppure cinque anni.
Vogliamo quindi colmare una lacuna individuando le principali riforme, quelle che hanno contribuito a lasciar il segno maggiore nella trasformazione dell’Italia dalla italietta che è stata lasciata in eredità da una sinistra che ha regalato solo irap, eurotassa ed euro.
E’ un riconoscimento per quello che è stato fatto e che, portato a conoscenza degli Italiani, aiuterà a prendere la decisione più giusta: confermare la fiducia a questa Maggioranza che è l’unica ad aver realizzato quelle riforme di cui il paese aveva bisogno e che si candida legittimamente a proseguire sulla medesima strada.
La sinistra di governo l’abbiamo già disgraziatamente testata tra il 1996 e il 2001: nonostante il periodo di “vacche grasse” nell’economia mondiale non è stata capace di realizzare alcuna riforma, ma solo di aumentare la pressione fiscale sui cittadini.
Il Governo Berlusconi, invece, non solo non ha mai messo le mani nelle tasche dei cittadini, ma ha restituito una (sia pur piccola) parte di quanto indebitamente sottratto dallo stato negli anni e decenni precedenti e, nonostante una situazione di crisi internazionale iniziata nel 2000 ed accentuata dall’aggressione terroristica musulmana culminata l’11 settembre 2001 con l’attacco agli Stati Uniti, ha realizzato (non proposto o vagheggiato: realizzato) riforme che hanno impresso una autentica sferzata a tutto il paese.

I post che seguiranno nei prossimi giorni (e saranno raccolti in un unico link raggiungibile tramite il banner che sarà inserito nel template) hanno quindi lo scopo di illustrare, in modo discorsivo, quelle che sono state alcune delle riforme del Governo Berlusconi, quelle che, a insindacabile giudizio de Il Castello, sono le più significative per la loro portata innovativa.

… e andiamo avanti !

Le Riforme di Berlusconi

La Legge Biagi: la Riforma del mercato del lavoro

Le Riforme di Berlusconi: le pensioni

Università:la grande riforma del centrodestra

Le Riforme di Berlusconi: il voto agli Italiani all'estero

Le Riforme di Berlusconi: no smoke

La Riforma del Diritto Societario

La Riforma elettorale

La Devoluzione
:: posted by il Castello @ 06:00 | go to "Le riforme di Berlusconi" | Help |

LA FOBIA PER L' OMOFOBIA.

Europarlamento: approvata una Risoluzione che mira ad imporre il riconoscimento delle coppie gay
STRASBURGO, giovedì, 19 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Mercoledì 18 gennaio con 468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle tra uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le Nazioni che si oppongano al riconoscimento delle coppie gay.Seppure non abbia un valore vincolante la Risoluzione così approvata ha suscitato molte perplessità. In una dichiarazione contenuta in un comunicato stampa recapitato alla redazione di ZENIT, il Vice Presidente del Parlamento Europeo Mario Mauro ha affermato che: "E' stato approvato un documento ideologico che ha ben poco a che fare con la concreta tutela dei diritti fondamentali delle persone, ma suona molto di più come un manifesto inneggiante alla distruzione dei valori che hanno originato l'Unione Europea come progetto politico". "Come definire altrimenti l'esortazione alle Istituzioni europee ad ingerire nella vita degli Stati nazionali modificando le costituzioni dei singoli Paesi in modo da aprire al matrimonio tra omosessuali prescindendo dalla scelta dei popoli?", ha chiesto il Vice Presidente del Parlamento Europeo. Dopo aver respinto la lettura che il documento fornisce della nozione di libertà religiosa identificata "tout court" come "fonte di discriminazione", Mauro ha concluso che "approvando simili testi, apertamente in contraddizione con i trattati e anche con il buon senso, si ottiene il solo esito di favorire il distacco dei cittadini dalle nostre Istituzioni". In merito alla Risoluzione varata dall'Europarlamento, Riccardo Cascioli, Presidente del CESPAS, (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) ha detto a ZENIT: "E' evidente che ormai i diritti umani sono un pretesto per affermare un'ideologia che non solo non ha niente a che vedere con il bene della persona, ma addirittura è fonte di violenza contro persone, comunità e popoli". "In questo caso - ha continuato Cascioli -, per l'ennesima volta un'Istituzione europea si pronuncia su un tema - come quello della famiglia - che è di stretta pertinenza dei singoli Stati membri. Ma non è una sorpresa: da anni c'è un'agguerrita lobby gay che a livello internazionale e regionale può contare su avvocati e giuristi militanti che si occupano di studiare leggi, trattati e convenzioni internazionali per sovvertire le legislazioni nazionali". "Per capire la strategia di queste azioni basterebbe andarsi a rileggere la Risoluzione presentata nel 2003 dal Brasile alla Commissione ONU per i Diritti Umani dove, tra le altre cose, si parla della 'educazione ai diritti umani' come 'la chiave per cambiare atteggiamenti e comportamenti' di fronte agli orientamenti sessuali", ha aggiunto. "La Risoluzione dell'Europarlamento - ha sottolineato Cascioli - si colloca in questo filone e non è un caso che l'organizzazione storica del movimento omosessuale, l'International Lesbian and Gay Association (ILGA), presente in 90 Paesi con oltre 400 organizzazioni affiliate, abbia una presenza ben radicata nell'Unione Europea e una importante influenza sull'Intergruppo Parlamentare di Gay e Lesbiche". Circa le numerose critiche rivolte da diversi Eurodeputati al Pontefice Benedetto XVI e al Ministro italiano per i Beni Culturali Rocco Buttiglione, durante il dibattito su questa Risoluzione tenutosi il 16 gennaio a Strasburgo (cfr. ZENIT, 17 gennaio 2006), Cascioli ha osservato che "anche questo, oltre che essere un fenomeno ricorrente, è parte di una strategia globale di attacco alla Chiesa". "Ricordo che nell'agosto del 2003 alle Nazioni Unite si svolse un incontro organizzato dalla UN Gay and Lesbian or Bisexual Employees (UNGLOBE, dipendenti gay, lesbiche o bisessuali dell'ONU) - a cui non mancò di portare il saluto il Segretario Generale Kofi Annan - in cui si individuò nella Chiesa cattolica il principale nemico da abbattere", ha affermato. "Non ci può dunque stupire che al Parlamento Europeo il Papa e la Chiesa siano stati denunciati per violazione dei diritti umani quanto Cina e Cuba messe insieme; né che ogni intervento o manifestazione sia una scusa per riversare contro i cattolici una valanga di insulti e veleni", ha aggiunto.

CHE SI FA, DENUNCIAMO IL PAPA ED IL VATICANO ALL' OSSERVATORIO PERMANENTE SUL RAZZISMO ????
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Un partigiano come presidente

No, non mi riferisco alle epiche gesta nel 1943-1945 del signore anziano che abita (ancora per pochi mesi) al Quirinale (anche perché non ne conosco …).
E non mi riferisco alle esternazione grondanti inutile retorica resistenzialista che lo stesso anziano signore ci propina ogni due per tre.
Punto l’indice (accusatore) sulle scelte dei vari rinvii operati dal suddetto signore di leggi di riforma tanto importanti, quanto di marca fortemente liberale.
Rinvii che, invece, appartengono ad una mentalità obsoleta e dirigista.
Prima ha rinviato la riforma delle telecomunicazioni (c.d. Legge Gasparri) che apriva l’Italia all’innovazione tecnologica (con il digitale terrestre, ma non solo) eliminando la limitazione delle bande su cui trasmettere e, quindi, sottraendo alla sinistra la scusa di voler rubare una rete (o anche due) a Mediaset e, nel contempo, okkupare la Rai nel nome del “conflitto di interessi” e della marx condicio.
Poi ha rinviato la riforma dell’ordinamento giudiziario che, istituendo controlli sull’operato dei giudici, ne limita gli abusi e, soprattutto, l’atteggiamento da divi sotto i riflettori, verificando anche il lavoro concreto svolto e per il quale sono stati preposti a quel (lautamente remunerato, soprattutto in relazione ai risultati che ottengono) impiego.
In ambedue i casi le riforme sono passate dopo ulteriori passaggi parlamentari che hanno occupato i legislatori su questione che avevano già trovato una soluzione adeguata e facendo quindi perdere tempo per l’assunzioni di altri provvedimenti.
Adesso viene rinviata la riforma del processo penale, con la quale si stabilisce che, assolti in primo grado, non avrebbero dovuto subire ulteriori processi per i ricorsi dei pubblici ministeri, spesso ostinati oltre ogni limite.
A tal proposito mi ricordo dei processi sulla banda della cosiddetta “uno bianca” e sull’omicidio di 3 carabinieri avvenuto a Bologna il 4 gennaio 1991.
La procura prese l’indirizzo di perseguire per tale reato alcuni (già noti) personaggi e proseguì negli appelli anche dopo la confessione del crimine da parte della banda della “uno bianca”.
Insomma una inutile profusione di tempo e denaro che non ci sarebbe stata con la norma approvata dal Parlamento nei giorni scorsi e inopinatamente rimandata alle Camere da Ciampi.
E’ evidente il disegno ciampiano di favorire l’opposizione di sinistra (con la quale fu ministro del tesoro) schierandosi con le tesi dei magistrati.
E’ altrettanto evidente che la bocciatura presidenziale di una legge giusta e liberale, che realizzerebbe una notevole economia di spese e di tempo da dedicare ad altre cause, appartiene ad un retaggio borbonico in cui lo stato, il “giudice” deteneva nelle sue mani il destino dei cittadini, con pieno diritto di tenerli sulla graticola a tempo indeterminato.
E’ la tipica mentalità sinistra, oppressiva e burocratica che appartiene a chi, nella burocrazia, ha percorso tutta la sua carriera e politicamente è schierato a sinistra.
Non possiamo farne una colpa ad un quasi novantenne signore che, da anni, meriterebbe il riposo della pensione.
Ma almeno non presentiamolo come “super partes”, ma diciamo che abbiamo un partigiano (uomo di parte) come presidente.
:: posted by Massimo @ 11:02 | go to "Un partigiano come presidente" | Help |

Bin Laden alle corde ?

Non si tratta con i terroristi. I terroristi non possono dettare condizioni.
Questa la risposta, che condivido al 100%, degli Stati Uniti all'ultimo messaggio del caporione terrorista musulmano, Osama Bin Laden.
Con il solito sistema di utilizzare una televisione araba, il terrrorista ha minacciato gli Stati Uniti di nuovi attentati (minaccia che, dalla liberazione dell'Iraq è diventata un "must" dei comunicati criminali) ma ha proposto una tregua per la ricostruzione dell'Iraq e dell'Afghanistan, a condizione che gli Americani e i loro Alleati ritirino le truppe di liberazione e pacificazione.
Cosa c'è dietro questa disponibilità, manifestata per la prima volta verso gli Stati Uniti ?
Alcuni commentatori ritengono vi sia una situazione di difficoltà del terrorista musulmano, accentuata - anche se il messaggio sembra essere antecedente - dai raid aerei in Pakistan, che hanno portato alla liquidazione di altri quadri intermedi del terrorismo islamico.
Altri ritengono rappresenti un tentativo del capo criminale di presentarsi come unico interlocutore degli Stati Uniti, nel momento in cui la democrazia - pur faticosamente - cresce in Iraq e in Afghanistan, mostrando ai cittadini tutto il bene che rappresenta rispetto alla concezione tribale propria delle satrapie musulmane.
Qualunque sia la ragione del duplice messaggio di ieri, la risposta non può che essere sempre quella:
con i terroristi non si tratta e dai terroristi non si ricevono condizioni.
L'unica soluzione è la loro resa incondizionata o la loro graduale eliminazione.
:: posted by Massimo @ 06:30 | go to "Bin Laden alle corde ?" | Help |

LA FIAMMA ? PROVOCAZIONE FASCISTA !

Ma si,qualcuno dovrebbe spiegare a quei "bravi ragazzi" dei Centri Sociali che la Fiamma Olimpica non è quella del MSI !
Domenica 15 a Cremona doveva essere una festa : il passaggio del simbolo olimpico, con Gianluca Vialli, gloria locale, tra i tedofori.
A rovinare tutto ci han pensato i ragazzichesbagliano che prima in Via Mantova,davanti al Centro Sociale Dordoni han cercato di spegnere la Fiamma con un idrante; poco dopo in Piazza Stradivari , armati di bastoni, hanno creato incidenti insultando e minacciando Vialli ed i cittadini presenti alla manifestazione; poi han gettato fumogeni nella centralissima Via Solferino rendendo l'aria irrespirabile. Incidenti anche al mattino in Piazza del Duomo.
E tra le lettere al direttore al quotidiano cremonese di oggi La Provincia apprendiamo che il consigliere Matteo Lodi ed alcuni esponenti di Rifondazione Comunista (al governo della cittadina lombarda) erano tra i contestatori.
Forse anche per loro quelli che han provocato i disordini " sono ragaaaaazzziiii !" ...

E , fassinamente, il Sindaco di sinistra di Cremona Gian Carlo Corada ha così risposto al giornalista de "La Provincia" :

"Nessun commento. Non ho visto nulla. Quando sono arrivato i manifestanti erano già tutti sotto il portico. Se sono stupito? Non so che risposta darle. Si tratta di una questione che riguarda la Questura e i manifestanti."

E già: loro non vedono mai nulla...
Non sentono nulla...
Speriamo che alle Elezioni ricevano quello che meritano: IL NULLA !

:: posted by Starsandbars/Vandeaitaliana @ 17:48 | go to "LA FIAMMA ? PROVOCAZIONE FASCISTA !" | Help |

Lo sciopero del futuro

I metalmeccanici stanno consumando ore ed ore di sciopero per risolvere il loro contratto.
Mentre gli operai lottano per un aumento di 100 euro quelli che per tradizione dovrebbero essere i loro referenti politici, tutti a sinistra, si scambiano tenere effusioni con i “salotti buoni” della finanza e della “imprenditoria”, gli stessi, cioè che negano quell’aumento.
Ma questo interessa solo loro, noi lo evidenziamo perché,magari, qualcuno possa aprire gli occhi.
A noi interessa esaminare le modalità dello sciopero e le sue conseguenze.
Cos’è uno sciopero ?
Secondo i canoni del sindacalismo ottocentesco è l’astensione dal lavoro finalizzata ad imprimere un danno alla controparte per conseguire un utile (normativo od economico).
Legittimo scioperare per il rinnovo contrattuale (molto più che scioperare per ragioni politiche contro un governo eletto dai cittadini).
Ma nel 2006 che senso ha scioperare nel modo in cui sono scesi nelle piazze i metalmeccanici ?
Il danno non viene inferto alla controparte che, anzi, risparmia sugli stipendi e(e non ci vengano poi a dire che non si arriva a fine mese: provate a fare tutti gli scioperi che la trimurti, per un motivo o per un altro proclama !) riducendo la produzione, riduce anche consumo di materie prime e svuota i magazzini dell’invenduto (e dell’eventuale surplus produttivo).
Quando si sciopera bloccando strade e ferrovie si danneggiano altri lavoratori, altri cittadini che nulla hanno a che vedere con la manifestazione dei metalmeccanici.
Quel genere di manifestazione non solo non aiuta a risolvere il conflitto sindacale, ma crea i presupposti per una solidarietà della cittadinanza – irritata per i pesanti disagi cui è sottoposta - a favore degli imprenditori.
E’ ora di finirla con gli scioperi che si abbattono su terze persone.
E’ ora di finirla con un sindacato ottocentesco che non sa fare altro che essere conflittuale e anziché finalizzare alla soluzione dei conflitti, opta per buttare benzina sul fuoco.
E’ ora di proporre l’applicazione dell’art. 39 della costituzione (personalità giuridica dei sindacati) e una nuova legge sul diritto di sciopero (art. 40 della costituzione) che preveda lo sciopero virtuale.
Cos’è lo sciopero virtuale ?
E’ una manifestazione per la quale, proclamato lo sciopero, vengono effettuate le trattenute senza astensione dal lavoro, a fronte delle quali l’azienda (o le aziende) contro cui si fa sciopero versa un multiplo della cifra trattenuta ai lavoratori.
In questo modo non si danneggiano i cittadini, né la produzione nazionale, il costo viene sopportato da chi sciopera, ma anche ed esclusivamente dall’azienda contro la quale tale sciopero è indirizzato.
I fondi così raccolti, potranno essere destinati in beneficenza o in specifiche (e preventivamente individuate) attività sociali.
Scommettiamo che, liquidati tribuni di piazza e costretti gli imprenditori a mettersi le mani in tasca i contratti si risolverebbero prima ?
Ma, forse, è proprio questo che i tribuni non vogliono …
:: posted by Massimo @ 17:23 | go to "Lo sciopero del futuro" | Help |

Jan Palach: vittima dei comunisti

Jan Palach, chi era costui ?
La domanda non sembri irriverente nei confronti di chi, per scuotere il mondo dall'acquiescenza alla violenza dei comunisti che avevano soffocato con i carri armati del Patto di Varsavia la "primavera di Praga", quel 16 gennaio 1969 si diede fuoco, morendo in modo atroce.
E' da domandarsi quanti conoscano la storia di quel ragazzo che non sarebbe mai diventato vecchio.
E' da domandarsi come mai, in una Italia in cui si sprecano le ricorrenze su accadimenti - spesso secondari - risalenti ad un ben determinato periodo, si cerchi di stendere un velo su vicende come quelle di Jan Palach. A ricordarcelo, per fortuna, è un giovane che il 16 gennaio 1969 non era ancora nato: Riccardo, di
Thank You America .
Ed al
suo post rimando perchè,
chi non sa, sappia;
chi non ricorda, ricordi
e chi fa finta di dimenticare e si dice ancora comunista o vota per portare i comunisti al governo, si vergogni !
:: posted by Massimo @ 18:07 | go to "Jan Palach: vittima dei comunisti" | Help |

Unipol ? Noi non sapevamo !

Vedo che il mio post sulla Gazzetta ha fatto riemergere i soliti commenti "pacati" sinistri e le solite accuse al Premier, che ,secondo i compagnucci, "non puo' non sapere".

La cosa mi ha fatto tornare in mente un' articolo di Pansa di qualche tempo fa, che racconta amnesie molto più gravi dei DS.
Eccolo:

Gli smemorati di Castelfranco.

Sembra una storia soltanto di ieri, invece è anche una storia di oggi. E riguarda i partiti politici, la formazione culturale dei loro dirigenti, i criteri di scelta per gli incarichi ai vari livelli. La storia di ieri risale al biennio di sangue dopo la Liberazione, dal 25 aprile 1945 a tutto il 1946 e spesso ben oltre. In provincia di Modena emerge quello che verrà chiamato il Triangolo della morte. È un'area compresa fra Castelfranco Emilia e le frazioni di Manzolino e di Piumazzo. Anche qui la guerra civile è stata durissima. Molti giovani hanno fatto il partigiano. E al ritorno della pace, la maggior parte di loro ha ripreso con tranquillità la vita non facile di tutti i giorni. C'è soltanto un gruppo che ha deciso di non gettare il fucile e di aprire una seconda guerra civile, questa volta tutta comunista. È una banda numerosa, con due capi spietati. Cominciano a uccidere il 16 maggio 1945 e smetteranno di farlo soltanto dopo un anno, il 19 maggio 1946, per l' intervento dei carabinieri. Il loro fatturato è orrendo: 39 delitti, forse di più. Quasi tutte le loro vittime non sono figure del fascismo sconfitto. La banda ammazza per una miriade di motivi abietti: per odio sociale, per vendetta personale, per procurarsi denaro e armi, per coprire i delitti già compiuti, e anche per puro sadismo.C'è un episodio che da solo rivela la perversione di un gruppo che si dichiara politico. La vicenda ci riporta al clima di omertà e di paura che in quel tempo soffoca Castelfranco, dove ribellarsi alla banda può costare la vita. Nel marzo 1946 un giovane del posto, Renato Seghedoni, 26 anni, partigiano delle Garibaldi e iscritto al Pci, va al caffè e critica i due boss del Triangolo. Poi straccia la tessera del partito e annuncia che andrà dai carabinieri a raccontare ciò che sa. La banda lo sequestra, lo trascina in un campo di San Giovanni in Persiceto e lo uccide. Una volta chiuso il mattatoio, cominciano i processi. Ma a quello più importante, mancano proprio i due capi del Triangolo. Uno è evaso dal carcere di Bologna. L'altro è arrivato in Jugoslavia, a Fiume, dove l'ha mandato il Pci: lui come tanti altri partigiani della seconda ondata, ricercati per delitti senza alcun rapporto con la lotta al fascismo. Ed è proprio quest'ultimo, ormai ottantenne, a trasformare la storia di ieri in storia di oggi. Verso la fine degli anni Novanta, ritorna a far capolino a Castelfranco, per qualche giorno di vacanza estiva. Poi chiede di iscriversi all'Anpi, l'associazione dei partigiani, e lo accettano. Chiede anche di iscriversi ai Ds, sempre a Castelfranco, e lo prendono anche lì. Dovrei aggiungere: a occhi chiusi. Perché non si rendono conto dell'errore che fanno. O forse se ne rendono conto, però non lo ritengono un errore. Il guaio emerge dieci giorni fa, per un articolo del 'Resto del Carlino'. Nei Ds scoppia il finimondo. Soprattutto a Modena, dove la federazione della Quercia si dispone subito all'espulsione del vecchio killer. Anche l'Anpi provinciale decide di ritirargli la tessera. Ma nella sinistra di Castelfranco gli smemorati cascano dal pero. Che cosa è successo in quel biennio di sangue? Non lo ricordo, non lo so, non l'ho mai saputo, non sappiamo niente. Certo, tutti hanno il diritto di non sapere. Tutti tranne alcuni. E sono proprio quelli messi a dirigere organismi di partito o associazioni di reduci con una forte connotazione politica. Avrebbe il dovere di sapere tutto, almeno sulla propria città, il segretario dei Ds di Castelfranco, una ragazza di 25 anni. Invece ha mangiato tranquilla la mela avvelenata. E allora è inevitabile qualche domanda a Piero Fassino, il numero uno della Quercia: ma come li scegliete i dirigenti locali, specie nelle zone dove il vostro partito è dominante? Quali libri gli avete fatto leggere? Nessuno gli spiega nulla al momento di assumere un incarico? Forse dovreste riaprire la mitica scuola di partito delle Frattocchie o quella di Albinea. O almeno regalare ai giovani funzionari dei Ds un sussidiario di storia sulle aree che vanno a dirigere. Conosco Fassino da molti anni. Immagino che la storiaccia di Castelfranco l'abbia fatto incavolare di brutto. E sia rimasto costernato nel leggere l'ottima inchiesta di Aldo Cazzullo sul 'Corriere della Sera'. Che dipinge un quadro terrificante di un segmento della Quercia in preda all'ignoranza della storia e al dilettantismo politico. Gli stessi guai affliggono l'Anpi. Questa associazione si è ridotta a una piccola chiesa ideologica pronta a scomunicare chi pecca di revisionismo. Un giorno sì e l'altro pure, dà del falsario, del fascista, del voltagabbana a chi non scrive quello che fa comodo a loro. E intanto si prende in casa, a occhi chiusi, un vecchio capo del Triangolo degli assassini, fidandosi delle sue scontate dichiarazioni d'innocenza. Salvo poi, a babbo morto, strillare come fa la presidente dell'Anpi di Modena: "È stato un atto di leggerezza!".
Dal Bestiario di Giampaolo Pansa.

Come dire: loro fanno solo il tifo...
:: posted by Starsandbars/Vandeaitaliana @ 11:41 | go to "Unipol ? Noi non sapevamo !" | Help |


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